martedì 31 marzo 2020

Review Party: Recensione di "Una nuova vita" di Danio Mariani


Una perdita straziante e improvvisa fa chiudere in sé stesso l'ex maresciallo Molinaro, che ora, costretto sulla sedia a rotelle da anni per un incidente, passa le sue giornate in solitudine. Ma una sorpresa giunge come un fulmine, racchiusa all'interno di una busta: tra le parole scritte con l'inchiostro s'imbatte nella voce silenziosa dell'ex commissario Vito Bonfiglio, che invita l'uomo a passare un po' di tempo da lui, presso la sua residenza a Mondello.
Quella che potrebbe sembrare una rimpatriata dopo trent'anni, risulta essere all'occhio esperto del maresciallo un pretesto per qualcosa di non ben specificato. Infatti, passando oltre i convenevoli e le strette di mano, Bonfiglio arriva al dunque, chiedendo aiuto a Molinaro per un'importante indagine, volta a ricercare la giustizia nella tragica scomparsa della moglie Lisa.

Come possono due pensionati riuscire ad arrivare dove chiunque non si è mai spinto?

Per scrivere un buon thriller non è sempre necessario un eccessivo dinamismo o una soffocante frenesia e ciò è dimostrato dall'opera di Mariani che ha un ritmo narrativo inusuale rispetto a quello che ci si aspetterebbe dal genere.
"Una nuova vita" prende in contropiede il lettore facendolo prima ambientare nella psiche dei personaggi e poi gettandolo nel panico improvviso di fronte ai rischi che il protagonista deve affrontare. In tutto questo, a sorprendere è proprio la caratterizzazione di chi ci troviamo a seguire: Antonio Molinaro dimostra subito di non avere perso la professionalità, l'intuito e la concentrazione richiesti dal proprio lavoro, nonostante gli anni di pensione ormai si facciano sentire. La delicata operazione in cui si trova coinvolto richiede calma e sangue freddo, e lui ne ha ancora da vendere.
In un luogo da cui è impossibile scappare e che rende il tutto ancora più pericoloso, ci si trova di fronte a un importante bivio, rappresentato dal confine tra giustizia e vendetta. Spesso, per questo, ci si perde tra i sentimenti accecanti, che rischiano di peggiorare la psiche umana piuttosto che aiutarla a sanarsi dagli eventi negativi.
Antonio e Vito si ritrovano dopo molti anni uniti nella condizione di condividere la morte di qualcuno di importante, ma rimangono differenti nel modo in cui questa viene affrontata e rielaborata.
Eppure, qualcosa nel profondo spinge il maresciallo ad aiutare l'ex collega in un'impresa che sembra tanto disperata quanto persa in partenza, ma che potrebbe davvero essere un punto da cui ripartire con una nuova vita.

Il libro di Danio Mariani scorre veloce, come un treno in corsa di cui non si sa la meta, lasciando incollato chi legge dalla prima all'ultima pagina.


lunedì 30 marzo 2020

Review Party: Recensione di "È Solo Un Cane (Dicono) - La storia continua" di Marina Morpurgo



Nel giro di mezza giornata, potrete gustarvi con tutta calma una storia delicata quanto carica di intense emozioni. Sto parlando del libro "È Solo Un Cane (Dicono) - La storia continua" di Marina Morpurgo, che Astoria ripropone quest'anno in una nuova edizione ampliata.

A fare da sfondo alla vicenda è il piccolo paesino toscano di Gambassi, luogo in cui la famiglia della Morpugo trovò rifugio e salvezza durante l'occupazione nazifascista. Le foto presenti nel libro, in questo caso, sono molto più d'impatto rispetto alle parole dell'autrice, perché pregne di un'aura appartenente a un tempo relativamente lontano che ancora conserva i ricordi felici di una famiglia che è stata divisa dalle disgrazie della guerra.

Ad allietare l'atmosfera triste e pesante fa capolino il dolce muso di Blasco, il cane che rappresenta per la Morpurgo la luce in fondo a un tunnel buio in cui la mente si stava perdendo. Il loro legame d'amore è fulmineo e così forte da non essere da meno rispetto a qualsiasi altro legame umano, tanto da commuovermi in maniera sorprendente.

Sono molto affezionata al mondo animale e avendo io stessa un gatto sono consapevole del magico rapporto che s'instaura e che va oltre il semplice "padrone-animale". Il libro di Marina Morpurgo è un inno alla potenza di questo amore, che è in grado di sanare ferite di cui spesso non abbiamo nemmeno coscienza. Non sopporto quando ci sono persone che trattano gli animali con superficialità: "È Solo Un Cane", è una frase tipica che purtroppo si sente spesso sentire e che sminuisce tutto ciò che l'autrice invece vuole esaltare attraverso la sua storia e che io non posso fare altro che appoggiare.

Questo libro mi ha punta sul vivo facendomi barcollare costantemente sul baratro delle lacrime, per le riflessioni che ne scaturiscono e per i ricordi che si accumulano legati al proprio amore a quattro zampe. Per me dire addio è inconcepibile e ingiusto, cerco di pensarci il meno possibile per non stare troppo male e per non pensare a quando quell'inevitabile evento accadrà. Mi ci vuole ancora molta strada per accettarlo, ma ho trovato di grande conforto leggere quanto l'autrice ha voluto dire in merito.



sabato 28 marzo 2020

Blog Tour: "Le parole lo sanno" di Marco Franzoso - Intervista all'autore




In questa tappa del Blog Tour dedicato al libro "Le parole lo sanno", edito da Mondadori, approfondiamo la conoscenza del suo creatore, Marco Franzoso, che ringrazio infinitamente per il tempo che ha voluto dedicarmi. Di seguito trovate le domande poste e le risposte fornite.

Buongiorno Marco, grazie per avermi concesso questa intervista. Parliamo del suo ultimo libro, "Le parole lo sanno". Si presenta come una storia che dal dramma ricerca con costanza, dedizione e passione un inno all'amore e al vivere la vita, che può essere trovato anche attraverso la lettura. Il protagonista, Alberto, si trova ad affrontare un momento molto delicato e lo fa cercando di aggrapparsi alle piccole cose. Qual è stato il processo creativo che l'ha portata alla realizzazione della trama?

Il lavoro è stato molto lungo, ci ho impiegato anni per potere scrivere questa storia. Fino a quando ho capito che non dovevo forzare i miei personaggi, ma dovevo lasciarli liberi, ascoltarli, scoprire la storia insieme a loro. Da quel momento tutto è fluito velocemente e naturalmente. È un po’ come accade ai miei due personaggi, Alberto e Flavia. Il romanzo prende il volo proprio quando smettono di forzare le cose e si mettono in ascolto l’uno dell’altra. 

Ci sono stati momenti in cui trovare le parole giuste è stato difficile?

Sì, particolarmente in un romanzo come questo, dove ogni dettaglio diventa fondamentale. La difficoltà maggiore è stata trovare la lingua, o meglio la voce con cui ciascuno dei miei due personaggi parlavano. Cioè quando ho capito chi erano davvero dietro le maschere che ciascuno dei due, almeno per un po’, hanno indossato. Ho dovuto smascherarli con calma, senza forzarli, senza che trovassero degli stratagemmi per difendersi. Poi, quando hanno avuto la mia fiducia, si sono lasciati andare e hanno fatto tutto loro. 

