martedì 16 gennaio 2018

Anteprima: "Era una sera come tante e l'oroscopo aveva predetto" di Angela F. Puglisi

Quando vi parlerò di questa nuova uscita, non potrete fare a meno di correre nello store per acquistare il libro. Preparatevi a rimanere folgorati da una raccolta di poesie controversa, intensa e piena di significati. Per il momento, lasciatevi cullare da Nocturne di Chopin, musicista preferito dell'autrice: capirete, poi.



Titolo: Era una sera come tante e l'oroscopo aveva predetto

Autore: Angela F. Puglisi

Editore: Self

Prezzo: 0,99€ ebook 5,00€ cartaceo

IN USCITA OGGI IN VERSIONE DIGITALE

Link acquisto: Link Amazon

Sinossi: 
Era una sera come tante e l'oroscopo aveva predetto è una raccolta poetica scritta a partire dal 1970 da una giovane ragazza innamorata della scrittura e della sua macchina da scrivere. Si tratta di un viaggio attraverso le tappe della vita: gli amori quelli passionali e quelli che finiscono, le inquietudini, le amicizie, la voglia di libertà e di capire il perché di tante domande a volte senza risposta. Rimane allo stesso tempo un percorso di crescita interiore e spirituale Quella giovane ragazza è mia madre e io ho custodito le sue poesie per tutti questi anni.

mercoledì 13 dicembre 2017

Review Tour: Recensione di "Il tuo passo era troppo veloce" di Anne Went e Mari Thorn



« Se allora optare per la scelta più facile era stato un errore, scegliere adesso quella più difficile poteva rivelarsi altrettanto fatale. Valerie lo odiava, per troppi motivi e tutti giusti, però in lei c'era ancora la scintilla di quell'amore che li aveva travolti. Lui l’aveva percepita, l’aveva vista brillare qui e là tra le parole brusche e scostanti. Velata dal sarcasmo e nascosta dietro la paura di tornare a soffrire, ma c’era. Doveva provare ad alimentare quella scintilla e riuscire a farsi perdonare per tutta la sofferenza che le aveva causato. »


Le relazioni di coppia, si sa, non hanno sempre un lieto fine. Spesso la prima fiamma dà vita ad un futuro roseo, nonostante gli ostacoli. Altre volte, però, il cammino dell'amore finisce per appassire e bloccarsi improvvisamente.

Questo è ciò che è capitato a Valerie e Gregorio, innamorati dei propri sogni e con la ferma convinzione di poterli realizzare insieme. Ci provano, ritentano, ma qualcosa va storto: l'obiettivo si perde tra i litigi e le incomprensioni, fino a che le strade dei due si separano.
Ora, Greg ha una vita agiata, ma insoddisfatta e piena di avventure da una notte e via. Val, invece, ha una relazione stabile e pian piano il suo sogno di lavorare in una casa editrice si sta avverando. C'è qualcosa, però, che è rimasto in sospeso per anni e che ora torna prepotente a bussare al loro cuore: la casa in riva al mare, quella ceduta dall'uomo, li fa rincontrare. Di nuovo, la rabbia prende il sopravvento, riportata al presente dall'uragano dei ricordi, ma stavolta, accompagnata da quella fiamma che non si era spenta: semplicemente riposava sotto il peso del tempo, in attesa del momento migliore per tornare a riscaldare.

Ciò che colpisce dei due protagonisti è che nonostante siano personaggi fatti di carta e inchiostro trasudano umanità, verosimile e genuina. Entrambi hanno fatto degli errori e hanno dovuto rassegnarsi al fatto di non essere riusciti ad affrontare tutto nel modo più consono. Hanno imparato a convivere con la collera nascondendola in un punto lontano della mente.
Chi ha affrontato una delusione simile, sa cosa si prova. Si possono comprendere tutte e due le parti, senza condannarle, perché come entrambi sbagliano, entrambi sono nel giusto.
Non è un peccato inseguire i propri sogni. Bisogna capire cosa è più importante, anche se questo comporta la fine di un rapporto.

