giovedì 26 settembre 2019

Review Party: Recensione di "Il ladro di tatuaggi" di Alison Belsham




« Nessun tatuatore è perfetto. Tutti prima o poi commettono un errore. E Marni Mullins non faceva certo eccezione. Il problema era che un errore, nel caso di un tatuaggio, è permanente.  »

"Il Tatuatore" è stato uno dei thriller migliori letti l'anno scorso. Quest'anno, Alison Belsham ci propone un sequel del tutto inaspettato: "Il ladro di tatuaggi".

Tornano le vicende di Marni e Sullivan, alle prese con un nuovo killer, che fa riaffiorare alla mente ciò che è successo un anno prima. Ora però, Marni è ancora più coinvolta, in quanto il figlio Alex viene accusato di aver ucciso la fidanzata.

Diversi particolari collegabili ai tatuaggi fanno nascere la certezza che qualcosa di oscuro sia tornato ancora una volta a colpire.

Sono davvero felice di poter assaporare ancora una volta le atmosfere inquietanti ben orchestrate dalla scrittrice. "Il ladro di tatuaggi" non è da meno rispetto al suo predecessore, risultando una lettura piacevole e avvincente. Ancora una volta è interessante indagare insieme ai protagonisti, che pur consapevoli di brancolare non perdono la forza per consegnare alla giustizia l'ennesimo criminale. Inoltre, è interessante svelare i significati dei tatuaggi nella storia, come un libro all'interno di un altro libro. Quello dell'inchiostro sulla pelle è un mondo a me tanto sconosciuto quanto affascinante, ma sicuramente come elemento di un thriller confermo di trovarlo davvero azzeccato.

Sono curiosa di scoprire cos'altro avrà in serbo Alison per il futuro. Spero annuncino presto una nuova opera.



mercoledì 25 settembre 2019

Review Party: Recensione di "Ami" di Edoardo Erba



« "Questa è storia" ha detto un signore del bar coi baffi e gli occhiali. E io ho pensato che forse quando c’era la storia, quando arrivava la storia, tutti si volevano più bene. Ma non perché si innamoravano o cose del genere. Era solo perché la storia quando arriva è come un mostro e fa paura.  »

Amina è poco più che una bambina, eppure con i suoi quattordici anni sente già di poter essere un'adulta. Per questo è convinta di sapere tutto della vita, soprattutto dell'amore, da cui viene stravolta. Il ragazzo che le allieta le giornate prende possesso delle sue convinzioni, fino a farle prendere la drastica scelta di abbandonare tutto per seguire lui.

Ma Ami non può ancora sapere che dove l'amore semina, purtroppo la crudeltà brucia. Così, dopo una notte di sentimenti fasulli, la ragazza si ritrova da sola, lontana da casa, in attesa di un figlio. Da qui, comprende davvero il significato di essere adulta e del peso della responsabilità, soprattutto quando c'è un'altra vita a dipendere da lei. Venduta, sfruttata, in continua fuga. In viaggio da un paese all'altro, nella speranza di trovare la pace e poter finalmente restare in un luogo degno di essere definito casa.

Edoardo Erba è al suo esordio letterario, eppure "Ami" trasuda una maturità di scrittura davvero spaventosa. Non è facile digerire molte delle situazioni che la protagonista deve affrontare, spesso fanno male perfino fisicamente, molte altre ancora è l'imbarazzo che fa davvero soffrire. Imbarazzo per vicende che non è così insolito sentire alla televisione, sommerse da commenti negativi che distruggono l'essere umano e lo condannano a una vita di pregiudizi e accuse, prima di arrivare alla morte. "Ami" vuole fare chiarezza sul significato di essere una persona, con scelte giuste e sbagliate alle spalle, che cerca solo un modo per riscattarsi e gridare al mondo che anche lei è viva ed è QUI, esattamente come tutti coloro che fanno finta di non comprenderla.

Il romanzo scorre piacevolmente, imprimendo nel lettore emozioni e riflessioni che rimangono. Sarebbe bello se "Ami" rappresentasse un motivo di dibattito costruttivo, per riscoprire in sé la propria Amina nascosta e spesso dimenticata.

Una lettura consigliata e più che mai necessaria per il tempo in cui viviamo. Prima che diventi storia e quindi passi, prima che sia troppo tardi.




martedì 24 settembre 2019

Review Party: Recensione di "Il re malvagio" di Holly Black



« Devi essere abbastanza forte da colpire e colpire e colpire ancora senza stancarti. La prima lezione è acquisire quella forza. Farà male. Il dolore fortifica. »

Tornano le vicende di Jude Duarte nell'oscuro mondo fatato creato dalla meravigliosa Holly Black.

"Il re malvagio" ha rafforzato l'opinione positiva che già avevo del personaggio di Jude. Liberatasi dalle catene dell'essere una semplice preda, ora afferra saldamente le redini del suo destino diventando padrone e, a sua volta, predatrice. Potere e politica sono elementi che si rincorrono e si scontrano a ogni capitolo, facendo ricadere le conseguenze sulle persone amate. Il desiderio di proteggere la sua famiglia diventa il fulcro del suo potere, che mai come adesso è un tema centrale della trilogia. Un controllo così grande, però, può portare a danneggiare sé stessi: la volontà di proteggere gli altri può forse trasformarti in un essere che brama per sé il potere? Jude si ritroverà faccia a faccia con sfide e prove che metteranno a repentaglio i suoi obiettivi.

Senza contare il rapporto tra lei e Cardan, che sembra sempre più vacillare sotto il peso degli eventi, fino a rompersi, ricomporsi, perdersi e ritrovarsi. Non si può fare a meno di emozionarsi di fronte anche agli altri personaggi, come Madoc, o le sorelle Taryn e Vivian. Gradualmente, ognuno cerca di emergere, sgomitando con egoismo, per mostrare una nuova versione di sé stessi.

L'immaginazione e il talento di Holly Black si mostrano ancora una volta in una sua opera, dalla trama intrigante allo stile scorrevole e coinvolgente. Non si smentisce affatto, e porta avanti il suo mondo oscuro popolato da creature tanto affascinanti quanto crudeli, risucchiando il lettore in un vortice oscuro e terrorizzante da cui si può uscire solo arrivando all'ultima pagina. 