Il libro ha una caratteristica in particolare, che si scopre solo continuando a girare le pagine: è un fiume in piena di parole, disposte ordinatamente l'una accanto all'altra, quasi senza pause, se non brevi spazi vuoti occupati solo dal bianco della carta. Come mai questa scelta di narrazione, senza ricorrere alla classica suddivisione in capitoli?

Per entrare dentro il flusso della vita di Alberto, per dare continuità ai suoi pensieri e al passare del tempo. Volevo che il lettore vivesse insieme a lui queste sensazioni e la sua trasformazione.

C'è qualcosa di autobiografico in quello che scrive?

C’è sempre qualcosa di autobiografico in ciò che si scrive. Questo è un degli aspetti più belli della scrittura. Ti costringe, o meglio ti aiuta a vedere le cose che ti appartengono con maggiore lucidità. Vedi te stesso attraverso le storie che racconti. È sempre una scoperta.

Il suo stile di scrittura è caratterizzato, a mio avviso, da una sottile vena poetica che si espande all'interno della storia creando in ogni pagina un'atmosfera sospesa tra realtà e mondo onirico. C'è uno studio dietro?

Sì. Volevo che la storia fosse radicata nella realtà, nel nostro mondo, in una quotidianità che tutti conosciamo. Ad un certo punto, però volevo che i miei personaggi spiccassero il volo, scoprissero la loro parte migliore, pure se innestata dentro le difficoltà della vita. Trovassero la forza, o meglio il desiderio, di credere in se stessi e andare lontano. Sognare, cioè vivere, una vita migliore, quella che si meritavano da sempre di vivere. È un romanzo che apre, che fa sperare, che dà luce. Che fa ritrovare ciò che si era inavvertitamente perduto.

Chi è Flavia?

Flavia è una giovane donna, madre da pochi mesi. Vive una situazione difficile in famiglia e trova riparo e pace solo in un parco cittadino. È una donna che racconta, nel romanzo conosceremo i suoi segreti più intimi, e proprio grazie al racconto che fa di se stessa si trova. Anzi, trova una persona molto migliore di quanto pensava.

Quello che ci troviamo ad affrontare in queste settimane apparentemente interminabili è un periodo buio, soprattutto per la situazione specifica italiana. Mi trovo spesso a cercare nelle parole di coloro che con le parole stesse ci lavorano, un barlume di speranza e positività. Riesce a trovare le parole adatte a certe circostanze? 

È difficile. Ogni volta che ci si pensa e che si azzarda una risposta sembra sempre di sbagliare. È un momento molto complicato, e dal punto di vista sanitario inimmaginabile. Dal punto di vista personale, però, penso che possa rappresentare anche una occasione per molti di noi. Lo stesso che è accaduto ai miei personaggi, infondo, entrambi sono stati costretti a fermarsi. Ma ne hanno approfittato, e questo li ha aiutati a vedere il mondo e soprattutto se stessi in modo diverso. Si sono trovati. Credo che oggi più che mai abbiamo bisogno di buone storie, di buoni racconti. Credo che potremmo imparare molte cose su di noi da questa situazione così complicata.

Che cosa sanno le parole nella sua vita di tutti i giorni?

Le parole sanno tutto. Diamo troppo poco peso alle parole, siamo sempre più abituati a scriverle e a sapere che in breve tempo verranno dimenticate, dal prossimo post, dal prossimo messaggio di testo, dal prossimo messaggio vocale. Dovremmo avere più fiducia nelle parole e ascoltarle. Non solo quelle degli altri, ascoltare anche le nostre.



giovedì 26 marzo 2020

Review Party: Recensione di "L'arte sconosciuta del volo" di Enrico Fovanna



Un fatto drammatico e inspiegabile sta per sconvolgere la vita del paesino piemontese Premosello, che alla fine degli anni Sessanta viene colpito dalla tragica morte di due bambini. Ad aggravare la situazione è il sospettato numero uno, colui che non dovrebbe macchiarsi di peccati ma solo di atti d'amore.

Il piccolo Tobia rimane traumatizzato dall'accaduto. Non riesce a farsene una ragione e cresce con un peso che fa sempre più male. Anni dopo l'accaduto, Tobia ha una vita alla deriva e quasi nulla che lo trattenga ancora a Milano. Una chiamata, che gli annuncia il funerale di una persona a lui cara, lo porta a tornare a Premosello, nei luoghi dell'infanzia che lo hanno segnato. Perché il tempo può nascondere il passato, ma mai cancellarlo davvero.

Con uno stile incredibilmente poetico e coinvolgente, Enrico Fovanna illustra al lettore l'evoluzione di un uomo come tanti altri. Tobia, seppur segnato da una vicenda tragica a lui vicina, vive anche le gioie dell'infanzia, i primi innamoramenti, il calore della famiglia. I continui spostamenti e l'abbandono del paese natale lo rendono a mio parere un individuo scostante che non è davvero capace di mettere radici ma che desidera ardentemente amare ed essere amato. Al tempo stesso però l'ombra della morte non lo lascia mai, tanto che sembrerebbe che lui la inseguisse, attraverso il suo lavoro di medico legale.

Volendo fare chiarezza sul mostro che ha sconvolto il paese, Tobia torna per fare i conti con i tormenti passati e ritrovare i sogni e la spensieratezza di bambino che l'hanno sempre portato a sognare di volare in alto. E più che la risoluzione del giallo è proprio questo il fulcro del libro di Fovanna: ritrovare sé stessi e fare pace con gli scheletri nell'armadio, per poter spiccare il volo verso il futuro senza sentire l'impulso di voltarsi indietro.

"L'arte sconosciuta del volo" è un libro inaspettato e dal contenuto imprevedibile, che mi ha tenuto sul filo del rasoio facendomi riflettere sull'importanza dei ricordi.


Review Party: Recensione di "Al di là della nebbia" di Francesco Cheynet e Lucio Schina



Il filo invisibile del destino sta per legale indissolubilmente la vita di tre gentlemen inglesi. Il tutto a partire da una lettera, il cui mittente invita Edward Jenkins, Angus Cullen e Victor Cooper a partire dalla stazione di Skegness, in direzione di Fault City. Come ognuno non sa nulla del paese di destinazione, così tutti si conoscono solo a bordo del treno e si domandano chi sia colui che li ha convocati e per quale preciso incarico.

Mai come in questo caso l'espressione "l'importante è il viaggio e non la meta" è più calzante. Quanto può essere sospetto un treno completamente vuoto, che viaggia spedito verso una città che nessuno ha mai sentito nominare e che, mentre le ore passano, fa capitare fatti sempre più inspiegabili ai tre uomini, che iniziano a dubitare della propria mente e delle proprie percezioni?

Eppure, qualcosa di tangibile c'è: tutti hanno qualcosa da nascondere, nelle pieghe del loro passato. Ma quel qualcosa rischia di riemergere inevitabilmente, portando a delle conseguenze che non potevano proprio prevedere.

L'Inghilterra vittoriana di fine 1800 fa da sfondo a una vicenda oscura e inquietante, che si svolge con sempre più terrore di fronte agli occhi del lettore. La lettura è molto scorrevole e interessante, tanto da farmi giungere alla fine in meno di un paio d'ore dall'inizio. Ho trovato affascinante il fatto che l'intera opera si svolga nell'arco di una notte, ma che per questo non risulta troppo prolissa giusto per allungare il brodo.

