venerdì 21 febbraio 2020

Review Party: Recensione di "Endymion: I canti di Hyperion - Libro due" di Dan Simmons



Tre secoli ormai ci separano dalle vicende di Hyperion, ma il viaggio spaziale cui Dan Simmons ci ha abituato con i suoi canti non è ancora finito. Ora è nella mente di Raul Endymion, che rammenta la missione affidatagli da Sileno: salvare la piccola Aenea dalle minacce esterne, una volta che questa sarà uscita dalle Tombe del Tempo.

Il nuovo pellegrinaggio, affronta la visione delle rovine della rete di Telereporter, ripercorrendo ogni fine apocalittica che la civiltà umana ha dovuto affrontare e la nuova genesi che ogni volta ne è scaturita.

In Aenea è racchiuso un destino oscuro legato a un'ancestrale profezia, che renderà il viaggio di soccorso tutt'altro che semplice. Conscia e timorosa del potere posseduto, la Chiesa farà di tutto per impedire un nuovo cambiamento che può compromettere la sua autorità e al tempo stesso modificare il corso dell'universo come mai accaduto in precedenza.

Con questo nuovo corposo volume, ci troviamo di fronte a un clima di avventura spaziale che si discosta come atmosfere da ciò che ha caratterizzato la prima parte di Hyperion. Ciò non è per nulla negativo, dal mio punto di vista, semplicemente è qualcosa di differente, come se l'autore avesse voluto sperimentare e giocare con uno dei suoi vasti mondi. Endymion fa divertire e al tempo stesso riflettere su molti argomenti, come il potere dell'indottrinamento, che può causare l'influenza cieca e la disintegrazione di un individuo.
I colpi di scena sono la salsa speziata che movimentano il tutto, rendendo la lettura avvincente e dando maggiore ritmo alla storia. Ancora una volta, l'opera di Dan Simmons conquista in modo infallibile!

Se non avete letto il primo libro dei canti di Hyperion, leggere questa seconda parte potrebbe risultare confusionaria e disorientante, per gli innumerevoli riferimenti a fatti e personaggi visti in precedenza. Posso comunque assicurare che nel complesso Dan Simmons è un autore da recuperare assolutamente se si vuole seguire quel filone letterario fantascientifico che si presenta corposo, ricco e mentalmente soddisfacente.



giovedì 20 febbraio 2020

Review Party: Recensione di "La figlia del peccato" di Emily Gunnis



Sussex, 1959. All'interno di un convento, luogo di pace e preghiera, prendono vita vicissitudini inquietanti che vanno oltre l'immaginario. Lo si osserva attraverso gli occhi e le parole vergate su carta di Ivy e si percepisce l'orrore impronunciabile che ha dovuto subire. Lei, così come altre donne e bambini. Come avere davvero la salvezza?

2017. L'agguerrita giornalista Sam trova e legge il contenuto delle lettere di Ivy e si pone come obiettivo di svelare al mondo tutti i retroscena. Ma spesso, più si va a fondo di una vicenda e più vengono a galla fatti inaspettati. E come fare a dimostrare la verità, quando quello stesso convento sta per essere raso al suolo?

A cavallo tra due epoche, Emily Gunnis è riuscita a tessere una storia sorprendente, ricca di tensione, colpi di scena ed emozioni contrastanti che lottano tra loro e fanno a gara per riuscire a emergere. Il lettore si trova di fronte ad un thriller magistralmente architettato, che nonostante sia disseminato di particolari scabrosi ha come obiettivo di tramandare la purezza dell'amore, un amore spropositato sotto ogni forma possibile che attraversa il tempo e diventa etereo, pronto ad illuminare anche la scena più cupa. Lo stile di scrittura dell'autrice è incredibilmente scorrevole e calamitante: in un baleno vi ritroverete dall'inizio della storia a metà, per poi arrivare all'epilogo senza quasi accorgervi. Non per questo il viaggio fila liscio: la preoccupazione è una costante in ogni capitolo, non si può fare a meno di rimanere col fiato sospeso e con il timore che gli avvenimenti accadano in un modo totalmente rovinoso per i personaggi, che sia questo già successo oppure no.

