venerdì 29 novembre 2019

Cover Reveal: "Come petali di ciliegio" di Mia Another


Titolo: Come petali di ciliegio
Autore: Mia Another
Editore: Newton Compton
Genere: Romance contemporaneo / New Adult
Data di uscita: 18 dicembre (in ebook), 2 gennaio 2020 (in libreria) - preordine disponibile
Prezzo: 3,99 € (ebook)
Link:  Amazon - https://amzn.to/37AnC6l
Google Play - http://bit.ly/2QRVHsC

Sinossi: 

Tokyo non è mai stata così sensuale 
Isabel Devlin è irlandese, ma da un anno si è trasferita a Tokyo per studiare tecnica del fumetto. Ha talento, è bella, sveglia e molto determinata a fare strada nel mondo dell’illustrazione. Vive in un monolocale con Mei, una sua compagna di corso e ha una storia con Tyler, che frequenta pediatria. Tyler vive con il suo amico di vecchia data Ryuu, un incrocio genetico tra occidente e oriente, un tipo bello e imperscrutabile. Studente di neurologia modello, ma anche sportivo, colto e profondo, questi si rivela essere un vero esperto di kinbaku, l’arte del bondage giapponese. All’inizio Ryuu dimostra una certa insofferenza nei confronti di Isabel, mentre Ty fa di tutto affinché l’amico accetti la ragazza di cui si sta follemente innamorando. Ma quando questa si trova a dover superare un esame di disegno sull’arte erotica della legatura, Ryuu acconsente a farle provare la pratica e questo basta ad accendere in lei il desiderio. Appena slegata corre da Ty per essere soddisfatta, ma presto si rende conto che non è lui che voleva. Tra la gelosia e l’insoddisfazione di Ryuu, il desiderio di Tylor di concretizzare con Isabel e lo spaesamento e l’incertezza di quest’ultima, la storia tra i tre si dipana in un crescendo di erotismo e sensazioni non sempre facili da decifrare...  

Estratto: 

«Conosci la leggenda del filo rosso del destino?», mi chiede mio zio, appoggiandosi allo stipite della porta. «È legato al mignolo della tua mano sinistra. Non puoi vederlo, questo è scontato. Dall’altro capo, c’è la persona che è destinata a te, la tua anima gemella, e non è detto che lei ti stia aspettando. Forse, per il momento, appartiene a un altro uomo. Forse ti ignora, o addirittura ti odia, ma non puoi farci niente. Nessuno può farci niente. Il filo si accorcerà e voi vi avvicinerete. Continuerete a incontrarvi, perché siete fatti l’uno per l’altra, e prima o poi…».
«Va’ a dormire, Koji. Sei ubriaco».
«Non lo sono, ma credici pure, se ti consola», ribatte. «Non avrai pace finché non sarai con lei. Inizierai a notare segnali sempre più frequenti. Piccolezze alle quali normalmente non faresti caso, ma a un certo punto ne sarai ossessionato».
Un colpo di vento fa suonare il futaku appeso alla tettoia, e avverto un capogiro. Mi sento mancare la terra sotto i piedi. La cordicella rossa che sostiene la campana, identica a quella che c’è a casa dei miei nonni. I suoi capelli rossi, le corde rosse che ho usato per legarla, e il vento. Il vento che porta tempesta, che smuove i fili, fa suonare il futaku, le scompiglia i capelli. I capelli, come migliaia di fili rossi.
«Scommetto che adesso ci stai pensando, vero, Ryuu?».
Abbasso le palpebre e scuoto leggermente la testa. Non può essere.
«È inutile lottare contro il destino, non farai che renderti le cose più difficili», conclude, stiracchiandosi e sbadigliando. «Ma questa è solo un’antica leggenda. Non pensarci troppo».

Bio autore: Mia Another è lo pseudonimo di una scrittrice che vive nel modenese. Classe 1992, introversa, ama gli animali e l’autunno, è un’appassionata di videogames e fumetti. La scrittura è sempre stata al centro della sua vita. Dopo aver lavorato per anni in un web magazine a tema hi-tech, ha iniziato la sua avventura nel selfpublishing nel 2014, pubblicando romanzi di genere New Adult e facendosi strada tra i social.


Cover Reveal: "Chasing Clementine" di Mari Thorn & Anne Went



TITOLO: Chasing Clementine #2 JCube Series 
AUTORE: Mari Thorn & Anne Went 
SERIE: JCube Series 
EDITORE: Self-Publishing 
DATA PUBBLICAZIONE: 13/12/2019 
FORMATO: eBook 
GRAFICA: Michela Muzzi 




SINOSSI 
- Tu sei ossessionata dai soldi! - Io sono ossessionata dalla MANCANZA di soldi, mio caro! 
Bello, più che benestante, persino nobile (anche se ormai la cosa non fa più effetto nemmeno a Windsor) e con una carriera in crescita nella politica estera, Teddy J. Brummidge ha praticamente tutto, compresa una buona dose di snobismo. Piccola ma terribile, graziosa solo se decide di darsi una sistemata, Clementine Douglas • sempre alla ricerca del lavoro che le cambi la vita. Nel frattempo, accetta ogni possibile ingaggio, meglio se con vitto e alloggio incluso, anche se il carattere bellicoso, una lingua tagliente rischiano spesso di crearle problemi e stressare un conto bancario perennemente in rosso. Cosa hanno in comune due tipi così? Semplice: il matrimonio dei rispettivi migliori amici. E se le cerimonie durano solo poche ore, ci penseranno Murphy (s“quello della legge), un fratello impiccione e una Lady invadente a fare in modo che le loro strade tornino ad incrociarsi. Quanto è difficile ammettere che ci si può innamorare proprio dell'ultima persona che avremmo immaginato? Tra letti da rifare e riunioni a Whitehall, Teddy scoprirà quando può essere complicato...... CHASING CLEMENTINE! 


Nota: CHASING CLEMENTINE è il secondo volume della serie JCUBE. è autoconclusivo anche se i suoi personaggi si intrecciano con le storie di tutta la serie. 

giovedì 28 novembre 2019

Review Party: Recensione di "Un piccolo odio" di Joe Abercrombie



« I cattivi sono una terribile maledizione, non c’è dubbio, finché non ti trovi in qualche brutto pasticcio e uno di loro è dalla tua parte. Allora sono la cosa migliore che ti possa capitare. »

Trent'anni dopo i fatti de La prima legge, il Nord e l'Unione sono ancora devastati dalla guerra e dalle barbarie, nonostante il progresso industriale stia prendendo sempre più piede per far rinascere in qualche modo la terra. Savine, figlia dell'Arcilettore, è pronta a invischiarsi negli affari più loschi, pur di diventare qualcuno in un mondo in cui una donna non è niente, soprattutto in confronto all'uomo. Leo dan Brock è pronto a diventare Governatore e pronto a eseguire il suo lavoro in maniera impeccabile, senza sapere che il tradimento è dietro a ogni ombra. Vick lotta per dare una dignità ai lavoratori, trattati come schiavi dai padroni. Questi e altri personaggi si troveranno ad incrociare il proprio destino per portare avanti gli scopi della vita e contribuire a quella rivoluzione che fatica tanto ad affermarsi.