Non sono una fan del detto "Gli opposti si attraggono": è importante essere sulla stessa lunghezza d'onda, ma in che modo? Avendo dei punti d'incontro, oltre che delle diversità. Altrimenti è inevitabile perdersi e lasciare che tutto vada a rotoli.
Se il passo dell'uno è più veloce dell'altro, l'amore rimane indietro fino a svanire.

Ma a volte, le circostanze, come per Valerie e Gregorio, mettono di nuovo in discussione tutto. È difficile fare ancora una volta i conti con l'ira e la delusione, ma si può trovare la strada per uscire da quel loop negativo e ricominciare, voltando pagina e iniziando a scrivere una nuova storia.

"Il tuo passo era troppo veloce" è l'esempio di tutto questo. La storia di Anne Went e Mari Thorn mi ha fatto riaffiorare alla mente ricordi fatti di scelte sbagliate e conseguenze disastrose di cui porterò sempre le cicatrici. Ma soprattutto, mi ha fatto riflettere e anche se per me le cose sono andate diversamente è stato bello constatare che per altri esiste un'altra possibilità, se c'è la volontà di venirsi incontro.

L'obiettivo delle scrittrici è chiaro, non posso fare altro che ringraziarle per avermi trasmesso il loro messaggio. "Il tuo passo era troppo veloce" è stata una lettura piacevole, giunta a me in un momento di estremo bisogno d'amore. Mi ha donato speranza, desidero che la sua forza non mi abbandoni tanto presto.

martedì 12 dicembre 2017

Review Tour: Recensione di "Taylor Tales: Senza Cuore" di Romina Scarpanti



« "Ma chiedo troppo? In fondo voglio solo sorseggiare un tè caldo con il mio amico! Devo brindare il suo ritorno alla vita!!!" »

La maledizione legata al risveglio di una mummia non è mai stata tanto divertente, intrigante e appassionante. 
Tutto questo grazie alla talentuosa Romina Scarpanti, che con "Taylor Tales: Senza Cuore" non solo è riuscita a realizzare una storia piacevole e adatta ad un pubblico di tutte le età, ma ha saputo attirarmi in un istante grazie alle sue bellissime illustrazioni (a cominciare dalla copertina), che mi hanno subito ricordato il tratto del famoso artista Stefano Turconi.

La vita della famiglia Taylor è paragonabile ad una tempesta di sabbia in un deserto: nonostante la scomparsa dei genitori, le sorelle Sophia e Amanda vivono con energia ogni giornata, attendendo il ritorno a casa della nonna, sempre intenta in qualche mirabolante avventura in giro per il mondo.
Sophia, la maggiore, non ama l'archeologia e tanto meno l'Egitto; l'Eavy-Museum, però, è come una seconda casa per lei. Circondata da mummie e antichi reperti, invece, la piccola Amanda trascorrerebbe intere giornate di fronte alla teca che custodisce il corpo di Anek-Bah, potente sacerdote il cui passato è avvolto dal mistero.

Ben presto, però, le Taylor verranno a contatto con un prezioso amuleto, in grado di risvegliare dal suo torpore proprio la mummia preferita da Amanda! Il tutto si complica quando verranno inseguite dalla malvagia Setta dello Scarabeo d'Ombra. Le apparenze ingannano e nulla sembrerà più normale: la ricerca della Chiave della Vita condurrà nonna e nipoti verso la scoperta di qualcosa di straordinario.

"Taylor Tales: Senza Cuore" è un'avventura in pieno stile Indiana Jones: la scrittura semplice e scorrevole di Romina dona alla storia un tocco frizzante e lascia nel lettore delle emozioni intense anche grazie ad una narrazione originale che lascia spazio ai colpi di scena. Le protagoniste sono ben definite e per nulla petulanti, i loro scambi di battute sono divertenti e anche nei momenti più importanti si può sentire un'atmosfera leggera ma appropriata.
Ho apprezzato molto di più l'Antico Egitto di questo libro, piuttosto che gli svariati film in merito che sono usciti in periodi più o meno recenti. La scrittrice narra senza pretese una storia con molteplici significati e interpretazioni, accostando diversi generi senza appesantire l'insieme (rimane pur sempre una lettura per giovani).

