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giovedì 23 gennaio 2020

Review Party: Recensione di "Il treno di cristallo" di Nicola Lecca


« Immagina le formiche mangiare con ingordigia le briciole dei cuori strappati a morsi dai carnefici e si accorge di quanto potenti possano essere le parole. Incontrarsi col mondo comincia ad affascinarlo: e mai avrebbe pensato che sarebbe stato così imprevedibile. »

A volte, per crescere e conoscere sé stessi, è necessario allontanarsi dalle abitudini e dai luoghi del quotidiano.

Aaron si è affacciato all'età adulta ma ancora non conosce nulla al di fuori della gelateria Morelli in cui lavora a Broadstairs e della depressione che affligge da sempre la madre Anja, che si attacca a lui in modo morboso e ossessivo. Cerca di evadere come può, grazie alla compagnia del fidato collega Gennarino e all'amore a distanza condiviso con Crystal. Eppure, non esiste soddisfazione nella sua vita e il comportamento ambiguo della ragazza, che rifiuta categoricamente un vero incontro, non fa altro che frustrarlo ancora di più.

Il cambiamento gli giunge addosso come un fiume in piena, quando riceve una lettera da Zagabria con cui viene convocato per la lettura del testamento del padre appena defunto. Di lui, il ragazzo non sa nulla, men che meno che fosse vivo fino a poco prima. Facendosi coraggio e tenendo il tutto nascosto a sua madre, Aaron prende il treno che lo porterà verso un destino nuovo, lastricato di nuovi incontri, difficoltà e una visione del mondo fino a quel tempo sconosciuto.

Le storie di Nicola Lecca le riconosci da un unico comune denominatore: il viaggio evolutivo dei personaggi che crea. In questo, "Il treno di cristallo" ha la chiave proprio nel titolo e porta il lettore all'interno di vite apparentemente comuni che possono rendere la sua, di vita, straordinariamente più ricca rispetto che in precedenza. Aaron nel corso del suo percorso prende diversi treni fisici che lo accompagnano in luoghi affascinanti e suggestivi, in mezzo a persone dalla morale più disparata e incontro a decisioni che mai avrebbe pensato di dover prendere. Sono queste che lo conducono per mano su treni diversi da quelli di prima e che lo porteranno verso una nuova consapevolezza di sé stesso.

Durante questo viaggio avrete fame, non solo di conoscere cosa aspetterà Aaron al capolinea, ma anche di cibo e posti reali: rimarrete incantati dalle descrizioni delle architetture e non potrete fare a meno di deglutire, desiderosi dei piatti che magistralmente compaiono attraverso l'olfatto e il gusto. Darei oro, per un appetitoso cartoccio di fish and chips.

Nicola Lecca ha sempre la capacità di colpire il cuore di chi legge i suoi libri in un modo ogni volta diverso e sorprendente, perché tocca punti dell'animo che disorientano, portano alla riflessione e infine al coraggio di cambiare la propria direzione verso ciò che davvero può renderci migliori.
Il suo stile narrativo è coinvolgente e riesce sempre a lasciare col fiato sospeso, in tensione, fino all'ultima pagina.

Ogni suo romanzo richiede una cura minuziosa e "Il treno di cristallo" è l'ennesima prova che ogni attesa viene ben ripagata, con una lettura che scorre inesorabile e dura sempre troppo poco, indipendentemente dal numero di pagine. Questo perché della sua letteratura non se ne ha mai abbastanza e si desidera esplorare all'infinito le vite dei personaggi anche dopo l'epilogo, per accertarsi che tutto vada davvero bene, da dopo quel punto d'inchiostro su carta in avanti.

Come all'inizio della lettura l'ho accolto con un "bentornato", ora è davvero arrivato il momento di congedarlo un'altra volta. Arrivederci, al prossimo libro.


INTERVISTA ALL'AUTORE

In questo evento, i blogger partecipanti hanno avuto la possibilità di fare alcune domande all'autore, che ringrazio per l'opportunità che ci ha concesso. Di seguito, quelle che ho posto personalmente.

Ogni libro che ha scritto è caratterizzato dai viaggi che lei stesso fa: quali sono gli elementi in merito che le comunicano la giusta ispirazione?

Sono un collezionista di città. Ne ho visitate circa 400. L’ispirazione necessita del tempo vuoto: quello che non esiste più. Perché, ormai, il tempo lo riempiamo: terrorizzati come siamo dall'affrontarlo. Dallo specchiarci in esso. Io il tempo vuoto, invece, lo coltivo e lo nutro. Nasce così l’ispirazione che produce frutti eterni e riesce a curare menti e cuori.
Racconto il mondo. Porto i lettori lontano da sé e li apro al mondo. Per far questo devo viaggiare, ma soprattutto osservare, catalogare, scegliere….