"La figlia del peccato" è un romanzo intenso, volto a denunciare situazioni di degrado date principalmente dal bigottismo sociale, che non fa altro che rovinare vite piuttosto che redimerle. Per questo entra in azione una donna figlia del suo tempo, che farà di tutto per imprimere nella memoria del presente ciò che nel passato doveva essere soffocato e gettato in un angolo buio. Forza e delicatezza si fondono in un desiderio di emancipazione che commuove e insegna a tenere sempre la testa alta, anche di fronte all'ingiustizia più grande.


martedì 18 febbraio 2020

Review Party: Recensione di "Grass Kings - I Re della Parateria" di Matt Kindt e Tyler Jenkins



Le origini di un popolo hanno radici profonde nella terra natia, un luogo che per secoli ha visto passare su di sé le stagioni e il loro peso, dal caldo al freddo, l'evoluzione culturale e tecnologica, ma soprattutto il sangue versato per dimostrare l'appartenenza.

Questo è ciò a cui si viene introdotti nelle prime pagine di Grass Kings, una graphic novel che illustra una terra selvaggia che diviene sempre più all'avanguardia, ma che non dimentica il proprio passato e il desiderio di coloro che vogliono costantemente rivendicare il proprio dominio. Il Regno della Prateria è governato da tacite leggi che prendono forza dagli antichi antenati e sprofondano nell'amore spropositato per la terra in cui si vive, quella stessa terra selvaggia teatro di scontri di cui sembra si possano ancora sentire gli echi.

In un delicato equilibrio tra pace e tranquillità, si snoda la storia di tre fratelli, i Re che custodiscono i confini della propria casa ogni giorno con dedizione estrema. Ma il male può annidarsi dove meno ce lo si aspetta e attendere anche degli anni prima di uscire allo scoperto e infettare come un morbo, per seccare fino all'ultimo granello di terra. Così, i combattimenti per il possesso assoluto sembrano dover inevitabilmente ricominciare.

Attraverso un'atmosfera di calma apparente, si assiste con sempre più prepotenza agli incubi che dalla notte iniziano a tormentare anche il giorno, attraverso uno stile di disegno semplice nei tratti ma potente nei colori. Come su una tavolozza, si passa di pagina in pagina dalle sfumature chiare e soffocanti del paesaggio a quelle violacee e fredde degli animi dei personaggi, sempre più minacciati e sempre meno al sicuro. Il tutto in un ambiente rurale, che nonostante il progresso sembra rimanere comunque indietro rispetto all'America fatta di palazzi con altezze vertiginose, luci e odori forti, persone che si riversano tra le strade come tante formiche.

"Grass Kings" è un inno al patriottismo e all'indipendenza che sfoggia con orgoglio non solo i legami umani ma anche il dolore della perdita e del rimorso attraverso uno stuolo di personaggi che fanno riflettere e commuovere. Riscoprire valori del passato potrebbe essere, se lo si prende dal verso giusto, un modo per migliorare il presente e sconfiggere le minacce più comuni della vita.


Segnalazione: "Cristalli di sogni e realtà. La cultura di Final Fantasy"



Quando ho visto l'annuncio sui social ieri pomeriggio non ho potuto fare a meno di esultare, perché quella che sto per presentarvi è un'opera meritevole, creata da persone davvero molto meritevoli.

Sto parlando di "Cristalli di sogni e realtà. La cultura di Final Fantasy", un saggio tutto italiano dedicato a una delle saghe videoludiche più famose a livello mondiale. Il libro, edito da Edizioni Unicopli, raccoglie una serie di otto saggi tutti legati alla cultura e alle emozioni che Final Fantasy ha trasmesso nel corso del tempo.

Titolo: Cristalli di sogni e realtà. La cultura di Final Fantasy
Autore: Francesco Toniolo (di seguito i nomi degli autori dei singoli saggi)
Editore: Unicopli 
Collana: Game culture
Formato: Brossura
Pagine: 170
Pubblicazione: Febbraio 2020 
Prezzo: € 15.00

Opera:
Cristalli di sogni e realtà. La cultura di Final Fantasy propone, fin dal suo titolo, una serie di otto saggi che approfondiscono alcuni aspetti della cultura dietro e intorno a Final Fantasy con un approccio umanistico. La saga viene di volta in volta osservata con lenti diverse, legate al vissuto personale e agli studi degli autori coinvolti, i cui profili spaziano dall’accademico allo youtuber. Non si tratta, quindi, di una panoramica complessiva sulla serie, ma di specifici affondi su argomenti poco trattati e curiosi. I temi di questi otto “cristalli” spaziano dal profetismo alla libertà di scelta, dall’oplologia alla storia del Giappone, dal senso della morte alla narratologia, dalle fanfiction al branded content. Con contributi di Lara “Phenrir Mailoki” Arlotta, Carlo Alessandro Bonifacio, Gabriele Campagnano, Livio Gambarini, Luca “GamerDex83” Mandara, Lorena Rao, Marco Seregni e Francesca Sirtori.