L'attesa per il prossimo libro è, se possibile, ancora più snervante di quanto non sia stata per l'uscita di "Il re malvagio". Ringraziando la Mondadori per aver creduto ancora una volta nella Black, ora si attende con trepidazione l'uscita di "Queen of nothing".







venerdì 20 settembre 2019

Review Party: Recensione di "La bambina del lago" di Loriano e Sabina Macchiavelli



« Un’altra attività occupa il suo tempo: la scrittura. È meno assidua della lettura e si limita alla stesura di appunti che mai riprenderà per ampliarli e dar loro la forma di un romanzo o saggio. Lo sa, eppure non riesce a fare a meno di trasformare in scrittura pensieri, ipotesi, sogni, fantasie e in genere tutto ciò che nasce, si sviluppa, e spesso muore, nella sua mente. »

Questa è la storia di delicati quanto reali avvenimenti. Ha origine, come spesso capita, dalla nascita di un figlio e da una delle decisioni più importanti in merito: scegliere il nome perfetto. Gialdiffa e Astorre amano le favole e ne rimembrano di tanto in tanto i passi. L'illuminazione data da Le mille e una notte, li porta a chiamare la loro piccola in un modo particolarmente curioso: Aladina.

La bambina cresce con la meraviglia del mondo negli occhi. Ma la scomparsa prematura della madre, porta lei e il papà a Paese Nuovo, sugli Appennini. Qui non c'è anima che non abbia conosciuto Gialdiffa, tutti sono così pronti ad accogliere la famiglia distrutta dalla perdita e a rivedere in Aladina qualcosa della donna. Per la bambina non è affatto facile affrontare il dolore e il cambiamento. Si sente inadatta a ogni situazione, fuori luogo in mezzo a persone che non conosce e che pensano di conoscerla. 

Ad andarle in salvo sarà qualcosa di incredibile e inaspettato: la foresta e i suoi abitanti le parlano e la comprendono, come ormai da tempo non sentiva. Leggenda, tradizione, realtà si mischiano in un connubio mistico e a tratti magico verso la ricerca della serenità e del futuro.

In "La bambina del lago" ho trovato una freschezza e spensieratezza che da tempo non vedevo in un libro. Le introduzioni ai capitoli e le descrizioni delle scene mi hanno ricordato in qualche modo la leggerezza e la spontaneità che spesso hanno caratterizzato i racconti di Italo Calvino, che con semplicità veicola dei messaggi molto potenti. Loriano e Sabina fanno esattamente questo: attraverso gli occhi dell'innocenza affrontano tematiche positive e negative che descrivono il ciclo di una vita, arricchendola di esperienze e lezioni che colpiscono il lettore, lasciandolo riflettere a ogni capitolo e così, fino al finale.

Esistono tanti libri che trattano argomenti legati all'infanzia, l'adolescenza e i traumi che possono intaccare la crescita. Sicuramente "La bambina del lago" rappresenta un tassello prezioso e meritevole per parlare di questi temi in un modo originale e piacevole.




giovedì 19 settembre 2019

Review Party: Recensione di "La corte di ali e rovina" di Sarah J. Maas




« Stavo lavorando sul modo in cui la luce solare illuminava le venature delicate di un petalo di rosa, tentando di non pensare che una volta avevo visto la stessa immagine su un paio di ali Illyrian, quando la porta si aprì. Finsi di sembrare concentrata sulla pittura, ingobbendo un po’ le spalle, inclinando la testa. E recitai ancora meglio quando mi voltai lentamente, come se mi sforzassi sul serio di staccarmi dal quadro. Ma la vera lotta fu costringere la mia bocca a sorridere. Mi convinsi di sembrare sincera. Mi ero esercitata allo specchio. Di continuo. »

"La corte di Ali e Rovina" mette fine alla storia di Feyre, a cavallo tra mortali e Fae, divisa tra fedeltà e amore. Sarah J. Maas ci ha incatenato ha sé con vicende frenetiche e sentimenti intensi e contrastanti. L'avvicendarsi dei fatti che sconvolgono la vita della ragazza determinano non solo il suo cambiamento verso una nuova consapevolezza di sé e maturità, ma anche per un nuovo destino che caratterizza l'intera realtà in cui lei vive. Tutto questo senza badare a spese sui colpi di scena, che si susseguono uno dopo l'altro senza dare tregua, senza possibilità di scampo. Feyre non è mai stata una donna fragile, ma mai come adesso sprigiona una forza invidiabile, quasi spaventosa. Tamlin, Rhysand e tutti gli altri personaggi che ruotano attorno a lei, schierati da una parte piuttosto che l'altra, accrescono maggiormente il suo spirito selvaggio e indipendente, che sia per azioni volte a danneggiarla piuttosto che sostenerla.
Il terzo libro non ha nulla da invidiare ai suoi predecessori, in un modo originale è in grado di trasmettere emozioni positive e negative, in un modo crudelmente genuino, che fa pensare automaticamente che l'epilogo non poteva essere altro che quello descritto.

La trilogia di ACOTAR è perfetta per farsi un'idea del talento di Sarah J. Maas. Da oggi abbiamo la fortuna, grazie a Mondadori, di poter godere della serie completa e ben schierata in tutto il suo splendore nelle nostre librerie. Le copertine non sono forse una meraviglia? Ogni volta che le guardo mi commuovo spudoratamente!



martedì 17 settembre 2019

Review Party: Recensione di "L'ospite indesiderato" di Shari Lapena



« Riley comincia a provare una familiare sensazione di panico, e per un attimo chiude gli occhi e fa un respiro profondo, sforzandosi di non perdere il controllo. Riapre gli occhi. Ora sono tutti nella stanza, ignorando le istruzioni di David di restare indietro. Per un attimo fugace, si chiede chi manterrà l’ordine adesso. Sa quanto in fretta può precipitare una situazione: l’ha visto succedere. »

Una vacanza fuori porta, uno chalet e una foresta e la certezza di poter trovare un po' di pace. Queste almeno sono le aspettative degli alloggianti che giungono presso Catskill and Mitchell’s Inn, che da perfetti sconosciuti si troveranno ad interagire a causa del peggiore degli imprevisti: un omicidio, che porta a una morte all'altra, in un'inquietante scommessa a chi sarà il successivo.

Non solo ci si ritrova a fare i conti con i tormenti che li hanno condotti fino a lì, ma anche con i tormenti che l'aguzzino fa scaturire con il suo gioco del gatto con il topo. Vincerà lui o l'avvocato David Paley, pronto ad andare fino in fondo alla faccenda e trovare la salvezza?

