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venerdì 29 maggio 2020

Review Party: Recensione di "Hunger Games - La Ballata dell'Usignolo e del Serpente" di Suzanne Collins



All'alba di una nuova mietitura, Coriolanus Snow sente il peso del suo nome come un macigno sulle proprie spalle: ha solo questa come occasione per riscattare la nomea della sua famiglia, il ruolo di mentore per i Giochi che gli è stato mai affidato è quanto mai critico e fondamentale. La situazione viene complicata dal fatto che gli viene affidato il distretto 12, il più malfamato, in cui conosce e si affianca alla giovane Lucy Gray. Il suo spirito combattivo non lo abbandonerà tanto facilmente, ma il legame che instaura con la ragazza potrebbe in qualche modo compromettere le sue intenzioni.

Non sapevo cosa aspettarmi dal nuovo libro di Suzanne Collins ambientato nel mondo di Hunger Games, solitamente questo tipo di cose non vanno mai a finire bene. Eppure, fin dalla prima pagina, mi sono ritrovata inglobata in un mondo in cui non tornavo da tanto tempo e che ho avuto piacere di ritrovare in un altro periodo rispetto alle vicende di Katniss e Peeta. A posteriori devo dire che la pubblicazione della nuova edizione della trilogia lo scorso autunno è stata quanto mai tattica e necessaria per fare un bel ripasso delle meccaniche che ruotano attorno a Panem. Questo perché, ovviamente, per quanto ci troviamo di fronte a un prequel sono normali i vari riferimenti a ciò che accadrà poi e che nella trilogia è già accaduto, così come i vari personaggi che pian piano fanno capolino tra le pagine. Indagare sulla figura di Snow, personaggio emblematico della trilogia, poteva risultare apparentemente inutile ma al tempo stesso molto interessante: la Collins svela dei retroscena che ampliano il mondo creato anni fa e approfondiscono la caratterizzazione di un uomo che fino ad ora era stato relegato a essere il cattivo e lo spietato della situazione. Ben inteso: l'autrice non vuole assolutamente giustificare le azioni che compirà lui in futuro, ma solo andare a completare la formazione di Snow, da quale realtà arriva, quali persone incontra e quali eventi affronta, determinanti per le decisioni che lo guideranno poi. 

Gli appassionati ameranno questo libro e troveranno emozionante tornare a vivere gli Hunger Games in un modo ancora più sorprendente e crudele di quanto fosse già stato scritto.



giovedì 28 maggio 2020

Blog Tour: "Gli Strani Viaggi di Giulio Verne" - Recensione di "Un inverno tra i ghiacci"



Su un'isola in mezzo ai ghiacciai, il capitano Jean Combutte attende che il suo brigantino faccia ritorno a riva. Mentre l'equipaggio scende, impatta contro una notizia che mai avrebbe immaginato: la morte del figlio di Louis, accompagnata dalla bandiera a lutto che svetta sopra alla Jeune Hardie. Il dolore invade lui, la nipote Marie e tutta Dunquerke, incapace di accettare una scomparsa così prematura. Un bagliore di speranza non abbandona Combutte, che crede ancora che Louis sia disperso chissà dove, ma ancora vivo e in attesa di un salvataggio. Con un manipolo di prodi avventurieri ha così inizio una ricerca, forse la più importante della carriera di Jean, che affronta il freddo polare e le intemperie della natura sconfinata.

"Un inverno tra i ghiacci" è un lungo racconto frammentato in capitoli che fa parte delle opere giovanili e meno note del panorama letterario creato da Jules Verne. Eppure, si denota subito una grande maturità stilistica in grado di intrattenere fin dal primo capitolo. La tensione è da subito alle stelle e la curiosità a scoprire come andrà a finire la storia esorta nel proseguire la lettura. Il dramma si interseca con lo spirito avventuriero tipico delle opere di Verne che coinvolge in primis i personaggi realizzati e trasmette il desiderio di prendere il largo anche a chi dall'esterno osserva. Gli ambienti sono talmente immersivi da avere la sensazione di sentire l'oceano agitarsi e il gelo entrare dai pori e raffreddare ogni parte del corpo, che trova calore nei sentimenti provati dai personaggi e dai legami d'affetto che li legano l'uno all'altro e che non li fa cedere, di fronte alla più piccola speranza che Louis sia ancora lì fuori in attesa. Ciò che dovranno combattere, però, non è solo il pericolo provocato dalla natura ma anche dalle emozioni negative che rischiano di contaminare fino al midollo, compromettendo la missione.
Nel complesso è una storia che merita di essere letta sia per l'ambientazione, che fa trasparire gli elementi che diverranno tipici nella bibliografia dell'autore, sia per i messaggi che vuole trasmettere, mettendo costantemente in allerta sui pericoli naturali tanto quanto quelli dati dall'uomo.



Blog Tour: "Una notte ho sognato New York" di Piero Armenti - Presentazione e Biografia dell'Autore


Oggi ha inizio il Blog Tour dedicato a un'opera di un personaggio molto influente e conosciuto praticamente in tutto il mondo. Stiamo parlando di Piero Armenti, giornalista noto per l'agenzia "Il mio viaggio a New York" con sede a Times Square e che ora ha in pubblicazione il suo nuovo libro con Mondadori, "Una notte ho sognato New York". Di seguito trovate tutte le informazioni necessarie, ma vi consiglio di non perdere le prossime tappe di approfondimento per conoscere maggiormente Armenti e il suo grande progetto.

Titolo: Una notte ho sognato New York
Autore: Piero Armenti 
Genere: narrativa contemporanea 
Editore: Mondadori 

TRAMA

"Ho capito che dovevo partire. Andare lontano, oltre qualsiasi luogo conosciuto. Non bastava Milano, neanche Londra o Parigi. Dovevo metterci un oceano di distanza tra me e la vita. L'ho capito all'improvviso, mentre ero sdraiato in veranda, con gli occhi al cielo e le stelle sopra di me. Dopo qualche secondo il risultato era davanti a me: 'Complimenti, hai acquistato il tuo biglietto per New York'." Questa è la storia di un ragazzo come tanti, che ha appena finito l'università e non sa cosa fare della sua vita. Però di una cosa è sicuro: quando di notte abbraccia la sua fidanzata, in realtà pensa solo a New York. Un ragazzo che ha voglia di vivere, ha voglia di libertà. E New York per lui è libertà totale: è incontri inaspettati con persone diverse e insolite, è fare colazione con un bagel e non con il cornetto, preferire dei tacos alla pizza, non notare le stranezze della gente perché ti sembrano normali. Ma soprattutto New York è le luci dei grattacieli che sembrano stelle, storie che si intrecciano e mille sogni che al mattino non si dimenticano. Del resto, tutto ciò che accade di importante nella vita di una persona, lì avviene dopo il tramonto.

Anche se non è sempre oro tutto ciò che luccica. New York, infatti, può essere anche solitudine: con la sua fredda indifferenza costringe a guardarsi allo specchio, a fare i conti con le proprie radici e con ciò che è veramente importante. Il protagonista di questo romanzo lo scoprirà sulla sua pelle: scegliere la famiglia, le sue origini, o il suo futuro, rinunciare agli affetti o cercarne di nuovi, tornare in Italia o vivere in America.