"Un piccolo odio" rappresenta l'inizio di una nuova trilogia del maestro Abercrombie, che ancora una volta ha saputo conquistarmi con le sue ambientazioni suggestive e lo stile di scrittura studiatamente rozzo. Questo scrittore sa come adularmi, con battaglie all'ultimo sangue, divertimento e paesaggi magistralmente descritti. 

L'opera è sicuramente impegnativa dal punto di vista della lettura, in quanto ci troviamo ad affrontare la storia attraverso ben sette punti di vista differenti. Ma la forza della scrittura di Abercrombie è sempre stata nella profondità e nella realizzazione dei personaggi, che sono riconoscibili a colpo d'occhio sia nell'aspetto che nello spirito.

La negazione, il disgusto per se stessi, la mancanza di consapevolezza di sé: tutti quei sentimenti terribili, negativi e spaventosamente reali che tutti noi proviamo nei nostri momenti di insicurezza, si insinuano e distorcono la realtà. rielaborandola in un'ottica malsana. Ciò che sorprende in particolare è la speranza che i personaggi ottengano ciò che meritano e che si realizzino; anche un personaggio corrotto e moralmente fallito come Savine.

In questo libro vecchi e nuovi volti si mescolano in un processo di addio nei confronti di coloro che i lettori già conoscono per poi buttarsi totalmente nelle vicende delle nuove leve della storia. Vengono mostrati i problemi di una vita fatta di guerre, le torture, i rapporti sessuali e la stanchezza di vivere costantemente in allerta e tormentati dal pensiero che perfino un famigliare possa pugnalare letteralmente alle spalle.

Il lettore ama e odia, e poi ancora odia e ama ogni situazione rappresentata e ogni personaggio, perfetto in mezzo all'imperfezione.




Review Party: Recensione “Il segreto del Canto di Natale” di Vanessa Lafaye



« Ho un solo scopo nella vita, proteggere te e me. Non permetterò che nulla mi distragga da questo obiettivo fino a quando non l'avrò raggiunto, fino a quando non avrò la certezza che non saremo mai più poveri. »

Quando si pensa al Natale è inevitabile non pensare alla gioia, ai regali, al calore di un focolare e della famiglia.
Purtroppo, però, non tutti sono così fortunati da poter avere un tetto sopra alla testa e cibo in abbondanza con cui arricchire le feste. Come Jacob Marley e Clara Marley, due orfani che vivono tra i vicoli freddi di Londra, cercando in ogni modo di sopravvivere e rivedere l'alba il giorno dopo. Jacob ha solo uno scopo: permettere a sé stesso e Clara di vivere in agiatezza. 
Per questo, da adulto, conosce ed entra in affari con Ebenezer Scrooge, evento tanto fortuito quanto fatale. Jacob cambierà modo di porsi, di pensare e di vivere, diventando egoista e dimenticandosi qual è stato il suo punto di partenza. Riuscirà Clara a farlo redimere?

Il Canto di Natale di Charles Dickens è forse una delle mie storie preferite in tema, perché riassume alla perfezione il significato del Natale e tutto ciò che questo dovrebbe avere.

“Il segreto del Canto di Natale” mi ha incuriosito subito per i richiami al classico e Lafaye è stata bravissima nel rinnovarlo offrendo una storia di fratellanza molto toccante. La storia dei Marley non era mai stata così tanto presa in considerazione ed è bello pensare ad un'origine sensata che ha poi portato l'incontro tra Jacob e Scrooge e la venuta successiva dei fantasmi del Natale passato, presente e futuro.

Seppur davvero breve, basta poco per entrare nell'atmosfera e immedesimarsi nelle situazioni che i personaggi affrontano, gioendo e piangendo con loro. 

Una lettura sicuramente consigliata e un regalo natalizio assolutamente azzeccato.




mercoledì 27 novembre 2019

Review Party: Recensione di "Il custode dell'etere" di Davide Di Lonardo



« Non gli restava altro da fare che correre, fuggire il più lontano possibile dalla verità, abbandonandosi ai ricordi. Si sentiva annegare, sprofondare in un abisso immenso di solitudine e sofferenza. E lentamente moriva dentro. »

Un regno in rovina, malcontento e forze del bene e del male. Questo caratterizza la Parigi del 1700 epoca in cui i piccoli Will e Danny vivono. La loro vita viene sconvolta dall'uccisione dei genitori da parte di Lorcan l'Oscuro, capo della Setta Nera, che vuole acquisire potere ricercando con ossessione le Pietre dell'Etere, le uniche in grado di riportare l'oscurità agli antichi fasti.

I due fratelli vengono così a conoscenza della Resistenza di Valtar, valoroso guerriero che farà di tutto per portare alla disfatta i piani malvagi del nemico attraverso una società segreta altrettanto coraggiosa.

Perché questo incontro sembra così determinante per le sorti delle parti? Cosa si nasconde dietro alla loro identità? Potranno i piani del Male essere davvero sventati?

"Il custode dell'etere" è una storia fantasy che presenta tutti i punti tipici del genere, ma declinandoli in un ambiente particolare e ben studiato. Lo stile di scrittura dello scrittore è semplice ma al tempo stesso curato e dettagliato, fino a far emergere le scene come un film in televisione. Non sono riuscita molto ad empatizzare con i fratelli Surrey, ma ho apprezzato molto le caratteristiche della Resistenza e della Setta Nera, che rendono nel complesso l'opera originale, anche se chiaramente ispirata a libri già esistenti.

Di Lonardo ha tutte le carte in regola per farsi apprezzare da sempre più pubblico, grazie ad una narrazione che prende spunto dai grandi del genere e la rielabora a sua immagine, creando un mondo con grosse potenzialità che spero possa sorprendere anche in futuro. 

Review Party: Recensione di “Fuga di morte” di Sheng Keyi



« In quel momento videro degli uomini che si tenevano sottobraccio allineati in un fronte compatto che avanzava come un bulldozer, gettando urla brevi ed energiche a intervalli regolari. Una decina di metri dietro, un altro fronte di uomini procedeva nello stesso identico modo. Quando ebbero spazzato via tutti, la strada divenne deserta, baciata dal sole placido del pomeriggio. In lontananza, il cielo sconfinato. »

Tutto ha inizio con una montagna di escrementi. Non in senso metaforico, come spesso capita, ma del tutto letterale. Questo è un atto osceno per Beiping e lo Stato di Dayang tutto, che da quel momento si troverà a dover contrastare le proteste e i movimenti capitanati dagli intellettuali e i poeti, volti a non piegare la testa di fronte ad un governo ingiusto e irrispettoso, volto solo al profitto e dimenticandosi dell'umanità.