A capo del gruppo troviamo Francesco Toniolo, grande appassionato di videogiochi che ha saputo mettere in piedi e gestire una squadra di veri esperti ed estimatori del settore. Di seguito vi lascio l'indice, giusto come prima impressione:

- "LIBERI FATALES. Profezia e Apocalittica in Final Fantasy" di Carlo Alessandro Bonifacio

- "IL GIOCO DELLA LIBERTÀ. Modi e paradossi nella costituzione dell’esperienza ludica" di Marco Seregni

- "LA BUSTER SWORD E IL GIGANTISMO DELLE SPADE FANTASY" di Gabriele Campagnano

- "FINAL FANTASY FRA STORIA CONTEMPORANEA E IMPERI TOTALITARI" di Lorena Rao

- "FINAL FANTASY VII: IL LUTTO NECESSARIO" di Luca Mandara

- "FITHOS LUSEC. Passeggiate narrative in Final Fantasy VIII" di Livio Gambarini

- "FANFICTION. Il potere nascosto nella fantasia del pubblico" di Lara Arlotta

- "FINAL FANTASY, IL BRANDED CONTENT E IL REVERSE PRODUCT PLACEMENT" di Francesca Sìrtori

Il libro sarà presto disponibile online, ma potete recuperarlo alla prossima edizione del Cartoomics di Milano dal 13 al 15 Marzo. Tenetemi da parte una copia, vi prego!


lunedì 17 febbraio 2020

Review Party: Recensione di "L'assassino che è in me" di Jim Thompson



« È questo che ero, e non potevo cambiare. Anche se non ci fossero stati rischi, dubitavo di poter cambiare. Avevo finto così a lungo che ormai non dovevo più farlo. »

Lou Ford è il classico vicesceriffo di una classica cittadina fin troppo tranquilla: la Central City degli anni 50. Gentile e cordiale, l'unico difetto che potrebbe avere è essere logorroico, ma la gente sopporta perché nel suo lavoro è proprio efficiente. "Davvero una brava persona", questo è ciò che tutti dicono.

Eppure dietro una facciata di pura umanità, qualcosa si annida nel buio della mente. Bussa lentamente, prima con calma e poi sempre con più insistenza, fino a emergere ed esplodere in un modo totalmente inaspettato. Un godimento dato dal disagio degli altri e dal fingere di essere qualcuno che in realtà non è.

Come può evolversi la situazione quando sulla scena di delitti efferati si trova sempre la presenza dello stesso, rassicurante sceriffo?

La mente di Lou è un viaggio ossessivo che lascia la pelle d'oca, letteralmente. La spirale di negatività in cui si cade è qualcosa di davvero inquietante da seguire, perché parte con un tono ridicolmente ironico e leggero fino a cadere in ragionamenti contorti e diabolici, che fanno comprendere al lettore chi sia davvero il protagonista della storia. Jim Thompson si diverte in un modo che rasenta il sadismo a scavare nella psicosi umana fino al fulcro malato che diviene simbolo di una parte insita in tutti noi. Siamo gli unici a conoscerci davvero nell'intimo, quando ci troviamo da soli a fare i conti con noi stessi.

"L'assassino che è in me" non è solo un'opera che merita di essere scoperta, ma è sicuramente degna di nota all'interno del panorama letterario noir.

venerdì 14 febbraio 2020

Review Party: Recensione di "Hyperion: I canti di Hyperion - Libro uno" di Dan Simmons



Quando ci si trova al cospetto di un'opera mastodontica nel suo genere si ha sempre un mix di emozioni e pensieri contrastanti. La curiosità si mescola al timore di non riuscire a stare dietro alla storia, soprattutto quando si osserva visivamente la mole delle pagine dei libri.

"Hyperion" è una delle opere più importanti del genere fantascientifico e riuscire a sviscerare la trama evitando anticipazioni di sorta non è per nulla facile. Questo perché Dan Simmons srotola gli elementi che trainano la narrazione un po' alla volta, prendendosi il tempo di presentare ogni personaggio e i luoghi di partenza fino a convogliare al fulcro e accompagnando il lettore fino a fargli capire dove ci si sta dirigendo.