Shari Lapena ha l'incredibile talento di riuscire a lasciare sul filo del rasoio i suoi lettori. La tensione che riesce a incutere è intensa e al limite del terrore. Con le sue storie è in grado di mettere in discussione le scelte e i comportamenti umani, creando un dibattito interiore che mette in conflitto ragione e sentimenti. Nulla è mai come sembra, sia per quanto riguarda i luoghi che per i personaggi.  La psicologia è un elemento molto importante nella narrazione, perché contribuisce a dare un significato maggiore alle decisioni prese e ai fatti che ne conseguono. La ricchezza dei particolari e il susseguirsi delle azioni rendono la lettura scorrevole, frenetica e ipnotica. Si vuole solo venire a capo di tutto, senza però sapere come ragionarci su. 

Un thriller davvero ben realizzato e assolutamente consigliato. Questa è la prima volta che ho il piacere di leggere un libro di questa scrittrice e ora non vedo l'ora di avere l'occasione di approcciarmi a tutti gli altri già editi!



lunedì 16 settembre 2019

Blog Tour: "La corte di ali e rovina" di Sarah J. Maas - Worldbuilding


Come ormai ben saprete, la serie di Acotar di Sarah J. Maas è un retelling di una delle favole più note, ovvero quella de La Bella e la Bestia.
Ma se c'è una cosa che davvero mi fa impazzire, e che non mi fa pensare ad una semplice rivisitazione è l'originalità dell'ambientazione creata dalla scrittrice, a cavallo tra un mondo oscuro, ferito e rovinato da antichi conflitti e uno magico, variopinto e affascinante.



Prima del Trattato che sancì la divisione 500 anni orsono, mortali e Fae vivevano in armonia, senza necessità di stabilire tra loro dei confini territoriali. Prythian, il Regno dei Fae, è diviso a sua volta, oltre che da Hybern, isola indipendente, da sette corti: quelle caratterizzate dalle quattro stagioni più tre, quella dell'Alba, del Giorno e della Notte. Il territorio di queste creature è molto vasto, lasciando ai mortali sono una piccola porzione di isola situata a sud.


Se il mondo dei Fae è caratterizzato da opulenza e ricchezze di ogni sorta, il regno dei Mortali è povero e sempre più in decadimento. La vita è ogni giorno un'ardua impresa e soprattutto è difficoltoso procurarsi sia i soldi che il cibo, sempre più scarseggiante. Anche chi ha vissuto una quotidianità agiata è costretto a sacrificare tutto per il proprio sostentamento.
Una caratteristica fondamentale del Regno dei Mortali è la vasta foresta che li separa dal Muro: il confine che li protegge dal Regno dei Fae. Sembra però che rappresenti una sorta di zona franca, in cui è possibile trovare sia mortali che Fae.

È qui che la storia di Feyre ha inizio, con l'incontro con colui che rappresenterà la sua condanna e il conseguente allontanamento dai suoi cari verso la Corte di Primavera. S'imbatterà in climi e atmosfere totalmente differenti tra loro, come se davvero si trovasse in una nuova dimensione e non ad un Muro di distanza da casa. Avere a che fare con le Corti come i mortali non facevano da secoli rappresenta un trauma dalle sfaccettature imprevedibili, difficile anche da raccontare a chi, per sua fortuna, non l'ha vissuto sulla propria pelle. La bellezza, si sa, può racchiudere orrori che intrappolano in una prigione dorata dandoti l'illusione della salvezza, ma senza fartela afferrare davvero.








Blog Tour: "Andate tutti affanculo" dei The Zen Circus - Presentazione e estratti




Chi è nato tra gli anno '80 e '90, avrà sicuramente sentito qualche canzone dei Zen Circus, che a distanza di diversi anni continuano ad emozionare folle di fan con il loro sound rock e assolutamente riconoscibile. Da settembre possiamo conoscere maggiormente il gruppo italiano attraverso questa autobiografia, "Andate tutti affanculo", che riprende in tutto e per tutto l'abum del 2009, uno dei più emblematici della loro carriera, sia come titolo che come riferimento alla copertina. Di seguito, qualche informazione basilare e qualche breve e interessante estratto.

Continuate a seguire il blog tour per scoprire maggiori curiosità in merito!

Titolo: Andate tutti affanculo
Prezzo: €19
Editore: Mondadori
Genere: Biografia
Pagine: 321
Formato: Brossura
Lingua: Italiano
Data di pubblicazione: 10/09/2019
Trama:

Questo è un romanzo anti-biografico. Appino, Ufo e Karim - voce, chitarra e batteria degli Zen Circus - prestano i nomi e la vita a una storia che potrebbe essere una delle loro canzoni. Realtà e finzione si rincorrono in questo rocambolesco romanzo che racconta la nascita di una famiglia disfunzionale, quella di un gruppo di ragazzi che attraverso la musica cercano di definire se stessi, e la generazione di vecchi senza esperienza dalla quale vogliono fuggire. Dal primo concerto durante un'occupazione scolastica al primo tour, fatto di viaggi in camper e notti sotto le stelle a smaltire le sbronze; dalle canzoni scribacchiate durante le seghe da scuola al primo album vero e proprio; dai primi innamoramenti ai primi scottanti abbandoni; dalle prime amicizie fraterne alle bugie capaci di farle vacillare. Sullo sfondo di questa storia di prime volte ci sono un'Italia a cavallo fra due millenni - gli anni Novanta del berlusconismo e delle controculture, gli anni Zero del G8 di Genova e dell'11 settembre - e una provincia che, con i suoi lavori mal pagati, le sue famiglie scoppiate e le sue "ragazze eroina", crea dipendenza, frustrazione e rabbia. Ma anche un amore cieco e disperato per la libertà.

Estratti:

1.
Corri, corri, corri!
E lui corre, cazzo se corre, sudato e scomposto come Marco Tardelli, con il torace in fuori e la fronte in alto. Peccato che all’ultima curva prima dell’uscita scivoli e vada a sbattere la spalla contro la porta del laboratorio di stenografia. Il dolore gli mozza il respiro e crolla a terra. Di lì a poco gli saranno addosso comunque, allora perché non farla finita e restarsene accasciato a riprendere fiato, chiudere gli occhi e aspettare l’inevitabile? Perché mancano solo dieci passi, forse meno, pochi metri e volerà sulle scale, giù in strada, verso il suo Piaggio Bravo parcheggiato sul marciapiede, e sfreccerà lungo le vie del centro di Pisa, via Garibaldi, Lungarno Buozzi, il Palazzo dei congressi e il viale alberato delle Piagge a un passo da casa, lui e il suo motorino scassato, con il sole in faccia, gli occhi sottili come un esploratore dei ghiacci e il sorriso di chi è sopravvissuto per un altro giorno all’inferno della prima superiore.
2. 