Piero Armenti, in questa storia itinerante, in cui la città non è solo uno sfondo, ma un personaggio vero e proprio, ci prende per mano e ci guida in lungo e in largo per le strade trafficate di New York, scoprendone i volti più nascosti e i luoghi più suggestivi (raccolti in una mappa alla fine del libro). Un romanzo che vi farà sognare e vivere in tutti i suoi aspetti la città che non dorme mai.

Piero Armenti, nato nel 1979, è un giornalista e il più famoso Urban Explorer di New York. Dopo aver concluso il suo dottorato all'Università Orientale di Napoli ha deciso di partire per New York ed è stato amore a prima vista. Ha cominciato a raccontare le sue scoperte sui social network e su giornali e riviste, fino a fondare "Il mio viaggio a New York": un tour operator sui generis, ma soprattutto un blog dove ogni giorno racconta a modo suo la città più desiderata del mondo e che all'attuale ha superato un milione di follower.




lunedì 25 maggio 2020

Review Party: Recensione di "Non sprecare il tempo, non sprecare l'amore" di Ann Napolitano



L'imprevedibilità della vita è capace di condizionare un'intera esistenza. Questo è ciò che capita a Edward, che si ritrova completamente solo dopo essere scampato a un disastro aereo di cui lui è il solo sopravvissuto. I suoi genitori, suo fratello e ogni altro passeggero con cui ha più o meno interagito sono tragicamente scomparsi. Edward avrebbe voluto scomparire con tutti loro, piuttosto che dover affrontare il dolore fisico e mentale che da quel momento l'accompagnerà. Eppure, il tempo non si può fermare e i giorni scorrono e pesano sempre di più. Come si può trovare la serenità, quando non c'è più niente per cui gioire?

Non è facile parlare di un libro che ha saputo travolgere tanto intensamente fin dalla prima pagina. Un dramma come quello vissuto da Edward è inimmaginabile, ma nonostante questo Ann Napolitano ha saputo coinvolgere il lettore con una delicatezza e un rispetto oltre i limiti. Mentre si segue il giovane alle prese con la sua nuova vita, si assiste inesorabilmente anche alle storie di tutti gli altri passeggeri, a cui è impossibile non affezionarsi nonostante la loro conoscenza sia limitata tra l'imbarco e lo schianto dell'aereo. Questo rende il tutto ancora più tragico perché si arriva a interiorizzare i loro desideri e speranze consci che niente avrà un futuro vero e proprio. Vivere tra i pensieri di Edward fa quasi paura, per le reazioni che potrebbe avere e per la volontà di non affrontare subito la questione. Ogni sua azione è giustificabile da una nuova condizione mentale, che lo porta a non volersi fare degli amici, a non voler crescere, a non godersi dei piccoli istanti di felicità credendo di non meritarli davvero. Uno spiraglio di luce giunge attraverso la figura di Shay, la figlia dei vicini dei suoi zii da cui lui comincerà a vivere. La loro frequentazione si fa strada a piccoli passi, fino a diventare per entrambi visceralmente necessaria, soprattutto per Edward che vede in lei l'unica confidente. Il loro legame è genuinamente tenero e sarà prezioso per entrambe le parti per gli anni a venire. Questo perché, se da un lato la narrazione si svolge nelle ore sull'aereo, dall'altro per Edward passano i giorni, i mesi e infine gli anni, fino ad arrivare al fatidico giorno in cui la sua età corrisponderà a quella del fratello defunto. Ogni suo pensiero, espresso o meno, è una stilettata al cuore intensa e dolorosa che nei capitoli finali culmina con una frenesia fuori controllo. Ciò che lui deve per forza cercare è un nuovo modo per affrontare il quotidiano, fino a rendersi conto che sprecando il tempo senza vivere davvero non darebbe né a lui né alla sua tragedia alcun significato, nascosto tra fiumi di parole scritte in lettere indirizzate a lui. Questa consapevolezza aleggia costantemente nell'aria ma si prende il tempo giusto per svelarsi, passando dalla negazione all'accettazione fino a una nuova speranza. Ann Napolitano disorienta con la forza dei sentimenti il lettore, che si trova in balia di tutti i personaggi, intenzionati a insegnare qualcosa, ognuno a proprio modo. L'unico lascito possibile, per dare la possibilità a chi può di essere una persona migliore e di rendere speciale ogni istante della propria vita.




giovedì 21 maggio 2020

Review Party: Recensione di "La saga di Terramare" di Ursula K. Le Guin


In un mondo in cui la magia è un Dono e i nomi racchiudono in sé un potere inimmaginabile, Ged intraprende un cammino che lo porterà verso il luogo in cui dare inizio al proprio apprendistato. La crescita data non solo dal viaggio ma dalle nozioni che nel tempo apprenderà e attraverso i legami che instaurerà, lo porteranno ad avere coscienza delle sue reali capacità e su chi sia lui davvero. La ricerca della forza sarà quanto mai necessaria per salvare Terramare dalla totale scomparsa del potere magico.

"I racconti di Terramare" è una di quelle storie che hanno reso speciale la mia giovinezza. Mi sono sempre chiesta come dovesse essere l'impatto della storia da adulta e grazie a questa nuova straordinaria edizione della Mondadori, mi sono decisa a riprendere in mano la saga per testarla sotto questo occhio critico. I miei timori sono sembrati subito infondati: le grandi emozioni che mi avevano travolto da piccola si sono ripresentate illuminate da un nuovo punto di vista più adulto, maturo.

Ursula K. Le Guin ha fatto come suo elemento di forza l'essere diretta e precisa in qualsiasi scena descritta, dando modo all'immaginazione di tutti di esplorare l'arcipelago di Earthesia senza perdersi in fronzoli superflui e non funzionali alla trama. Al tempo stesso non manca mai di colpire il cuore del lettore sprigionando attraverso le parole delle emozioni intense, che si amplificano soprattutto quando ci si trova a patteggiare per i protagonisti. Le ingiustizie che subiscono nel corso del viaggio scatenano rabbia e risentimento, che vengono però sanati dai buoni risvolti e il trionfo del bene. La positività non è così facile da trovare, perché prima di giungere alla luce le tenebre faranno di tutto per corrompere e distruggere. Ogni cosa è costantemente messa in discussione e diventa necessario cambiare punto di vista senza però perdere la propria bontà d'animo. Il cammino alla scoperta di sé stessi è un percorso che la Le Guin ha scritto con estrema passione e che ancora oggi, dopo anni, sa conquistare l'animo di nuovi lettori, più o meno giovani. Il suo contributo al Fantasy epico rimarrà per sempre scolpito nella storia del genere e la sua saga consigliata e tramandata da una generazione all'altra.

mercoledì 20 maggio 2020

Review Party: Recensione di "La grazia dei re" di Ken Liu



Dopo più di vent'anni di dominio incontrastato, l'Impero di Xana avverte le prime avvisaglie di possibili minacce nemiche. Con l'imminente morte dell'Imperatore, il popolo sembra voler insorgere per far fronte alle angherie subite nel tempo, così come i consiglieri reali che iniziano ad agire secondo le proprie ambizioni personali. Il cammino di Kuni, vagabondo che cerca costantemente il tornaconto in ogni cosa, si unisce a quello del nobile Mata e i due, trovandosi invischiati in una guerra più grande di loro, dovranno collaborare se vorranno rendere vera l'evoluzione che incombe.