Il poeta Yuan Mengliu non vede motivo di immischiarsi nel fervore generale, nonostante venga trascinato dagli amici e dalla fidanzata Qi Zi che da quel momento hanno un solo scopo: fare una rivoluzione. Quando però la donna scompare dalla sua vita, per Yuan ha inizio un viaggio impegnativo, soprattutto per la sua formazione, che lo porterà fino alla Valle dei Cigni: città dove tutto è perfetto, in modo esageratamente inquietante, in cui i problemi non esistono e la robotica ha avuto un'evoluzione esponenziale. Davvero è possibile vivere in un mondo fatto così?

"Fuga di Morte" è la storia di un profondo contrasto emotivo, dato dall'essere in mezzo a due fuochi e quindi in un'eterna indecisione tra cosa si dovrebbe e cosa si vorrebbe fare davvero. Ci troviamo di fronte ad un protagonista controverso: egoista, depresso, il più delle volte antipatico e insensibile, tanto da non sentire sua la causa dei suoi concittadini. Al tempo stesso, Yuan dà un'importanza spropositata all'amore in ogni sua forma: essere poeta lo fa sentire vivo e libero di potersi esprimere al suo meglio.
Il suo personaggio è in contrapposizione alla figura di Qi Zi, una sorta di suffragette contemporanea che porta avanti con intaccabile determinazione un ideale nobile, nonostante sia arduo da raggiungere.

Sheng Keyi fa trasparire attraverso la sua storia d'invenzione le ingiustizie protratte durante le rivolte di piazza Tienanmen nella Cina del 1989, un fatto storico significativo per la nazione ma non sempre ricordato, soprattutto all'esterno.

La letteratura cinese fa ancora molta fatica a sbancare, rispetto a quella di altri stati e devo dire che questa scrittrice merita di essere conosciuta, per il tono graffiante utilizzato come monito e per lo studio e l'impegno impiegato nella scrittura. 

"Fuga di morte" è una lettura appassionante, intensa e insolita, che può ricordare pietre miliari della letteratura come "1984" di Orwell offrendo però spunti di riflessione moderni. L'ho amato dalla prima all'ultima pagina, soprattutto per la svolta distopica che mai mi sarei aspettata e che rispecchia perfettamente ciò che ormai per noi è storia realmente accaduta. 

Ha in sé un vero insegnamento: portare avanti con forza e coraggio un ideale e perseguirlo anche nelle situazioni più drammatiche.


martedì 26 novembre 2019

Review Party: Recensione di "Il nome del vento" di Patrick Rothfuss



« Il suono che fece fu come un sogno che muore, e mi provocò lo stesso tremendo, ansante dolore al petto. »

All'interno della locanda della Pietra Miliare ha inizio una tra le più epiche delle avventure. Quella del prode Kvothe, conosciuto per le scorribande passate e leggendarie imprese, che ora si appresta a narrare soffermandosi con ordine su come si compone il suo passato e la sua fama.

E così si delinea la figura di un grande arcanista, esperto consigliere, abile assassino... e molto, molto altro.

C'è un non so che di poetico ed evocativo nella prosa maniacalmente accurata di Patrick Rothfuss. Questa sua cura al dettaglio e alla continua ricerca della parola più appropriata hanno portato l'autore a diventare uno tra i più grandi del genere fantasy Sword and Sorcery.

Nelle Cronache dell'Assassino del Re non troverete solo epiche battaglie e azione sconfinata. Ma anche la tranquillità data dal silenzio, attimi di divertimento puro, tensione per la morte, speranza per la vita. Il mistero è una parte fondamentale del libro, che a cavallo tra passato e presente rivela gradualmente ciò che compone Kvothe e i suoi compagni di avventure, in una travolgente storia tremendamente interessante ad ogni capitolo.

I dettagli del mondo dati dalla costruzione di suggestivi luoghi, popoli, lingue e magia; l'unione di storia, chimica, religione, mito, musica e poesia. Tutto contribuisce ad un'ambientazione fantastica, credibile e soprattutto studiata.

"Il nome del vento" è una lettura imprescindibile per conoscere le origini del fantasy e per entrare in contatto con una scrittura che stupisce ogni volta come se fosse la prima. In essa è racchiuso tutto l'amore che Rothfuss prova per il suo lavoro, per il suo mondo e i suoi personaggi. Forse è anche per questo che il terzo capitolo della saga tarda così tanto ad arrivare.

Ma questo in un certo senso è positivo, perché tutti hanno così la possibilità di recuperare le meravigliosa nuova edizione stampata dalla Mondadori in tempo per saperne di più sul destino di Kvothe e di tutta la civiltà.



Review Party: Recensione di “Le disavventure di Amos Barton” di George Eliot



« Quelli erano tempi in cui un uomo poteva mantenere tre piccoli benefici, affamare due curati con due di essi, e vivere stentatamente egli stesso del terzo.  »

Al confine con Milby, il piccolo paesino di Shepperton si regge fondamentalmente attorno alla propria chiesa, punto di ritrovo di tutti coloro che vivono lì da sempre. Qui, il Reverendo Amos Barton ne è la nuova guida spirituale, ligio al dovere di diffondere i dettami della chiesa Anglicana. Amos cerca di vivere ogni giorno in un clima di tranquillità, nonostante le condizioni economiche non proprio favorevoli e alle difficoltà che questo comporta, soprattutto quando bisogna far fronte ai bisogni della numerosa famiglia. Tutto inizia a precipitare quando, ovviamente senza malizia, decide di ospitare in casa propria la Contessa Czerlaski.

Con uno stile preciso e pulito e una narrazione a tratti drammaticamente ironica, l'autrice Mary Anne (sotto pseudonimo) presenta una breve storia di vita quotidiana che approfondisce la vita rurale di un piccolo paesino di provincia, animato per lo più da piccoli scandali che sanno far parlare di sé alimentando e ingigantendo la situazione più di quanto in verità non sia.
Le similitudini con altre famose famiglie di opere appartenenti sempre all'epoca vittoriana sono evidenti, ma nonostante questo Eliot riesce a mantenere dei suoi personaggi una freschezza e un'originalità incredibili, che rendono la sua Shepperton realistica e unica. Il protagonista, Amos Barton, è un uomo sorprendentemente ordinario che si ritrova invischiato in situazioni più grandi di lui senza però volerlo davvero. L'abilità vera dell'autrice sta nella capacità di far trasparire i problemi oltre la vista dei personaggi, facendo sinceramente interessare e preoccupare il lettore della situazione della famiglia Barton. Il suo realismo ordinario è il vero punto di forza delle sue opere: riuscire a far scaturire la curiosità attraverso una comune giornata, apparentemente uguale alle altre.

CHI È MILLY BARTON

Uno dei personaggi ricorrenti nel libro è sicuramente la figura di Milly Barton, la consorte del Reverendo Amos Barton. Nonostante da parte dell'uomo non spicchi amore o affetto, Mrs Barton gli è totalmente devota e trascorre le giornate come la perfetta donna di casa, pensando alle specifiche faccende e al sostentamento di ben sei figli.

Non ha interessi particolari, se non una predilezione per gli abiti e i tessuti pregiati, con cui si diletta amatorialmente nella carriera di sarta provetta.