Sono passate due settimane, e di Belardi e Gallorini nessuno ha più saputo nulla. In città si parla soltanto dell’allerta meteo, dell’ingrossamento dell’Arno e della possibile chiusura dei ponti. Le acque hanno raggiunto gli argini e la protezione civile ha costruito delle paratie supplementari impilando centinaia di sacchi di sabbia. I vecchi dicono che non sarà l’alluvione del ’66, ma sintetizzano la situazione con un motto popolare: “Meglio ave’ paura che buscanne”. Meglio avere paura che prenderle. Come dargli torto.

3. 

L’occupazione durerà una settimana, con i dibattiti concentrati nei primi giorni e i concerti e gli innamoramenti negli ultimi. Suonano nel cortile, vestiti da donne. Perché? Per imitare i Nirvana? Può darsi, ma non solo. Vogliono distinguersi, fare qualcosa che non è mai stata fatta prima tra quelle mura. Li chiamano idioti, teste di merda, froci, ma loro se ne fregano. È assurdo che se ne accorgano solo quella sera, salendo sul palco, ma non si sono ancora dati un nome. «La filosofia zen dice che il Nirvana è lo stato di liberazione dell’io» butta lì il Belardi, accordando la sua chitarra. Gli altri lo guardano storto, pensando che sia impazzito. «Ci piacciono i Nirvana. Perché non ci chiamiamo Zen?»




Review Party: Recensione di “Il segreto dei Chimneys" di Agatha Christie



« Sembrava un gestore di osteria, il tipo di uomo che pare uscito da un libro. Nonostante tutto, un tipo interessante. A pensarci bene, è il motivo per cui si viaggia all’estero: vedere tutte le cose inusuali che si leggono nei libri. »


La località di Chimneys è una dei più antiche e regali residenze signorili inglesi, famosa per essere luogo di trattative politiche che coinvolgono diplomatici da ogni dove. Se coloro che popolano questo luogo sono abituati ad un certo tipo di clima, non possono per nulla prevedere ciò che può scatenare un omicidio all'interno delle mura del castello. Il misterioso conte Stanislaus giace ora privo di vita, senza possibilità di difendersi o di parlare di sé, dei motivi che l'hanno condotto fino a lì, fino al suo aguzzino. L'ispettore Battle di Scotland Yard viene quindi chiamato a risolvere il caso, con discrezione e velocità, per far cessare lo scandalo che rischia di abbattersi su Chimneys.
Ma sarà così semplice portare a termine il lavoro, così da soddisfare le esigenze di coloro che l'hanno chiamato?


“Il segreto dei Chimneys" di Agatha Christie è una delle opere forse meno note della prolifica scrittrice, ma che comunque sa intrattenere il lettore grazie allo stile scorrevole e semplice che da sempre caratterizza la regina dei gialli. Anche i protagonisti, nonostante non siano conosciuti come altri presenti in altrettante opere note, sanno il fatto proprio e si inseriscono nella vicenda con naturalezza e intelligenza. Nel complesso non è affatto da meno rispetto a "Dieci piccoli indiani" o "Assassinio sull'Orient Express": nonostante non sia tra i capolavori del genere, è un modo diverso ma interessante per approcciarsi ad Agatha Christie, senza dover avere a che fare con personaggi di un certo spessore quali Miss Marple e Poirot. "Il segreto dei Chimneys" è un romanzo a sé stante, in cui si entra a contatto con altri personaggi che si fanno scoprire pagina dopo pagina, ma che dopo la risoluzione del caso sono pronti a lasciar andare il lettore verso nuove avventure. Se un neofita volesse approcciarsi alla Christie senza passare inizialmente dalle serie più famose, questo libro può essere un ottimo spunto di lettura.

venerdì 13 settembre 2019

Review Party: Recensione di “Il tesoro dei fin gall” di James L. Nelson




« La proibizione di Asbjorn arrivò troppo tardi. Kjartan tolse la sbarra dalla porta e l’aprì. Il muro di scudi si disperse, i vichinghi si sistemarono ai lati mentre il battaglione irlandese a cavallo entrava lentamente. Gli irlandesi e i norreni si guardavano a vicenda con occhi minacciosi, come due branchi di lupi che si affrontano nei boschi. »


Fin gall. Gli stranieri bianchi che giungono dal Nord. Uno dei diversi modi con cui i vichinghi sono stati definiti, ma mai come ora questo termine assume un significato tanto prezioso. Questo perché intorno al nome ruota la vicenda di un importante tesoro ritrovato su una nave irlandese: una corona che di lì a poco verrà contesa tra i Tre Regni.

Thorgrim Ulfsson non può rimanere indifferente di fronte a una simile bellezza, ma chi ha il diritto di tenerne possesso e il privilegio di poterla indossare? Un oggetto così importante può rendere l'uomo che la indossa il più seguito e temuto di tutti. Il desiderio di prevalere è allettante, tanto da intraprendere una guerra dall'esito incerto.

La storia de "Il tesoro dei fin gall" va gustata con molta attenzione e scrupolosità. Concentrandosi, si può iniziare a sentire sulla pelle il clima freddo dei paesi nordici, le lame cozzare tra loro durante una battaglia, il proprio sangue in gola mischiato a quello dei nemici.

Non è un libro leggero per i contenuti, ma ciò non è affatto un difetto. Nelson ha uno stile di scrittura diretto e preciso, nonostante un sottile velo di delicatezza che mi è sembrato di percepire di tanto in tanto e che ha contribuito a lasciare la storia in bilico tra favola e fatti accaduti, come nei migliori dei miti.

L'ambientazione è una tra le mie preferite degli ultimi anni, chiunque ami la cultura norrena non può non apprezzare questo libro, soprattutto per la fedeltà storica dei dettagli.

Il parterre di personaggi mostrati è ricco di caratterizzazioni singolarmente originali e mai stereotipate, che definiscono con precisione colui di cui si sta parlando.

Il ritmo è costantemente incalzante, fino a lasciare senza fiato per la calcolata frenesia con cui le scene si susseguono fino all'epilogo. Nonostante questo, non si arriva stanchi o affaticati alla fine, ma anzi, bramosi di sapere come proseguirà la saga.