Ambientata in un'ipotetica Cina medievale, Ken Liu ha composto un'opera letteraria totalmente sorprendente e inaspettata. Non sono estranea a questo genere di ambientazione, ma trovare una storia di così alta qualità è davvero raro. L'autore non teme di soffermarsi sulla visione del proprio mondo, descrivendolo minuziosamente e prendendosi tutto il tempo per spiegare i cambiamenti che hanno attraversato la terra di Xana e che l'hanno condotta a essere sì una potenza, ma sempre più in declino. L'Impero è il vero nemico in tutto questo: forzando la mano e non rispettando i propri cittadini ha alimentato il fuoco dell'odio e della vendetta, che ora ha tutte le intenzioni di travolgerlo e spazzarlo via. Questi sentimenti così forti sono impersonificati dalle figure di Mata e Kuni, che pur provenendo da ambienti differenti trovano nella lotta al potere un obiettivo comune che li lega indissolubilmente. Ci si interroga, però, su quanto un rapporto stretto, quasi fraterno, possa trarre in salvo le menti dei personaggi, senza che il potere stesso prenda il sopravvento, ammaliandoli per poi rovinarli.

Lo stile di Ken Liu esorta con trasporto il lettore ad approfondire la conoscenza di ogni dettaglio nascosto e a innamorarsi di un mondo immaginario tanto ricco da volerci rimanere per lungo tempo. Le scene di azione non mancano di dare frenesia alla narrazione, così come i colpi di scena che giungono inaspettati ma assolutamente coerenti con la trama. L'autore gestisce in maniera eccellente le politiche interne e i giochi di potere, con un controllo e una cura della materia davvero di nota. Lo scenario orientale infonde un misto di atmosfere contrastanti, che vanno dalla tranquillità dei paesaggi alla crudezza del sangue versato in guerra. Ken Liu ha la capacità innata di descrivere una cronaca bellica senza far annoiare il proprio pubblico, attraverso una storia che raggiunge vette di tensione molto alte e dando l'impressione di andare fuori controllo. In realtà, ogni cosa è ben calibrata e non si scade mai nel banale. La narrativa degli scrittori cinesi ha un ritmo e un sistema riconoscibile, ma ben lontano da ciò che in occidente potremmo essere più abituati a trovare. Bisogna per questo entrare in sintonia con ogni aspetto dell'opera trattata, sia per la storia che per tutto il lavoro minuzioso che sta dietro.

Fatto questo, posso garantire che "La grazia dei re" saprà riempire le ore di lettura con intensità e passione, che vi trascineranno verso un epilogo che vi farà bramare ardentemente il seguito, per fortuna già annunciato.



martedì 19 maggio 2020

Review Party: Recensione di "Falce" di Neal Shusterman



In un futuro in cui la morte ha perso il suo attuale significato e la popolazione è sull'orlo del collasso, l'istituzione di una Compagnia delle Falci si è rivelata più che mai necessaria. Uomini e donne addestrati per uccidere viaggiano per la Terra alla ricerca della prossima vittima da "spigolare" e a cui dare una fine definitiva. Citra e Rowan incontrano una di queste Falci, che in loro vede del potenziale e li prende con sé per farne i suoi apprendisti. Restii all'idea di abbandonare tutto e diventare reietti della società, i due giovani scopriranno ben presto un sistema sociale complesso e contraddittorio, praticamente impossibile da combattere.

Sono rimasta folgorata da questo libro, tanto da non riuscire a trovare subito le parole da mettere per iscritto. "Falce" non è solo un'opera distopica in grado di intrattenere dall'inizio alla fine, ma contiene una storia brillante che fa riflettere sul vero significato di vita e di morte. In un mondo in cui la morte è stata sconfitta, quale nuovo scopo assume il crearsi degli obiettivi e dei sogni? Rowan e Citra si ritrovano a loro insaputa a dover decidere del destino degli altri, come se fosse stato conferito loro un diritto che non sentono di avere. Nel percorso che li porterà a diventare falci professioniste, i due cercheranno di spalleggiarsi senza pensare troppo alla competizione che li obbligherà a scontrarsi. Ho amato entrambi, Citra per la sua incredibile determinazione e Rowan per la sorprendente evoluzione che ha, nonostante siamo soltanto al primo di una trilogia. Ciò che più di tutto dovranno cambiare è il modo in cui vedono la realtà e soprattutto l'etica che li porterà a compiere certe scelte. Può esistere ancora una morale, quando legalmente esiste un'autorità che può mettere fine a un'esistenza? Come cambierà il modo di porsi degli altri, che li vedranno come creature mitiche da temere e rabbonire, per evitare che la falce cali su di loro? Attorno ai protagonisti e alla trama ruota tutta un'ambientazione ricca di particolari, come gli addestramenti degli apprendisti e le sfide, i diari personali delle Falci più note, stralci di giornate di coloro che arrivati a un certo punto della vita sono tornati indietro per viverne un'altra ancora. La sensazione costante di avere una lama pronta a colpire invade il lettore stesso, che non può fare a meno di rimanere coinvolto in una situazione ipotetica così intensa da affascinare e spaventare al tempo stesso.

Non vedo l'ora di poter proseguire la lettura di questa serie! Conoscevo già Neal Shusterman per Dry e Everlost, ma devo dire che con la sua opera del momento si è davvero superato!




Review Party: Recensione di "Le Black Holes" di Borja Gonzalez



In una notte tanto comune quanto magica del 1856, una ragazza senza nome passeggia tra gli arbusti e, per quello che apparentemente potrebbe sembrare il caso, s'imbatte in uno scheletro animato. Con lui cammina, parla e osserva il cielo stellato. Una domanda sorge in entrambi: lo scheletro è morto o può essere definito vivo? Nessuno lo sa, nemmeno lui stesso.
In una notte tanto comune quanto magica del 2016, un trio di ragazze scatenate si unisce per fondare il gruppo musicale "Le Black Holes", senza avere il talento o le capacità che potrebbero portarle al successo.
Fatti inspiegabili si susseguiranno dal momento in cui cominceranno a suonare, accavallandosi alla storia di Teresa, che in un'epoca lontana vive una vita incompresa fatta di storie fantastiche che nessuno vuole ascoltare. 

Un'atmosfera gotica e sempre più macabra si diffonde in ogni scenario e le pagine sono tempestate di quesiti che chiedono con insistenza delle risposte. I personaggi sono adorabili nelle loro peculiarità e le immagini, interamente a colori, sono suggestive nella loro essenzialità e trasmettono un senso di malinconia davvero forte. Caratteristica importante è l'assenza dei tratti facciali: i volti, completamente lisci, sono però carichi di espressività e sentimenti, tanto da sorprendere il lettore, che pagina dopo pagina comprende gli stati d'animo come se stesse osservando negli occhi una persona reale. Molte sono le tavole senza dialoghi ma con un'infinità di sentimenti nascosti, vasti come il cielo notturno puntinato di stelle. Bisogna soffermarsi e farsi rapire da ogni dettaglio per riuscire a capire appieno la storia che va inesorabile verso il suo epilogo, appropriato e inevitabile.