Non è solo un viaggio spirituale, ma un viaggio vero e proprio di dimensioni incalcolabili, perché non include una sola terra ma connette intere galassie. Questo grazie allo sviluppo tecnologico che ha portato l'umanità verso scoperte incredibili. Così, dopo il Grande Errore che ha distrutto il nostro pianeta, nasce una nuova federazione denominata l'Egemonia dell'Uomo. Quando si affaccia un'ingombrante minaccia, vengono selezionati sette pellegrini che intraprenderanno il cammino verso Hyperion, luogo misterioso in cui sono custoditi degli antichi manufatti: le Tombe del Tempo.

Ognuno di loro ha un desiderio da esprimere e una lunga storia di intenzioni che li precede. Riusciranno nei loro scopi e a tornare illesi da un luogo importante per il genere umano ma altrettanto sconosciuto?

L'autore, in ogni sua opera, ha la capacità incredibile di avere il controllo su ogni elemento del mondo da lui creato. Questo è giusto puntualizzarlo, perché spesso capita di imbattersi in storie aventi anche una buona base di fondo ma sviluppata male, con incongruenze e buchi non colmati, come se la storia si fosse ribellata al proprio creatore. Per quanto sia una situazione obiettivamente affascinante, nella realtà ottiene solo il risultato di essere negativamente criticata.

Dan Simmons ha studiato l'ambientazione in ogni più piccolo particolare, tanto che se si gira un angolo non descritto tra le pagine, sono certa che il lettore potrebbe trovare altre curiosità tutte da scoprire. Non solo le terre esplorate, ma anche le culture radicate e le innovazioni sviluppate rendono il tutto assolutamente realistico, tanto da chiedersi se davvero, tra qualche secolo, la nostra civiltà potrà avvicinarsi anche solo un minimo a quanto descritto.

"Hyperion", che nella nuova edizione Mondadori è divisa in due grandi blocchi narrativi, è un'opera che sa coinvolgere attraverso la minuziosità dei particolari e grazie alle storie dei singoli protagonisti che non sono mai uguali l'una all'altra e che stuzzicano i ragionamenti del lettore che cerca di capire e anticipare, invano, le rivelazioni disseminate tra i capitoli. Ed è proprio questo che mi fa amare un libro e il suo autore alla follia: la sua capacità di stimolarmi e mettere più volte tutto in discussione.

Non posso fare altro che consigliare la lettura, che seppur non facile e molto impegnativa, può essere adatta sia ai lettori forti del genere sia a coloro che vogliono approcciarsi attraverso un battesimo del fuoco di cui difficilmente ci si può dimenticare.




lunedì 10 febbraio 2020

Review Party: Recensione di "La strada" di Ann Petry



A volte i sogni e i desideri sono molto più lucidi e potenti della realtà. 

Lutie, a cavallo degli anni Trenta, è fermamente convinta, così come molte altre persone, che New York potrà darle una vita dignitosa e un posto in cui poter crescere il figlio Bub, lontana dai soprusi di un uomo ingiusto. 

Eppure, ad accoglierla ci saranno i pregiudizi e le leggi dei bianchi, che discriminano quelli come lei fino a isolarli nei ghetti. Come trovare il lato positivo delle cose di fronte all'ennesima situazione di malefatte eticamente contorte?

Con uno stile fluido e diretto, Ann Petry è riuscita a rendere il suo personaggio un simbolo di rivalsa di un popolo non ascoltato per troppo tempo, denunciando violenze fisiche e psicologiche anche per chi una voce non è mai riuscito ad averla. Lo fa con una genuinità sorprendente e mostrando l'orgoglio di un popolo che ha sempre avuto dei diritti ma che non ha potuto rivendicarli fino a un dato punto in poi. Ancora adesso, spesso si è ben lontani dalla giustizia. 

Lutie ha tracciato una strada nuova non solo per sé e Bub, ma per tutta la gente che come lei vuole avere una vita normale e per cui vale la pena essere vissuta. Lotta con una determinazione ispiratrice, lucida e conscia di un obiettivo che dovrebbe essere normale e avvicinabile per tutti ma così incredibilmente lontano per molti. 

Il romanzo di Ann Petry viaggia nel tempo rispecchiando con imbarazzante costanza la società come la conosciamo, americana e non, ripresentando razzismo, calunnie e maldicenze radicate sempre troppo profondamente nella mente dell'uomo, che sfrutta la paura per giustificare le proprie azioni, senza vergognarsi e senza riflettere. 

La riflessione è data proprio dal libro, che guarda in faccia il lettore e lo mette di fronte alla nuda realtà e agli errori che continuano a essere commessi, ancora e ancora.


Condividi

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...