Francesco Cheynet e Lucio Schina hanno avuto l'accortezza di lasciare l'intera storia nelle mani di chi legge, fornendo solo gli elementi essenziali per proseguire senza intoppi nella lettura, evitando di appesantirla con descrizioni superflue. Perché è questo che capita proprio ai tre protagonisti: non hanno nemmeno il tempo di capire cosa succede che ormai si trovano invischiati in qualcosa da cui non possono sfuggire: tornare indietro non è contemplato. Si sentono osservati ma soprattutto giudicati per qualcosa che soltanto loro dovrebbero sapere e il pensiero che qualcosa di inappropriato possa mettere a repentaglio la loro reputazione potrebbe farli impazzire.

"Al di là della nebbia" è una storia dall'inevitabile epilogo, che lascia nella mente domande che è giusto che non trovino una risposta. Mi ha ricordato le cosiddette "creepypasta", brevi narrazioni di paura dal risvolto inquietante, scritte con lo scopo di lasciare sul lettore una patina invisibile di terrore e disagio.
Ha dell'incredibile che questa sia l'opera di esordio di due scrittori che hanno fin da subito la padronanza di ciò che vogliono raccontare e di dove vogliono andare a fare finire i propri personaggi.

Una lettura breve e godibile, consigliata da leggere di notte, con solo una piccola luce a illuminare la stanza.



giovedì 19 marzo 2020

Review Party: Recensione di "Agatha Raisin - La psicologa impicciona" di M.C. Beaton



L'agenzia investigativa di Agatha Raisin riapre ufficialmente le porte, tra i disastri di una vita sentimentale alla deriva e il tormento sull'innocenza di una persona chiave nell'ultimo caso risolto. Agatha infatti teme che la signora Simple, madre del killer imprigionato, non sia del tutto estranea ai fatti e il timore che qualcos'altro di brutto possa accadere le ingigantisce il seme del dubbio che con prepotenza si impone nei suoi pensieri.

A questo si aggiungono le malelingue messe in giro da Jill Davent, nuova psicologa del paese che ha in cura Gwen, per aiutarla a superare il trauma del figlio arrestato. Jill, infatti, sembra sapere molto del passato di Agatha e usa questo come arma per screditarla e avvicinarsi sempre più alla vecchia frequentazione della donna, James Lacey.

Non vedendo di buon occhio il nuovo acquisto di Carsley, la detective inizia a indagare a sua volta sul passato della signora Davent; ma quando questa viene trovata morta, dovrà fare di tutto per scagionare sé stessa e trovare il vero colpevole.

Punto di forza del libro, e di tutta la serie di libri scritta dalla compianta M.C. Beaton, è sicuramente lei: Agatha Raisin. Un mix tra Jessica Fletcher e Jane Fonda nel ruolo di Grace Hanson, mi sono imbattuta in una donna tutta d'un pezzo che si trova inevitabilmente a fare i conti con il suo aspetto umano e le emozioni, che sul campo lavorativo deve per forza di cose mettere in disparte. Ho adorato al contempo l'impulsività che la spinge ad agire anche nei momenti in cui sarebbe più appropriata la discrezione, per non dire il silenzio totale. 

Questo è dato anche dalla mancanza di professionalità in quello che fa, proprio perché, ed è giusto ricordarlo, Agatha s'improvvisa in quello che fa, senza avere comprovata esperienza nel campo dell'investigazione. Questo non è affatto un elemento negativo, anzi, è ciò che l'avvicina di più al lettore medio, che riesce con maggiore presa a immedesimarsi in lei e a fingersi attraverso i suoi pensieri un assistente detective al sostegno della donna. Lo stile di scrittura dell'autrice è semplice, molto scorrevole e soprattutto sorprendentemente frizzante, che nonostante la tensione della storia riesce a intrattenere con spensieratezza e divertimento.

La serie di gialli legata a questo personaggio è formata ormai da ben 26 volumi, che però possono essere letti tranquillamente in maniera indipendente. Pertanto è interessante conoscere la Raisin sia in media res, scoprendo tasselli del suo passato in corso d'opera, sia nella cronologia giusta dei fatti.






lunedì 16 marzo 2020

Recensione: "Noi e Null'altro" di Luisa Distefano



Grazie alla concessione di Luisa, collega blogger del sito "I sussurri delle muse", ho potuto avere la possibilità di leggere il suo libro di poesie, "Noi e Null'altro".

Ci troviamo di fronte a un'opera molto particolare e intima: penso spesso, ogni qualvolta mi ritrovo a leggere una raccolta di questo tipo, che serva al lettore per conoscere maggiormente uno scrittore. Questo perché ritengo sia più complesso scrivere una poesia, con la sua metrica, il ritmo, il messaggio da trasmettere, rispetto a un libro di narrativa.

Luisa Distefano qui si mette a nudo esponendo su carta i propri pensieri sulla tematica dell'amore.
Questo serve, come sottolinea giustamente nell'introduzione, a far soffermare le persone sulla personale emotività, che sempre di più viene trascurata a causa della frenesia delle giornate e degli impegni quotidiani. 

Non c'è giudizio che possa tenere di fronte alla forza di una dichiarazione d'amore, che qui è palpabile in ogni parola e pagina. Si prova quasi imbarazzo nell'entrare così nel profondo nei pensieri di qualcuno, fino a quando non si pensa che quelle stesse considerazioni possono essere le nostre, di chi legge, che pensa alle sue emozioni e le specchia nelle parole scritte.

Con "Noi e Null'altro" l'autrice vuole ricordare che anche se i problemi della vita sono grandi e spesso insormontabili, quando c'è amore in ogni giorno tutto può sembrare più facile e leggero.

So che quest'opera è la terza di un progetto più lungo, basato sul suo libro "Anime Gemelle: Marcus e Jules" e poi declinato in due raccolte di poesie. Posso assicurare che "Noi e Null'altro" può essere apprezzata anche come opera a sé stante, senza per forza leggere prima le due precedenti.



venerdì 13 marzo 2020

Review Party: Recensione di "L'enigma siberiano" di Martin Cruz Smith



L'investigatore russo dalle doti leggendarie, Arkady Renko, si è sempre fatto guidare dal suo intuito senza mai cadere in fallo. Per questo, quando la giornalista Tatiana Petrovna, con cui ha occasionalmente degli incontri passionali, scompare misteriosamente, non riesce a dare come giustificazione che sia cosa normale per il suo lavoro. Così, dopo più di un mese, la preoccupazione lo spinge a partire per svolgere le sue personali indagini, che lo condurranno al caso su cui la donna sta lavorando: quello legato al politico Mikhail Kuznetsov, minaccia più grande per il governo Putin. Sospettando dei nemici che cercheranno di fermarla e tapparle la bocca, il viaggio di Renko si trasforma in una pericolosa lotta contro il tempo, nell'incontaminata e misteriosa Siberia.

Le storie legate ad Arkady Renko sono note e molto apprezzate. Mea culpa, questo è il primo libro di Martin Cruz Smith che leggo, ma non ho potuto fare a meno di innamorarmi del suo stile e del suo magnetico personaggio. "L'enigma siberiano" è un thriller avvincente, che può essere seguito (ve lo posso assicurare) anche senza aver letto i libri precedenti. Questo è il lato positivo di certe storie, che anche se molto lunghe di fatto sono suddivise in episodi che hanno un proprio inizio e una fine a sé stante.

