sabato 12 ottobre 2019

Review Party: Recensione di: "Le terrificanti avventure di Sabrina: Un amore di strega" di Sarah Rees Brennan




« Eppure, amavo la magia. Amavo la sensazione del potere che mi cresceva nelle vene e l’idea di averne di più. Amavo lo schiocco di un incantesimo andato a buon fine, tanto quanto detestavo l’idea di deludere la mia famiglia. »

"Le Terrificanti Avventure di Sabrina" è una delle serie rivelazione targate Netflix che mi sta più appassionando negli ultimi anni. 
Da bambina ricordo con piacere le mattine in cui trasmettevano in tv "Sabrina vita da strega", ma il mio animo dark ha fatto un balzo alla notizia di una trasposizione ispirata, più oscura e seria.

L'adolescente Sabrina Spellman è alle prime armi con il mondo della magia, ma deve già prendere un'importante decisione che cambierà per sempre la direzione della sua vita: firmare il Libro delle Ombre la notte del suo sedicesimo compleanno, giurare fedeltà al Signore Oscuro ed entrare così nella prestigiosa Accademia delle Arti Occulte. Ma come tutte le ragazze della sua età, anche lei è alle prese con elementi quali l'amicizia, la famiglia e l'amore. Come può rinunciare al suo mondo mortale, per abbandonarsi completamente al mondo che davvero le dicono di spettarle?

In questo breve ma intenso libro, Sarah Rees Brennan racconta ciò che avviene prima di quella notte, ricalcando le tinte macabre e gotiche della serie tv in maniera impeccabile. Ogni personaggio è stato ben studiato e rimane fedele a come si comporta sullo schermo. Non ho potuto fare a meno di impazzire alla presenza del cugino Ambrose, il mio personaggio preferito, così come nelle scene di vita quotidiana di Sabrina, divisa tra luce e oscurità. Un aspetto innovativo possibile grazie ad un'opera letteraria è la possibilità di esplorare con maggiore cura sia l'ambientazione che le sfaccettature dei personaggi, e in questo la scrittrice fornisce un'ottima interpretazione senza cozzare con quello che viene raccontato nella serie, riuscendo a tutti gli effetti ad inserire ciò che ha narrato nel canone della storia di Sabrina Spellman.

"Un amore di strega" è un'introduzione perfetta per chi ancora non conosce l'opera originale, spero vengano pubblicati anche in Italia i libri successivi sempre scritti dalla Brennan. Inoltre, è una lettura perfetta per Ottobre, visto quanto poco manchi a Halloween. La copertina è assolutamente adorabile, richiama molto le tinte del poster promozionale della serie, soprattutto per la rappresentazione del volto di Kiernan Shipka, che incarna meravigliosamente il ruolo della protagonista.



venerdì 11 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Binti" di Nnedi Okorafor




« Preferiamo esplorare l’universo viaggiando verso l’interno, piuttosto che verso l’esterno. »

Binti vive da sempre nella sua tribù, gli Himbi. Ma sente in cuor suo di non appartenere solo al suo popolo, ma di poter fare molto di più per il suo mondo, grazie alle capacità del suo cervello. Infatti, non solo la ragazza ha un innato talento per la logica, ma ogni elemento matematico e scientifico le si palesa letteralmente davanti, come un qualcosa di fisico che vive attorno a lei. Ma la sua famiglia e il suo popolo non comprendono il suo punto di vista, troppo attaccati a convinzioni che non sono al passo con i tempi e soprattutto con i desideri della ragazza. Per questo decide di scappare, verso la nota e prestigiosa università intergalattica di Oomza Uni, variegato pianeta in cui razze di ogni tipo convivono tra loro. Durante il viaggio viene guardata storto per il colore della pelle e i capelli particolari, per l'unguento otjize che le ricopre la pelle, come a proteggerla e a tenerla in contatto con la sua tribù.

Tutto sembra procedere bene, fino a quando non viene attaccata dalle Meduse, che hanno come scopo quello di sterminare gli umani dei Khoush, dopo il furto di un sacro manufatto a loro molto caro. Coloro che sono presenti sulla navetta spaziale vengono sterminati, lasciando Binti completamente in balia di queste creature. La paura iniziale fa a poco a poco posto alla curiosità e all'empatia, verso un popolo tanto diverso quanto incompreso. 

Acclamata da scrittori del calibro di Neil Gaiman e Ursula K. Le Guin, Nnedi Okorafor pare proprio essere una stella nascente nel panorama letterario contemporaneo.