L'opera di Borja Gonzalez è una lettura tanto intrigante quanto inaspettata nel contenuto, che mi ha intrattenuto durante un pomeriggio frenetico e da cui non avrei voluto separarmi tanto velocemente. Tornerei volentieri a camminare tra i boschi in compagnia delle protagoniste, cullata dalle note strimpellate dalle Black Holes.




lunedì 18 maggio 2020

Review Party: Recensione di "Nella balena" di Alessandro Barbaglia



A cavallo di epoche differenti si fanno strada due storie differenti di due anime differenti: eppure, il tempo che li separa li lega indissolubilmente attraverso i sentimenti e le esperienze. Ed ecco che si fa conoscenza di Herman, che cresce e vive in un circo, che ne osserva la meraviglia e soffre quando viene posto di fronte al fatto di essere diverso da ciò che comunemente è ritenuto normale.
Alessandro vive la condizione "diversa" di essere un ragazzo senza madre e con un padre sempre più assente che ignora l'uomo in cui suo figlio si sta trasformando. Amore, bellezza e sentimenti li uniranno indissolubilmente, attraverso la mitica figura di una balena, l'unica creatura che sarà in grado di vederli entrambi.

Con un trasporto e una cura meticolosi, Barbaglia ha scritto un romanzo carico di emozioni che esplodono nel cuore del lettore, che si commuove di fronte alla potenza che certe esperienze infondono in una vita e riflette su quelle che hanno attraversato la sua. Le metafore sul circo sono molteplici e tutte sorprendenti perché danno un punto di vista differente su una realtà che sembra quasi relegata al suo tendone da spettacolo. Il libro presenta molte descrizioni, necessarie per apprezzare la trama quando questa prende davvero ritmo e si scatena in un vortice frenetico che conduce verso il finale, tanto forte da far battere intensamente il cuore anche dopo aver chiuso l'ultima pagina.

Alessandro Barbaglia è un autore illuminante che continuerò a seguire con immenso piacere e di cui non vorrò più fare a meno nella mia vita da lettrice.


Blog Tour: "Falce" di Neal Shusterman - Intervista a Lia Tomasich



Oggi, per il Blog Tour dedicato a "Falce" di Neal Shusterman, vi presento l'intervista a Lia Tomasich, la traduttrice che si è occupata dell'adattamento italiano di questa bellissima opera!
Sono davvero felice e onorata che abbia voluto dedicare del tempo a questo evento e la ringrazio nuovamente per questo.

Di seguito, domande e risposte!

Buongiorno Sig.ra Tomasich, grazie per avermi concesso questa intervista. 

"Falce" di Neal Shusterman è un romanzo ricco e davvero articolato, pieno di termini specifici che vanno a caratterizzare il vasto mondo creato dall'autore. Qual è l'aspetto più interessante e quale il più complesso della traduzione di un'opera di questo tipo?

Tradurre narrativa fantastica è sempre più complicato di altri generi: ci sono nuovi mondi, nuovi concetti e quindi nuovi termini. È un lavoro che può implicare una lunga ricerca, perché capita che a volte un traducente non riesca a soddisfare del tutto. È una continua mediazione tra il rispetto dello stile dell’autore e lo sforzo di rendere un testo in modo esatto e compiuto, ma che abbia anche una giusta musicalità e un giusto ritmo nella lingua di destinazione. L’aspetto più interessante è la scoperta graduale di una storia, è la stessa esperienza che fa il lettore quando inizia un libro.

È stato difficile mantenere la fedeltà allo stile di scrittura di Shusterman?

Direi di no, credo che sia uno degli autori con cui mi sono sentita più in sintonia, dal punto di vista dello stile. E forse anche perché la storia mi ha appassionato subito, fin dalle prime righe. Il romanzo solleva molte implicazioni morali ed etiche che spingono a una profonda riflessione. Non sono questioni banali, soprattutto alla luce del periodo che stiamo vivendo, e hanno un forte impatto emotivo.

Qual è il primo passaggio di un lavoro di traduzione?

Vorrei poter dire la lettura preliminare del testo, ma i tempi purtroppo non lo permettono. Tradurre per me è un po’ come entrare in una specie di trance. L’approccio è, come ho detto sopra, simile a quello del lettore che si sente trascinato in una nuova storia. Mi coinvolge a livello emotivo, e questo mi spinge a dare il massimo per rendere nel modo migliore il pensiero dell’autore, le sensazioni, le tensioni, le emozioni che vuole trasmettere. Non voglio dire che questo avvenga sempre, ci sono anche opere che non arrivano a toccare queste corde in me. Se però scocca la scintilla, allora il coinvolgimento, l’immedesimazione è molto forte.

Con quale criterio si decide se un termine verrà tradotto piuttosto che riportato come in originale? 

Confesso che non mi piace lasciare un termine non tradotto; ci sono molti esempi di traduzioni riuscitissime, penso a Harry Potter, per esempio. La lingua italiana è ricca, quindi ci provo sempre, anche se a volte è chiaro che lasciare un termine in originale è la scelta migliore.

Quali sono le tempistiche di traduzione per un libro come "Falce"? 

Mi ci sono voluti tre mesi per la traduzione e una ventina di giorni per rileggerlo. Avrei preferito avere più tempo, ma d’altra parte se si inizia a controllare un testo, poi non si finisce più. Cerco sempre di trovare la traduzione giusta per ogni frase al primo colpo, per non doverci ritornare sopra in fase di rilettura, che poi è solo una scorsa veloce. È un lavoro lungo e complesso, specialmente quando si incontrano concetti particolari che richiedono un approfondimento, o anche poesie, filastrocche, enigmi. Trovare la rima e mantenere il senso voluto dall’autore non è sempre facile. Soprattutto quando ci sono giochi di parole, che hanno un senso in una lingua, ma che è difficile ricreare in un’altra.

Quali consigli darebbe a una persona che si approccia al lavoro di traduttore?

A chi desidera avvicinarsi alla traduzione di narrativa il mio consiglio è leggere molto, che poi è lo stesso consiglio che si dà a chi vuole scrivere. Ma questo non basta: ci vuole cura, precisione, ricerca e non lasciarsi mai abbattere, perché a volte succede.

Si occuperà della traduzione dei prossimi capitoli della serie? Può darci qualche anticipazione?

Sto finendo il secondo volume in questi giorni. Come anticipazione, credo che nel primo libro abbiano inserito il primo capitolo del secondo volume, che posso già dire presenterà grandi colpi di scena. Non dico altro, non voglio togliere ai lettori la gioia di scoprirlo da soli. E poi ora saranno occupati a leggere il primo, no? Scoprire la storia di Neal Shusterman sarà una grande esperienza per loro, almeno quanto lo è stata per me.

Grazie mille per aver risposto alle mie domande!

Grazie a voi!



giovedì 14 maggio 2020

Review Party: Recensione di "Come un respiro" di Ferzan Ozpetek


In un giorno apparentemente calmo e in clima di festa, una donna bussa alla porta di Sergio e Giovanna. Non conoscono niente di lei, se non che scoprono che si chiama Elsa e in passato ha abitato in quella stessa casa. Porta con sé nient'altro che una serie di lettere, descrizione di una vita passata fatta di avventure, gioie e dolori.