In quest'opera il lettore si trova a esplorare le gelide terre siberiane, composte dalla natura rigogliosa che ingloba a sé animali selvaggi, che camminano tra gli arbusti o nuotano nelle profondità dei laghi. Un luogo così diverso da quelli che siamo abituati a vedere da risultare affascinante nonostante gli oggettivi pericoli in cui ci si può imbattere. Pericoli che ci ritroviamo semplicemente a visualizzare attraverso gli occhi di Renko, che con ingegno e intelligenza affronta gli ostacoli verso la salvezza di Tatiana.

L'autore è un abile orchestratore che riesce fin da subito a rendere la tensione palpabile. Le informazioni vengono centellinate di capitolo in capitolo, rendendo il ritmo serrato e la curiosità del lettore sempre più crescente. Sono davvero felice di aver conosciuto questo talentuoso scrittore, che ha saputo soddisfarmi e conquistarmi. Seguirò ancora le avventure di Renko, ovunque il destino deciderà di condurlo.



giovedì 12 marzo 2020

Review Party: Recensione di "La Foresteria delle tre sorelle" di Andrea Biscaro



Passato dalla gloria a una vita sedentaria e tranquilla, il talentuoso scrittore Antonio Brando vive degli apprezzamenti di tutte le sue opere, ma senza riuscire davvero a trovare nuova linfa ispiratrice per altrettante nuove storie. La svolta avviene quando la sua agente, Valentina, lo contatta per affidargli un lavoro commissionato da un importante editore: scrivere libri di viaggio. Antonio non è molto ferrato sul genere, ma convinto dall'insistente donna, parte alla scoperta della Maremma. Qui si stanzia a Pitigliano, vecchio paesino toscano, presso un albergo denominato "La Foresteria delle tre sorelle".
Ben presto l'uomo si troverà ad avere a che fare con le stranezze più disparate e inaspettate, nel tentativo di dare a ogni cosa una spiegazione e portare a termine il libro tanto voluto.

La parola chiave per descrivere questo libro è: mistero. Una nebbia fitta avvolge la vicenda di Antonio fin dalla prima pagina e il lettore vive con lui ogni istante ed emozione. Lo scrittore dovrebbe trovarsi a proprio agio con il mistero, perché lui stesso ha realizzato un'intera carriera su questo. Eppure, un conto è immaginare che avvenga qualcosa, un altro è assistere a fatti del tutto inspiegabili. Quello che potrebbe sembrare un semplice viaggio di istruzione e ricerca si trasforma ben presto in una corsa verso l'ignoto. Pitigliano si trasforma in un perfetto palcoscenico volto a mostrare a chi guarda l'inspiegabile. Il protagonista entra in contatto con personaggi bizzarri; tra chi lo osanna e lo conosce c'è anche chi si comporta bruscamente o addirittura chi gli consiglia caldamente di lasciare la Foresteria e il paese tutto. Il clima si raffredda all'istante e la paura osserva vigile dietro ogni pagina, pronta a balzare fuori.

La narrazione è essenziale e disorientante: le descrizioni, sia dei luoghi che dei personaggi, sono ridotte al minimo, lasciando tutto il lavoro all'immaginazione di chi si appresta alla lettura. Le frasi sono corte, schematiche ma vanno dritto al punto. Non si capisce subito dove l'autore voglia andare a parare, ma quando ci si rende conto della cosa si è ormai troppo coinvolti e non si può fare altro che proseguire, seguendo i passi del suo protagonista. Solitamente tendo a preferire una narrazione molto più dettagliata ed emotivamente coinvolgente, ma uno stile così freddo e distaccato penso sia adatto a una situazione già deviata in partenza. La confusione di Antonio è la nostra stessa confusione e le risposte si possono trovare solo alla fine del lungo viaggio.

"La Foresteria delle tre sorelle" è un'opera che scorre velocemente in poche ore e ingloba lentamente a sé chi ne sfoglia le pagine: senza che ve ne rendiate conto, rimarrete imprigionati tra i misteri inquietanti nascosti nelle strade buie, in una semplice stanza, o negli occhi di chi calorosamente vi darà il benvenuto.




Review Party: Recensione di "Il figlio dell'italiano" di Rafel Nadal



Nel piccolo paese catalano di Caldes de Malavella vive il giovane Mateu della Mina, colui che viene da tutti soprannominato "Il figlio dell'italiano". Si dice, infatti, che lui sia figlio di un soldato sopravvissuto a un bombardamento nel '43 su Roma, uno dei pochi fortunati scampati alla violenza nazista.

Diversi anni dopo e ormai adulto, Mateu decide di intraprendere il viaggio che lo porterà non solo alla scoperta delle sue origini ma anche a contatto con altre famiglie di sopravvissuti, rimasti in vita grazie alla bontà di coloro che hanno avuto il coraggio di dare loro un rifugio.

Con uno stile semplice e scorrevole, Nadal ha creato un'opera letteraria che rende giustizia a uno scorcio dei protagonisti della storia rimasti sempre nell'ombra, perché non hanno compiuto gesta eroiche tanto da diventare memorabili e simboliche. Eppure, se non fosse stato per l'eroismo delle persone che hanno agito nel bene piuttosto che voltare la testa dall'altra parte, probabilmente la guerra avrebbe mietuto molte più vittime.

Mateu si trova in una condizione di vita che gli sta stretta e che non riesce a comprendere davvero, perché privo del coraggio di chiedere a sua madre prima di morire molte più informazioni in merito al suo passato. Quello che intraprende è un viaggio di formazione che saprà cambiarlo e renderlo più cosciente di chi è, nonostante sia già un adulto e il periodo di crescita sia stato già in teoria affrontato. Riesce in questo attraverso l'interazione con uomini e donne che sanno comprenderlo e che aprono il proprio cuore raccontandosi a vicenda, in un confronto che più che essere fatto di parole è costituito da gesti e silenzi, che valgono molto più di qualsiasi cosa detta e toccano con maggiore forza l'anima.

Ogni storia sa trasmettere emozioni intense al lettore, che si ritrova a soffermarsi su ogni persona e riflettere, fino a immedesimarsi e a provare, in qualche modo, ciò che loro hanno provato realmente sulla propria pelle. 

I riferimenti storici e i richiami tipici all'Italia danno un sentore di casa a chi in questo paese ci vive, sentendo proprio questo libro come un elemento che rende la penisola sì un luogo che ha ferito ferito ed è stato ferito ma anche di cui andare orgogliosi per quel briciolo di umanità disseminato di regione in regione.



martedì 10 marzo 2020

Review Party: Recensione di “Marea Tossica" di Chen Qiufan



Quando nel mondo viene creata l'etichetta "gente dei rifiuti" è segno che qualcosa nell'umanità si è definitivamente sgretolato.

Mimi abita in Cina ed è una ragazza dei rifiuti, viene dai bassifondi e ha sempre vissuto nella più totale povertà, in mezzo alla sporcizia, al tanfo, a persone che vivono per riuscire ad arrivare al giorno dopo. Le Silicon Isle sono l'ultima spiaggia su cui potersi guadagnare da vivere, smaltendo apparecchi elettronici e oggetti tossici, tutto frutto delle potenze economiche più importanti. Tossicità è proprio la parola chiave, perché se da un lato quell'impiego rappresenta la salvezza degli abitanti, dall'altro respirare costantemente quei fumi velenosi li conduce tutti verso una morte dolorosa. Per non parlare del continuo terrore cui si è sottoposti all'idea di una lotta tra gang per il dominio del territorio e di rimanere coinvolti nei frequenti attentati violenti che vengono attuati.

