giovedì 31 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Heimaey" di Ian Manook



« È molto più di un grido. È una rabbia folle e continua. Il vapore sgorga a più di cento gradi e a parecchie centinaia di chilometri orari. Da un semplice buco nel suolo. Senza mai riprendere fiato. Da secoli. Forse da millenni. E l'idea di quella forza scaturita dalle viscere della Terra e che il tempo non è in grado di dissipare ridesta in Becky l'immagine della propria collera. Allora, tutto il paesaggio attorno a lei assume un senso. »

I destini del poliziotto Kornelius e del giornalista Soulniz s'intrecciano in un modo apparentemente casuale tra le fredde lande dell'Islanda. Entrambi impegnati nel risolvere i dissapori familiari, ben presto scopriranno che il loro rapporto andrà oltre qualche bevuta in un bar di quartiere.

Questo perché la terra nasconde rancori ben più forti, che portano alla scoperta di un cadavere brutalmente scuoiato. Ma questo è solo il primo di inspiegabili fatti che si susseguono, tra passato e presente, alla ricerca di un movente e di una verità che sembra dover essere a tutti i costi affossata.

Quando però si fa strada l'ipotesi di un antico rituale volto all'appropriazione di forza e potere, Kornelius dovrà trovare la volontà di rimanere lucido e logico, anche se la discesa verso la pazzia sembra essere inevitabile. Ma le coincidenze con un viaggio di Soulniz vecchio di quaranta anni sembra complicare ancora di più le cose.

Conoscevo già Manook per la trilogia di Yeruldelgger sempre edita da Fazi, che anche se non sono ancora riuscita a recuperare mi intriga davvero molto. "Heimaey" è stato quindi per me il battesimo con questo autore, che sa come conquistare il lettore attraverso uno stile di scrittura accurato e coinvolgente.

Più delle scene con dialoghi e azione, trovo che la sua forza stia nelle descrizioni dei paesaggi e degli stati d'animo, perché sa come imprimere nella retina degli altri un luogo, anche se mai visto, come un pittore con la sua tela o un fotografo dietro la sua macchina. L'Islanda appare come nelle migliori cartoline, con la sua natura sconfinata e suggestiva, che sa come far sentire l'essere umano piccolo e quasi insignificante. Questo fascino viaggia parallelamente, e al tempo stesso in contraddizione, con l'atmosfera lugubre e marcia che tinge l'intera faccenda.

Manook sa leggere dentro le emozioni degli altri e sfrutta quelle provate dai suoi personaggi per colpire ognuno degli spettatori esterni, in modo unico e così personale che soltanto chi ha il libro tra le mani sa come specchiarsi e attraverso gli occhi di chi.

Oltre a questo, la trama del thriller è complessa e articolata ma magistralmente architettata: l'autore lascia che ci addentriamo nella storia in punta di piedi, lentamente, lanciandoci dettagli e indizi che servono più a disorientare che a comprendere, perché il suo vero scopo è quello di sorprenderci quando tutto verrà davvero svelato. 

Si tratta quindi di una storia davvero intricata che rende nel complesso l'opera una lettura davvero meritevole.






martedì 29 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Fuoco e sangue" di George R.R. Martin



« Quella volta, come aveva minacciato, venne con fuoco e sangue. Cavalcando Meraxes, la regina calò dal cielo limpido e incendiò Planky Town: fiamme ruggenti corsero di barca in barca finché l’intera foce del Sangue Verde fu soffocata da relitti fumanti, e la colonna di fumo si poteva scorgere fino a Lancia del Sole. Gli abitanti della città galleggiante trovarono riparo sul fiume per sfuggire alle fiamme, per cui meno di cento perirono nell'attacco, e perlopiù annegati anziché divorati dal fuoco di drago. Ma il primo sangue era stato versato. »

Da oggi "Fuoco e Sangue" torna nelle librerie italiane con una nuova veste grafica e illustrazioni interne che sanno davvero togliere il fiato. In pieno stile Oscar Draghi, ovviamente!

Ma cosa narra l'ennesima opera di George R.R. Martin? Ambientata precedentemente a Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (sentito parlare della serie televisiva Game of Thrones?), in quest'opera vengono illustrate le vicende di Westeros dalla conquista dei Sette Regni di Aegon il Conquistatore fino alla reggenza di Aegon III.

La caratteristica più particolare è sicuramente la modalità di narrazione che Martin ha deciso di attuare: come se fosse un saggio, lo scrittore ricopre qui il ruolo di storico cronista che trascrive sotto dettatura dell'arcimaestro Gyldayn.
Ne viene fuori un'opera che non è per tutti, in quanto non ha il trasporto dei romanzi di narrativa, ma la minuziosità maniacale dei libri di testo o dei sussidiari.

Ciò non toglie che per gli appassionati della saga questo sia un libro non da meno: seppur in uno stile diverso, vengono riportati tutti gli elementi che hanno reso Le Cronache una delle opere simbolo di un'epoca. Battaglie, complotti, omicidi, stupro.
Martin architetta magistralmente delle vicende da togliere il fiato, che si inseguono con una consecutio precisa e ben delineata, che non stravolge quanto già si conosce della storia e non crea buchi di trama.

Questa è senz'altro una chicca per coloro che non possono fare a meno, come me, di tornare a Westeros, quella originale e vera che ha fondamenta nelle pagine create dall'autore.

Inutile pensare che leggere gli ultimi due libri della serie principale sarebbe stato meglio, ormai bisogna rassegnarsi ai tempi di George Martin e riempire il vuoto in altro modo.






Review Party: Recensione di "Riverdale: Fuga dalla città" di Micol Ostow



« L’estate è fatta per l’ozio, per schiacciare le zanzare e bagnarsi nel fiume Sweetwater, per ignorare la sveglia e perdere il senso del tempo. Per vivere in uno stato sospeso in cui ogni sembianza di responsabilità evapora, e ci siete solo tu, i tuoi migliori amici e la sensazione che tutto ciò che fate sia effimero, nebuloso… e solo vostro. »

Dopo l'accusa di omicidio nei confronti di Archie, il ragazzo ora deve affrontare le conseguenze di un gesto avventato, che ora viene usato come prova per qualcosa che non ha davvero commesso. Nonostante questo, non viene lasciato da solo: i suoi amici, dall'esterno, tentano di scoprire la verità per scagionare lui e consegnare alla giustizia il vero responsabile. Da Riverdale a Shadow Lake, il gruppo si mette alla ricerca di prove considerevoli, mentre la mano dell'assassino attenta più volte alla loro vita, per non far emergere la verità.

La serie di libri scritti da Micol Ostow, riparte qui in corrispondenza della terza stagione televisiva. I rischi di scadere in incoerenze è davvero grosso: se "Il giorno prima" si collocava antecedentemente rispetto a tutta la storia, "Fuga dalla città" si prende l'impegno di ricalcare molto più fedelmente le ambientazioni, i personaggi e le vicende narrate. Ebbene, devo dire che l'autrice ci è riuscita: non solo la storia è avvincente, ma mette ancora più curiosità nel seguire la versione televisiva, che se era partita un po' lenta e confusionaria ora ha di certo ingranato. La Ostow ha uno stile di scrittura semplice e scorrevole, perfetto per raccontare questa storia.