Sono proprio questi che iniziano a inquietare i due proprietari, che si ritrovano lentamente a scavare in un passato che non appartiene loro per far emergere un segreto nascosto tra le parole scritte su carta.

Mi trovo per la prima volta ad affrontare Ozpetek non come regista ma come scrittore. Non che questo mi potesse mettere dubbi sulla qualità di "Come un respiro", che si è fin da subito rivelato un libro magistralmente orchestrato, dove nulla è come sembra e si ha costantemente la sensazione di non aver ancora toccato il fondo con le bassezze che man mano si spiegano tra i capitoli. 

Protagonisti assoluti sono i sentimenti delle persone, tanto intensi da fuoriuscire dalle pagine e sfiorare la pelle del lettore, incredibilmente affascinato e al tempo stesso impaurito da ciò che troverà all'interno di quelle lettere. Elsa è una donna enigmatica e misteriosa, scappata dall'Italia e dall'amata sorella per questioni tutt'altro che puerili. Diventa difficile accettare certe decisioni come non giustificarne delle altre, ma è proprio tutto questo che fa della donna ciò che è, così come più in generale è la formazione di un essere umano. Obiettivi fondamentali tanto da accecare diventano nulla al cospetto dello scorrere del tempo, trasformandoli da grandi intenti a condizioni di cui a malapena si ricorda la causa. Diventa invece una priorità fare i conti con il passato, per accettare le verità nascoste e convivere con sé stessi nel presente.

Certi avvenimenti sono inaccettabili quando vengono raccontati e soprattutto quando si è consapevoli che questi sono accaduti davvero. Lo stile di Ozpetek trascina verso l'ignoto e lascia che chi legge si perda tra le pagine, ne rimanga colpito fino a perdersi e ne riemerga solo alla fine, quando tutto è incompiuto e l'inevitabile non può più farsi attendere.



mercoledì 13 maggio 2020

Review Party: Recensione di "Il Portale degli Obelischi" di N. K. Jemisin



Sulla via per ritrovare Nassun, Essun rincontra i fantasmi del passato e apprende una scoperta dal valore sensazionale: un legame antico e la missione vitale di entrare in contatto con qualcosa che fino a quel momento è stato alla stregua di una leggenda. La Frattura di Yumenes ha generato una Stagione potenzialmente senza fine, pertanto la donna dovrà mettersi in gioco, rafforzarsi e venire a capo di ciò che ancora non conosce, se vuole scongiurare un destino fatale per l'intera vita sulla Terra.

Dopo le emozioni da cui ero stata travolta in "La Quinta Stagione", mai avrei creduto di poter rimanere spiazzata ulteriormente anche dal secondo libro di questa trilogia. "Il Portale degli Obelischi" si è fatto attendere con ansia e non vedevo davvero l'ora di tornare nello straordinario mondo creato dalla Jemisin.

L'ambientazione degradante viene qui ulteriormente ampliata attraverso l'approfondimento degli aspetti più mistici che terreni, andando ad affacciarsi sull'ignoto che caratterizza l'Immoto e scavando nel passato per cercare una risposta ai quesiti del presente. Ciò che prima era accennato o addirittura omesso ora vedrà finalmente la luce e gli elementi che arricchiscono il mondo e ne spiegano le fondamenta sono una miriade: è giusto che non siano stati inseriti prima, ogni informazione giunge al momento più opportuno. Firma ormai del ritmo narrativo è l'utilizzo di molteplici punti di vista, che qua sono esplicati principalmente da quello di Essun e di Nassun.
Quest'ultima ha avuto un'entrata in scena interessante soprattutto per come ha sempre visto il suo rapporto con la madre, molto conflittuale per l'obbligo di tenere segreto il potere dell'orogenia e quindi costretta a non sentirsi libera di esprimere sé stessa all'esterno. La ragazza è dotata di capacità che nemmeno lei immagina e sarà una vecchia conoscenza a farle comprendere di non essere sbagliata, aiutandola a controllare le proprie abilità. Essun lotta costantemente contro il passare del tempo, che la separa dalla figlia celandole le sue condizioni e la fa virare verso qualcosa che non aveva chiesto ma in cui si trova inevitabilmente invischiata. Nonostante la forza che l'ha sempre accompagnata, è come se in qualche modo cercasse tenacemente di fuggire da ciò che sta accadendo intorno a lei, come se non fosse compito suo documentarsi e venire a capo della struttura del mondo.

Come già accaduto precedentemente, anche "Il Portale degli Obelischi" è una lettura complessa e densa di particolari su cui il lettore deve assolutamente soffermarsi sia per ammirarne la bellezza che per non perdere di vista i vari obiettivi. Ho riscontrato un maggiore assortimento di personaggi secondari, che partecipano attivamente all'azione risultando essenziali per il giusto andamento delle vicende e per i progressi dei protagonisti. Lo stile dell'autrice si riconferma essere incalzante e incisivo, il modo in cui viene narrato ciò che accade a Essun rimane in assoluto il mio preferito. Questo secondo libro svolge appieno il suo ruolo di "ponte" tra l'inizio e la fine. Non so davvero cosa aspettarmi da "Il Cielo di Pietra", ma spero che la Jemisin possa aver scritto una storia sorprendente fino all'ultimo, concludendo con un epilogo che riesca rimanere impresso nella mente per parecchio tempo.



martedì 12 maggio 2020

Review Party: Recensione di "Solo. Star Wars" di Mur Lafferty



Chiunque sia fan di "Guerre Stellari" avrà per forza sognato di solcare lo spazio infinito a bordo del leggendario Millenium Falcon, al fianco dei personaggi più noti della saga, in cerca di emozionanti avventure.

Quella scritta da Mur Lafferty su carta e Ron Howard su grande schermo è una storia ambientata in un tempo remoto rispetto agli avvenimenti noti più recenti e hanno come protagonista l'impavido contrabbandiere Han Solo, negli anni della giovinezza prima di incontrare Luke e Leila.

Cresciuto a Corellia tra la povertà e le ingiustizie, vive alla giornata procacciandosi cibo, mansioni e svago, ricercando costantemente un futuro dignitoso per lui e Qi’rà, suo primo grande amore. Il suo desiderio di rivalsa e la determinazione a diventare pilota lo formeranno fin nel profondo, mettendo in discussione tutto ciò in cui aveva sempre creduto, fino a portarlo a far fare al Falcon la famosa rotta di Kessel in meno di dodici parsec.

Diciamocelo, purtroppo Han non ha avuto molta giustizia con il film che gli è stato dedicato. Probabilmente è il meno riuscito di tutto l'universo di Star Wars e lascia in sospeso non pochi quesiti. Eppure, riesco sempre a godermi ogni episodio della saga e anche con questo sono uscita dalla sala del cinema nel complesso divertita e soddisfatta. Non solo trovo che la caratterizzazione del giovane Solo sia coerente con la versione interpretata da Harrison Ford, ma anche che l'avventura che si trova ad affrontare in questo spin off sia calzante e nell'atmosfera più giusta in cui l'avrei immerso.