L'incontro con la Contessa Czerlaski rappresenta anche per lei un punto di svolta, necessario per evadere dalla monotonia e per poter godere un minimo del piacere di avere conversazioni "femminili" con un'altra donna. Per questo, Milly sente una genuina amicizia nei confronti della Contessa, che invece si rivela una donna spietata e opportunista, capace di piegare ogni situazione al proprio volere e trasformando in servi tutti coloro che le ruotano attorno.

Mrs Barton è ingenua e pura, forse più di Mr Barton, che infonde nel lettore tristezza e pena nei suoi confronti, soprattutto per come le cose finiranno per lei. Eppure, cerca di vivere al meglio delle sue possibilità, cercando di vedere il buono in tutto, sia nelle persone che nelle oggettive difficoltà.

A lungo andare, il suo essere una donna come altre le fa acquisire un certo spessore, che la rende agli occhi del lettore un personaggio che non si può dimenticare anche dopo la lettura.




lunedì 25 novembre 2019

Review Party: Recensione di "Il fiore perduto dello sciamano di K." di Davide Morosinotto



« Io invece mi sentivo incantato: quell’albero così semplice aveva dentro… Non so come dirlo. Una forza speciale. Era forte, gentile e buono. Una pianta a cui voler bene. »

Non è facile convivere col fatto di trovarsi ad indefiniti chilometri di distanza da casa. Laila è così che si sente, in Perù: diversa e incompresa, soprattutto obiettivamente malata. Ma nel reparto neurologico della clinica di Lima fa una conoscenza inaspettata, quella dell'esuberante El Rato. I due ragazzi iniziano a passare le giornate insieme, fino ad una sorprendente scoperta: un misterioso diario che riporta la figura di un fiore appartenente al popolo di K.. Probabilmente l'unica soluzione al problema che affligge Laila, entrambi si mettono sulle tracce del fantomatico fiore a cavallo tra le Ande e l'Amazzonia, in un coinvolgente viaggio che andrà oltre le loro aspettative.

Con uno stile coinvolgente e un ritmo serrato, Davide Morosinotto trasporta il lettore in una nuova incredibile avventura, scritta magistralmente e in grado di emozionare chiunque alla sola visione della copertina suggestiva.

Un elemento determinante è il particolare modo in cui le parole si susseguono tra le pagine, cambiando carattere, posizionandosi in diagonale, a volte scomparendo ma ogni volta stuzzicando la vista e facendo incuriosire e divertire.

I protagonisti di questa storia sono inevitabili per la buona riuscita dell'impresa: se non fosse per la loro energia, per la fantasia e la voglia di mettersi in gioco, il raro fiore di cui hanno solo visto un disegno non potrebbe essere altro che questo: una leggenda, probabilmente un'invenzione. Ma il rischio è alla base di tutte le avventure e gli animi di Laila e El Rato sanno far splendere il cammino anche dove c'è una grossa difficoltà, trasformando l'illusione in una vera speranza.

Realtà e magia si concatenano per creare l'evoluzione della vita. Morosinotto è stato in grado di trasmettere l'oppressione di un luogo chiuso e isolato e al tempo stesso il senso di libertà dato dal respirare a pieni polmoni all'aria aperta in mezzo alla natura e dalla visione dei colori variopinti e vivaci dati dalla terra peruviana.

Sono molto affezionata alle opere di questo autore, che da anni sa incantarmi con una delicatezza e intensità uniche nel loro genere e che lo rendono meritevole di essere conosciuto da più persone possibili.

venerdì 22 novembre 2019

Review Party: Recensione di "Lo sguardo lento delle cose mute" di Patrick Rothfuss



« Era l’unico modo. Non volere le cose per se stessi: serviva a rendere umili, a restare sani e salvi. Voleva dire potersi muovere nel mondo agevolmente, senza mandare tutto all’aria a ogni passo. E, se si stava attenti, se si aveva un proprio posto tra le cose, ci si poteva rendere utili. Riparare ciò che si era rotto. Occuparsi delle cose storte che si trovavano. Contando sul fatto che il mondo, in cambio, avrebbe offerto la possibilità di sfamarsi. Era l’unico modo per muoversi con grazia. Tutto il resto non era che orgoglio e vanità. »

Ambientato nello stesso mondo della trilogia de "Le Cronache dell'Assassino del Re", "Lo sguardo lento delle cose mute" presenta un piccolo scorcio di storia dal punto di vista di Auri, amica dell'ormai leggendario Kvothe, in un arco narrativo di sette giorni che comprende l'esperienza tra gli intricati tunnel al di sotto dell'Università. Non sono altro che questo, per lei: giorni. 

Conseguentemente, se ancora non avete letto nulla dell'autore, questo non è esattamente il libro da cui iniziare, ma una volta letti "Il nome del vento" e "La paura del saggio" potrete avventurarvi in questa breve storia, così come Rothfuss stesso consiglia nella nota iniziale.

Rispetto alle altre sue opere, la novella che ci si presenta davanti è davvero più corta, ma al tempo stesso decisamente più descrittiva e intensa, proprio per rimarcare la caratterizzazione eccellente di un personaggio che, seppur secondario nella serie principale, ha un suo spessore mentale ben definito. "Lo sguardo lento delle cose mute" è al tempo stesso però l'esempio lampante della cura che l'autore mette nel suo lavoro: ogni parola è studiata per rendere al meglio ciò che lui ha in mente. Questo crea un'atmosfera inquietante e misteriosa fin dalla prima riga, che ci introduce al quotidiano di Auri e ci fa osservare le vie che percorre. Sembra quasi un documentario, in cui non esistono dialoghi ma solo immagini e le emozioni che ne scaturiscono. È un viaggio alla ricerca della propria identità e il proprio posto nel mondo, attraverso un quotidiano fatto di piccoli gesti che si ripetono lenti, quasi immutabili, in attesa del momento giusto per evolvere.



martedì 19 novembre 2019

Review Party: Recensione di "La prima legge" di Joe Abercrombie



« Non è un posto di ricordi felici. Combattere di nuovo i Gurkish, dopo quello che mi è costato. Sradicare la slealtà in una città in cui non ci si può fidare di nessuno, soprattutto di quelli mandati ad aiutarmi. Lottare contro il calore e la polvere, per un’impresa ingrata che quasi di certo si risolverà in un fallimento. E il fallimento, molto probabilmente, significherà la morte. »

I Regni dell'Unione stanno collassando sempre più su loro stessi; le guerre che scaturiscono dal malcontento non giovano certo alla situazione. L'Inquisitore Sand dan Glokta, amante del sangue e del potere, farà di tutto per riconquistare l'antico prestigio dato dalla sua carica. Qui si aggiunge la vicenda del guerriero venuto dal Nord, Logen Novedita il Sanguinario, che ha lasciato le sue terre in compagnia di altri avventurieri e che dovrà lottare in continuazione per avere salva la vita. L'incontro con il Mago Bayaz sarà per lui una svolta imprevista, soprattutto quando scoprirà in quale missione vitale si è ritrovato coinvolto.