In pieno periodo di feste, mi sento caldamente di consigliarne l'acquisto: un regalo per sé stessi, per lettori accaniti ma anche, e soprattutto, per i neofiti.

Mi auguro vivamente che questo possa essere solo il primo capitolo di una serie di rocambolesche peripezie di cui tornerò volentieri a far parte.


venerdì 8 dicembre 2017

Release Party: Recensione di "Blood of the Prophet" di Kat Ross



« Lo evitavamo entrambi e cercavamo ogni tipo di scusa. Quella era la natura distorta della nostra relazione. Desideravo che non fosse così, lo desideravo con tutto il cuore e tutta l’anima ma, qualunque cosa i magi gli avessero fatto, lo aveva lasciato con una convinzione irremovibile che il legame significasse dolore. E io non volevo causargliene altro. »

Speravo di non dover attendere a lungo prima di tornare nel meraviglioso mondo di Kat Ross. Fortunatamente, la Dunwich Edizioni ha esaudito il mio desiderio: finalmente "Blood of Prophet" è qui tra noi.


Per chi non lo sapesse questo è il secondo capitolo della trilogia "Il Quarto Elemento", iniziata con "The Midnight Sea" di cui potete trovare la recensione qui sul blog.

Avevamo lasciato Nazafareen alla ricerca del Profeta Zarathustra, costretto ad una reclusione forzata in cui trova come unica attività quella di continuare a scrivere ciò che sembrerebbero semplici vaneggiamenti.
Insieme ai suoi compagni, la ragazza affronta un viaggio pericoloso che la porta a crescere ancor di più, nel tentativo di scoprire la vera sé stessa e ad approfondire il legame tra lei e il suo daeva Darius. Giungere al proprio obiettivo non è per niente semplice, lo sconforto prende il sopravvento più e più volte, fino a schiacciare i protagonisti sotto il peso della sconfitta.

Ma Nazafareen non perde la grinta che fin da subito l'ha caratterizzata: nonostante le difficoltà e i tormenti passati è consapevole del suo ruolo, anche se si ritrova trascinata e dominata dagli eventi.

Il mondo di Kat Ross è tornato a stregare le mie serate con i suoi elementi storici e un tocco cupo e appropriatamente magico, che già aveva caratterizzato il primo libro della serie. "Blood of the Prophet" ha dei confini molto più netti: se in "The Midnight Sea" si spazia tra luoghi, culture e personaggi, qui sono state seguite maggiormente le esigenze narrative, concentrandosi sui protagonisti essenziali e sulla ricerca del Profeta. Questo è visibile anche analizzando la linea temporale, più breve rispetto a quella del primo libro. Questo può dare l'impressione che la storia sia più lenta, ma è solo perché lo sviluppo degli eventi è diverso. Ciò non va per nulla a sfavorire il libro, che si dimostra un ponte verso il finale fatto di azione, imprevisti, emozioni contrastanti e colpi di scena.

Nazafareen si conferma essere la donna eroina che avevo già amato. Mi è piaciuta l'evoluzione del suo rapporto con Darius, per nulla banale o scontato. Avere Tijah e Myra a loro supporto è come inspirare un profumo dolce e avvolgente, che riesce nel piccolo ad allontanare la negatività. Mi sono sentita molto vicina a loro, come una pari pronta ad aiutare i propri compagni.

Non ho potuto fare a meno di rimanere affascinata dal negromante Balthazar, che ora assume un ruolo più importante e dà modo al lettore di entrare nella sua mente per conoscerlo. Il lato sadico che alberga in me ha tifato più volte per lui.

Giunta alla fine ho dovuto di nuovo salutare i protagonisti tra lo shock e la tensione. Attendo impaziente di rituffarmi in questa emozionante saga, certa che Kat Ross saprà come sorprendermi ancora una volta!



sabato 25 novembre 2017

Blog Tour: Giornata contro la violenza sulle donne - Gli occhi del silenzio




Spesso vedo il silenzio come un momento speciale da dedicare soltanto a me stessa.


Ultimamente, però, mi sono resa conto di quanto inquietante possa essere, da un altro lato, non parlare.