Uno degli aspetti migliori di quest'opera è la creazione di alcune creature sorprendenti, originali ed estremamente interessanti immerse in un'ambientazione a cavallo tra la fantascienza e il fantasy che crea un mix avvincente e che si amalgama perfettamente con l'incredibile eroina presentata.  Binti è un personaggio meraviglioso e ricco di sfaccettature, combattuta tra il bisogno di innovazione e l'attaccamento alle tradizioni della sua famiglia. La decisione di seguire i sogni e le passione le rivoluzionerà l'esistenza in modo del tutto inaspettato, fino a rendere la ricerca di un'ideale giusto e puro la missione imprescindibile. Nonostante l'atmosfera futuristica, le tematiche trattate sono più attuali che mai, come la discriminazione e i pregiudizi nel confronto del cosiddetto "diverso", che non cambia anche applicando il discorso al concetto di universo. Gli elementi riconducibili alla terra africana che conosciamo noi, sono qui racchiusi in una visione molto interessante, che unisce l'antico al moderno, denunciando situazioni e modi di pensare retrogradi ma che sembrano non voler mai sparire.

La lettura scorre velocemente, lo stile di scrittura è travolgente e intenso nonostante la narrazione in prima persona, che è solita rovinarmi il ritmo. Sono presenti molte scene stimolanti che valorizzano la tradizione e la cultura e che fanno riflettere su come determinate capacità possano potenzialmente risolvere le crisi mondiali di cui ogni giorno sentiamo parlare.




giovedì 10 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Il ribelle" di Emma Pomilio



« Che i cavalieri trasportassero pulci e piattole non sminuiva la sua impresa, anzi lo rendeva molto orgoglioso, non perché fosse stato tanto difficile organizzarli, ma perché quei cavalieri, per natura dotati e intelligenti e poco inclini a obbedire senza un buon motivo, lo avevano riconosciuto come loro capo, gli avevano concesso fiducia e obbedito. »

Ho sempre amato la storia. Ma chi mi conosce, sa che questo non si direbbe. Questo perché ai tempi della scuola, Storia è sempre stata una materia che mi ha messo in difficoltà e che per quanto mi sia interessata e appassionata a diverse epoche, a livello di voti non è mai stato l'ambito più eccelso.

Quando si pensa alla storia antica, specie per quella italiana, è inevitabile pensare alla Fondazione di Roma e alla leggenda di Romolo e Remo, un racconto affascinante e in qualche modo avvolto nel mistero.

"Il ribelle" approfondisce proprio questo aspetto in particolare, attraverso gli occhi del misterioso Larth, che dopo una serie di peripezie si troverà a stretto contatto con i due gemelli allevati, si dice, da una lupa. Freddo e calcolatore, l'uomo osserva il mondo e gli avvenimenti attorno a sé, alla ricerca di colui che può essere degno di diventare un grande re. I caratteri di Romolo e Remo spiccano ben presto, valorizzando la nobiltà d'animo del primo e l'aggressività del secondo.

Non è un romanzo narrativo come gli altri, ma piuttosto una sorta di documentario volto a mostrare le origini di Roma, in modo storicamente dettagliato e attendibile, grazie alla cura e all'impegno di Emma Pomilio. Per questo, ritengo che non sia una lettura scorrevole e anzi, spesso ci si sofferma su fatti che possono rallentare di gran lunga il ritmo. Di certo incuriosisce e instilla nel lettore il desiderio di documentarsi maggiormente sul periodo storico.

Non posso certo dire che sia ai livelli delle opere del più esperto Manfredi, ma di certo anche il contributo di Emma Pomilio è fondamentale per la collana Historica della Mondadori.




mercoledì 9 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Vola via" di Kristin Hannah




« Ha provato ad andare avanti da sola. Ci ha provato sul serio. Ci sta ancora provando, a modo suo. Ma a volte nella vita c’è una persona che ti sostiene, che ti aiuta a reggerti in piedi, e senza quella mano a cui aggrapparti, ti ritrovi in caduta libera. Non conta quanto tu sia stata forte in passato, quanto ti impegni per mantenere l’equilibrio. »

Tully e Kate sono legate da una profonda amicizia fin dalla giovinezza. Hanno condiviso tutto, sia i momenti di gioia che quelli di dolore. Ma la notizia del tumore di Kate sfonda la loro bolla in maniera inaspettata e disorientante. Potrà la loro unione superare questo enorme male?

Grazie anche alla figlia di Kate, Marah, e ad altre incredibili donne, si andrà alla ricerca della forza di affrontare la vita, che spesso non può emergere se non attraverso i legami affettivi che non abbandonano di fronte ad alcuna difficoltà.

Ogni personaggio deve fare i conti con il dolore, specchiandosi e mettendo a nudo i propri sentimenti, ammettendo debolezze e cattivi pensieri, svuotandosi infine di tutto ciò che trasmette negatività.