"Riverdale" non è una serie consigliabile a tutti, ma se apprezzate gli intrighi e i drammi adolescenziali senza troppe pretese, posso assicurarvi che questa saprà intrattenere con leggerezza e poco impegno.

Blog Tour: "Coraline" di Neil Gaiman - Quando l'arte diventa un sogno




Sono davvero felice quest'oggi di parlare di "Coraline", capolavoro per grandi e piccoli magistralmente scritto da Neil Gaiman. Non è la prima volta, per fortuna, che quest'opera viene venduta nelle librerie italiane: la versione inglese è uscita nel 2002 e la Mondadori l'anno successivo l'ha pubblicato qui, con una copertina cui sono molto affezionata, perché disegnata dal maestro Dave McKean.

Questo mese, "Coraline" trova una nuova luce con questa meravigliosa edizione: cambiando look, la mano è passata al famoso illustratore Benjamin Lacombe. E che dire, trovo sia un perfetto erede! Da anni lo seguo sui social e amo il suo particolare tratto, molto evocativo, surrealista e dalle tinte fiabesche. La caratteristica visiva che più di tutte lo identifica sono gli occhi: lo sguardo dei suoi personaggi trasmette subito delle emozioni forti allo spettatore, che non può fare a meno di perdersi in quell'oceano delicato e intenso al tempo stesso. A breve scoprirete quanto lo sguardo sia importante per la storia di cui stiamo parlando. 

L'ispirazione al gotico, poi, invade ogni sua opera, facendo fuoriuscire inquietudine e fascino. Non si può smettere di ammirare le sue illustrazioni e trovo che abbia rappresentato la copertina di "Coraline" in maniera impeccabile nella sua essenzialità.
L'immagine di Lacombe ha una storia da raccontare, che di fatto riflette ciò che Gaiman ha narrato tra le pagine, dando al lettore un punto di partenza per volare con la fantasia.

Tutto ha inizio con il trasloco della famiglia Jones, in una casa così grande che a sua volta è suddivisa in diversi appartamenti e abitata da altri bizzarri inquilini. La piccola Coraline ha una genuina curiosità e non si fa problemi nell'esplorare il circondario, alla ricerca di qualcosa di interessante.  Perfino quella porta in legno e murata, suscita in lei un certo interesse. 

La notte sullo sfondo della copertina è illuminata dalla luce pallida della luna - che non è ciò che sembra, dati i particolari che la rendono in tutto e per tutto un bottone - che tinge il buio di una leggera sfumatura violetta, irradiando i contorni delle figure che si stagliano attorno a Coraline. I suoi vicini sono sospesi e appesi ai rami dello scheletrico albero e vegliano, con lo sguardo inquietante tipico dell'altro mondo, su di lei.

Le prime a presentarsi a lei sono Miss Spink e Miss Forcible, anziane attrici di teatro che vivono ora dei ricordi dei tempi andati.

Nell'appartamento del pianterreno, sotto quello di Coraline, vivevano Miss Spink e Miss Forcible. Le due donne erano anziane e grassocce, e occupavano l'appartamento in compagnia di alcuni vecchi terrier scozzesi che portavano nomi come Hamish, Andrew e Jock. In passato Miss Spink e Miss Forcible erano state attrici, e Miss Spink in persona lo aveva rivelato a Coraline, non appena si erano conosciute.
— Vedi, Caroline — le aveva detto Miss Spink, sbagliando a pronunciare il nome — sia io che mia sorella Forcible eravamo attrici famose, ai nostri tempi. Calcavamo le scene, tesoruccio. 

Al piano di sopra invece, abita il Signor Bobo, uomo ossessionato dal creare un circo composto da topi. Davvero un soggetto inquietante, che dall'altra parte assume un atteggiamento marcatamente disturbante.

L'uomo scese le scale esterne che portavano dall'appartamento di Coraline al suo. Le scese molto lentamente. Lei lo aspettò in fondo alle scale.
— Ai topi la nebbia non piace — le disse. — Gli fa afflosciare i baffi.
— Neanche a me piace molto — ammise Coraline.
Il vecchio si chinò su di lei, avvicinandosi tanto da farle il solletico all'orecchio con la punta dei baffi. — I topi ti mandano un messaggio — sussurrò.
Coraline non sapeva cosa dire.
— Il messaggio è il seguente. Non varcare quella porta. — E si interruppe. — Ti dice niente?
— No — rispose Coraline.
Il vecchio alzò le spalle. — Che buffi, i topi! Non fanno che prendere fischi per fiaschi. Sbagliano anche il tuo nome, sai? Continuano a chiamarti Coraline. Non Caroline. Niente Caroline.

Nella copertina, poi, Coraline tiene in braccio un gatto nero, compagno fedele in questa improbabile avventura:

Alle sue spalle ci fu un lieve rumore.
Si voltò. Sul muricciolo accanto a lei c'era un grosso gatto nero, identico al grosso gatto nero che aveva visto sui prati di casa.
— Buon pomeriggio — disse il gatto.
La sua voce sembrava quella che Coraline aveva in fondo alla testa, la voce che usava per immaginare delle parole, ma era la voce di un uomo, non di una ragazza.
— Salve — disse Coraline. — Ho visto un gatto uguale a te nel giardino di casa mia. Tu devi essere l'altro gatto.
Il gatto fece segno di no con la testa. — No — disse. — Io non sono l'altro di nessuno. Io sono io. — E piegò la testa di lato; i suoi occhi verdi luccicavano. — Voi persone siete dappertutto. E i gatti, dal canto loro, devono restare uniti. Non so se mi spiego.

Girando una misteriosa chiave in quella toppa e facendo così scomparire i mattoni come per magia, Coraline si addentra in un mondo affascinante e divertente. Ma ancora non sa cosa le spetta da quella parte della casa.