In questa situazione lo status quo è sottile e debole, basta un niente per scatenare una rivolta. Ora, sembra che la guerra decisiva stia per scoppiare e Mimi, nel pieno del conflitto, dovrà decidere se rimanere ancora spettatrice impotente o alzare la testa per cambiare finalmente le cose.

Ogni volta che mi trovo di fronte a un'opera orientale, è come se ne respirassi l'atmosfera prima ancora di cominciare a leggere. Non tanto per la grafica della copertina o per il nome dell'autore (chiaramente di quell'area geografica) quanto invece per la cura dei dettagli e il significato che viene attribuito a ogni elemento. 

"Marea Tossica" sembra quasi un'opera profetica, che giunge qui in Italia in un momento estremamente delicato. La distopia descritta da Chen Qiufan è volta a denunciare il disastro climatico cui andiamo incontro e a segnalare un campanello d'allarme nei confronti di un ambiente che sta sempre di più bruciando.

Ho adorato la prosa dell'autore, che con cura minuziosa e passione estrema per il proprio lavoro riesce a coinvolgere il lettore fin da subito, facendo scorrere davanti ai suoi occhi fatti che si concatenano freneticamente l'uno all'altro. I personaggi descritti sono realistici e caratterizzati alla perfezione, basta davvero poco per immedesimarsi nella protagonista e rendere propria la sua personale causa.

"Marea Tossica" è un romanzo che ho letteralmente amato sia per la trama che per i messaggi che vuole trasmettere. Non posso fare a meno di consigliarla caldamente, soprattutto in questo periodo in cui dovremmo tutti ricordarci di essere un po' più umani.



Review Party: Recensione di “L’arte de Il Trono di Spade” di Deborah Riley e Jody Revenson



È passato quasi un anno dalla fine di una delle serie tv più seguite della storia. Sto parlando ovviamente de "Il Trono di Spade", trasposizione della saga "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" del celebre scrittore George R.R. Martin. Dal 2011, questa serie fantasy ha conquistato milioni di spettatori e dividendo le masse tra coloro che la adorano e coloro che la evitano a tutti i costi.

Sono affezionata fin da bambina alla saga di Martin e sono riuscita ad apprezzare diverse cose riportate da coloro che hanno lavorato sulla serie tv, che ritengo sia un buon prodotto seppur con diverse pecche, soprattutto sul finale, a cui spero che un giorno l'autore possa porre rimedio.

Nonostante il tempo passi, Il Trono di Spade non smette di far parlare di sé, attraverso notizie di nuove storie in arrivo, gadget che non smettono di essere messi in vendita e scoop legati al cast di attori. Quest'oggi ci troviamo di fronte ad un capolavoro su carta per intenditori, ovvero l'arte racchiusa dietro la lavorazione della serie dal 2011 fino a ora. Sono una fan accanita dei retroscena di un'opera, spesso mi perdo tra i video che riprendono bloopers o vlog sui set e trovo che sia meraviglioso poter vedere il lavoro di una produzione al di là del girato ufficiale.

Il mastodontico volume a cura di Deborah Riley e Jody Revenson porta alla luce disegni preparatori, bozze artistiche, piante strutturali, qualsiasi cosa vi possa venire in mente è racchiuso qui dentro. Ho trovato affascinante ogni pagina scorsa, perché è la prova di quanto lavoro ci sia stato per la realizzazione della serie, quante persone siano state coinvolte e di quante dobbiamo avere rispetto e riconoscenza per la dedizione e la cura nello stile grafico e architettonico che hanno reso giustizia a ciò che Martin ha immaginato tanti anni fa.

Il libro è di fatto un viaggio attraverso i ricordi, che passano cronologicamente da una stagione all'altra, riportando alla mente gli episodi più incisivi e memorabili creati.

Come dicevo prima, è un libro per intenditori e appassionati, un vero e proprio volumone da collezione che fa sicuramente la sua bella figura nella libreria, accanto a tutti i libri usciti fino ad adesso.

L'attesa per il vero finale della saga sembra ancora essere molto lunga, ma è bello intrattenersi con opere come questa, che allietano gli occhi e il cuore grazie al talento innegabile di un'intera squadra di lavoratori.



Blog Tour: Recensione di "Un inutile delitto" di Jill Dawson



Piena di speranza ed esperienza, Mandy River si affaccia alla sua nuova vita a Belgravia, lavorando come tata per la famiglia Morven. Qui si trova ad avere a che fare non solo con i bambini ma con situazioni sempre più inquietanti, violente e brutali, che non le lasceranno scampo se non attraverso la voce dell'amica Rosemary, che da lontano raccoglie ogni informazione.

Ambientato negli anni 70, Jill Dawson tesse un thriller ansiogeno e doloroso, che fa da tributo a fatti di cronaca realmente accaduti: l'omicidio di Sandra Rivett e la conseguente scomparsa dalla circolazione di Lord Lucan. È uno dei crimini più efferati della storia londinese a cui purtroppo non si è mai potuta dare una vera spiegazione, complice non solo la fuga del presunto responsabile, ma anche le condizioni sociali di un tempo, che vedevano un ceto alto coinvolto in una situazione scandalosa e perciò da affossare il più velocemente possibile.

L'autrice riesce a dare voce a delle donne che alto locate non lo erano affatto, ma che comunque avevano una propria identità e meritavano molto più rispetto e dignità. La storia di Mandy è parallela a quella di Sandra e attraverso il suo punto di vista non si può rimanere indifferenti di fronte ai fatti accaduti. 

"Un inutile delitto" è una reinterpretazione interessante di una tragedia avvenuta realmente e riesce ad intrattenere lo spettatore grazie allo stile di scrittura scorrevole dell'autrice e all'atmosfera volutamente soffocante che permea l'intera vicenda. 

È un romanzo consigliato non solo per il genere, che non deluderà gli appassionati, ma per l'intento di denuncia da cui ha origine. 

lunedì 9 marzo 2020

Review Party: Recensione di “La nostra Londra” di Simonetta Agnello Hornby e George Hornby



Sono passati più di trent'anni da quando la pluri acclamata scrittrice Simonetta Hornby si è trasferita dalla sua amata Palermo fino a Londra. In lei ha avuto origine ed è cresciuto un amore spropositato per una città così diversa dalle sue abitudini, tanto da diffonderlo attraverso i suoi scritti in un modo così naturale quanto emotivamente potente.

La Hornby sostiene che per godersi Londra basta una mente aperta e curiosa. Attraverso i suoi occhi ho potuto ammirare e innamorarmi di una città che spero un giorno di poter visitare davvero e tutto questo è stato possibile attraverso l'abilità strabiliante della scrittrice di farti entrare nei suoi ricordi e descriverli in un modo tanto nitido da lasciarti credere di essere di fronte a un panorama di meraviglie e luoghi misteriosi, pieni di un fascino unico e tanto preziosi per colei che sta narrando. 