Han è sempre stato un uomo spavaldo, sprezzante del pericolo e fin troppo sicuro di sé. Qui non è da meno e anzi, molte scene enfatizzano questo lato di lui. Il libro scritto da Mur Lafferty approfondisce ciò che il film non ha avuto modo di fare, riempiendo bene a mio parere quei buchi lasciati dalla trama originale. Ho amato riscoprire l'incontro tra lui e Chewbe ma soprattutto il rapporto con Lando Calrissian. Non sono riuscita tuttora a inquadrare Qi’rà, di cui ben poco mi è piaciuto e nemmeno nel libro si riscatta più di tanto.

Mur Lafferty ha saputo descrivere bene gli elementi tipici della saga attraverso uno studio specifico della serie stessa e uno stile scorrevole che ha reso la lettura piacevole. Questo è un libro che si può consigliare ai fan di Star Wars e a chi vuole saperne di più sul bandito più famoso della galassia.



Review Party: Recensione di "Heartstopper - Volume 1" di Alice Oseman



All'alba di quella meravigliosa età chiamata adolescenza, Charlie può già godere di una certa popolarità a scuola ma soprattutto vivere la propria omosessualità con libertà, nonostante un passato burrascoso tempestato di bulli. Il caso gli fa conoscere Nicholas Nelson, di un anno più grande e noto per far parte della squadra di rugby della scuola. Nicholas si dimostra subito solare ed estroverso nei confronti di Charlie, che rimane affascinato dal ragazzo tanto da invaghirsene in poco tempo. La proposta di Nich di entrare con lui nella squadra non fa altro che avvicinarli; mentre Charlie spera e teme la reazione dell'amico di fronte a un suo interesse, molto ancora dovrà scoprire dell'amore e della sessualità.

Con un tratto morbido ed essenziale, Alice Oseman ha costruito una storia dai toni romantici e spensierati, esponendo un tema come la sessualità con una naturalezza estrema. Qui possiamo vedere due lati da una medaglia, rappresentati dai protagonisti: se da un lato Charlie ha ben chiaro il suo orientamento nonostante la giovane età, Nicholas ha ancora tutto da affrontare e analizzare. Le sue difficoltà, però, vengono esposte con dolcezza e senza essere sminuite, così come il bullismo: i temi "negativi" turbano al punto giusto ma omettendo l'eccesso di angoscia che invece caratterizza altre opere di questo tipo. L'ho apprezzato molto, perché con semplicità e la giusta dose di serietà trasmette al lettore gli stessi messaggi positivi di tanti altri libri. Charlie e Nich sono al loro debutto e ancora devono scoprire il vero significato dell'amore e soprattutto di cosa significa stare insieme.


La lettura scorre piacevole e delicata, fino all'epilogo che ha giustamente un cliffhanger e sono davvero curiosa di sapere come la storia andrà avanti. Attendo impaziente il secondo volume e consiglio caldamente la lettura del primo, per una storia adolescenziale che sa intrattenere i giovani e far sospirare coloro che l'adolescenza l'hanno già passata.


venerdì 8 maggio 2020

Review Party: "La Quinta Stagione" di N. K. Jemisin


In occasione dell'uscita di "Il Portale degli Obelischi, secondo libro della trilogia di "La Terra Spezzata", scritta da N. K. Jemisin, ripropongo di seguito la trama di "La Quinta Stagione", così che possiate farvi un'idea della storia e, perché no, recuperarli entrambi in una volta sola.

Titolo: La Quinta Stagione. La terra spezzata. Vol. 1
Autore: N. K. Jemisin
Traduttore: Alba Mantovani
Editore: Mondadori
Collana: Oscar fantastica
Formato: Tascabile
In commercio dal: 30 aprile 2019
Pagine: 490 p., Brossura
EAN: 9788804710288

Trama: È iniziata la stagione della fine. Con un’enorme frattura che percorre l’Immoto, l’unico continente del pianeta, da parte a parte, una faglia che sputa tanta cenere da oscurare il cielo per anni. O secoli. Comincia con la morte, con un figlio assassinato e una figlia scomparsa. Comincia con il tradimento e con ferite a lungo sopite che tornano a pulsare.

L’Immoto è da sempre abituato alle catastrofi, alle terribili Quinte Stagioni che ne sconquassano periodicamente le viscere provocando sismi e sconvolgimenti climatici. Quelle Stagioni che gli orogeni sono in grado di prevedere, controllare, provocare. Per questo sono temuti e odiati più della lunga e fredda notte; per questo vengono perseguitati, nascosti, uccisi; o, se sono fortunati, sono presi fin da piccoli e messi sotto la tutela di un Custode, nel Fulcro, e costretti a usare il loro potere per il bene del mondo.

È in questa terra spezzata che si trovano a vivere Damaya, Essun e Syenite, tre orogene legate da un unico destino.

Non è un mistero che "La Quinta Stagione" sia stata una delle migliori letture dell'anno scorso: il World Building, la narrazione e la caratterizzazione dei personaggi mi hanno condotto in un mondo originale e dannatamente intrigante, sia per gli aspetti di fantasia che per l'impatto che questi possono davvero avere sulla realtà che conosciamo. Vi troverete ad affrontare domande esistenziali e a iniziare a credere che chi ci succederà potrebbe vivere in una realtà perduta, alla deriva e per questo costretto a sopravvivere nell'attesa di scontrarsi con l'ennesima catastrofe imminente.

Potete leggere la mia recensione completa qui.

martedì 5 maggio 2020

Blog Tour: "Io sono leggenda" di Richard Matheson - Seconda tappa: Robert Neville




Il mio apprezzamento per l'opera "Io sono leggenda" è derivata dalla visione del film omonimo e affermo ormai da tempo di essere più legata alla storia raccontata in originale da Richard Matheson e che ho avuto modo di rispolverare dopo anni grazie alla nuova meravigliosa edizione pubblicata dalla Mondadori.

In questa sede parleremo del protagonista del libro: Robert Neville, il cui aspetto più noto è ovviamente quello rappresentato da Will Smith nella pellicola del 2007.

Era un uomo alto, di trentasei anni, di ceppo anglo-tedesco, con nessun tratto particolare fatta eccezione per la bocca, lunga e decisa, e per l’azzurro vivo degli occhi, che ora osservavano le rovine carbonizzate delle case a entrambi i lati della propria. 
Robert è il protagonista della storia di Matheson e si trova ad affrontare una realtà che volge verso l'inevitabile fine, a causa di un potente virus che ha spazzato via ogni forma umana conosciuta. L'uomo è l'unico rimasto in città, senza possibilità di comunicare con altri, se ancora sopravvivono, e senza la possibilità di tornare a una quotidianità normale. Chiunque abbia contratto il virus si è trasformato in quelli che vengono chiamati vampiri e la sua famiglia non è stata risparmiata. Ogni giorno, Robert ripensa ai ricordi passati, sia quelli più felici che quelli drammatici, subito precedenti alla fine di tutto. Solo l'alcool, la musica e la lettura possono in qualche modo alleviare il suo dolore. Le ore di luce le passa alla ricerca di provviste e energia, fino al calare del sole quando è il momento di rinchiudersi e lasciare fuori le creature che si risvegliano. Memore delle leggende legate ai vampiri, l'uomo si circonda di ogni nozione e superstizione, facendo uso di aglio e specchi e andando alla ricerca degli elementi che possono farlo venire a capo della causa scatenante della pandemia. Quando scoprirà i segreti a essi legati, Robert diverrà una vera e propria leggenda, capace di spaventare i vampiri anziché esserne spaventato. Il suo futuro, sempre più incerto, entrerà in contatto con qualcosa di inspiegabile, in grado di mettere in discussione ogni cosa fino a quel momento e a farlo in qualche modo cambiare, dopo un tempo indefinito rimasto fisso e immutato nello spirito.

