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giovedì 24 marzo 2016

Recensione: "Outcast - Il reietto: Questa piccola luce" di Robert Kirkman e Paul Azaceta



« È il mio tocco... sono io. Non c'è bisogno di versare sangue. La mia presenza... l'acqua... la luce... sono troppo per loro. »




Sembra passato molto meno tempo da quando questa avventura è iniziata; eppure, con il settimo albo, "Outcast" questo mese compie il suo primo anno in Italia. A cerchio completo e per l'inizio di un nuovo ciclo di storie, è giunto il momento di fare qualche bilancio. Le premesse, di cui ho discusso dopo la lettura del primo volume, sono andate a consolidare quel punto di partenza intrigante e misterioso che si è snodato e aggrovigliato in sé ancor di più nei numeri successivi. 

Il viaggio insieme a Kyle Barnes ci ha portato a scoprire i segreti più reconditi del suo passato; drammi che l'hanno reso così: un uomo incatenato alle proprie paure, ma con un forte desiderio di ribalta e determinazione nel rivolere indietro la propria vita. Ad affiancarlo in questo, l'insostituibile Reverendo Anderson, figura forse più criptica del protagonista, quello che più fra tutti probabilmente è costretto a mettere in discussione sé stesso e quello in cui ha creduto fino a quel momento. Il rapporto fra i due è di totale compensazione: nonostante i dissapori, quando uno inizierà a perdere di vista l'obiettivo, l'altro troverà sempre il modo di farlo tornare sui propri passi, e viceversa. Il mistero s'infittisce maggiormente con l'arrivo in scena di Sidney, l'uomo in nero di cui al momento ancora si sa troppo poco.

Ma in qualunque direzione Kyle si volti, il Male è sempre pronto ad inseguirlo nell'ombra e negli occhi di chi lo conosce. Lui è la chiave, fonte d'odio e strumento di potere del nemico. Contro le tenebre, quale migliore alleato se non la luce?

La storia nel complesso è ipnotica, una volta immersi in un albo gli occhi scorrono tra le tavole, incapaci di staccarsi fino alla chiusura dell'episodio. "Outcast" è in grado di stregare il lettore e di portarlo sempre più nell'orrore di cui si circonda. L'unico difetto è la grandezza degli albi e la cadenza di pubblicazione (dovuto puramente a scelte editoriali, quindi non direttamente riconducibile alla storia in sé) che, a mio parere, non fanno assaporare appieno la storia; spesso, infatti, mi è capitato di dover rileggere gli ultimi passaggi del numero precedente prima di passare all'ultima uscita. Piuttosto intuibile è un messaggio velato: "Outcast" piace e non ne abbiamo ancora abbastanza.

Di altrettanto e promettente successo è la serie tv, in onda dal 03 giugno, che a tre mesi dal suo debutto ha già conquistato il rinnovo per una seconda stagione. Ci auguriamo che il successo di questa incredibile opera sia soltanto all'inizio. 

mercoledì 22 aprile 2015

Recensione: "Outcast - Il reietto" di Robert Kirkman e Paul Azaceta


« - Cos'altro poteva essere? Cos'altro fa queste cose? Cos'è che potrebbe farti ciò che è appena successo? -- Stava per ammazzarti, Kyle. Tu cosa pensi che fosse?
- Non lo so... per ora mi accontento di questo... del "Non lo so". Finché non otteniamo altre risposte. »

Ormai è un dato di fatto: nominare l'americano Robert Kirkman significa inevitabilmente fare riferimento ad una delle più acclamate opere fumettistiche presenti sulla scena negli ultimi anni: The walking dead. Ma dimentichiamoci di apocalissi e di morti che camminano e facciamo spazio a questa nuova storia a tema horror: Outcast - Il reietto. 

Se Kirkman ha sfruttato gli zombie per mostrare al mondo le bassezze e la crudeltà dell'uomo, in Outcast sono le possessioni demoniache il collante di tutto; il mistero nascosto dietro questi fenomeni, l'efficacia degli esorcismi sono tutti elementi che rendono l'atmosfera realmente spaventosa e angosciante. Il tutto gettato in un apparentemente tranquillo paesino del West Virginia.

Il protagonista, Kyle Barnes, è un uomo tormentato e dal tragico passato che vive in un piccolo appartamento cercando di tenere lontano non solo i suoi familiari, ma il paese stesso, evitando il più possibile di uscire di casa alla luce del sole.

Ma è proprio in una delle rare occasioni in cui la sorella riesce a trascinarlo fuori che Kyle incontra il reverendo Anderson che gli chiede aiuto per salvare l'anima di Joshua Austin, un ragazzino del posto. Kyle è titubante, ma sa che è l'unico che può fare realmente qualcosa. E il passato, irrimediabilmente, riaffiora.

Cosa si nasconde nella storia della sua famiglia? Qual è il dono che realmente possiede? Perché viene chiamato "Il reietto"?

Le premesse per un buon prodotto ci sono tutte, ma è necessario aspettare un ulteriore sviluppo per avere un quadro chiaro della situazione. In ogni caso, questo primo volume attira il lettore e lo invoglia a sapere e risolvere gli enigmi che ruotano attorno a Kyle Barnes.

Il contributo dato dall'abilità di Azaceta nel realizzare lo scenario ideato da Kirkman, porta ala conclusione che questo sia un duo vincente, pronto a stupire ancora e ancora gli appassionati di horror e sovrannaturale.

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