L'incontro con l'Altra Madre è tra le scene più inquietanti di tutto il libro. Non si può dimenticare facilmente, nonostante sia ancora soltanto l'inizio:

— Coraline?
Sembrava la voce di sua madre. Coraline andò in cucina, perché la voce veniva da lì. In cucina trovò una donna che le dava le spalle. Assomigliava un po' a sua madre. Solo che...
Solo che aveva la pelle bianca come la carta.
Solo che era più alta e più magra.
Solo che aveva le dita troppo lunghe, che non stavano mai ferme, e le unghie, adunche e affilate, di un rosso scuro.
— Coraline? — disse la donna. — Sei tu?
Quindi si voltò a guardarla. Al posto degli occhi aveva due grossi bottoni neri.
— È ora di pranzo, Coraline — disse la donna.
— E tu chi sei? — domandò la bambina.
— Sono l'altra tua madre — rispose la donna. — Va' a dire all'altro tuo padre che il pranzo è pronto. — E aprì lo sportello del forno. All'improvviso, Coraline si rese conto di avere una fame da lupi. E che odorino meraviglioso! — Allora, che aspetti?
Coraline arrivò in fondo al corridoio, dove si trovava lo studio di suo padre. Aprì la porta. All'interno c'era un uomo seduto alla tastiera del com-puter, che le dava le spalle. — Ciao — disse Coraline. — C-cioè, lei mi ha detto di dirti che è pronto il pranzo.
L'uomo si voltò.
Al posto degli occhi aveva due grossi bottoni neri e scintillanti.
— Ciao, Coraline — disse. — Non ci vedo più dalla fame.
Si alzò e andò con lei in cucina. Si sedettero intorno al tavolo e l'altra madre di Coraline servì il pranzo. Un enorme e dorato pollo arrosto, patate fritte, pisellini verdi. Coraline spazzolò il cibo che aveva nel piatto. Era buonissimo.
— È da un pezzo che ti aspettiamo — disse l'altro padre di Coraline.
— Me?
— Sì — disse l'altra madre. — Senza di te, qui non era più la stessa co-sa. Ma sapevamo che un giorno saresti arrivata, e che a quel punto sarem-mo diventati una vera famiglia. Ti va un altro po' di pollo?

Così, Coraline scopre di avere un'altra madre e un altro padre, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Lentamente, la bambina viene ammaliata da queste figure fisicamente distorte - chi non lo direbbe, con dei bottoni al posto degli occhi? - ma che in qualche modo sanno essere più apprensive nei suoi confronti e attente ai suoi desideri. Se i suoi genitori sono sempre impegnati e non hanno per lei, questi la vogliono per sé ogni minuto, fino a non volere che torni dall'altra parte.
Un bell'incantesimo, ma quanto può durare? L'incontro con tre fantasmi le faranno aprire davvero gli occhi sulla situazione e sul grosso pericolo che sta correndo lì.

"Coraline" è un libro perfetto per il periodo di fine ottobre, perché è una storia di paura che riesce ad intrattenere sia i bambini, cui è dedicato, ma anche gli adulti. Rileggendolo dopo anni, non posso fare a meno di tremare in certe scene e di voler scappare lontano. Coraline è una compagna di lettura davvero coraggiosa e che infonde forza anche in noi, che da spettatori esterni la seguiamo.
Impartisce una lezione di vita molto importante, che vale per sempre e di cui spesso ci si dimentica.

Una lettura che non posso fare a meno di consigliare.




lunedì 28 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Miti del Nord" di Neil Gaiman



« Aveva freddo, era in agonia, era in punto di morte quando il suo sacrificio ottenne la bramata, oscura ricompensa: nell'estasi dell’agonia guardò giù, e le rune gli furono svelate. Le conosceva, le capiva, capiva il loro potere. Allora la corda si spezzò, e lui cadde dall'albero urlando. Adesso comprendeva la magia. Adesso poteva controllare il mondo. »

Chi ora come ora non ha mai sentito parlare di Odino, Thor, Frigg, Sif, Freya o Loki?

La mitologia nordica è una tra le più complesse e affascinanti che esistono al mondo. Essendo tra le mie preferite, più volte mi è capitato di leggere saggi, canti e romanzi a lei dedicati. Se a questo si aggiunge Neil Gaiman, che occupa un posto speciale nel mio pantheon personale di scrittori, la combo che ne viene fuori è esplosiva.

Attraverso questa raccolta di racconti, Gaiman illustra con il suo infallibile stile la nascita di Asgard e di tutti gli dei che lo popolano. Pagina dopo pagina si spiegano di fronte agli occhi dell'immaginazione la figura del Padre degli Dei, del Dio del Tuono e quello della Guerra. I legami, gli incontri e gli scontri che caratterizzano ognuno dei personaggi presentati determinano il destino del loro popolo, spettatore minuscolo e impotente di fronte alla loro grandezza.

A dispetto della visione distorta che la Marvel ha creato per sé, Gaiman riporta le leggende alla loro vera origine, sfatando false informazioni diffuse in molte delle opere narrative più recenti.

Neil Gaiman è un esperto nonché vero appassionato della mitologia, per questo sa come averne cura ed esaltarla attraverso le sue parole, che a ogni libro mi imbrigliano facendomi tornare bambina e rendendomi ancora un po' più adulta. Grande è l'amore che prova nei confronti del Dio Loki, che compare praticamente in ogni racconto, figura ambigua e spesso legata al male, ma che qui appare anche sotto una luce differente, come a simboleggiare un riscatto. La creazione dei Nove Mondi, il Ragnarok, gli oggetti leggendari, le gesta poetiche degli Dei. Tutto si mescola in modo coinvolgente e inquieto, tipico della mitologia norrena, che tende sempre a narrare l'inizio in prospettiva della fine, con la consapevolezza che dopo di sarà una rinascita e l'inizio di un nuovo ciclo.

Se volete scoprire cosa si cela tra le radici e le ramificazioni del Yggdrasil, "Miti del Nord" è una lettura perfetta per questo: in modo semplice e leggero il lettore viene trasportato nel mondo onirico delle due Edda, che in modo più minuzioso e approfondito ripresentano gli dei scandinavi in tutta la loro possenza, senza ignorarne le debolezze.

Un viaggio che merita davvero di essere fatto.



giovedì 24 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Hunger Games - Il canto della rivolta" di Suzanne Collins



« Se noi bruciamo, voi bruciate con noi! »

Ed eccoci arrivati alla fine.

Il mondo di Katniss è andato letteralmente in cenere, la sua mente non riesce a riprendersi davvero. Ma i ribelli hanno bisogno di lei, della sua forza e del suo coraggio, che risorga come una fiera Ghiandaia Imitatrice. Il desiderio di vendetta nei confronti del presidente Snow arde in lei più che mai e questo sprona il popolo a non cedere di fronte al potere di Capitol City e a lottare per rovesciare il sistema. Ad ogni costo.

Il terzo libro della serie di Hunger Games è sicuramente il più crudele di tutti, nonostante nei precedenti ci sia già brutalità da vendere. Arriva il momento di salutare i personaggi, in un modo più o meno brusco, con il fiato sospeso fino alla fine della storia. Le stesse emozioni di anni fa mi hanno travolto ancora una volta, sorprendendomi e riuscendo a farmi empatizzare con i protagonisti e le situazioni.

In questo capitolo ritengo che Katniss abbia il cambiamento più grande in assoluto, cercando di far convivere in sé il terrore e il desiderio di essere una guida per i più deboli e indifesi.

Il finale, ancora una volta, non è facile da digerire, ma fa credere che da una terra secca e ferita può rigermogliare qualcosa, nonostante questa porterà per sempre con sé le cicatrici nel profondo.