Per questo sono elettrizzata e impaziente per la pubblicazione del secondo libro, che promette avventure incredibili e per niente sottotono rispetto a questo primo capitolo.



giovedì 12 settembre 2019

Review Party: Recensione di "Le figlie del guardiano del faro" di Jean E. Pendiwol




« È la semplicità della gioventù, tutta squadrata di bianco e nero, giusto e sbagliato, amore e odio. »

La magia e il fascino che avvolgono le leggende, danno vita a Porphyry Island, dove prendono forma le vicende di Elizabeth, Emily e del loro papà, il guardiano del faro.

I ricordi sono ben impressi nella mente di Elizabeth, che a molti anni di distanza si ritrova tra le mani i diari del defunto padre, che automaticamente fanno riaffiorare il passato. Felicità, ma anche incomprensione, si annidano nella sua mente e l'arrivo della giovane Morgan nel suo quotidiano è motivo per tirare fuori tutto e cercare di venirne a capo. Morgan rimane in qualche modo intrigata dalla donna, l'unica persona che allevia la sua solitudine e i ricordi lontani di una famiglia ormai perduta, ma che nonostante sia una sconosciuta sembra essere legata a lei attraverso dei disegni molto simili a quelli che possiede da sempre.
Ma spesso ci sono orrori nascosti che è difficile mostrare, causati da fatalità imprevedibili e inevitabili. Se Elizabeth ormai è incapace di vedere il mondo, lo è ancora di più nel non vedere le verità nascoste nella sua memoria.

Distacco e vicinanza uniscono sempre di più Elizabeth e Morgan. La casa di cura diventa il loro rifugio, l'antro in cui spogliarsi dei problemi e metterli a confronto, aiutarsi a vicenda e risollevarsi dai tormenti. Il loro curioso rapporto diventa vicendevolmente indispensabile, come un supporto per fare i conti con il passato, vivere il presente e non avere paura del futuro.

I libri che popolano buona parte del catalogo Garzanti, sono accomunati spesso da un'atmosfera che ha il profumo di casa e il calore di una famiglia. "Le figlie del guardiano del faro" è un'opera perfetta per riscoprire valori e amori apparentemente perduti, in un clima magico ma al tempo stesso terreno e reale. Trovo molto interessante accostare due personaggi tanto differenti, ma che dalla loro diversità trovano i giusti spunti per aiutarsi e andare d'accordo.

Non ho potuto fare a meno di rivedermi sotto certi punti di vista in Morgan, nel suo sentirsi fuori posto e incapace di tracciare il suo futuro.

Jean E. Pendiwol tesse con delicatezza che sa colpire una storia famigliare che incuriosisce il lettore, che rimane toccato dalla raffinatezza dello stile di scrittura e dal modo in cui viene introdotto in epoche ben precise della storia dell'uomo, così come nei meravigliosi ambienti canadesi.

Non è una lettura da sottovalutare, perché entra nel cuore lasciando emozioni intense e contrastanti.




mercoledì 11 settembre 2019

Review Party: Recensione di "Iron Flowers - Regina di Cenere" di Tracy Banghart



« L’alba danzò per l’isola come una Grazia in abiti dorati, ammantando ogni foglia e ogni aspra roccia vulcanica di una filigrana di luce che sembrava pizzo, proprio mentre Serina e le altre erano impegnate a cancellare il massacro della sera prima. Tutti i cadaveri erano spariti, le donne uccise erano state affidate al fuoco rosso del vulcano e le guardie ai gelidi abissi dell’oceano. Ben presto, scomparve anche ogni traccia di sangue. »

Con somma sorpresa mi ritrovo a così poca distanza di uscita dal primo libro a poter leggere l'epilogo dell'emozionante storia di Iron Flowers. Tracy Banghart non ha affatto deluso le mie aspettative, mi ha riaccolto tra il sangue e il ferro trascinandomi nell'angosciante clima in cui avevo lasciato le protagoniste.

Virida e Monte Rovina ricompaiono istantaneamente nel punto in cui li avevo lasciati. Il destino di Serina e Nomi è appeso ad un sottile filo che, seppur lontane, le lega indissolubilmente in una lotta per la propria identità che di lì a poco si abbatterà sulla loro terra. 
Non perdono la speranza di rincontrarsi e di mostrare all'altra quale radicale cambiamento ha attraversato la loro pelle e la loro mente. Questo cambiamento non cozza affatto con la coerenza dei personaggi, anzi, è assolutamente coerente con i traumi e le vicende che hanno dovuto subire. Proprio questo le porta a risvegliarsi dalle regole imposte  per seguire la propria strada e tracciare i lineamenti di un nuovo mondo.

Iron Flowers è una delle prove per affermare che non serve sempre scrivere un'epopea infinita per poter produrre una buona storia. In due libri sono concentrate emozioni positive e negative, forza bruta e dell'animo, debolezze da sconfiggere e quelle da mostrare con orgoglio, amore e tradimento, un colpo di scena dopo l'altro. 

Seppur non così tanto chiacchierata è una storia che merita di essere letta, perché è dedicata non solo alle donne ma a tutte le persone che hanno bisogno di trovare il coraggio per non abbassare la testa e lottare per loro stesse.




martedì 10 settembre 2019

Review Party: Recensione di "Elric. La saga" di Michael Moorcock



« Questa è una storia di emozioni mostruose e di ambizioni sfrenate. È una storia di sortilegi, di tradimenti e d'ideali onorevoli, di sofferenze e piaceri spaventosi, di amore amaro e di dolce odio. Questa è la storia di Elric di Melniboné. »

Torna in Italia una delle saghe che ritengo essere un caposaldo del fantasy epico, in un'edizione preziosa che solo la collana Oscar Draghi di Mondadori poteva rendere tale. Questa è un'occasione unica per recuperare una storia assolutamente meritevole.

In un regno sempre più in decadenza, Elric, l'imperatore albino, regna incontrastato a cavallo tra lucidità e sregolatezza. Ma l'ombra dei Regni Giovani cresce sempre di più, pronta ad inghiottire ciò che anche il tempo vuole spazzare via. La battaglia per la difesa di Melniboné potrebbe essere ora più imminente che mai.