Review Party: Recensione di "Caffè Voltaire" di Laura Campiglio



Giunta alla soglia dei trentacinque anni, Anna Naldini si trova a provare una forte insoddisfazione su tutti i fronti che si trova a valutare. Senza un compagno, un lavoro sicuro e soddisfazioni personali, passa le giornate andando a caccia di nuove notizie da pubblicare per il giornale "La Locomotiva", che non ci pensa due volte a licenziarla per una svista appena le si presenta l'occasione. Di nuovo a spasso, Anna si butta in una decisione fulminea che la porta a iniziare a collaborare con la rivista concorrente, “I Probi Viri”. Solo quando "La Locomotiva" la richiamerà con sé inizierà per la donna una serie di peripezie e imprevisti che la porteranno non solo a scrivere sotto mentite spoglie per entrambe le testate ma a imbastire un lavoro che la porterà a dire tutto il contrario di tutto. Ma una soluzione la si può sempre trovare, specie con una doverosa bevuta presso il Caffè Voltaire.

Il libro di Laura Campiglio presenta una storia inaspettata, dai toni leggeri ma estremamente curata. Ho adorato lo stile di scrittura tagliente, incisivo e spesso sboccato utilizzato dall'autrice, che non solo caratterizza tutti i personaggi descritti ma dà energia alle vicende, che si susseguono freneticamente una dopo l'altra. Anna in apparenza sembra proprio in balia degli eventi, come se non potesse averne il pieno controllo, trovandosi invischiata in una situazione che può facilmente sfociare nel caos ma che affronta con coraggio anche grazie agli amici e a ciò che rappresenta per lei il suo bar preferito. Così, dà vita alle identità di Voltaire e Rousseau, lottando contro sé stessa per tirar fuori argomenti sempre innovativi per entrambe le testate e riuscendo a mettersi in discussione, scrivendo per l'uno l'opposto dell'altro. Questa è veramente una chiave di lettura interessante per il panorama della comunicazione contemporanea, in cui verità e finzione si autodistruggono in lotte che lasciano spiazzati i fruitori che non sanno più a cosa credere talmente tanti sono gli stimoli esterni. Si può davvero dire tutto il contrario di tutto? Questa opera ne è la prova chiara e viene trasmesso il messaggio senza troppi giri di parole, come una lama che colpisce inaspettata e lascia dietro di sé enormi conseguenze. "Caffè Voltaire" è un romanzo complesso e davvero denso di contenuti, che dilatano i tempi di lettura ma stimolano il lettore verso molteplici riflessioni che vanno oltre la storia in sé, che viene alleggerita dal modo frizzante in cui tutto viene narrato. Laura Campiglio ha affrontato in maniera intelligente e ben calibrata un argomento tosto da eviscerare che scatena potenzialmente infinite opinioni che vanno ad avvalorare la sua tesi: di un fatto si può parlare attraverso molteplici prospettive che combattono tra loro per emergere ma che si annullano, per loro stessa natura, dicendo cose totalmente in contrasto.



Review Party: Recensione di “Electric State” di Simon Stålenhag



In un mondo in cui la società si può collegare alla realtà virtuale, una giovane ragazza e un robot giallo si affiancano l'un l'altro in quello che parrebbe a tutti gli effetti essere un viaggio. Di fronte a loro si espande una realtà totalmente in degrado, tra coltri di polvere e ammassi di ferro e metallo sparsi al suolo. Con il loro avanzare, l'ambiente muta e perisce, sotto il peso dell'inaridimento e delle risorse prosciugate. Metafora di una civiltà sull'orlo della fine che non ha più cura per nulla se non per il proprio tornaconto personale.

Come capitato con "Loop", la cui opera è stata anche trasposta in una notevole serie tv, Simon Stålenhag mette la firma su una nuova ipnotizzante opera, caratterizzata da scenari tanto affascinanti quanto moralmente pesanti. Ogni tavola è studiata con un'accuratezza estrema, che si può osservare sia nei panorami che nei soggetti in primo piano, visivamente essenziali ma carichi di vita propria. Analizzando le immagini non si può non rimanere assordati dal silenzio opprimente da cui sono caratterizzate, come se i personaggi fossero rimasti fissi in quell'istante o si stessero muovendo così lentamente da risultare impercettibile. Alberga una quiete sacra, che al contempo trasmette irrequietezza, tensione e trasformandosi in attesa, di qualcosa che deve di certo avvenire l'istante dopo aver chiuso la palpebra. Questo è dato anche dall'utilizzo di colori prevalentemente cupi, illuminati però dai giochi di luce, naturale e artificiale, che contribuiscono a dare quel poco che basta di respiro all'insieme. I grandi mostri di metallo emergono dallo sfondo impressionando per il cambiamento tecnologico che guarda al futuro ma calati in un contesto primitivo che richiama il passato. Questo è dato dal progresso, che ha sempre più spinto l'umanità a calarsi nel virtuale con la conseguenza che anche quel poco di cura per l'ambiente esterno è venuto totalmente meno.
Se in "Loop" sono presenti storie molto brevi, quasi accennate, in "Electric State" la trama è unica, lineare e gioca un ruolo più importante che va a equilibrare il valore visionario dell'autore, dando alla vista e all'immaginazione continuità e un maggiore significato. Non esistono più occhi in cui riflettersi, se non in quelli metallici e spenti dei droni ammassati qua e là in un intreccio di circuiti che li fa sembrare ancora più terrificanti.
La storia della protagonista è lunga e intensa, il linguaggio utilizzato le dona forza e energia in contrasto con gli avvenimenti che man mano narra. Ho trovato davvero interessante seguirla e capire dove volesse andare a parare con il suo racconto.

"Electric State" è un'opera fantascientifica degna di essere letta e un'esperienza artistica che deve essere vissuta sulla propria pelle. L'arte di Stålenhag mi è entrata ormai nel cuore per il tratto distintivo e la capacità di incantare attraverso l'essenziale arrivando fin nel profondo.




venerdì 3 aprile 2020

Blog Tour: "In verità" di Dario Buzzolan - Biografia dell'autore



Oggi inizia il Blog Tour dedicato al nuovo libro di Dario Buzzolan edito per Mondadori: "In verità". Di seguito vi lascio le informazioni principali sull'autore e sul libro appena pubblicato. Ricordatevi di seguire tutte le tappe per conoscere maggiormente questo romanzo!