Questa ristampa è davvero un'occasione imperdibile per recuperare una delle saghe più famose del suo genere. Personalmente la copertina che adoro più di tutte in assoluto è proprio quella de Il canto della rivolta, seguita da quella de La ragazza di fuoco.

Ultima confessione: anche se conosco tutti gli attori, non ho mai visto i film! Ma questa breve maratona mi ha acceso il desiderio di recuperarli, finalmente! Chissà che non mi aspettino altre sorprese!



mercoledì 23 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Halloween" di Ray Bradbury



« Ma soltanto la luna guardava in quelle tenebre cave, in quelle grotte fonde. Fuori, animali notturni erano lanciati in un mezzo galoppo, su una giostra. Più oltre si stendevano gli abissi del Labirinto degli Specchi, che alloggiava una molteplice serie di vuote vanità, un’onda dopo l’altra, immobili, serene, inargentate dall'età, rese bianche dal tempo. Bastava un’ombra, all'ingresso, per suscitare riverberi del colore della paura, scatenare lune sepolte. »

Sentite in lontananza le canzoni lugubri ed evocative di Halloween? Non manca molto alla notte più spaventosa dell'anno, e il libro qui presentato è perfetto per entrare nell'atmosfera.

Conosciuto per lo più per il capolavoro che è "Fahrenheit 451", Ray Bradbury si è cimentato anche in altre opere, in cui il suo stile crudo e trainante non manca di caratterizzare le storie da lui scritte. Nel caso specifico, "Halloween" è una raccolta di racconti e romanzi brevi dal clima spaventoso e inquietante, che rievocano il periodo tipico di fine ottobre e inizio novembre.

Conoscevo già "L'albero di Halloween", che narra la storia di un gruppo di ragazzini ed una spaventosa sparizione. L'ho riletto con estremo piacere, assaporando i brividi che già mi avevano scosso a suo tempo.

Ho trovato davvero piacevole "Il popolo dell'autunno", che ritengo sia il migliore di tutti. Una storia che unisce l'horror al potere dell'amicizia, in grado di scontrarsi con i fenomeni paranormali in cui i protagonisti s'imbattono.

Questo è subito seguito da "Ritornati alla polvere", che sicuramente è il più sorprendente della raccolta, perché ricalca gli elementi tipici della Famiglia Addams, introducendo personaggi variopinti e singolari e una casa dalle capacità particolari.

Se non conoscere Ray Bradbury, penso che "Halloween" sia l'occasione migliore per approcciarsi all'autore. Se amate il 31 ottobre e tutto ciò che gli ruota attorno non rimarrete certo delusi da questo libro!



Review Party: Recensione di "Hunger Games - La ragazza di fuoco" di Suzanne Collins



« Cosa ne sappiamo di come si imbriglia il potere del cielo? »


Eccoci al secondo appuntamento in compagnia della nuova edizione di Hunger Games dedicato a "La ragazza di fuoco".

Sono passati mesi dalla fine dei giochi e ora è il momento per i vincitori di fare qualcosa di inaspettato: diventare delle vere e proprie star in tour da un distretto all'altro fino alla prestigiosa Capitol City.
Avevamo lasciato Katniss e Peeta infatti con un epilogo sconvolgente, contro il sistema inquietante che vede solo uno prevalere negli Hunger Games. Ma loro hanno saputo farsi forza a vicenda e insieme ora continuano a lottare nel tentativo di cambiare le cose. Entrambi però sono ancora sconvolti da ciò che hanno trovato nell'arena, gli incubi e le paure li perseguitano costantemente.
Ma la politica di Capitol City, nella figura del presidente Snow, non ha la benché minima intenzione di rompere lo status quo: quali ricatti sono in serbo per i protagonisti, per farli rimanere al loro posto?

Il secondo libro è molto probabilmente il mio preferito tra i tre, perché non solo ci fa respirare la stessa tensione del primo, ma arricchisce il mondo di Panem con elementi culturali, politici e d'intrattenimento che lo allargano, senza limitarsi alle caratteristiche dell'arena in sé. Qui è davvero palpabile la volontà di Kat di ribellarsi con tutta sé stessa, per quanto l'impresa sia pressoché impossibile. Chi non mi ha mai convinto è il personaggio di Peeta, ma non saprei davvero spiegare il motivo. Non apprezzo la sua caratterizzazione e il modo di approcciarsi a Kat, lo trovo davvero irritante. In compenso, sempre tra alti e bassi, Katniss diventa un simbolo di indipendenza e giustizia che anni fa ha significato tanto per me.

Lo stile di Suzanne Collins rimane lo stesso anche nel secondo capitolo: semplice e preciso, che illustra gli eventi e i colpi di scena, molti più rispetto al primo libro, in maniera impeccabile.

Domani parleremo di "Il canto della libertà", giungendo così alla fine della trilogia.



martedì 22 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Ancillary" di Ann Leckie



« Io però ero sempre stata prima di tutto un’arma. Una macchina pensata per uccidere. »

L'impero di Radch è tra i più grandi e produttivi dello spazio. All'interno del suo sistema di astronavi porta avanti la sua esistenza la Justice of Toren, capitanata da un'intelligenza artificiale. E' qui che vivono le Ancelle, entità create dall'unione di corpi umani modificati e tecnologia.

L'Ancella Breq apre al lettore le porte della sua esistenza, narrando di ricordi passati e incontri presenti, cosa significava per lei l'unione con la Justice e il significato celato dietro al legame con Seivarden. C'è qualcosa però di insito che proprio non lascia tregua: la sete di vendetta per la Lord dell'impero.

Attraverso un'ambientazione incredibilmente originale, Ann Leckie costruisce una storia intelligente, divertente e creativa, con personaggi affascinanti e colpi di scena davvero scioccanti.
Il punto di forza di Ancillary è l'articolazione e la minuziosità delle tradizioni e della cultura del suo mondo, che si espande in un'opera corposa e intensa di avvenimenti a cavallo tra il dramma e l'azione.

Credo sia una lettura piuttosto sottovalutata e di cui se ne è parlato troppo poco anche in passato, ma che non può fare a meno di conquistare sul serio, grazie anche allo stile di scrittura della Leckie che non solo sa trainare, ma si amalgama alla perfezione con la cultura della storia.

Amanti o neofiti della fantascienza, consiglio senza alcun dubbio la lettura di "Ancillary" di Ann Leckie, non solo per il genere ma anche per la riflessione interiore che ne può scaturire.



Review Party: Recensione di "Hunger Games" di Suzanne Collins



« “Mi offro volontaria! Mi offro volontaria come tributo!” »

No dico, ma ci rendiamo conto??! Dieci anni dall'uscita del libro di Hunger Games??! Ancora non posso crederci. Ha dell'incredibile quanto la saga di Suzanne Collins mi abbia dato in tutto questo tempo.

"Hunger Games" è una di quelle serie che rappresenta una tappa importante per la mia vita, ovvero uno dei miei primi approcci al mondo della distopia contemporanea.