Quale destino attende il Mondo Circolare?

La strada verso l'inferno è lastricata di buone intenzioni. Ma quello che ne consegue è l'improvviso declino in un mondo malvagio che diventa sempre peggiore man mano che ci si affonda dentro. Un mondo marcio, popolato da creature di ogni genere, unite solo dalla corruzione, dall'opportunismo e dal desiderio di continue battaglie.

La speranza non sembra esistere, eppure nel corso della trilogia, l'autore lascia dei piccoli spiragli di luce sul cammino, alla ricerca dell'ottimismo che potrebbe migliorare il mondo creato da lui stesso.

Se non conoscete il grimdark fantasy, la bibliografia di Joe Abercrombie è il punto di partenza migliore da cui partire. Questo perché stiamo parlando di un autore che reinventa i cliché del genere, allontanandosi dagli stessi e creando delle trame crude, intense e piene di adrenalina. Il contesto dei suoi libri è paragonabile ad un medioevo caotico, la cui terra è costantemente scossa dalle faide tra i regni. Tutto questo viene esplicitato soprattutto attraverso lo stile pungente dell'autore, che con un linguaggio scurrile e volgare non si fa problemi a scendere in descrizioni turpi. Le scene di guerra, per esempio, sono scritte così accuratamente da sembrare apparire sullo schermo di una televisione, grazie anche ai personaggi d'impatto e dinamici durante tutto il corso della storia.

Le lame insanguinate si contendono il fascino del lettore con l'elemento magico, la Nobile Arte proveniente dall'Aldilà, per cui i Maghi vanno alla continua ricerca della conoscenza del proprio mondo, per poterlo poi sanare quanto più possibile, ma seguendo senza eccezioni l'unica Prima Legge: vietato il contatto con gli spiriti.

Mondadori, grazie a questa Titan Edition, ripropone dopo anni una delle trilogie più importanti della bibliografia di Joe Abercrombie, che viene allargata e approfondita attraverso altri racconti e storie separate che rendono questo fantastico mondo ancora più complesso e in evoluzione.

Non è una storia consigliabile a tutti, ma se amate ciò che vi fa arrovellare lo stomaco, Joe Abercombie è l'autore che fa per voi. Per quanto mi riguarda, questo + ciò che cerco in una storia: la botta spietata che colpisce, provocando dolore per quanto sia dannatamente vera.



venerdì 15 novembre 2019

Review Party: Recensione di "A Natale tutto può succedere" di Milly Johnson



« Non le importava che non ci fossero più i biscotti, perché il suo cuore era gonfio di gioia, una gioia che lei non avrebbe mai pensato di poter provare. Nulla poteva essere più dolce di quello. »

Il Natale è accompagnato già nei mesi precedenti da gioia e spirito di condivisione. Quando alla festa si aggiunge l'attesa per l'arrivo di un figlio, la felicità si moltiplica.

Palma, Annie e Eva sono unite dal desiderio e dai mesi che le separano prima di diventare madri.
Ognuna ha la propria storia, fatta di gioie e anche di grandi valori.

La storia ha dei personaggi davvero adorabili e le donne protagoniste sono cordiali e affabili. Nel complesso, la lettura è stata emozionante e a tratti davvero strappalacrime.

Ho amato le protagoniste, ma devo ammettere che Palma è la mia preferita, la sua storia rimarrà in me ancora per molto tempo. Determinata a cambiare la sua vita e con una gravidanza alquanto controversa, man mano che il suo personaggio si sviluppa attraverso la gravidanza, non cede allo sconforto, riuscendo a rimanere in piedi da sola e ottenere un lavoro. Il suo carattere mi ha davvero riscaldato, ho sinceramente voluto per lei la felicità, perché nonostante avesse vissuto una vita difficile e si sentisse rifiutata dall'amore, ha affrontato ogni giorno accogliendo ogni stimolo a braccia aperte.

Annie e suo marito Joe, poi, ricevono la notizia in un momento di estremo sconforto, quando le speranze di diventare genitori sono ormai nulle. La gioia è esplosiva e intensa; non ho potuto fare a meno di pensare alle difficoltà che hanno dovuto affrontare i miei genitori su questo fronte. 

Infine Eva, colei che gestisce insieme a Jaques il parco di divertimenti, si approccia alle festività con rinnovata gioia, per il bambino inaspettato che a breve accoglieranno. 

Non mancano alcune storie secondarie più piccole all'interno della trama principale, che alla fine si fondono ordinatamente e uniformemente.

Ci sono diversi aspetti della storia che mi ha spezzato il cuore e fatto venire le lacrime agli occhi, cosa che non mi capita così spesso e che ogni volta mi lascia di stucco. Avrete a che fare con una buona dose di festività, ma non eccessiva perfetta per cominciare ad addentrarsi verso il periodo più magico dell'anno.




giovedì 14 novembre 2019

Review Party: Recensione di "Il caso Léon Sadorski" di Romain Slocombe



« Gli brucia la gola, mentre un dolore insopportabile, inimmaginabile, sale nel cervello per schizzare in cima al cranio. Con gli occhi fuori dalle orbite, apre la bocca per urlare: non esce alcun suono. Come se la sua testa fosse un pallone bucato... Ma qualcuno ha spento le luci, gli spettatori sono scomparsi... Già soffre meno. I suoi pensieri rallentano, si fermano... Anche la paura e tutto il resto... Di colpo, Sadorski non teme più nulla... Non c’è più nulla... »

Sullo sfondo di una Parigi ferita dai conflitti della guerra, si fa strada la storia dell'ispettore Léon Sadorski, un poliziotto modello, ligio al dovere e soprattutto apprezzato dalle autorità francesi e gli occupanti tedeschi per il rigore dimostrato nell'avere a che fare con gli ebrei. È anche un marito premuroso e sua moglie Yvette non ha nulla da lamentargli. All'inizio dei primi mesi del 1942, sembra come tornare il bel tempo a rischiare gli anni bui e a spazzare via la polvere delle bombe. Nonostante l'imponenza della Germania, gli arresti, i fatti inspiegabili, il popolo ricerca ora un equilibrio.

Nonostante le convinzioni apertamente antisemite e il desiderio di farsi notare per avere prestigio, tuttavia Sadorski viene inspiegabilmente arrestato dalla Gestapo e mandato a Berlino, dove viene gettato in prigione. I tedeschi non fanno mai nulla per caso: il loro obiettivo è infatti quello di renderlo un informatore all'interno del quartier generale della polizia di Parigi. Sadorski quindi diventa a tutti gli effetti un loro uomo, colui che deve trovare l'agente sospettato di appartenere a una rete antinazista...