I processi di gestazione e scrittura di tutte le sue opere richiedono sempre diversi anni prima di vedere la pubblicazione: cosa porta a periodi così lunghi di concentrazione su una singola storia?

Come tutti i miei precedenti romanzi anche “Il treno di cristallo” è un’opera di sartoria. Ogni dettaglio, ogni personaggio, ogni parola sono stati pazientemente vagliati con una precisione da orologiai per creare una scrittura ipnotica capace di trasportare il lettore lontano da sé e condurlo in mondi nuovi attraverso nuovi modi di pensare.  Una volta uno scrittore che stimo, riferendosi ai miei libri, mi ha detto: “Tu mi piaci perché cambi il mio immaginario.” Ecco: non rinuncerei mai a fare del mio meglio per cedere alla tentazione della fretta…





giovedì 16 marzo 2017

Recensione: "I colori dopo il bianco" di Nicola Lecca


« Circondata dalle menzogne e attorniata dai segreti, Silke si rifugiava sempre più spesso negli stabilimenti termali di Seefeld: un'enclave di verità, una zona franca in cui uomini e donne - avvolti dal vapore mentolato del bagno turco - si dedicavano al benessere del corpo in piena nudità. Niente più acconciature o vestiti: niente più trucchi o gioielli. Alle terme di Seefeld le cicatrici, le occhiaie, le vene varicose, i seni flaccidi e la cellulite finalmente trionfavano: svelando a Silke che, per fortuna, la fragilità si trovava ovunque: e non soltanto dentro di lei. »




La perfezione non sempre calza a pennello.
A ventiquattro anni Silke, giovane ragazza che ancora non si sente donna, comprende che la bianca Innsbrouk le sta troppo stretta e decide di partire per andare lontano, alla ricerca di nuovi orizzonti.
A tentarla verso una nuova visione di vita ci pensa la città di Marsiglia, con il mare, il calore e i variopinti edifici.
La paura del cambiamento e la consapevolezza di essere sola in quel viaggio la tormentano, ma non per questo Silke si arrende: lo smarrimento iniziale si trasforma ben presto in energia positiva che la porta a scoprire un lato di sé che fino a quel momento era represso nella sua anima, dietro alla rigidità e serietà instillate dal padre.

Ad accogliere il suo dolore, la donna troverà dei personaggi particolari e unici, inaspettati ma in attesa da sempre del loro incontro. Nuovi profumi, l'esplosione di colori, abitudini a lei sconosciute la stimoleranno ad intraprende un altro tipo di cammino: quello verso la felicità e il sorriso sincero per la vita.

Spesso le coincidenze, anche quelle più spiacevoli, innescano eventi che sfuggono al nostro controllo. L'unica cosa possibile da fare è sottostare alle imposizioni oppure trovare il coraggio di fare qualcosa di azzardato ed imprevisto agli occhi degli altri e andare alla ricerca di ciò che può farci stare davvero bene.

"I colori del bianco" ha uno stile semplice e scorrevole, ma una storia intensa e coinvolgente che fa scappare un sospiro di sollievo e soddisfazione alla sua conclusione. La forza dei colori assume un ruolo importante, dopo tanti anni ad osservare una vita monotona e pallida.

Nasce il desiderio di essere un po' Silke: poter conoscere le persone che le miglioreranno la vita per riuscire a raggiungere una visione prepotentemente positiva, senza pensare subito ad arrendersi di fronte agli ostacoli, sarebbe l'ideale per chiunque sia fragile e ancora alla ricerca della giusta filosofia.

Nicola Lecca, che si definisce artigiano della parola e ancora scrive con la penna beandosi dell'inchiostro che gli colora le mani, studia i propri scritti per anni, viaggiando e conoscendo persone e sentimenti in grado di ispirarlo. I suoi libri, nonostante siano veloci da leggere, sono talmente travolgenti da lasciare addosso al lettore una seconda pelle, che rimarrà con lui per lungo tempo. Per me, "Hotel Borg" rimarrà nel cuore e nelle classifiche di sempre.
Distanziando così tanto un'opera dall'altra, è possibile notare un cambio di stile, che rimane costantemente incisivo nella mente di chi legge. Tematiche forti vengono trattate con gentilezza, precisione e sentimento, come una fiaba che nel suo incanto non manca di essere cruda e d'impatto, come lo è il mattone della realtà.

Nicola Lecca è uno scrittore italiano ancora troppo, ingiustamente, poco conosciuto, ma che silenziosamente ti entra dentro e ci rimane. Ad ogni lettura è come salutare di nuovo un caro amico.

Il libro è acquistabile in tutte le librerie e comodamente su Amazon, a questo link

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