Chi non ha mai alzato tre dita al cielo imitando l'iconico saluto, o chi non ha mai stretto tra le mani la collana o la spilla rappresentante la Ghiandaia Imitatrice, simbolo della protagonista?

Per chi ancora non avesse mai sentito parlare della trama, Hunger Games è la storia di un mondo post-apocalittico in cui la società specifica di Panem è divisa in distretti, dal più povero al più ricco, e in cui la ricorrenza annuale degli Hunger Games, i giochi della fame, rappresenta un evento fondamentale per ogni esistenza. 

Katniss è una ragazza che ha dovuto lottare per la sopravvivenza da sempre, cercando con ogni modo di procurare da vivere per la propria famiglia. Non batte ciglio, quindi, quando per salvare la vita della sorellina si offre volontaria per diventare un Tributo, un partecipante alla sfida più sanguinaria che si possa immaginare.

Kat è un personaggio particolare e sfaccettato. Spesso durante il corso della storia la si comprende, ma al tempo stesso non la si può sopportare per certe decisioni o scelte che minano i rapporti che costruisce all'interno dell'arena.

L'atmosfera di paura e impotenza è quasi soffocante: l'arena in cui i personaggi si trovano a combattere è piena di pericoli non solo naturali e artificiali, ma anche e soprattutto dati dalla competizione. L'inganno è costantemente dietro l'angolo e la fiducia verso il prossimo non è contemplata.

I riferimenti ai classici mastodontici del genere sono chiari, Suzanne Collins è riuscita egregiamente a trasporre elementi tipici in un'opera fresca e ai tempi dell'uscita innovativa, che è stata capace di fare da apripista ad un sacco di libri usciti da lì in avanti.

Prenderò questo Tour non tanto per descrivere i libri, ma per rimembrare sensazioni e opinioni risalenti alla me adolescente. A domani con "La ragazza di fuoco"!


lunedì 21 ottobre 2019

Review Tour: Recensione di "Shadowhunters: Fantasmi del Mercato delle Ombre" di Cassandra Clare



«  Era come se, liberandosi degli abiti, si fosse liberata anche delle aspettative della società riguardo la modestia che una donna dovrebbe mostrare e ora poteva permettersi di essere ammirata e desiderata. La sua anima si librò colma di nuova sicurezza: si sentì una splendida creatura, né gentiluomo né dama.  »

Esiste un luogo, celato ai Mondani, in cui i Nascosti possono ritrovarsi senza l'oppressione dei pregiudizi: è il Mercato delle Ombre, sito in più punti del globo, dove queste creature portano avanti i propri affari, a volte di discutibile origine.

Qui hanno luogo le vicende di questa nuova raccolta di racconti ambientata nel mondo di Shadowhunters in cui Jem, già divenuto Fratello Zaccaria, è come se vegliasse vigile sui cacciatori di cui seguiremo le storie.

Alcune storie sono più emozionanti di altre, specialmente quelle in cui Tessa Gray o Alec Lightwood sono protagonisti. Quando si tratta di inserire nella storia di Shadowhunters il personaggio di Jem, specialmente nell'arco narrativo che segue la trilogia delle Origini, l'atmosfera cala inevitabilmente in un vortice di malinconia e tristezza, per i sentimenti e i pensieri che lo tormentano da dopo la "trasformazione" in Fratello Zaccaria e tutto quello che ne consegue.

Fare anticipazioni è davvero complesso, questo perché "Fantasmi del Mercato delle Ombre" è una raccolta di racconti che non introduce al mondo di Shadowhunters, ma anzi, lo amplifica, dando per scontato che molte delle nozioni di questa ambientazione siano ben impresse nell'esperienza di lettura dei fan.

Per chi ha dubbi sulla lettura, di certo non posso fare altro che consigliare questo libro, perché nonostante non prosegua in modo incisivo la storia fin dove la conosciamo, i piccoli approfondimenti sparsi nelle vite dei personaggi sono delle chicche imperdibili per chi ama la saga e non vuole proprio lasciarla andare.

Ringrazio ancora una volta la Clare per le emozioni che riesce a trasmettere, mi auguro di non dover attendere a lungo la pubblicazione del suo prossimo libro!



Review Party: Recensione di "Pianura Oscura" di Philip Reeve




«  Quando fosse diventata una Predatrice come lui, avrebbe smesso di preoccuparsi così tanto. I nati una sola volta erano fragili, vulnerabili; provare affetto per uno di loro era un’agonia. »

È quasi impossibile crederlo, ma è proprio così: la storia di Hester, Tom, Wren e Theo è giunta a conclusione, mesi dopo la fine del terzo libro, dove tutto è cominciato: Londra. Intrighi politici e ragioni personali lottano per prevalere negli interessi personali dei personaggi, in un continuo conflitto apparentemente senza fine, logorando e rendendo impossibile avvistare un barlume di speranza all'orizzonte.

Il mondo creato da Reeve è ricco di particolari ma al tempo stesso ferito, decadente, sempre più in povertà. I personaggi, vecchi e nuovi, hanno in compenso una forza speciale, come se fossero predisposti ad affrontare i pericoli e le avversità, cercando pur sempre di mantenere i legami affettivi, nel tentativo di continuare a rimanere umani.

Nonostante questo, però, la dolcezza non è certo l'elemento predominante nella saga di Philip Reeve, che con uno stile graffiante e incisivo riesce ancora una volta ad emozionare in modo intenso. Inoltre, la critica che muove alla società fa riflettere inevitabilmente il lettore, che si domanda dove potrebbe finire il presente e se davvero si è così lontani dai pronostici dello scrittore. L'azione, ovviamente, accompagna i protagonisti verso un finale toccante e davvero soddisfacente: penso, però, di non averne abbastanza di questo meraviglioso mondo di metallo e vapore. Spero davvero di poterci tornare, con la trilogia prequel o, chissà, con un nuovo inaspettato seguito.

Ho sempre creduto in Macchine Mortali e finalmente anche in Italia può godere di un posto speciale nelle librerie dei fan!



giovedì 17 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Luci di guerra" di Michael Ondaatje




« C’erano parti della città in cui non si vedeva nessuno, solo bambini che camminavano solitari, indifferenti come piccoli fantasmi. Era un periodo di fantasmi di guerra, con i palazzi grigi senza luci, anche di sera, le finestre infrante chiuse con materiale nero dove c'era stato il vetro. la città appariva ancora ferita, insicura di sé. Permetteva alle persone di essere senza regole. ormai era già successo tutto. o no? »

Se c'è qualcosa di più oscuro degli avvenimenti legati alla guerra, è sicuramente il ricordo che tormenta chi l'ha vissuta, anche a distanza di anni.