Elric è un personaggio affascinante e controverso, a cui non si può certo rimanere indifferenti. I sentimenti che prova, che siano tormento o amore, sono così intensi da risultare realistici e umani. Il viaggio che intraprende tra il terreno e il divino non è solo un cammino fisico, ma anche e soprattutto spirituale, che lo fa evolvere in una direzione non sempre ben definita, proprio per la forza e le debolezze che lo caratterizzano.

Gli anfratti di mondo che appaiono come una visione nell'occhio della mente contribuiscono all'ampliamento dell'immaginazione, che ora si trova ad esplorare nuovi scenari unici nel loro genere, come di fronte ad una delle grandi meraviglie che ben conosciamo.

Lo stile e il tono utilizzati da Michael Moorcock catapultano il lettore in un'atmosfera drammatica, cupa, ma assolutamente ipnotizzante, rendendo la lettura scorrevole, appassionante e coinvolgente.

La cosa più incredibile è come questa saga sia rimasta immutata nel tempo, dalla sua prima pubblicazione ad oggi. Al contrario del regno di Melniboné, l'opera poggia su fondamenta indistruttibili, che il tempo non fa altro che rafforzare attraverso l'energia, la condivisione e l'amore dei fan che sempre più crescono e non smettono mai di parlarne e tenerla in vita.





lunedì 9 settembre 2019

Review Party: Recensione di "Il lupo nell'abbazia" di Marcello Simoni



« Il monaco abbozzò un istintivo cenno di scuse in direzione di padre Verinarius, piombato al suo fianco con la rapidità di un falco, per poi rimettersi al lavoro senza più far caso agli amici. Forma e colore, pensò, mentre si sforzava di fugare dalla mente l’immagine degli armigeri penetrati nella corte dell’abbazia. Del resto, la capacità di concentrazione non gli mancava. Lui era uno dei migliori miniaturisti di Fulda. »

Nella fredda e oscura atmosfera del Medioevo, si fa strada la figura avvolta nel ferro del generale Sturmio, che marcia come ipnotizzato seguito dal suo esercito verso l'abbazia di Fulda. Vengono così accolti dall'abate Rabano di Magonza, che non indugia nell'offrire un riparo dalla neve e dalle intemperie. Non può sapere che, da qui in avanti, avranno luogo atti spregevoli e imperdonabili, che coinvolgeranno in primo luogo il monaco Adamantius e i suoi compagni Walfrido, Godescalco e Lupo. Sarà il caso o il destino, ma subito si sparge così la voce che una creatura demoniaca si sia introdotta nel luogo sacro per chissà quale scopo. Ma qual è la verità che si nasconde dietro a tutto questo?

Marcello Simoni torna nel panorama editoriale con un giallo storico avvincente e inquietante. Non manca di arricchire la storia con informazioni erudite e fonti che rendono il complesso ancora più realistico, perché il lettore è subito catapultato in una Germania che, nonostante sia temporalmente lontana, è subito riconoscibile. Il suo stile di scrittura migliora a ogni lettura che affronto, diventando sempre più coinvolgente e trasmettendo emozioni sempre più palpabili. Non si può rimanere indifferenti a ciò che descrive, è affascinante come anche l'elemento più crudo sia trattato in un modo elegante, sorprendentemente raffinato. Al tempo stesso, la tensione colpisce senza la delicatezza che contraddistingue lo stile, disorientando positivamente il lettore.

"Il lupo nell'abbazia" è un romanzo meritevole, che può tranquillamente servire come apripista per leggere le saghe storiche che hanno reso famoso Marcello Simoni, portandolo a diventare uno degli autori contemporanei più conosciuti di questo genere.

giovedì 5 settembre 2019

Review Party: Recensione di "Mai più così vicini" di Marilena Barbagallo



« Mi sentirai passare anche quando non ci sarò. Sarò il vento. Sarò un raggio. Sarò tutto ciò che non potrai mai afferrare. Niente di tangibile. Solo aria, odore, luce. Io sarò il tuo nulla. Tu lo sei già per me. »

Siria e Ermes sono legati da una speciale amicizia che nell'infanzia li ha sempre accompagnati. Si sono sostenuti a vicenda, sia nei momenti brutti che belli, fino a promettersi di stare insieme per tutta la vita.

Ma i programmi di un futuro felice saltano quando Ermes cresce e inizia ad intraprendere la carriera di delinquenza che ha sempre caratterizzato la sua famiglia. Si allontana da tutto e si trasforma, fino a diventare qualcun altro. Fino al punto di essere conosciuto come Delirio, il ladro più abile in circolazione.

L'abbandono del ragazzo è per Siria un duro colpo, soprattutto per la situazione familiare, che potrebbe portarla ad intraprendere la stessa carriera della madre come prostituta. Tenta di vivere una vita normale, senza cedere ai ricatti o alla gente che l'addita e la giudica.

La ruota ricomincia a girare quando, dopo dieci anni, i due si rincontrano. Qualcosa scatta, nonostante entrambi non lo vogliano ammettere, e senza volerlo riaffiorano i ricordi e le promesse d'infanzia. Ma entrambi sono cambiati, sapranno comunque riavvicinarsi?

Quando ho saputo che sarebbe uscito il nuovo libro di Marilena Barbagallo ho colto subito l'occasione per poterlo leggere, memore di quanto la duologia precedentemente pubblicata da Newton Compton mi avesse preso. Nonostante l'ambientazione, i personaggi e le atmosfere siano differenti, "Mai più così vicini" è stata una lettura leggera e davvero appassionante, che ha saputo intrattenermi e allo stesso tempo rilassarmi.

Nonostante un inizio apparentemente calmo, la vicenda evolve in modo frenetico ed è impossibile tenere a bada la tensione. Il rapporto tra i due protagonisti è complicato, pieno di alti e bassi e di scontri che nemmeno loro sanno spiegarsi. Vorrebbero viversi, finalmente da adulti, ma ciò che sono diventati li trattiene e li scoraggia dal lasciarsi andare. Il fiato è perennemente in sospeso, in attesa della scintilla e quel qualcosa che possa far esplodere la felicità.

Ho ancora le palpitazioni, dopo diverse ore, per il finale. Non ce lo si aspetta davvero, si spera fino all'ultimo istante che nella pagina successiva venga spiegato che è tutto un grosso scherzo. Comprendo il timore dell'autrice nel pubblicare questo libro, ma "Mai così vicini" lo si apprezza anche per l'intensità e l'inevitabilità dell'epilogo.