Il romanzo "La nostra Londra", che ricorda la precedente opera "La mia Londra", si arricchisce con il punto di vista del figlio di Simonetta, George, offrendo un nuovo punto di vista frizzante, giovane e innovativo. Nel complesso ho percepito per tutto il tempo un'atmosfera calda e amorevole, che sa di casa e famiglia e cancella le paure normali di chi deve spostarsi da un paese all'altro e adattarsi alla cultura ricreando le proprie personali abitudini. Se la madre da quel tocco di nostalgia dei tempi andati al suo racconto, George assume un tono spensierato, più diretto e meno riflessivo, dando dinamicità alla sua città, che passa in un attimo ad un ritmo frenetico e intenso, tipico di chi ha sempre vissuto in quell'ambiente ed è quella la normalità.

"La nostra Londra" è un libro ricco di particolari e aneddoti interessanti, una guida alla città attraverso i sentimenti di coloro che la vivono e hanno deciso di raccontarsi. La lettura scorre intrattenendo, il modo per godersela il più possibile è assaporandola con calma e lentezza, prendendosi tutto il tempo per soffermarsi su ogni dettaglio, leggendo un capitolo per poi fermarsi e fare altro, riprendere la lettura e ricominciare ancora con la magia della vita londinese.

Non solo consiglio la lettura di questo singolo libro, ma anche lo studio delle opere di Simonetta Agnello Hornby, che continua a conquistare consensi attraverso il suo graffiante stile, che lascia il segno nel cuore, facendo riflettere il lettore a lungo su ciò che lei si è soffermata a raccontare.




Review Party: Recensione di “Aurora Rising” di Amie Kaufman e Jay Kristoff



Tyler Jones è noto per essere il miglior cadetto di tutta l'Accademia Aurora. Quindi è suo il privilegio di poter scegliere per primo coloro che comporranno la sua squadra di piloti. Ma una circostanza imprevista scombina tutti i suoi piani ed è così costretto a reclutare con sé le ultime ruote del carro. Insieme al ragazzo e a sua sorella Scarlett, faranno capolino una serie di squinternati con cui intraprendere la prima missione in assoluto. A bordo con loro, la causa della sua sventura iniziale: Aurora, una misteriosa ragazza che Tyler ha risvegliato dopo 200 anni di sonno.

Ho atteso a lungo che la coppia Kaufman-Kristoff tornasse ad allietarmi con una nuova storia. Ho amato alla follia la trilogia di Illuminae e quindi non ho potuto tirarmi indietro quando si è trattato di leggere Aurora Rising. Per quanto ci si trovi di fronte a due storie con tematiche simili, l'approccio degli autori è completamente e sorprendentemente diverso. Aurora Rising mi ha colpito per il divertimento e le risate che hanno caratterizzato il tempo che vi ho dedicato: la squadra messa in piedi da Tyler mi ha piacevolmente ricordato un party di Dungeons&Dragons che viaggia tra le stelle in un modo goffo che rende il tutto verosimile. Ci troviamo di fronte a dei principianti che non hanno mai visto una situazione reale al di fuori dell'Accademia ed è lodevole l'impegno che vogliono impiegare nonostante l'inesperienza. Ho adorato l'evoluzione dei rapporti tra i vari personaggi e la caratterizzazione di ognuno, mai uguale a un altro. Per me è stato impossibile non affezionarmi a Cat, Zila, Finian e tutti gli altri, mi sono sentita all'interno di una grande famiglia che ha saputo accettarmi e mettermi a mio agio.

Ancora una volta questi due magnifici scrittori hanno saputo conquistarmi attraverso una storia tanto attesa ed emozionandomi in modo inaspettato. Non vedo l'ora del prossimo libro, di loro non riesco proprio a farne a meno.




Blog Tour: “Un inutile delitto” di Jill Dawson - Booktrailer del romanzo


Siamo giunti alla conclusione di questo Blog Tour, volto a presentarvi un romanzo potente, nella speranza che anziché spaventarvi possa incuriosirvi. Questo perché "Un inutile delitto” di Jill Dawson racconta fatti molto crudi e soprattutto ispirati alla realtà, che possono intimorire, soprattutto un lettore che vede nella lettura un modo per evadere dal quotidiano. Eppure, sono assolutamente convinta che le opere aventi come oggetto tragedie che hanno scosso la società siano un qualcosa di necessario, perché lasciano impresso nella memoria storica del mondo ciò che è di vitale importanza continuare a ricordare e a tramandare. Anche se con un impatto diverso e minore rispetto a molti altri drammi, Jill Dawson tratta con estrema precisione la storia di una donna come tante altre che ha dovuto fare i conti con le circostanze e le persone sbagliate.

Ecco di seguito il trailer confezionato dalla Carbonio Editore per presentare il nuovo libro del loro catalogo.




Con un'analisi dei fatti riportati dalla cronaca londinese del tempo, il lettore viene catapultato, attraverso il video, esattamente in quegli stessi anni in cui tutto è accaduto. Il contesto storico è importante e trovo che la scelta della casa editrice di inquadrarlo fin dal primo secondo sia stata ottima. Una vicenda diventa il riflesso perfetto di un'altra, quella di Mandy: la distanza le separa, ma le dinamiche le accomunano in un esito segnato in partenza.

"Un inutile delitto" è una storia di donne alle prese con la sofferenza e l'impotenza di fronte alle ingiustizie perpetrate da chi ha dalla propria il polso della situazione e le possibilità di piegare al proprio volere o stato delle cose, nascondendo, nell’ombra di una stanza chiusa a chiave, i dettagli più scomodi.

Questo e molto altro lo scoprirete domani, 10 Marzo, attraverso le recensioni scritte da altre blogger, che come me hanno avuto la possibilità di addentrarsi in questo romanzo e farlo proprio, per esternare le personali emozioni e metterle in discussione con chi vorrà scoprire Jill Dawson e le sue atmosfere tanto inquietanti da fare male.


giovedì 5 marzo 2020

Review Tour: Recensione di “Non dobbiamo stare vicini” di Ester Bradamante



New York ha da sempre la fama di essere una sorta di terra della speranza, in cui chiunque vi approdi può davvero realizzare i propri sogni. 
Sara è spinta dal desiderio non solo di completare gli studi ma anche di trovare un lavoro e vede nell'America il luogo perfetto. Qui è legata dall'amicizia con Juls, ragazza con cui divide l'appartamento.
Sarà lei il punto focale dell'incontro imprevisto quanto segnato dal destino con Luke, collega di Juls e dall'animo tutt'altro che sognatore. Pratico, sicuro di sé, indifferente ai veri sentimenti e alle nuove conoscenze.
Opposti, certo, ma qualcosa farà avvicinare Luke e Sara sempre più, mettendo in discussione tutto quello che hanno sempre pensato fino ad ora.