Nathaniel e Rachel hanno vissuto tutto questo lontano dai genitori, che nel proposito di proteggerli li affidano a gente estranea mentre loro si allontanano da Londra verso Singapore, durante gli avvenimenti del 1945. Ai due fratelli era stato detto che così sarebbero stati al sicuro, che non avrebbero sofferto la distanza e che avrebbero avuto tutto ciò di cui avevano bisogno. Non hanno modo di reagire o respingere la scelta del padre e della madre, così con apparente indifferenza, o forse più con shock, si ritrovano a vivere insieme a "Falena" e altri particolari ed enigmatici individui.

Alla ricerca del motivo che ha spinto i genitori ad andarsene, Nathaniel scopre di avere una vera passione per le mappe, che portano ordine e rigore nella sua vita inondata dal caos. Questo fa muovere lui, Rachel e coloro che ruotano attorno, interagendo, coinvolgendo e influenzando a seconda le loro vite, dall'adolescenza all'età adulta.

"Luce di guerra" può essere definito come la mappatura delle esistenze dei protagonisti, che esplorano e si esplorano alla ricerca di uno scopo e della verità celata dietro al dramma della guerra. L'autore non svela tutto subito, ma crea una caccia al pezzo del puzzle mancante che instilla nel lettore non solo una genuina curiosità ma anche un'inquietudine profonda al pensiero di non sapere a cosa si va incontro.

Il salto temporale tra la prima e la seconda parte è davvero sorprendente, soprattutto per il come ci si arriva. Nei personaggi si ritrova una nuova consapevolezza di sé, ma comunque ancora le stesse incertezze che proprio non vogliono scollarsi di dosso.

Lo stile è semplice ma molto descrittivo, sia per le scene in sé che per le introspezioni.

Un romanzo del tutto inaspettato e uno scrittore a me sconosciuto fino ad ora. Sono davvero curiosa di poter leggere altre sue opere, perché "Luci di guerra" è un lampo di luce che s'imprime nella retina e rimane a lungo nei ricordi.



mercoledì 16 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "I love shopping a Natale" di Sophie Kinsella



« A questo pensiero mi sento pervasa da una sensazione di calda felicità. Natale è così... è così nataloso. L’albero. I regali. Il presepe che abbiamo da sempre [...] I canti di Natale e mia madre che finge di aver preparato lei il pudding. Papà che accende il fuoco e Janice e Martin che passano a bere uno sherry con degli orrendi maglioni natalizi. Il fatto è che il nostro Natale in famiglia è sempre uguale. Ed è bello così. »

Il periodo che va da settembre alla fine dell'anno è sempre quello che trovo più emozionante, perché pieno di eventi positivi che allietano in qualche modo il passare del tempo. Non solo ottobre è il mese in cui compio gli anni, ma anche il periodo di Halloween, quello delle zucche, delle ciambelle e delle foglie secche in cui tuffarsi a capofitto.

Certo, con tutto questo è davvero difficile pensare al Natale, che però fa subito capolino nei miei pensieri dal primo di novembre. E quale miglior modo di anticipare l'atmosfera con un bel libro a tema? Sophie Kinsella manca tra le mie letture da diverso tempo, sono davvero felice che sia capitata di nuovo per un evento così bello e importante.

La magia del Natale affascina anche Becky Bloomwood, che come da tradizione festeggia le feste a casa dei suoi genitori, con tutta la famiglia. È molto attaccata alle piccole cose, come il cibo, i maglioni tipici, il presepe, i regali, la condivisione e l'amore che accomuna i suoi cari.
Ma le cose cambiano, quando mamma e papà sono in trasferta vicino a Londra e chiedono proprio a lei di pensare a tutta l'organizzazione. Non le è sembrato mai che cascasse il mondo come in questa occasione! Becky per fortuna ha un piccolo asso nella manica, che da anni non l'abbandona: lo shopping. Quale miglior modo per risolvere questa incombenza?

Nonostante siano passati diversi anni dall'inizio delle sue avventure, Becky non perde ancora il guizzo e la simpatia che l'ha sempre caratterizzata. Le sue peripezie sono divertenti e tanto spassose da far scappare sul serio delle risate di gusto. Questo perché se da un lato Becky è l'esperta per eccellenza quando si tratta di shopping, dall'altro tende sempre a farsi prendere troppo la mano, esagerando e conseguentemente trascurando le cose essenziali e più importanti. Le sue compere sono al passo con i tempi reali, passando dalle buste da negozio agli scatoloni recapitati tramite corriere. Questo rispecchia molto la società in generale, che ormai acquista attraverso un semplice click molto più rispetto a girare per i negozi.
Questo però sembra dare priorità all'aspetto materiale più che a quello conviviale e simbolico, tipico delle feste. Becky dovrà imparare proprio questo: riscoprire i veri valori del Natale e della famiglia.

Al divertimento vengono accostate scene davvero toccanti, che sul finale riescono a far scappare qualche lacrima di commozione.

È difficile non consigliare Sophie Kinsella, soprattutto quando si è a caccia di letture leggere e veloci. Per entrare nello spirito natalizio, quest'anno affidatevi completamente a lei!





martedì 15 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "La giostra delle anime" di Francesca Barra e Claudio Santamaria



« Gli esseri umani vogliono in fondo una cosa molto semplice: vivere l’incanto, un attimo stupefacente che li distragga dalle paure di tutti i giorni. »

Alle pendici del Vulture in Lucania, un giorno apparentemente casuale avviene un piccolo miracolo: la nascita di due splendide bambine. Ma la loro venuta al mondo, purtroppo, è conseguente alla morte della loro madre, che è costretta a lasciarle in balia delle intemperie, nella speranza che la salvezza giunga. La natura, però, che con la sua forza sa essere distruttrice, decide di prendere nel suo grembo le gemelle, che vengono nutrite e svezzate in modo misterioso e, come scopriranno in futuro, speciale. La vita per Eva e Anna non sarà però affatto facile: passando di mano in mano, finiscono ben presto in un orfanotrofio dove passeranno buona parte della loro vita, rinchiuse. 

Villa Nivelli è un luogo arido e triste, caratterizzato solo da una giostra che cerca di allietare le giornate dei bambini. Anna e Eva crescono con una sintonia tutta loro, sempre insieme, illuminate dal fuoco che ha radice nell'animo e nei loro capelli rossi. L'aspetto è per gli altri motivo d'inquietudine, basta poco per loro essere additate come streghe. Ciò non è del tutto sbagliato: la natura, infatti, aveva dato loro dei doni che avrebbero determinato il loro futuro. L'istinto e il carattere fa loro da guida, svelando con la crescita le differenti aspirazioni e, per parte della loro vita, allontanandole e separandole.

Ma il cerchio gira sempre e il passato si specchia nel futuro, attraverso volti conosciuti e sconosciuti: la nipote di Eva, Angelica, ora è vittima degli stessi soprusi che subivano da giovani le sue parenti. Come sfrutterà i poteri che scopre di possedere?