Il caso Leon Sadorski è la storia di una delle più brutali guerre narrata dal punto di vista di un uomo che eticamente sta dalla parte sbagliata, perché è carnefice anziché vittima e punta all'eliminazione del debole con egoismo, forza e spietatezza. Nonostante ciò, non è un libro sbagliato, perché lo scopo dell'autore non è ovviamente quello di idolatrare l'atteggiamento di tutti quelli che sono e sono stati nella propria vita dei veri Leon Sadorski, ma piuttosto condannarlo e far riflettere su quanto certi atteggiamenti siano ancora drammaticamente diffusi. Oserei dire che quest'opera è una lettura necessaria, che evidenzia la violenza e l'emarginazione nei confronti del diverso. Viene dipinto il profilo di un uomo terrificante e bastardo che si riflette sulla Francia e sul suo popolo durante l'occupazione nazista.

Niente è più bello e spaventoso di un romanzo che sa raccontare la realtà passata, presente e futura.

Ogni pagina scorre, e più il tempo passa più la sofferenza è sempre più dilaniante nell'animo, fino a diventare quasi fisica. Il dolore diventa insopportabile, tanto da essere costretta a fermarmi più e più volte durante la lettura. Per riprendere fiato, per riappropriarmi della mia coscienza, in realtà così lontana da quell'orrore.

Romain Slocombe è uno scrittore affermato con una reputazione che non è seconda a nessuno.





Review Party: Recensione di "Il meraviglioso Natale delle sorelle McBride" di Sarah Morgan



« Non aveva mai provato il bisogno di proteggere il proprio cuore, ma avvertiva una fuggevole sensazione di ansia; non era la paura di rimanere ferita, ma la paura che quella condizione così intima, quella felicità, potesse finire. Sentiva le sue emozioni farsi sempre più profonde, e non vedeva alcuna ragione per fermarle. »

Il Natale si avvicina e Susanne non vede l'ora di trascorrerlo in compagnia delle sue tre figlie adottive: Hannah, Beth e Posy. Eppure, nonostante debba regnare un clima di calore famigliare, la vita di ogni donna è attraversata da un momento di estremo stress e indecisione, che contribuisce a rompere i legami piuttosto che a sanare le difficoltà. Se esiste davvero una magia natalizia, può davvero intervenire per risolvere tutto?

L'opera di Sarah Morgan presenta una storia in pieno stile festivo, che si distingue per i suoi personaggi adorabili, ognuno ben caratterizzato e distinto. Ogni donna ha il proprio "marchio" e sono tutte così ben strutturate che sembra quasi di avere a che fare con persone reali.

Ogni problema che sconvolge le loro vite sono riconducibili a problemi veri con cui è facile riuscire a empatizzare. Anziché condividere, le protagoniste si chiudono in un bozzolo di disperazione che sembra insormontabile: se solo comunicassero, potrebbero finalmente trovare una soluzione ed è questo che il lettore spera fino alla fine. Questo è ciò che fa la famiglia: aiuta indipendentemente dall'imbarazzo, dalla rabbia e dalla paura, memore del dramma personale da cui tutti sono indissolubilmente legati. Questa storia è toccante, perché contiene verità con cui possiamo identificarci riguardo alla perdita, alla famiglia e al modo in cui l'amore può guarire le ferite.

Le descrizioni dell'autrice sono dettagliate e ben presentate, tanto da poter sentire sulla pelle il freddo pungente dell'aria dicembrina, fino a desiderare di chiudersi vicino al tranquillizzante tepore di un caminetto, con una profumata tazza bollente di cioccolata calda tra le mani.

Non solo c'è da divertirsi, ma è inevitabile commuoversi per questa famiglia che nonostante tutto lotta per rimanere unita e sconfiggere le apparenze.

Con il suo nuovo romanzo, Sarah Morgan ha creato una deliziosa storia di famiglia che sicuramente risveglia nel lettore la calda atmosfera natalizia. Questo è il primo libro scritto da lei che leggo, ma sicuramente non sarà l'ultimo!



Review Party: Recensione di "Wolf Solent" di John Cowper Powys



« Il vuoto occhieggiava verso di lui, il vuoto si spalancava per lui dal fondo di quell'azzurro liquido; e quante punte acuminate d'incomprensione, contro le quali avrebbe urtato prima che fosse passata quella tumultuosa giornata! »

Il ritorno nel paese d'infanzia dopo il licenziamento, porta il trentacinquenne Wolf Solent a perdersi nei propri ricordi, nella riflessione sullo scorrere del tempo, fino ad ammettere quanto siano fuggevoli gli intenti e le ambizioni. Wolf torna a Ramsgard convinto che troverà la pace mentale agognata, ma qui avranno luogo avvicendamenti turpi che lo scombussoleranno maggiormente, fino a mettere ancora una volta in discussione le sue convinzioni per ritrovare un nuovo sé.

Ogni luogo ha la propria storia e le proprie leggende e in tutte le leggende, c'è un pizzico di verità: il paesaggio composto da brughiere, colline e coste sconfinate, tipico dell'Inghilterra, fonda il proprio fascino nella cultura profondamente radicata nella vita delle persone.
I personaggi con cui si entra in contatto nel libro hanno mille sfaccettature fisiche ed etiche che si uniscono e si allontanano, ma continuano a vivere legate, in una sorta di patto di tolleranza.
Questa è la vita: complicata, ma contemporaneamente semplice.

Wolf Solent ha una mentalità complessa e spesso discutibile, data dall'innocenza nascosta da presunzione da cui è mosso. Questo perché è alla continua ricerca di ciò che manca al suo io interiore e per raggiungere questo sparge sulla sua strada delle decisioni sconsiderate e non sempre accettabili.

Lo stile di scrittura di Powys ha quel non so che di poetico che sembra voler proteggere la storia da ogni agente esterno, senza per questo allontanare il lettore ma anzi, rendendolo assolutamente partecipe delle vicende. La fluidità e la bellezza si contrappongono sorprendentemente alla sensazione di tormento che invade l'animo di chi legge, anche dopo molto tempo dalla fine della lettura. Ingenuità e scetticismo sono caratteristiche non inusuali per l'uomo, che tende più verso l'una piuttosto che l'altra a seconda, solitamente, dell'età.

"Wolf Solent" non è certo un romanzo semplice e che richiede concentrazione e impegno per poterlo affrontare nel migliore dei modi.
Non mi addentravo in un vero classico della letteratura da parecchio tempo, sono felice di averlo fatto con una nuova lettura e uno scrittore di cui purtroppo non avevo sentito parlare nemmeno nelle lezioni scolastiche, ma che ha saputo sorprendermi e farmi riscoprire il fascino intramontabile di un'epoca di scrittura intensa e ben curata.



venerdì 8 novembre 2019

Review Party: Recensione di "Daemoniacus: Il cavaliere silente" di Gioia De Bonis e Valentina Nazio



« Intingo il ciondolo nel mio sangue e questo diventa immediatamente incandescente, poi senza esitazione lo appoggio sulla fronte di quel che resta dell’uomo di cui mi sono appena cibata, e lo lascio lì finché sulla sua pelle non compare, impresso a fuoco, la riproduzione perfetta del monile che porto sempre con me. «Questo è per te mio Signore» dico dolcemente osservando il marchio sulla pelle del tizio steso a terra. In pochi secondi il corpo si trasforma in cenere e di lui non resta più alcuna traccia. Svanito. Sparito nel nulla. Come se non fosse mai esistito. »

Un gesto avventato dato dalla disperazione del momento, porta il Cavaliere Grigio Samuel all'apertura del Varco che divide la Terra dal mondo dei demoni. Monath ne approfitta e si intrufola come un parassita tra i mortali, alla ricerca dell'energia necessaria per portare da questa parte l'amore della sua esistenza: Astaroth, il Re degli Inferi.