Un romanzo emozionalmente complesso e straziante sull'amore, la maternità, la perdita e i nuovi inizi, "Vola via" ci ricorda che dove c'è vita, c'è speranza e dove c'è amore, c'è perdono. Kristin Hannah ha una prosa potente ed illuminante, questa ennesima opera ne è la prova. 

Spesso è davvero difficile proseguire con la lettura, ma solo per l'intensità delle emozioni provate, che vogliono uscire tutte insieme, come se dovessero far esplodere cuore e mente. Vengono trattate tematiche a me molto care, con cui spesso non riesco ad essere in pace e finisco per tormentarmi, fino a sentirmi soffocare. Perché la sensazione più prorompente è di solito l'impotenza, il sentirsi inutile e incapaci di fronte a qualcosa che non si può combattere dall'esterno. 

Questo libro però ha una funzione liberatoria, con cui si può trovare una valvola di sfogo e ispirazione per la propria vita.



martedì 8 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Ti regalo le stelle" di Jojo Moyes




« Stava rivestendo le pareti della biblioteca con dei ruvidi ripiani di legno di pino sotto i quali c’erano degli scatoloni di libri in attesa di essere sistemati. Una parete era già tappezzata di diversi volumi ordinatamente etichettati, e una pila in un angolo suggeriva che alcuni erano già stati restituiti. A differenza di casa Van Cleve, questo piccolo edificio era animato dal fermo proposito di diventare qualcosa di utile. »

Alla ricerca di una via d'uscita dalla vita passata in Inghilterra, Alice Wright sposa d'impulso l'affascinante Bennett Van Cleve e insieme si trasferiscono a Baileyville nel Kentucky.
Ben presto però si rende conto che questa scelta serve a ben poco: la donna viene soffocata non solo dall'atteggiamento del suocero ma anche dai commenti del marito sul modo in cui vuole condurre la sua vita. Quando sta per cedere, si imbatte in Margery O’Hare e nel programma di alfabetizzazione e cultura che sta portando avanti Eleanor Roosvelt negli anni '30. Da quel momento, diventare volontaria per portare i libri in ogni dove si trasforma nel suo pensiero principale, affrontando le sfide del tempo e degli uomini che circondano lei e le sue compagne.

Basando il suo romanzo su una storia vera, Jojo Moyes crea la storia di un'epoca non sempre ben ricordata. I personaggi che ruotano attorno ad Alice sono ben definiti e sfaccettati; nonostante abbiano origini diverse, il loro impegno nell'aiutare la gente di Baileyville le unisce fortificandole. Le descrizioni dei paesaggi, in continuo contrasto tra abbondanza e povertà, delineano una società altrettanto contrastante e obsoleta, soprattutto per il modo di pensare generale che tende ad andare incontro ad un miglioramento. La missione di queste coraggiose donne di diffondere nel mondo l'amore per la lettura e la cultura è qualcosa che tutt'ora risulta splendido e assolutamente lodevole, ma che purtroppo non sempre è stato visto così, a causa del bigottismo e dell'ignoranza. 

La disapprovazione è il vero nemico, una sfida molto più grossa delle intemperie o delle fatiche del viaggio. Per Alice questo sembra non avere importanza all'inizio, troppo impegnata a pensare a come animare le sue giornate. Ma presto si rende conto non solo della sua condizione ma anche di tutte le altre donne ed è disposta a rischiare tutto per il bene di questa iniziativa.

Il tutto con l'infallibile narrazione di Jojo Moyes, che da anni sa emozionare e continua a farlo.

"Ti regalo le stelle" è un inno al potere dei libri, all'amicizia e alla figura della donna, che non può mai dare davvero per scontata la propria identità in alcuna società e in alcuna epoca.


lunedì 7 ottobre 2019

Blog Tour: "Sei di Corvi" di Leigh Bardugo - Tappa Undici: Differenze di traduzione




Chi la conosceva già ha sofferto una lunga attesa, chi ancora non sa nulla può finalmente godere di qualcosa di meritevole.

Una cosa è certa: il Grishaverse di Leigh Bardugo è finalmente tornato in Italia grazie alla casa editrice Mondadori! Ci troviamo di fronte alla duologia di "Sei di Corvi", la seconda saga ambientata in questo oscuro e pittoresco mondo che, se possibile, batte in qualità perfino la prima trilogia, iniziata con "Tenebre e Ghiaccio". Ma non voglio svelare troppo, quanto parlare brevemente della traduzione italiana.