Con uno stile semplice ma trainante, Barra e Santamaria avvolgono il lettore in una storia intensa, che ha il sapore dolce dell'innocenza ma al tempo stesso amaro per i problemi che inevitabilmente attraversano una vita. Fin dalla prima pagina è impossibile rimanere indifferenti alla storia di Eva e Anna, che sembra voler parlare del quotidiano, denunciando situazioni scorrette ma purtroppo fin troppo diffuse, ma lo fa attraverso occhi puri e delicati. L'elemento magico si accosta perfettamente a tutto questo e cerca di dare un palliativo alle difficoltà e uno spunto per uscire da una situazione difficile. 

Come già ribadito più volte, romanzi che trattano determinate tematiche ce ne sono a bizzeffe. Ma c'è sempre qualcosa di affascinante nel leggerle, perché ogni vita ha una sua storia, sempre diversa dalle altre.

"La giostra delle anime" è una lettura che ha saputo colpirmi ed emozionarmi, lasciandomi dentro un pizzico di quella magia che scorre dentro ognuna delle sue pagine.



sabato 12 ottobre 2019

Review Party: Recensione di: "Le terrificanti avventure di Sabrina: Un amore di strega" di Sarah Rees Brennan




« Eppure, amavo la magia. Amavo la sensazione del potere che mi cresceva nelle vene e l’idea di averne di più. Amavo lo schiocco di un incantesimo andato a buon fine, tanto quanto detestavo l’idea di deludere la mia famiglia. »

"Le Terrificanti Avventure di Sabrina" è una delle serie rivelazione targate Netflix che mi sta più appassionando negli ultimi anni. 
Da bambina ricordo con piacere le mattine in cui trasmettevano in tv "Sabrina vita da strega", ma il mio animo dark ha fatto un balzo alla notizia di una trasposizione ispirata, più oscura e seria.

L'adolescente Sabrina Spellman è alle prime armi con il mondo della magia, ma deve già prendere un'importante decisione che cambierà per sempre la direzione della sua vita: firmare il Libro delle Ombre la notte del suo sedicesimo compleanno, giurare fedeltà al Signore Oscuro ed entrare così nella prestigiosa Accademia delle Arti Occulte. Ma come tutte le ragazze della sua età, anche lei è alle prese con elementi quali l'amicizia, la famiglia e l'amore. Come può rinunciare al suo mondo mortale, per abbandonarsi completamente al mondo che davvero le dicono di spettarle?

In questo breve ma intenso libro, Sarah Rees Brennan racconta ciò che avviene prima di quella notte, ricalcando le tinte macabre e gotiche della serie tv in maniera impeccabile. Ogni personaggio è stato ben studiato e rimane fedele a come si comporta sullo schermo. Non ho potuto fare a meno di impazzire alla presenza del cugino Ambrose, il mio personaggio preferito, così come nelle scene di vita quotidiana di Sabrina, divisa tra luce e oscurità. Un aspetto innovativo possibile grazie ad un'opera letteraria è la possibilità di esplorare con maggiore cura sia l'ambientazione che le sfaccettature dei personaggi, e in questo la scrittrice fornisce un'ottima interpretazione senza cozzare con quello che viene raccontato nella serie, riuscendo a tutti gli effetti ad inserire ciò che ha narrato nel canone della storia di Sabrina Spellman.

"Un amore di strega" è un'introduzione perfetta per chi ancora non conosce l'opera originale, spero vengano pubblicati anche in Italia i libri successivi sempre scritti dalla Brennan. Inoltre, è una lettura perfetta per Ottobre, visto quanto poco manchi a Halloween. La copertina è assolutamente adorabile, richiama molto le tinte del poster promozionale della serie, soprattutto per la rappresentazione del volto di Kiernan Shipka, che incarna meravigliosamente il ruolo della protagonista.



venerdì 11 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Binti" di Nnedi Okorafor




« Preferiamo esplorare l’universo viaggiando verso l’interno, piuttosto che verso l’esterno. »

Binti vive da sempre nella sua tribù, gli Himbi. Ma sente in cuor suo di non appartenere solo al suo popolo, ma di poter fare molto di più per il suo mondo, grazie alle capacità del suo cervello. Infatti, non solo la ragazza ha un innato talento per la logica, ma ogni elemento matematico e scientifico le si palesa letteralmente davanti, come un qualcosa di fisico che vive attorno a lei. Ma la sua famiglia e il suo popolo non comprendono il suo punto di vista, troppo attaccati a convinzioni che non sono al passo con i tempi e soprattutto con i desideri della ragazza. Per questo decide di scappare, verso la nota e prestigiosa università intergalattica di Oomza Uni, variegato pianeta in cui razze di ogni tipo convivono tra loro. Durante il viaggio viene guardata storto per il colore della pelle e i capelli particolari, per l'unguento otjize che le ricopre la pelle, come a proteggerla e a tenerla in contatto con la sua tribù.

Tutto sembra procedere bene, fino a quando non viene attaccata dalle Meduse, che hanno come scopo quello di sterminare gli umani dei Khoush, dopo il furto di un sacro manufatto a loro molto caro. Coloro che sono presenti sulla navetta spaziale vengono sterminati, lasciando Binti completamente in balia di queste creature. La paura iniziale fa a poco a poco posto alla curiosità e all'empatia, verso un popolo tanto diverso quanto incompreso. 

Acclamata da scrittori del calibro di Neil Gaiman e Ursula K. Le Guin, Nnedi Okorafor pare proprio essere una stella nascente nel panorama letterario contemporaneo.

Uno degli aspetti migliori di quest'opera è la creazione di alcune creature sorprendenti, originali ed estremamente interessanti immerse in un'ambientazione a cavallo tra la fantascienza e il fantasy che crea un mix avvincente e che si amalgama perfettamente con l'incredibile eroina presentata.  Binti è un personaggio meraviglioso e ricco di sfaccettature, combattuta tra il bisogno di innovazione e l'attaccamento alle tradizioni della sua famiglia. La decisione di seguire i sogni e le passione le rivoluzionerà l'esistenza in modo del tutto inaspettato, fino a rendere la ricerca di un'ideale giusto e puro la missione imprescindibile. Nonostante l'atmosfera futuristica, le tematiche trattate sono più attuali che mai, come la discriminazione e i pregiudizi nel confronto del cosiddetto "diverso", che non cambia anche applicando il discorso al concetto di universo. Gli elementi riconducibili alla terra africana che conosciamo noi, sono qui racchiusi in una visione molto interessante, che unisce l'antico al moderno, denunciando situazioni e modi di pensare retrogradi ma che sembrano non voler mai sparire.