Chi è vittima di una molestia, spesso poi non ne vuole parlare. Perché se ne vergogna, perché se non tira fuori l'accaduto è come se non fosse successo a lei. Come può, in fondo, essere successo proprio a lei?

Il silenzio, in questo caso, non perdona. L'insicurezza, trascina verso un baratro che può trasformarsi in tragedia. Non si crede di poter contare sugli altri, perché loro giudicherebbero e basta.

Di esempi da citare ce ne sono innumerevoli, tanti quanti i tipi di soprusi che un essere umano, purtroppo, può subire. Non esistono solo le percosse, anche le parole e la gestualità possono essere taglienti come lame nella carne.

Il film "Big Eyes" è ispirato ad una storia vera, quella della pittrice Margaret Keane. I suoi quadri sono stati attribuiti per molti anni al marito Walter, che sfruttava il talento della moglie per i soldi e la popolarità. La pressione psicologica a cui Margaret è sottoposta le fanno credere per diverso tempo che sia giusto così, l'importante era guadagnarci economicamente. Ma pian piano si sente privata della sua stessa identità, derubata delle sue opere come se le fossero sottratti dei figli. La lotta per il riconoscimento dei suoi dipinti è lunga ed estenuante, Margaret trova in sé il coraggio che serviva per uscire allo scoperto, fuori dall'ombra di un uomo che ha sfruttato i suoi sentimenti per scopi personali ed egoistici.

Anche i consigli letterari che vi lascio mostrano la violenza da un punto di vista differente. Un punto di vista in cui comunque il silenzio serve a comprendere quanto sia importante non tacere.

"Mille splendidi soli" di Khaled Hosseini:

A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua kolba di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l’arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa di Herat, dove il padre non la porterà mai perché lei è una harami, una bastarda, e sarebbe un’umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L’unica cosa che deve imparare è la sopportazione.
Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell’aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashto e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra.
Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall’intreccio di due destini, una storia indimenticabile che ripercorre la Storia di un paese in cerca di pace, dove l’amicizia e l’amore sembrano ancora l’unica salvezza.

"Vitamin" di Keiko Suenobu:

Quando hai bisogno di vitamine, significa che ti manca qualcosa. Quello che manca nella vita di Sawako è… praticamente tutto! L’istituto dove studia è un posto da evitare: gli insegnanti sono severissimi e gli studenti infidi come serpi. Il suo ragazzo è meglio perderlo che trovarlo. Ma la nostra protagonista non sembra rendersene conto, per lo meno finché non diventa il bersaglio preferito dei feroci scherzi perpetrati dai compagni di classe! Tra umiliazioni, soprusi e parecchi rospi ingoiati, riuscirà Sawako a trovare la vitamina giusta che le darà la carica per prendersi la sua rivincita?




Non perdete le tappe degli altri blog partecipanti:







giovedì 23 novembre 2017

Review Party: Recensione di "Una cittadina tranquilla” di Elsebeth Egholm



« Dove prima c’erano sicurezza e benessere ora si era insinuato un senso di precarietà. Come se ogni cosa, la vita, all'improvviso fosse stata ribaltata e si specchiasse in un luogo totalmente diverso dal solito. »

Benvenuti al review party di un nuovo thriller targato Newton Compton: "Una cittadina tranquilla” di Elsebeth Egholm.


In una serata come tutte le altre, la località danese Århus viene sconvolta dal ritrovamento di un neonato morto in un canale.
Dicte si è lanciata in acqua invano, prima di arrendersi alla tragedia in compagnia delle amiche Anne e Ida Marie. Giornalista del luogo, la donna si trova a dover indagare sull'omicidio, cercando di dare una spiegazione razionale a qualcosa che non ha nulla di giustificabile.
Dall'incubo del corpicino galleggiante in una bacinella, alla scritta "Muori" sulle fronti di alcuni neonati della clinica del paese, il caso porta la protagonista ad addentrarsi nell'orrore, che va sempre più di pari passo con gli eventi che la legano al passato.