In questo caso non è tanto la storia raccontata che riesce ad attirarmi, ma il modo in cui viene fatto. Marilena ha uno stile scorrevole e positivamente semplice, non si spreca in inutili descrizioni che appesantirebbero senza motivo i suoi libri. Anzi, nel suo essere essenziale riesce a colpire all'istante i punti giusti della mente e nel cuore del lettore.

Una lettura consigliata, perfetta per salutare l'estate e lasciar posto ad una nuova stagione di emozioni.



Review Party: Recensione di "Nevernight. Alba oscura - Libro Terzo degli Accadimenti di Illuminotte" di Jay Kristoff



« Più brillante è la luce, più cupa è l’ombra. »

È sembrata un'eternità, ma al tempo stesso il viaggio di Mia è giunto alla sua conclusione.

Non c'è modo di descrivere l'ultimo libro di Nevernight senza per forza anticipare qualcosa della storia. Arrivati a questo punto, non ci sarebbe nulla di più brutto che non godersi appieno ogni istante in compagnia di Mia.

Sappiate che ogni cosa descritta è sublime. Dall'inizio alla fine. Si può rimanere delusi da tante cose, specie dall'epilogo di una storia. Credetemi: "Nevernight: Alba Oscura" è inevitabile tanto quanto perfetto.

Mi mancherà tutto questo. Mi mancherà l'emozione intensa tanto da far tremare le mani. Mi mancheranno i personaggi e le loro storie. Mi mancherà il sangue versato, così come l'amore e l'odio riversati. Mi mancherà avere una paura fottuta di girare la pagina e proseguire.

Jay Kristoff è davvero uno scrittore sublime, che già mi aveva conquistato con Illuminae, ma che con Nevernight mi ha incatenato a sé per sempre.

Inutile dire che questa trilogia fa parte delle migliori letture di quest'anno. Leggetela: potrete consultare centinaia di recensioni, ma il modo migliore per vivere Nevernight è attraverso la vostra mente, dentro ad ogni libro.

Se amate la violenza spregiudicata, la volgarità in azioni e termini, un mondo fantastico ricco di cultura, questa è la lettura che fa per voi.





mercoledì 4 settembre 2019

Review Party: Recensione di "Nevernight. I grandi giochi - Libro Secondo degli Accadimenti di Illuminotte" di Jay Kristoff



« In verità, penso che parli a qualcosa di primitivo che avete dentro. La stessa parte di voi mortali che ha paura del buio. Che sa, senza ombra di dubbio che, chiunque voi siate e qualunque cosa facciate, alla fine i vermi avranno il loro banchetto e arriverà un cambio in cui voi e tutto ciò che amate morirete. »

Mia Corvere è tornata. Più forte, spietata e sanguinaria verso coloro che si frappongono tra lei e l'obiettivo finale. Diventare un'assassina non è di certo stata un'impresa facile, soprattutto per i dubbi che sempre più hanno tentato di farla vacillare. Ma Mia non è solo debolezze, ma anche, e soprattutto, forza della natura. La Chiesa Rossa, ha i suoi obiettivi da portare avanti ed è pronta a tutto per fare in modo che le sue Lame si impegnino per la causa.

Quali tormenti si nascondono nel passato della ragazza e che sempre più la perseguitano nel presente?

Dopo l'entusiasmo che accompagna la lettura del primo libro di una saga, ci si aspetta sempre che il secondo rallenti la narrazione, per prendere la rincorsa verso un epico epilogo. Ebbene, scordatevi tutte queste dicerie, perché con Jay Kristoff nulla di tutto questo funziona.

"Nevernight. I grandi giochi" aggiunge carne al fuoco a tutto ciò che già era stato anticipato in "Nevernight. Mai dimenticare", non solo approfondendo ma arricchendo con nuove folgoranti rivelazioni.

Le scene dei combattimenti sono descritte con ancora più trasporto e dettaglio, fino a far credere al lettore di trovarsi davvero lì sul campo. Per non parlare delle scene di sesso: tra le più magistrali da leggere. Per nulla banali o imbarazzanti, in grado solo di creare fiamme e calore intorno a noi.

L'immaginazione è in costante allerta e le emozioni in questo nuovo capitolo fanno a gara a quale prevale più intensamente. La trama cresce con la crescita personale della protagonista, fino a scioccare il lettore con un epilogo impossibile da prevedere. Jay Kristoff si diverte malvagiamente a mettere Mia di fronte ad ostacoli, difficoltà e drammi che potrebbero spezzarla, ma fortunatamente le conferisce in dono la capacità di poter superare, apparentemente, ogni cosa. Anche se ciò potrebbe significare un tracollo senza ritorno.

Non oso immaginare chi ha dovuto aspettare anni per leggere il terzo libro, perché nonostante fossi in possesso della trilogia completa, sono letteralmente impazzita alla fine del romanzo in questione: dovevo sapere come sarebbe andata avanti la vicenda. Questa è davvero una fortuna per i fan italiani!



martedì 3 settembre 2019

Review Party: Recensione di "Nevernight. Mai dimenticare - Libro Primo degli Accadimenti di Illuminotte" di Jay Kristoff



« E se le sgradevoli realtà di uno spargimento di sangue liquefanno le vostre interiora, sappiate che le pagine che avete tra le mani parlano di una ragazza che stava all’omicidio come i maestri alla musica. Che riservava al lieto fine lo stesso trattamento di un seghetto all’epidermide. »


Mai tirarsi indietro. Mai avere paura. E mai, mai dimenticare.

Queste parole diventano la filosofia di vita di Mia Corvere, dopo aver assistito alla morte del padre e alla prigionia della madre e del fratellino. Per sopravvivere, Mia scappa e a ogni passo che l'allontana da casa è un passo in più verso il desiderio di vendetta per un'esistenza ormai distrutta. Questo richiamo la porta a diventare un'assassina e ad abbandonare l'innocenza per fare posto alla crudeltà, sotto i tre soli che mai tramontano della Repubblica di Itreya. La Chiesa Rossa le insegna tutto ciò che c'è da sapere, dal semplice furto ai metodi più o meno immediati per prendere la vita degli altri.
Ma spesso l'animo è così forte da non poter essere davvero spezzato: in Mia lottano i principi del giusto e dello sbagliato, del tormento e della pace, della vendetta e del perdono.
L'occhio del Dio della Luce sembra incombere su di lei, che sempre più si nasconde nell'ombra. 