Per fare questo, la succube prende possesso del corpo di Zoe, per divorare i mortali e diventare più forte. La scelta non è stata casuale, in quanto la donna è la futura moglie di Fabian, uomo tormentato da incubi e visioni di terrificanti ombre. Il comportamento inusuale della fidanzata è solo l'inizio di un cammino per conoscere sé stesso e la realtà che lo circonda, verso la missione che lo porterà a diventare un vero Cavaliere e scongiurare la venuta di Astaroth.

"Daemoniacus: Il cavaliere silente" è un romanzo breve che può essere letto in un paio d'ore. Questo elemento, che dovrebbe denotare una lettura talmente intensa da non poter essere lasciata se non dopo la fine, è il primo campanello d'allarme che mi ha fatto capire fin da subito che non sarei riuscita ad apprezzare davvero l'opera.

La trama di fondo, seppur interessante, non ha uno scheletro sufficientemente resistente per riuscire a stare in piedi. L'idea originale è davvero buona, ma la storia è molto superficiale e troppo frenetica: non si ha il tempo di inquadrare alcuna scena, né di empatizzare con i personaggi, che oltre a non essere fisicamente e psicologicamente descritti non hanno la benché minima evoluzione nel corso degli eventi.

Le autrici hanno uno stile acerbo, fin troppo semplice e frenetico. Non scavano nelle situazioni da loro create, limitandosi solamente a riportare le scene come fotogrammi. Un editing più accurato avrebbe sicuramente migliorato il testo; nonostante questo, la lettura non viene intaccata dagli errori, che si limitano a spezzare il ritmo ma senza gravare troppo.

Se la trama del Sinodo dei Cavalieri Grigi e del regno degli Inferi non viene approfondita, in compenso le scene a sfondo sessuale sono quelle su cui ci si sofferma maggiormente: anche se non si scende nel dettaglio, in queste si percepisce una maggiore cura, ma purtroppo non hanno una vera funzionalità per la storia.

Nota di merito, pur non intendendomi di disegno trovo le illustrazioni sparse nei vari capitoli molto carine e piacevoli da osservare. Lo stesso vale per la copertina, che aveva stuzzicato la mia curiosità fino a farmi leggere questa storia.

Nonostante il finale lasci intendere un seguito, la serie di Daemonicus è nel complesso, a mio modesto parere, trascurabile, al livello attuale. Una maggiore attenzione al mondo creato e alla storia che davvero si vuole trasmettere al proprio pubblico porterebbe sia le autrici che il libro ad una maturità e consapevolezza maggiori, che non solo migliorerebbero il lavoro già svolto, ma anche quelli che potrebbero venire in futuro.

Gioia De Bonis e Valentina Nazio hanno tutte le carte in tavola per riuscire nell'impresa: lo si vede nei ringraziamenti finali, che sprigionano passione, impegno e desiderio di farsi conoscere e far conoscere a tutti il mondo che esiste grazie alla loro fantasia.


giovedì 7 novembre 2019

Review Party: Recensione di: "Cursed" di Frank Miller e Thomas Wheeler



« Ma l’ascesa della spada gli aveva destato i sensi. E, anche se la perdita della magia lo rendeva piuttosto cieco nei confronti dei suoi nemici, era ancora capace di leggere i pezzi sulla scacchiera meglio di quasi tutti gli altri. Vedeva benissimo come sarebbero andate le cose senza il suo intervento. Non avrebbe lasciato dietro di sé morte e fuoco. Non quella volta. Indipendentemente da quale fosse il costo. »

Penso che ormai tutti nel proprio percorso di studi abbiano anche solo fatto accenno al ciclo di storie arturiane, quelle legate a Re Artù, i cavalieri della Tavola Rotonda e tutto il mondo magico che ne ruota attorno.

Personalmente quella bretone è un'altra delle culture che amo maggiormente, terza dopo quella giapponese e quella nordica. Sono cresciuta con il film d'animazione "La spada nella roccia", che ha contribuito incredibilmente alla mia introduzione al tema. Negli anni ho visto diverse trasposizioni, un'altra a cui sono particolarmente affezionata è la serie tv "Merlin", anche se la trama non ricalca sempre in maniera fedele quella originale. Sono una grande fan di Marion Zimmer Bradley, che ha dato un notevole contributo a suo tempo e ho adorato adattamenti letterari più moderni come Avalon High di Meg Cabot. Insomma, ormai di qualsiasi cosa ne esistono centinaia di versioni, trovare l'innovazione è davvero difficile.

"Cursed", però, è la storia d'ispirazione arturiana che non si riesce ad immaginare a priori.

La leggenda narra che colui che estrarrà la spada dalla roccia sarà il nuovo Re, che governerà al fianco del potente Mago Merlino rendendo prospero il regno. Ma cosa è accaduto prima? Ebbene, tutto ha inizio con la Dama del Lago, Nimue, considerata maledetta per l'attacco subito da uno spirito quando era bambina. Tutto crolla quando i Paladini Rossi sterminano il suo popolo e lei viene incaricata dalla madre in punto di morte di consegnare la Spada del Potere a Merlino, un leggendario e potente mago che saprà sicuramente come occuparsene. Al suo fianco nel viaggio ci sarà un giovane Artù che farà di tutto affinché la missione venga completata positivamente.

Il personaggio interessante di tutta la storia è a mio parere quello di Merlino: un uomo tormentato e abituato ai vizi, che sembra molto più umano e fragile rispetto al potere di cui è investito.
Nimue è una protagonista forte e coraggiosa, che nonostante voglia portare avanti una vendetta sanguinaria non perde di vista il vero obiettivo, che va oltre le sue personali intenzioni.

La trama nel complesso ha un potenziale davvero notevole, e le immagini di Frank Miller sono, come in ogni sua opera, crude e d'impatto. Lo stile di Wheeler è scorrevole, la lettura giunge alla fine senza intoppi.

L'ambientazione ricorda molto quella classica d'ispirazione, come se fosse un medioevo decadente e ricco di creature magiche e non, che si scontrano all'ultimo sangue per prevalere. L'azione è una costante in ogni capitolo e lascia il lettore sulle spine a ogni pagina.

Una lettura consigliata per approfondire la ricerca di quello che davvero è il ciclo arturiano e che presto arriverà anche su Netflix.