Questa è la prima volta che m'imbatto in una storia di Ester Bradamante e capita a cavallo di letture sia impegnative che appassionanti anche per la loro leggerezza. Mi ci voleva un bel romance per staccare e mi sono trovata di fronte a un libro che ha saputo stuzzicare il mio interesse e distrarmi dai problemi. "Non dobbiamo stare vicini" è una lettura che scorre piacevolmente in poche ore e lascia addosso tante emozioni positive. Anche se è l'amore a essere il punto focale, ho apprezzato tanto anche lo spazio dedicato all'amicizia, in particolare ovviamente al rapporto tra Juls e Sara. La coppia amorosa può ricordare un tipo di legame standard, tipico di molte storie del genere, ma in questo caso non l'ho trovato negativo, perché il libro è giunto a me nel momento più adatto e ogni elemento ha saputo intrattenermi tanto da farmi arrivare all'epilogo. Per questo posso consigliarvi questo libro: per i momenti in cui siete alla ricerca di una trama leggera, che sappia non solo distrarvi ma anche appassionarvi ai pensieri e ai sentimenti dei personaggi che trovate su carta.



mercoledì 4 marzo 2020

Review Party: Recensione di "Loki. Il giovane dio dell'inganno" di Mackenzie Lee



Loki è un giovane principe, a contatto con la Corte di Odino, Padre degli Dei, vive le sue giornate nello sfarzo e nella bellezza, all'interno di una famiglia che sembra volerlo amare. Eppure, non gli sfuggono gli sguardi d'odio lanciati verso di lui e, crescendo, la competizione con il fratellastro Thor si fa sempre più pungente. Sue caratteristiche non sono la forza fisica e il desiderio di dominio, ma l'intelligenza e l'arte della magia, che lo portano sempre più a scavare e a mettere in discussione tutto, alla ricerca della verità. L'incontro con Amora, un'apprendista maga, fa scattare in lui qualcosa che lo fa sentire finalmente davvero accettato. 

Dopo un evento catastrofico che li ha separati, nuove tracce della magia si fanno strada su Midgar e il giovane non può fare a meno di sentirsi richiamato. Spedito da Odino a indagare, Loki si avventurerà nella Londra del diciannovesimo secolo, alla ricerca non solo di un rimedio al problema ma anche verso la conoscenza di un nuovo sé e dei suoi oscuri poteri.

Quello presentato oggi è un libro la cui attesa si è fatta sentire per parecchi mesi; quando finalmente ho potuto cominciarne la lettura mi sono immersa completamente nell'ambientazione e tra i personaggi, uscendone davvero molto soddisfatta. Il libro di Mackenzie Lee presenta una storia leggera, godibile e appassionante, che mescola elementi della mitologia norrena alla trasposizione degli stessi all'interno dell'universo fumettistico della Marvel, che li ha riadattati a piacimento per creare le proprie storie nel corso degli anni. Loki è un personaggio complesso e la cui psicologia permette molti spunti di interpretazione delle sue azioni. Abbiamo risentimento, odio, delusione, inganno. Ma anche sete di conoscenza, interesse per gli scritti e la cultura, la ricerca di ciò che è giusto. Da sempre le sue storie mi hanno appassionato e trasmesso timore al tempo stesso, ma la curiosità non mi ha mai abbandonato. Nel complesso la storia mi ha ricordato degli anni in cui leggevo più spesso fan fiction e reinterpretazioni di personaggi celebri, di quante storie su Loki abbia letto e di quante ne abbia non solo apprezzate ma scritte io stessa. Il dio degli inganni creato da Mackenzie è caratterizzato con gli aspetti che maggiormente preferisco e la sua storia scorre velocemente fino all'epilogo. Non ha deluso le aspettative e mi ha fatto finalmente conoscere una scrittrice di cui sento tanto parlare e di cui sicuramente vorrò leggere altro.

martedì 3 marzo 2020

Review Party: Recensione di "Shadowhunters: La Catena d'Oro" di Cassandra Clare



Cordelia Carstairs conosce da sempre il mondo degli Shadowhunters e dei Nascosti. Complice il suo sangue e le sue origini, ha sempre cercato di essere una combattente, una donna libera e determinata nel portare avanti le sue convinzioni, nonostante la cultura del suo tempo la voglia accasata e obbediente al marito. Ma quando lo scandalo cade su suo padre, insieme al fratello Alastairs viaggia verso Londra, per allontanarsi temporaneamente dal pandemonio che ha colpito la famiglia. Qui ritrova gli amici d'infanzia James e Lucie Herondale, che le mostrano le meraviglie della vita diurna e notturna.
Disgraziatamente, un'orda di demoni colpisce la città, portando con sé un veleno tanto potente da abbattere gli stessi Cacciatori. Così, poteri tanto oscuri quanto misteriosi riemergono per determinare le sorti di una battaglia drammatica già in partenza.

Ormai sono molti anni che la Clare mi fa compagnia nella mia vita da lettrice e sono sempre più convinta di non poter fare a meno delle sue storie. Creare un mondo vasto, dettagliato e originale come il suo, mantenerlo nel corso del tempo senza fermarsi, è un impegno che penso costi sempre fatica, nonostante la passione. Cassie ci riesce, a volte con qualche intoppo, altre volte con risultati splendidi. Con "La Catena d'Oro", in uscita oggi a livello mondiale, la scrittrice torna letteralmente alle origini: non solo perché la storia fa da seguito alla trilogia vittoria The Infernal Devices (ai tempi chiamata proprio "Le Origini), ma anche per l'atmosfera che si respira grazie a uno stile che sa di famiglia e mette a proprio agio. Chi mi conosce sa quanto abbia amato le vicende di Will, Jem e Tessa, e sapere che la nuova trilogia prende avvio dal loro epilogo mi fa tremare il cuore di emozione, riportandomi alla me stessa di un tempo, che passava le notti a leggere perché proprio non ce la faceva a smettere. Questo nuovo libro mi ha data sensazioni simili, piacevoli da provare soprattutto per la maturità raggiunta sia come persona che come lettrice. Immergermi di nuovo nella mia amata Londra degli Shadowhunters mi ha mostrato la rinnovata bellezza che la saga intera può ancora mostrare: personaggi conosciuti si mostrano al lettore come cari amici, che spingono i nuovi a mostrarsi con le loro sfaccettature e a farsi apprezzare per ognuna di queste. Amicizia e amore, orrori e battaglie, angeli e demoni. Temi che si ripresentano e si rincorrono, ma che ogni volta sanno intrattenere e dare nuovi insegnamenti.

Approvo senza ombra di dubbio l'esordio della trilogia The Last Hour e attendo con impazienza che il seguito venga pubblicato.



Blog Tour: "Un inutile delitto" di Jill Dawson - Presentazione



«Jill Dawson è la persona giusta per riprendere in mano una storia che è stata involgarita e distorta dal clamore, dalla misoginia e dai pregiudizi di classe, restituendo dignità alla breve vita di Sandra Rivett.» E' con questa citazione di The Guardian, che iniziamo la presentazione di questo blogtour che vi permetterà di scoprire il nuovo romanzo di Jill Dawson Un inutile delitto, pubblicato da Carbonio Editore. 

L'autrice sarà in Italia a Roma, presso la libreria Tuba - promotrice di InQuiete Festival - mercoledì 11 Marzo 

Jill Dawson si ispira a un eclatante cold case del 1974, uno dei più grandi misteri criminali mai accaduti nella storia del Regno Unito contemporaneo che ebbe un’enorme risonanza anche oltremanica: l’omicidio di una giovane tata – Sandra Rivett (alla quale il romanzo è dedicato) – da parte del marito della sua datrice di lavoro, Richard John Bringham, VII conte di Lucan.

Questi, dominato da un risentimento incontenibile verso l’ex moglie, intendeva liberarsene a qualunque costo ma, confuso dal buio, uccise per errore la bambinaia di casa. Un delitto aberrante, i cui risvolti furono emblematici del radicato divario tra ceti che caratterizza da sempre la società inglese.

Lo stesso giorno dell’omicidio, si persero infatti le tracce di Lucan che non venne mai arrestato, favorito da un’omertà di classe massiccia e inscalfibile.

Tutto venne ridotto a «una storia di aristocrazia e glamour, di ricchezza e gioco d’azzardo, una storia che parlava della fine della nobiltà – e che riguardava solo quella gente e il loro mondo». E Sandra? 