La vicenda non ruota principalmente intorno alle indagini, ma piuttosto all'impatto che ha avuto sulla vita delle tre donne citate. Dicte si è trasferita con la figlia Rose dopo il divorzio, alla ricerca di una nuova vita. Lei è il personaggio più ambiguo, avvolta da un velo di mistero che qui potrebbe finalmente cadere. Anne è un'ostetrica, che vede nel suo lavoro la bellezza e il miracolo della vita, ma qui si trova a dover guardare con occhio clinico il piccolo e cercare di tenere per sé i tormenti che questo le ha causato: il rapporto con suo marito è sempre più sottile. Ida Marie cerca di tornare alla quotidianità dopo la scoperta. Dopo tante difficoltà è riuscita a rimanere incinta e il parto è imminente: pensare che la vita è indissolubilmente legata alla morte la fa cadere in una spirale di panico che presto si trasformerà in terrore.

Tre donne, insoddisfatte della propria vita. Per loro quella notte può rappresentare una svolta.

La parte investigativa, comunque, è spiegata in modo interessante e accattivante. La storia scorre senza intoppi, ma senza particolare azione, che differenzia il libro da altri dello stesso genere.
Ciò che spinge a proseguire la lettura è la ricerca della motivazione di un atto tanto crudele. Che movente può esserci dietro l'abbandono di un neonato? Questa è una domanda che spesso ci si pone, specie di fronte a fatti di cronaca nera simili a questo. Sconvolge molto di più l'innocenza tinta col sangue rispetto ad altre notizie.

Non aspettatevi adrenalina e azione, nonostante questo "Una cittadina tranquilla" rimane un libro coinvolgente e piacevole da leggere.




domenica 19 novembre 2017

Recensione: "L'inganno delle tenebre" di Jean-Christophe Grangé



« Tuniche, foulard e tessuti avevano colori sgargianti. Gli oblò erano come lampade di scena che illuminavano con una luce violenta ogni tipo di pigmento. Facce nere, colli esili, donne dalle spalle nude... tutto sembrava scolpito in una pietra scura e brillante, un minerale scintillante nei cui riflessi si poteva leggere l’origine dell’uomo. »

A conclusione del blog tour, non poteva mancare la recensione di questo sorprendente libro.
Se darete una possibilità a "L'inganno delle tenebre" di Jean-Christophe Grangé entrerete in un mondo d'inquietudine e tensione che vi marchierà la pelle.

Essendo il seguito de "Il rituale del male", questa recensione può contenere spoiler.

La famiglia Morvan è tornata: dannata, problematica ma intenzionata a non spezzarsi definitivamente.
Né il successo o il potere, nemmeno le tenebre possono nascondere dagli incubi. La scia di sangue dell'Uomo Chiodo non si è interrotta: ricominciano le indagini credute concluse quarant'anni prima.
Da Parigi, Erwan torna in Congo, terra che ha fatto la fortuna della sua famiglia. Suo padre, Gregoire, cerca di dissuaderlo dal proseguire con l'investigazione, ma per proteggere la famiglia dovrà accettare i fatti, color del sangue e formati da nuove sconvolgenti verità.
Forse, dietro agli avvenimenti legati all'Uomo Chiodo c'è qualcosa di più. Chi è davvero il signor Morvan, come ha fatto a fermare il killer?  Quel che è certo è che l'omicida sembra essere spinto dalla sete di vendetta: uccidere quella famiglia diventa la sua primaria ossessione. 

Grangé riesce a tenere alta l'attenzione del lettore, facendolo camminare sul filo del rasoio, divertendosi a osservare se anche lui cadrà nelle tenebre con i suoi personaggi. Il romanzo è corposo, complesso e ricco di elementi: ai Morvan si accostano una miriade di comparse differenti, ma ben definite e determinanti per la prosecuzione della storia.
Se volete una lettura impegnativa e al cardiopalma, questo libro fa certamente al caso vostro. Thriller e noir si uniscono a creare un'atmosfera familiare ma al contempo innovativa. Scoprire il destino dei protagonisti diventa una missione fino all'ultima pagina: il segreto è non farsi ingannare dalle apparenze.


Condividi

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...