La lettura scorre velocemente, lo stile di scrittura è travolgente e intenso nonostante la narrazione in prima persona, che è solita rovinarmi il ritmo. Sono presenti molte scene stimolanti che valorizzano la tradizione e la cultura e che fanno riflettere su come determinate capacità possano potenzialmente risolvere le crisi mondiali di cui ogni giorno sentiamo parlare.




giovedì 10 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Il ribelle" di Emma Pomilio



« Che i cavalieri trasportassero pulci e piattole non sminuiva la sua impresa, anzi lo rendeva molto orgoglioso, non perché fosse stato tanto difficile organizzarli, ma perché quei cavalieri, per natura dotati e intelligenti e poco inclini a obbedire senza un buon motivo, lo avevano riconosciuto come loro capo, gli avevano concesso fiducia e obbedito. »

Ho sempre amato la storia. Ma chi mi conosce, sa che questo non si direbbe. Questo perché ai tempi della scuola, Storia è sempre stata una materia che mi ha messo in difficoltà e che per quanto mi sia interessata e appassionata a diverse epoche, a livello di voti non è mai stato l'ambito più eccelso.

Quando si pensa alla storia antica, specie per quella italiana, è inevitabile pensare alla Fondazione di Roma e alla leggenda di Romolo e Remo, un racconto affascinante e in qualche modo avvolto nel mistero.

"Il ribelle" approfondisce proprio questo aspetto in particolare, attraverso gli occhi del misterioso Larth, che dopo una serie di peripezie si troverà a stretto contatto con i due gemelli allevati, si dice, da una lupa. Freddo e calcolatore, l'uomo osserva il mondo e gli avvenimenti attorno a sé, alla ricerca di colui che può essere degno di diventare un grande re. I caratteri di Romolo e Remo spiccano ben presto, valorizzando la nobiltà d'animo del primo e l'aggressività del secondo.

Non è un romanzo narrativo come gli altri, ma piuttosto una sorta di documentario volto a mostrare le origini di Roma, in modo storicamente dettagliato e attendibile, grazie alla cura e all'impegno di Emma Pomilio. Per questo, ritengo che non sia una lettura scorrevole e anzi, spesso ci si sofferma su fatti che possono rallentare di gran lunga il ritmo. Di certo incuriosisce e instilla nel lettore il desiderio di documentarsi maggiormente sul periodo storico.

Non posso certo dire che sia ai livelli delle opere del più esperto Manfredi, ma di certo anche il contributo di Emma Pomilio è fondamentale per la collana Historica della Mondadori.




mercoledì 9 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Vola via" di Kristin Hannah




« Ha provato ad andare avanti da sola. Ci ha provato sul serio. Ci sta ancora provando, a modo suo. Ma a volte nella vita c’è una persona che ti sostiene, che ti aiuta a reggerti in piedi, e senza quella mano a cui aggrapparti, ti ritrovi in caduta libera. Non conta quanto tu sia stata forte in passato, quanto ti impegni per mantenere l’equilibrio. »

Tully e Kate sono legate da una profonda amicizia fin dalla giovinezza. Hanno condiviso tutto, sia i momenti di gioia che quelli di dolore. Ma la notizia del tumore di Kate sfonda la loro bolla in maniera inaspettata e disorientante. Potrà la loro unione superare questo enorme male?

Grazie anche alla figlia di Kate, Marah, e ad altre incredibili donne, si andrà alla ricerca della forza di affrontare la vita, che spesso non può emergere se non attraverso i legami affettivi che non abbandonano di fronte ad alcuna difficoltà.

Ogni personaggio deve fare i conti con il dolore, specchiandosi e mettendo a nudo i propri sentimenti, ammettendo debolezze e cattivi pensieri, svuotandosi infine di tutto ciò che trasmette negatività.

Un romanzo emozionalmente complesso e straziante sull'amore, la maternità, la perdita e i nuovi inizi, "Vola via" ci ricorda che dove c'è vita, c'è speranza e dove c'è amore, c'è perdono. Kristin Hannah ha una prosa potente ed illuminante, questa ennesima opera ne è la prova. 

Spesso è davvero difficile proseguire con la lettura, ma solo per l'intensità delle emozioni provate, che vogliono uscire tutte insieme, come se dovessero far esplodere cuore e mente. Vengono trattate tematiche a me molto care, con cui spesso non riesco ad essere in pace e finisco per tormentarmi, fino a sentirmi soffocare. Perché la sensazione più prorompente è di solito l'impotenza, il sentirsi inutile e incapaci di fronte a qualcosa che non si può combattere dall'esterno. 

Questo libro però ha una funzione liberatoria, con cui si può trovare una valvola di sfogo e ispirazione per la propria vita.



martedì 8 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Ti regalo le stelle" di Jojo Moyes




« Stava rivestendo le pareti della biblioteca con dei ruvidi ripiani di legno di pino sotto i quali c’erano degli scatoloni di libri in attesa di essere sistemati. Una parete era già tappezzata di diversi volumi ordinatamente etichettati, e una pila in un angolo suggeriva che alcuni erano già stati restituiti. A differenza di casa Van Cleve, questo piccolo edificio era animato dal fermo proposito di diventare qualcosa di utile. »

Alla ricerca di una via d'uscita dalla vita passata in Inghilterra, Alice Wright sposa d'impulso l'affascinante Bennett Van Cleve e insieme si trasferiscono a Baileyville nel Kentucky.
Ben presto però si rende conto che questa scelta serve a ben poco: la donna viene soffocata non solo dall'atteggiamento del suocero ma anche dai commenti del marito sul modo in cui vuole condurre la sua vita. Quando sta per cedere, si imbatte in Margery O’Hare e nel programma di alfabetizzazione e cultura che sta portando avanti Eleanor Roosvelt negli anni '30. Da quel momento, diventare volontaria per portare i libri in ogni dove si trasforma nel suo pensiero principale, affrontando le sfide del tempo e degli uomini che circondano lei e le sue compagne.

Basando il suo romanzo su una storia vera, Jojo Moyes crea la storia di un'epoca non sempre ben ricordata. I personaggi che ruotano attorno ad Alice sono ben definiti e sfaccettati; nonostante abbiano origini diverse, il loro impegno nell'aiutare la gente di Baileyville le unisce fortificandole. Le descrizioni dei paesaggi, in continuo contrasto tra abbondanza e povertà, delineano una società altrettanto contrastante e obsoleta, soprattutto per il modo di pensare generale che tende ad andare incontro ad un miglioramento. La missione di queste coraggiose donne di diffondere nel mondo l'amore per la lettura e la cultura è qualcosa che tutt'ora risulta splendido e assolutamente lodevole, ma che purtroppo non sempre è stato visto così, a causa del bigottismo e dell'ignoranza. 

La disapprovazione è il vero nemico, una sfida molto più grossa delle intemperie o delle fatiche del viaggio. Per Alice questo sembra non avere importanza all'inizio, troppo impegnata a pensare a come animare le sue giornate. Ma presto si rende conto non solo della sua condizione ma anche di tutte le altre donne ed è disposta a rischiare tutto per il bene di questa iniziativa.

Il tutto con l'infallibile narrazione di Jojo Moyes, che da anni sa emozionare e continua a farlo.

"Ti regalo le stelle" è un inno al potere dei libri, all'amicizia e alla figura della donna, che non può mai dare davvero per scontata la propria identità in alcuna società e in alcuna epoca.


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