Review Party: Recensione di: "Dove la terra trema" di Susanna Jones



« Sembrava fatto di acqua e ghiaccio. Non avevo mai visto un uomo con le dita così delicate, le scapole così sottili e sporgenti, gli occhi di un marrone così trasparente. Nel buio al neon della città scintillavano più delle enormi sculture di ghiaccio che avevo tanto ammirato alla festa di Sapporo, appena arrivata in Giappone. Un capolavoro della Tokyo notturna, talmente bello che non riuscii a non fermarmi. »

Quando la notte cala e si ode il verso di un uccello, Lucy sa che la terra sta per tremare. Non è una cosa che inizialmente la spaventa: il Giappone è uno degli stati con maggiori terremoti al mondo. Ma una scossa in particolare le fa tremare perfino l'anima: non è qualcosa di normale, soprattutto per ciò che ne consegue. Il giorno dopo l'attende un intenso interrogatorio in commissariato, perché le forze dell'ordine hanno trovato morta la sua amica Lily e il suo fidanzato, Teiji, è scomparso nel nulla.
Lucy quindi non ha altra scelta che aprirsi a quegli sconosciuti e iniziare a raccontare la sua vita, alla scoperta di sé stessa.

"Dove la terra trema" è un thriller dal ritmo narrativo molto particolare. Se solitamente la suspence è data dalla descrizione degli avvenimenti uno dopo l'altro, che sia dal punto di vista della vittima, del carnefice, dell'investigatore al suo inseguimento, in questo caso è la voce interiore della protagonista, apparentemente esterna ai fatti, che inquieta fino al punto di avere agitazione nel proseguire con la lettura.

Sull'ambientazione nipponica non ho nulla da dire, il Giappone è la mia meta prediletta, luogo a cui sono legata fin da bambina e che spero almeno una volta di poter visitare. In attesa di questo mi tuffo in opere che parlino della metropoli, della cultura, della storia. Anche se non è il punto focale del romanzo, vengono lasciati al lettore degli spunti interessanti legati ad esso, a cui non sono proprio riuscita a resistere. Anche solo una frase giapponese scritta qua e là mi fa battere il cuore e mi fa desiderare ancora di più di essere lì.

Ma il Giappone, come qualsiasi altro paese, ha un enorme fascino, tanto quanto l'orrore che cerca costantemente di celare.

"Dove la terra trema" mostra il chiaro scuro di una società imperfetta attraverso una trama coinvolgente e ben scritta. Sono davvero curiosa di vederne la trasposizione del film, in uscita entro la fine del 2019.



Review Party: Recensione di: "Il Gatto che Aiutava a Trovare Nuovi Amici" di Rachel Wells



« Nel corso degli anni ho imparato che una famiglia si presenta in tutte le forme e dimensioni possibili, nessuna è uguale a un’altra. Fintanto che c’è amore, lì c’è una famiglia. »

Alfie è tornato, insieme all'immancabile George, in una nuova storia alle prese con i problemi e i sentimenti umani. Ad attirare l'attenzione del gatto rosso sono delle nuove famiglie giunte a Edgar Road, che non hanno nulla in comune, ma ben presto svilupperanno dei legami. Alfie veglia su di loro ogni giorno, studiandone le abitudini e i comportamenti, domandandosi il problema dei conflitti interni. Riuscirà, con il suo zampino, a sanare le varie situazioni fino a portare armonia in nuove vite?

Adoro le storie in cui gli animali sono protagonisti, ma quelle con i gatti hanno un'influenza particolare su di me, avendo io stessa un gatto da diversi anni.

La serie di libri scritti da Rachel Wells sul piccolo Alfie mi riempie a ogni capitolo il cuore di dolcezza, aggiungendo che in questo libro uno degli argomenti più importanti è il Natale, mi ha davvero conquistata.

Tematiche difficili e festività si mescolano in un clima colmo di speranza per il futuro. Lo stile dell'autrice è come sempre semplice e scorrevole, ma con quel pizzico di genuina innocenza che caratterizza il punto di vista del protagonista che rende la lettura unica nel suo genere, senza diventare infantile e anzi, facendo riflettere attraverso una chiave di lettura incredibilmente matura. La Wells mette la stessa cura sia per il mondo umano che per quello animale, rendendo le sue storie verosimili, facendo credere che possa davvero essere così.

Alfie è "l'adorabile eroe di quartiere" che tutti vorrebbero e dovrebbero avere. La sua influenza sugli altri è come un superpotere che aiuta non solo chi sta intorno a lui, ma anche i lettori che seguono la sua coda ovunque vada, alla ricerca di una nuova lezione di vita da imparare.

Se proprio dovessimo iniziare ad intavolare l'argomento "regali di Natale", questo sarebbe sicuramente un dono molto gradito.

"Il Gatto che Aiutava a Trovare Nuovi Amici" scalda il cuore e rende tutti un po' più sensibili verso l'altro. Un libro delizioso e tenero, che conquista grazie all'infallibile metodo narrativo che Rachel Wells ha interiorizzato anni fa e che non si lascia più scappare.




mercoledì 6 novembre 2019

Review Party: Recensione di: "Dracula" di Bram Stoker




« Ho un vago, incerto ricordo di lunghi, angosciosi momenti di attesa e timore: un’oscurità in cui non c’era neppure lo sprone della speranza a rendere più penoso lo stato di miseria; e quindi lunghe pause di oblio, e il riemergere alla vita come un tuffatore che risalga attraverso il peso schiacciante l’acqua. »

Nel 1890 l’avvocato Jonathan Harker, si reca in Transilvania per per occuparsi della compravendita di una casa londinese per conto di un nobile conte. Il Conte Dracula terrorizza la popolazione della Transilvania, ma Harker non si cura delle dicerie e va avanti per la sia strada. Giunto al castello, l'uomo fa la conoscenza di un anziano apparentemente cordiale con la sola idea di trasferirsi.

Ancora non sa che dormirà sotto lo stesso tetto di un'entità malvagia letteralmente assetata di sangue e che uscire definitivamente da quella porta non sarà per nulla facile.

Questo è solo l'inizio di un'epopea che renderà Dracula non solo una leggendaria creatura del panorama artistico mondiale, ma che consacrerà Bram Stoker nel pantheon degli autori gotici e horror di sempre.

Dracula è una figura che nel tempo è stata più volte utilizzata all'interno di molteplici forme narrative. Non si può non aver sentito parlare di lui e della figura generale del vampiro.
Da giocatrice di ruolo a tema horror, sono particolarmente affezionata alla cultura legata al suo personaggio, che non smette mai di passare di moda, anche se ci sono state in tempi più o meno recenti delle ondate di opere in cui non si parlava altro di vampiri.

Nonostante la moda passeggera possa ora essersi calmata, Dracula è davvero un immortale, nella misura in cui i fan del genere non lo dimenticano e anzi ne portano avanti le storie senza farlo cadere nell'oblio.

Le reinterpretazioni di Dracula sono moltissime, ma sicuramente l'opera di Stoker è un buon modo per conoscere il vampiro alle sue origini. Si tratta di un vero e proprio classico che non può non essere letto almeno una volta nella vita.

Ad arricchire ancora una volta la lettura è questa strabiliante nuova edizione della Oscar Draghi di Mondadori. L'apparato grafico è d'impatto, un amante dei libri non può non desiderarlo nella propria libreria.



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