Dario Buzzolan è nato a Torino nel 1966 e attualmente vive a Roma. È uno scrittore, drammaturgo e autore televisivo: ha pubblicato nove romanzi, tra cui "Dall’altra parte degli occhi" (premio Calvino 1999), "Non dimenticarti di respirare "(2000), "I nostri occhi sporchi di terra" (finalista al premio Strega 2009), "Se trovo il coraggio" (2013), "Malapianta" (2016) e "La vita degna" (2018).


Titolo: In Verità
Editore: Mondadori
Collana: Narrative
Formato: Brossura
Pubblicato: 10/03/2020
Pagine: 462

Cernedo. Nordest profondo. I Trovato, titolari di un'azienda specializzata in alta orologeria, devono fare i conti con un buco finanziario che rischia di proiettare l'impresa in una crisi ingovernabile, dove si mescolano tensioni famigliari irrisolte, nevrosi, segreti. Il capofamiglia Ruggero, dopo avere cercato soluzioni, scompare misteriosamente; il primogenito Pietro crede di poter aver voce in capitolo; il più giovane, Nicola, si nutre di ossessioni scientifiche (essere tra i primi a mettere piede su Marte); la madre Lucia ha un corrispondente immateriale con il quale sa sottrarsi ai vuoti della sua esistenza. La Liebenkraft Company, multinazionale del lusso, vuole acquisire La Stella: sennonché il meccanismo avviato da due dirigenti, Tom e Amelia, avvoltoi professionisti ma anche amanti segreti, si inceppa. Cosa c'è in fondo a tanto caos? Quante menzogne da far saltare? Quanto fumo dietro a cui difendersi? Dario Buzzolan scrive un romanzo corale, che, progressivamente, ci mette davanti all'urgenza della verità: scrive di noi, di come non vogliamo essere ma potremmo diventare, e forse di come già siamo.





sabato 28 marzo 2020

Blog Tour: "Le parole lo sanno" di Marco Franzoso - Intervista all'autore




In questa tappa del Blog Tour dedicato al libro "Le parole lo sanno", edito da Mondadori, approfondiamo la conoscenza del suo creatore, Marco Franzoso, che ringrazio infinitamente per il tempo che ha voluto dedicarmi. Di seguito trovate le domande poste e le risposte fornite.

Buongiorno Marco, grazie per avermi concesso questa intervista. Parliamo del suo ultimo libro, "Le parole lo sanno". Si presenta come una storia che dal dramma ricerca con costanza, dedizione e passione un inno all'amore e al vivere la vita, che può essere trovato anche attraverso la lettura. Il protagonista, Alberto, si trova ad affrontare un momento molto delicato e lo fa cercando di aggrapparsi alle piccole cose. Qual è stato il processo creativo che l'ha portata alla realizzazione della trama?

Il lavoro è stato molto lungo, ci ho impiegato anni per potere scrivere questa storia. Fino a quando ho capito che non dovevo forzare i miei personaggi, ma dovevo lasciarli liberi, ascoltarli, scoprire la storia insieme a loro. Da quel momento tutto è fluito velocemente e naturalmente. È un po’ come accade ai miei due personaggi, Alberto e Flavia. Il romanzo prende il volo proprio quando smettono di forzare le cose e si mettono in ascolto l’uno dell’altra. 

Ci sono stati momenti in cui trovare le parole giuste è stato difficile?

Sì, particolarmente in un romanzo come questo, dove ogni dettaglio diventa fondamentale. La difficoltà maggiore è stata trovare la lingua, o meglio la voce con cui ciascuno dei miei due personaggi parlavano. Cioè quando ho capito chi erano davvero dietro le maschere che ciascuno dei due, almeno per un po’, hanno indossato. Ho dovuto smascherarli con calma, senza forzarli, senza che trovassero degli stratagemmi per difendersi. Poi, quando hanno avuto la mia fiducia, si sono lasciati andare e hanno fatto tutto loro. 

Il libro ha una caratteristica in particolare, che si scopre solo continuando a girare le pagine: è un fiume in piena di parole, disposte ordinatamente l'una accanto all'altra, quasi senza pause, se non brevi spazi vuoti occupati solo dal bianco della carta. Come mai questa scelta di narrazione, senza ricorrere alla classica suddivisione in capitoli?

Per entrare dentro il flusso della vita di Alberto, per dare continuità ai suoi pensieri e al passare del tempo. Volevo che il lettore vivesse insieme a lui queste sensazioni e la sua trasformazione.

C'è qualcosa di autobiografico in quello che scrive?

C’è sempre qualcosa di autobiografico in ciò che si scrive. Questo è un degli aspetti più belli della scrittura. Ti costringe, o meglio ti aiuta a vedere le cose che ti appartengono con maggiore lucidità. Vedi te stesso attraverso le storie che racconti. È sempre una scoperta.

Il suo stile di scrittura è caratterizzato, a mio avviso, da una sottile vena poetica che si espande all'interno della storia creando in ogni pagina un'atmosfera sospesa tra realtà e mondo onirico. C'è uno studio dietro?

Sì. Volevo che la storia fosse radicata nella realtà, nel nostro mondo, in una quotidianità che tutti conosciamo. Ad un certo punto, però volevo che i miei personaggi spiccassero il volo, scoprissero la loro parte migliore, pure se innestata dentro le difficoltà della vita. Trovassero la forza, o meglio il desiderio, di credere in se stessi e andare lontano. Sognare, cioè vivere, una vita migliore, quella che si meritavano da sempre di vivere. È un romanzo che apre, che fa sperare, che dà luce. Che fa ritrovare ciò che si era inavvertitamente perduto.

Chi è Flavia?

Flavia è una giovane donna, madre da pochi mesi. Vive una situazione difficile in famiglia e trova riparo e pace solo in un parco cittadino. È una donna che racconta, nel romanzo conosceremo i suoi segreti più intimi, e proprio grazie al racconto che fa di se stessa si trova. Anzi, trova una persona molto migliore di quanto pensava.

Quello che ci troviamo ad affrontare in queste settimane apparentemente interminabili è un periodo buio, soprattutto per la situazione specifica italiana. Mi trovo spesso a cercare nelle parole di coloro che con le parole stesse ci lavorano, un barlume di speranza e positività. Riesce a trovare le parole adatte a certe circostanze? 

È difficile. Ogni volta che ci si pensa e che si azzarda una risposta sembra sempre di sbagliare. È un momento molto complicato, e dal punto di vista sanitario inimmaginabile. Dal punto di vista personale, però, penso che possa rappresentare anche una occasione per molti di noi. Lo stesso che è accaduto ai miei personaggi, infondo, entrambi sono stati costretti a fermarsi. Ma ne hanno approfittato, e questo li ha aiutati a vedere il mondo e soprattutto se stessi in modo diverso. Si sono trovati. Credo che oggi più che mai abbiamo bisogno di buone storie, di buoni racconti. Credo che potremmo imparare molte cose su di noi da questa situazione così complicata.

Che cosa sanno le parole nella sua vita di tutti i giorni?

Le parole sanno tutto. Diamo troppo poco peso alle parole, siamo sempre più abituati a scriverle e a sapere che in breve tempo verranno dimenticate, dal prossimo post, dal prossimo messaggio di testo, dal prossimo messaggio vocale. Dovremmo avere più fiducia nelle parole e ascoltarle. Non solo quelle degli altri, ascoltare anche le nostre.



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