Il livello di lingua per quanto concerne la versione inglese è dai più considerato medio-alto, per quanto piacevole e assolutamente scorrevole. La traduzione italiana è pertanto una grossa fortuna per tutti coloro che non hanno la possibilità di recuperare l'opera in originale e posso assicurarvi che non è affatto da meno. Anche in questo caso, grazie al minuzioso impegno di Fabio Paracchini e Lorenza Pellegri, ci troviamo di fronte ad un'esperienza di lettura fluida, intrigante ed emotivamente coinvolgente.

Le variazioni specifiche sul testo sono davvero minime e a mio parere poco rilevanti nell'insieme. Questo perché il lavoro svolto per quanto riguarda i cambiamenti è prettamente letterale. I nomi dei paesi e delle nazioni non variano, cambiano solo alcune cose particolari, come il nome del quartiere del piacere di Ketterdam, che da Barrel diventa Barile.

I nomi degli Ordini in cui i soldati Grisha sono suddivisi rimangono rispettivamente Corporalki, Etherealki e Materialki, a cambiare sono, e non di tutti, le traduzioni dei poteri che li caratterizzano: gli Heartrenders diventano gli Spaccacuori, gli Healers i Guaritori, gli Squallers i Chiamatempeste, i Tidemakers gli Scuotiacque e i Durasts i Tempratori.

Altri esempi di nomi più specifici sono per esempio il soprannome di Kaz Brekker, che da Dirty Hands diventa Manisporche. Lo stesso succede per Inej, che viene additata come "Lo Spettro", anziché The Wrath. Anche il gruppo di cui fanno parte Kaz e Inej cambia nome, passando da Dregs a Scarti.

Come potete notare, non c'è nulla di troppo drastico. Ovviamente quale parola abbia una migliore musicalità è una cosa puramente soggettiva. Personalmente non ho trovato stonature, ogni parola si incastra alla perfezione nel testo senza far storcere il naso. Come già era successo per "Tenebre e Ghiaccio", anche qui fortunatamente i termini ispirati alla lingua russa, che è una delle caratteristiche più interessanti, sono stati mantenuti senza tagli o cambi.

Spero che questa breve analisi possa essere stata utile, se l'indecisione nel recuperare "Sei di Corvi" sta nella resa della traduzione non c'è nulla da temere in quanto è davvero molto fedele all'originale.

Concordate o trovate discrepanze?  Fatemi sapere cosa ne pensate e  non dimenticate di continuare a seguire il Blog Tour per sapere ancora di più sul Grishaverse.





venerdì 4 ottobre 2019

Review party: Recensione della “Trilogia dei Pirati” di Valerio Evangelisti





« "Terra in vista!". Qualche istante più tardi tutti poterono scorgere il profilo piatto della Isla Mujeres e la lunga spiaggia bianca che la delimitava a settentrione. Rogério trattenne il fiato. Era giunto il momento più difficile della sua avventura.  »

Anno 1685. Il portoghese Rogério naviga a bordo della sua nave fino a quando non viene attaccato da una flotta nemica. Si tratta del pirata Laurent de Graff, detto Lorencillo, temibile criminale che in breve prende il comando. Per avere salva la vita, Rogério si unisce alla banda di de Graff, nella speranza di poter scampare ad un tragico destino.

Quando si parla di pirati, è automatico andare a pensare a opere come la saga di Pirati dei Caraibi, o L'isola del tesoro, Il corsaro nero e tutte le altre storie che possono venirvi in mente. Le avventure che questi lupi di mare affrontano sono avvincenti, emozionanti e molto pericolose. C'è chi ne valorizza il divertimento, chi il dramma, chi ancora la bontà d'animo, perché dietro a grandi imprese spesso si nascondono valorosi obiettivi.

In una delle sue serie più note, Valerio Evangelisti esplora la figura del pirata in un contesto storico realmente esistito, citando fatti o persone che definiscono nel loro insieme l'epoca in cui sono accaduti e hanno vissuto. L'autore si sofferma sulle usanze del tempo e sugli assetti politici, che hanno un impatto notevole sulla lettura. Le descrizioni delle battaglie o delle torture effettuate sono crude e spietate, in contrapposizione all'amore e all'amicizia che sprigionano un calore che infonde entusiasmo e serenità. Lo stile di scrittura è scorrevole e incisivo, arriva dritto al punto trasmettendo i messaggi senza fraintendimenti. Non per questo trovo sia una trilogia adatta a tutti, soprattutto a chi non ama le scene violenti. Dal canto mio posso dire di aver sempre apprezzato la crudezza e sono contenta di aver finalmente potuto recuperare come si deve una storia che da tanto avevo in wishlist.

La consiglio a tutti coloro che sono desiderosi di avventure, che non si tirano indietro di fronte ai pericoli e all'occasione di azzuffarsi, agli amanti dei tesori e delle canzoni da bettole.







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