Un buon romanzo è caratterizzato da un worldbuilding originale e una trama così avvincente da riuscire a coinvolgere il lettore dall'inizio alla fine. Ma un ottimo romanzo, quello che eccelle e scala la classifica del cuore, offre oltre a tutto questo anche una narrazione caratterizzata da uno stile di scrittura sopraffino, ricercato e in qualche modo folle. Questo è ciò che mi viene in mente quando mi approccio a Jay Kristoff: malsana e adorabile pazzia. 

Per spiegare cosa ha significato la lettura di Nevernight dovrei estrarmi le viscere e mostrare l'effetto in ogni capillare, in ogni goccia di sangue che scorre, nei muscoli che continuano a muoversi ma che ormai tendono soltanto verso quelle parole d'inchiostro che si sono impresse come fuoco incandescente nell'anima. Se davvero, a questo punto, ne esiste una.

L'esperienza che si crea leggendo questa trilogia si stratifica e si arricchisce ad ogni pagina che scorre, sotto l'occhio vigile del narratore onnisciente che illustra con il suo inconfondibile tono a metà tra il saggio e l'ironico, la vicenda che caratterizza gli Accadimenti di Illuminotte. In più, rileggendo alcuni passaggi ci si può accorgere a ogni volta di un particolare differente, come se per gioco si nascondesse sotto al testo sbucando fuori a suo piacimento.

La violenza con cui certe scene impattano nella mente del lettore crea un mix di emozioni contrastanti, che lottano tra l'estasi e il nauseabondo. La brutalità è un elemento che sa subito conquistarmi, perché anziché togliermi il desiderio di leggere mi incastra in sensazioni così dannatamente sbagliate da ammaliarmi e rendermi dipendente, come la migliore tra le droghe. 

Al diavolo la moralità, Mia Corvere saprà guadagnarsi la vostra ammirazione nonostante l'oscuro passato, le azioni compiute e che compierà, le decisioni che prenderà per raggiungere il suo obiettivo. Non puoi fare altro che tifare per lei.

Mi ha in qualche modo ricordato, ma qui portate all'estremo, le ambientazioni della serie tv "Le terrificanti avventure di Sabrina". Così come Salem mi ricorda tanto Messer Cortese (che amerete, fidatevi), così anche la continua lotta tra luce e ombra della strega, rimanda di gran lunga allo scontro interiore ed esteriore di Mia.

"Nevernight Mai dimenticare" è però solo il prologo della travagliata vicenda della protagonista, che dovrà imparare a giostrarsi tra umano e divino, cultura terrena e mitologia, la quale avrà sempre più importanza nello svolgimento della storia.

Più che spronarvi a dare una possibilità a Jay Kristoff di conquistarvi non posso fare. Sappiate che però sarà inevitabile non rimanere indifferenti al suo talento, perché è uno scrittore tremendamente bravo. Io ormai sono persa tra le sue storie, venite anche voi a fluttuare insieme a me?





Review Party: Recensione di "Nocturna" di Maya Motayne



« La magia è una forza pura che scorre nel mondo, ma ha bisogno di un canale, di una casa. Quei canali siamo noi, gli ospiti in cui la magia cresce. L’una non può sopravvivere senza l’altro. Noi le diamo vita, uno scopo, e per quanto riguarda te, un colore. E quando per noi arriva la fine, restituiamo la magia all’etere, così che qualcun altro possa prenderla in prestito. »

La magia porta all'unione, ma in alcuni casi la conseguenza inevitabile è la distruzione.

Alfie non avrebbe mai voluto diventare re. Non era nel suo destino e così avrebbe dovuto essere. Ma quando il regno di Castallan, la sua casa, viene attaccato, suo fratello maggiore Dez, primo nella linea di successione, viene brutalmente ucciso, lasciando a lui come eredità l'oneroso fardello del trono. Il principe non accetta tutto questo e matura il desiderio di trovare un modo per riportare indietro il legittimo re. Anche se questo può voler dire scatenare una magia oscura e terribile.

Finn fugge da colui che ha sempre chiamato padre, ma che l'ha trattata in ben altro modo rispetto a come ci si aspetterebbe da un genitore. Scappa per dimenticare il suo volto, confondendosi in mezzo a quello di molti altri. Di paese in paese, la magia è la sua ancora di salvezza.

Il loro incontro sprigiona contro il proprio volere una magia sconosciuta, onnipotente e malvagia, che invade tutto il regno con lo scopo di consumarlo. Per i due giovani fuggire dalla propria vita non è più una soluzione: unirsi per combattere ciò che hanno provocato diventa la missione ultima per salvare il regno dal cadere in una tenebra eterna.

Il mondo creato dalla Motayne mostra uno spaccato non così fuori dal comune rispetto ad una realtà possibile nel nostro: allo sfarzo e alla ricchezza della vita di Alfie si contrappone la precarietà e la drammaticità di quella di Finn, denunciando situazioni altamente contrapposte che però si realizzano nello stesso paese. Questo si vede bene anche nell'utilità che ognuno fa della magia e quanto sia importante non superare il confine sottile che la trasforma in un'arma devastante.

Devo dire che tra i due protagonisti ho di gran lunga preferito Finn: ho amato la sua caratterizzazione e il suo modo di fare tanto da non vedere ogni volta l'ora di ritrovarla ancora in azione. Alfie predomina sulla buona parte del libro, come portavoce di una responsabilità non voluta che grava sulle spalle e che per forza lo porta ad agire in qualche modo. Finn in tutto questo purtroppo mi sembra ne sia rimasta fin troppo coinvolta, trascinata verso il compiersi di un destino altrui piuttosto che verso il suo personale. Spero che con il seguito si ripari a quest'unica pecca.

Sfruttare un'ambientazione e una cultura tipiche del Sud-America porta il lettore a incuriosirsi e avvicinarsi ad un territorio non così tanto esplorato dai libri di genere fantasy. Questa lettura è capitata nel momento perfetto, dopo l'ennesima visione del film Disney Coco.

"Nocturna" è una storia ricca di eventi ben costruiti, che alternano l'azione delle battaglie alle vere e proprie nozioni di magia, che è l'elemento che più mi ha fatto impazzire perché determina la cura che la scrittrice ci ha messo per mettere nero su bianco il mondo che aveva nella sua mente. Come per magia, eccolo lì. Anche se può ricordare in parte storie già raccontate da altre autrici che negli ultimi anni stanno cavalcando l'onda del successo, intravedo in questa trilogia qualcosa di speciale e che mi fa pensare che ne varrà davvero la pena continuare a seguirla.






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