Jill Dawson raccoglie i pezzi di un sopruso durato quarantacinque anni, li incolla e li mette in ordine, poiché la letteratura può servire anche a questo, a rendere finalmente giustizia laddove non è stato nella realtà sollecitando memoria e cura per la verità. 

Il blogtour, come piccoli pezzi di un puzzle, si incastra piano piano tra le pagine di Un inutile delitto omaggiando allo stesso modo dell'autrice, Sandra vittima innocente di una bestia chiamata uomo. 

All'interno troverete la biografia dell'autrice sul blog The readings love. 

Il contesto storico degli anni '70 su Babbling babook. 

Su Il mondo di sopra troverete un omaggio alla figura del ruolo della bambinaia inglese e l'intervista all'autrice. 

Su Cronache di lettrici Accanite sarà possibile trovare un approfondimento sul fatto di cronaca, mentre The Mad Otter vi parlerà del romanzo facendovi visualizzare il book trailer creato dalla casa editrice stessa.

Ogni blog vi darà la possibilità di scoprire il romanzo nella sua interezza con un approfondimento sia a livello emotivo, sia a livello di analisi di quello che è il libro stesso.


lunedì 2 marzo 2020

Blog Tour: "Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo - Un viaggio tra i ricordi




Eccoci giunti alla conclusione del Blog Tour dedicato a una delle opere più note di Victor Hugo. Abbiamo potuto esplorare la nuova e bellissima edizione della collana Oscar Draghi, conoscere i personaggi, ammirarne l'arte e tanto altro. Come degna conclusione, vi riporto di seguito i racconti di coloro che hanno deciso di aprirsi a me e parlarmi della loro esperienza a contatto con la cattedrale. Un bel tributo alla bellezza che un edificio tanto iconico sa trasmettere al di là del tempo e per ricordarne la grandezza anche dopo quel fatidico incendio che ha messo in ginocchio tutti, incapaci di fronte alle fiamme divampate.

Io sfortunatamente non ho ancora avuto la possibilità di ammirare Notre-Dame dal vivo, ma non potrò mai ringraziare abbastanza le persone che me l'hanno mostrata attraverso i loro occhi.


Agosto 1991 o giù di lì.
Era la nostra seconda estate in vacanza in Francia. L’anno precedente, mia madre ci aveva trascinati tutti a visitare i castelli della Valle della Loira (e, lo ammetto, nella mia testa, a distanza di trent’anni, si sono fusi in un unico, enorme castello gigante). Quell’anno eravamo in campeggio poco fuori Parigi e mi ricordo un caldo pazzesco, chilometri di strade e musei ed enormi panini fatti con mezze baguette vendute agli angoli delle strade.
Della mia prima volta a Notre-Dame ho ricordi vividissimi ma a sprazzi, come se fosse un filmino interrotto... Mi ricordo la Messa celebrata in francese, inglese e forse spagnolo, quindi una Messa lunghissima. Ricordo che la panca su cui ero seduta era scomoda, soprattutto perché ero una bambina iperattiva e curiosa. Era impossibile per me seguire quello che i vari preti che si avvicendavano sull’altare stavano dicendo e la mia attenzione era catturata dalle meraviglie che avevo intorno. Ricordo distintamente i raggi di luce che entravano dalle finestre colorate dentro i quali si muoveva pigra la polvere.
Ricordo che facevo domande a mia madre perché aveva la guida della città nella borsa, ma che non poteva rispondere perché la Messa era in corso.
Dopo quella mattina interminabile sono tornata altre sue volte a Notre-Dame, l’ultima nel 2006, durante un weekend lungo con il mio attuale marito. 
Sono stata poi a Parigi nel 2008 per lavoro, ma non ci sono tornata. Lei però era lì, in attesa, rassicurante con la sua forma inconfondibile.
Quando ha preso fuoco, non lo nascondo, ho pianto. So che rinascerà più bella di prima, so che non è stato perso nulla di inestimabile perché era già stata ricostruita in parte... eppure ho pianto e mi viene ancora il magone se ci penso perché la nuova Notre-Dame non sarà mai più quella dei miei undici anni, non sarà più quella in cui sono entrata tenendo la mano di mio papà, non sarà più quella in cui mia madre si è sentita a disagio perché aveva indossato dei pantaloni corti (nonostante nessuno le avesse detto nulla. Il caldo di agosto lo sentono anche i preti francesi), non sarà più quella delle foto accanto a mia sorella. Sarà una Notre-Dame in parte nuova, pronta a essere celebrata e immortalata in nuovi ricordi, nei quali sono decisamente più vecchia e più disincantata. Chissà, la polvere che nuota nei raggi di luce attirerà ancora la mia attenzione? Forse è il momento di partire di nuovo.

- Sara Marrano






È stato nel Maggio del 2014.
Quando sono arrivata a Notre-Dame, mi sono resa conto di quanta Storia sia passata da questo luogo.
Il retro dell'edificio è meraviglioso, credi che si entri da li, invece poi, all'ingresso, si stagliano le grandi "torri" che la caratterizzano.
All'interno è stretta e altissima, molto semplice, stile gotico, ma ricca di particolari.
I rosoni sono di bellezza rara, mille colori, minuziosi particolari.
Quando esci da Notre-Dame, ti senti a posto con la coscienza. Come dire, "ci sono passati secoli di storia, posso dire di esserci passata pure io".
Quando è scoppiato l'incendio, ho provato impotenza, dolore e rabbia per tutta quell'arte che si stava incendiando sotto i nostri occhi. 
Noi, nel 2019, non siamo stati in grado di prevenire un orrore simile.

- Sarah Ferrante




Avevo 18 anni e non sapevo molte cose. Non che adesso ne sappia molte di più, ma di solito a 18 anni ne sai meno, ecco.
Sapevo solo che ero in gita con la scuola e condividevo la stanza con le mie amiche di sempre.
Non sapevo, ad esempio, che a Parigi non vedono di buon occhio i napoletani. Che gli abbiamo mai fatto a 'sti parigini, non lo so. Tra l'altro, fanno delle crepes così buone che gli si può anche arrivare a perdonare di non avere il bidet.
Di Parigi, sapevo quello che ci avevano insegnato durante l'ora di geografia. Niente dettagli artistici, niente particolari di rilevante interesse.
Della bellissima cattedrale che governa l'Île de la Cité sapevo ben poco. Tutte le informazioni a mia disposizione derivavano da cartoni animati e opere teatrali.
Non ci fecero entrare perché c'era una funzione in corso e quindi ci "arrangiammo" con la corte esterna.
Era esattamente come l'avevo immaginata: imponente ma elegante, antica ma con tanto da dire.
Il cortile antistante la cattedrale era in pieno fermento fra turisti, artisti di strada e gente che passava di lì era quasi un delirio.
E così, mentre restavo incantata dalle statue, dalle raffigurazioni gotiche e da quel rosone che domina l'intera struttura, qualcuno mi sfilò il cellulare dalla tasca del giubbotto. Me ne accorsi solo poi, in metro e piansi fino a diventare disidratata come una prugna secca. Divenne in un attimo la peggior settimana della mia vita, ma la bellezza e l'eleganza e la magnificenza di quella Cattedrale rimarranno tatuate nei miei occhi a vita.

- V.


E se vi foste persi le tappe precedenti, qui sotto trovate il calendario dettagliato.




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