martedì 17 dicembre 2019

Review Party: Recensione di "Shadowhunters: Città di Cenere" di Cassandra Clare




« Clary sentì un suono simile a un sospiro correre per la Corte, tutt'intorno a loro, un'ondata di rumore, ma non significava niente, si perdeva nel flusso del suo sangue nelle vene, nel vertiginoso senso di assenza di peso nel suo corpo. »

Clary e Jace devono fare i conti con la scioccante rivelazione di Valentine, che non solo li ha divisi ma non permette loro di tornare davvero alla normalità. Ma a quale normalità si può tornare, quando la propria madre è imprigionata in un sonno apparentemente eterno e le forze del male lottano per farsi strada in questo mondo?

Valentine, nascosto da qualche parte, medita su come tornare alla carica e ottenere il potere che dice di spettargli. Riuscirà nel suo intento?

Nel secondo libro di questa saga, si assiste al conflitto interiore dei protagonisti, dato da un colpo di scena che ha chiuso le loro sorti in Città di Ossa. Come se per loro non bastasse a lottare da soli contro questo, sembra che il Mondo dei Nascosti faccia di tutto per ricordare i loro apparenti sbagli, mettendoli davanti ai fatti e scoprire di fronte a tutti i propri sentimenti.

Uno di quelli che rimane scottato da tutto questo è Simon, il migliore amico di Clary nonché uno dei personaggi che maggiormente ho amato nella storia. Nerd dalla testa ai piedi e sempre pronto a fare citazioni di culto, Simon è il classico ragazzo diverte, gentile e altruista che tutti vorremmo nella nostra vita, almeno per come la concepisco io. La sua bontà d'animo lo porta però ad infilarsi in situazioni spiacevoli, che a lungo andare lo porterà a soffrire più di quanto non voglia ammettere. Inoltre è uno di quei personaggi che non solo ha un'evoluzione enorme del corso dei libri ma che assumerà anche una propria indipendenza, scrivendo da solo il proprio futuro a prescindere dagli eventi che lo circondano.

Ma questo non è di certo un libro incentrato su di lui, anzi: Città di Cenere approfondisce maggiormente il mondo presentato in Città di Ossa, ingrandendolo e oltrepassando addirittura le barriere che lo legano al mondo mortale. Valentine si riconferma essere un nemico freddo e calcolatore, capace di mettere in crisi sia i protagonisti che i personaggi secondari.

Alex Lightwood, facente parte di una delle casate più antiche tra gli Shadowhunters, viene sempre più approfondito, così come sua sorella Isabelle. Per non parlare del ritorno del mio amato Magnus Bane. Ma di tutti loro ne parlerò nei prossimi giorni.

La tensione rimane alta e ricordo ancora l'impazienza per l'attesa della pubblicazione del terzo libro, in cui si presume una resa dei conti in grande stile. Lo scoprirete presto!



lunedì 16 dicembre 2019

Review Party: Recensione di "Shadowhunters: Città di Ossa" di Cassandra Clare



« Qualcosa, in quella statua, solleticava la memoria di Clary con inquietante familiarità. C’era una data incisa sul basamento, 1234, e attorno a essa le parole: NEPHILIM:FACILIS DESCENSUM AVERNI. – Quella sarebbe la Coppa Mortale? – chiese Clary. Jace annuì. – E quello è il motto dei Nephilim… dei Cacciatori.
-Cosa vuol dire?
Il sorriso di Jace fu un lampo bianco nell’oscurità – Significa “Cacciatori: strafighi in nero dal 1234”.
-Jace…
-Significa – disse Geremia – “La discesa all’Inferno è facile”.
-Carino – disse Clary. La sua pelle fu percorsa da un brivido, nonostante il caldo. »

Il mondo di Clary Fray si capovolge quando scopre un mondo oscuro, celato fino a quel momento ai suoi occhi. Si sente chiamare Mondana, in una realtà in cui demoni, maghi e altre creature sovrannaturali esistono in un sottile equilibrio regolato dagli Shadowhunters: Cacciatori d'Ombre sparsi negli Istituti delle città più importanti in ogni parte del globo.

Ma non è tutto, perché sua madre Jocelyn è stata una di loro e ha fatto di tutto purché nella figlia non rimanesse alcun ricordo del mondo Nascosto. Il nemico è sempre più vicino, in cerca della sua vendetta e dell'antico artefatto che può portarlo alla vittoria: la Coppa Mortale.

Quale sarà il destino di Clary e cosa la lega al Cacciatore Jace e al misterioso Valentine?

È davvero difficile mettere in ordine i pensieri legati ad una delle saghe per me più importanti. Shadowhunters mi accompagna fin dai tempi delle medie ed è stato il mio primo approccio al mondo dell'urban fantasy. La New York oscura creata dalla Clare ha saputo conquistarmi fin dal primo istante grazie ad una realtà parallela ricca di una cultura che riesce a stare in piedi a prescindere da quella mortale, sposandosi perfettamente con gli ambienti davvero esistenti e facendo credere che possa davvero essere così.

La coppia di Jace e Clary non è tra le mie preferite dell'intera saga, ma sicuramente Jace è uno di quei personaggi che a distanza di anni sa ancora strapparmi una risata e farmi perdere un battito. È il classico bellimbusto consapevole del suo fascino, ma che dietro alla sua corazza nasconde non solo un passato tragico ma anche l'incapacità di riuscire ad affezionarsi davvero a qualcuno. L'opinione che ho di Clary invece è stata altalenante per tutto il corso della storia che la riguarda, passando da momenti di ammirazione ad altri di irritazione.

Nonostante gli anni siano passati e io sia maturata in tutti i sensi, se dovessero venire a chiedermi consigli sull'urban fantasy non potrei non citare questa saga, a cui rimarrò sempre legata a prescindere da tutto.

Per i fortunati di voi che ancora non hanno avuto modo di leggerla, consiglio caldamente la nuova edizione che gradualmente verrà pubblicata da Mondadori in eleganti cofanetti, non solo per l'obiettiva economicità dei volumi ma anche per la qualità grafica che li caratterizza, riprendendo una delle versioni migliori uscita in originale.

Potrebbe essere davvero un bel regalo di Natale, invidio chiunque se li troverà sotto l'albero!



domenica 15 dicembre 2019

Review Party: Recensione di "Chasing Clementine" di Anne Went e Mari Thorn



« Anche io probabilmente sarei snob se avessi abbastanza soldi per permettermelo, ma ciò non non toglie che ogni volta che ne incontro uno la reazione sia più che urticante. »

Teddy e Clementine non potrebbero essere persone più diverse l'uno dall'altra. Eppure, una serata comune li fa incontrare e da allora è come se qualcosa li facesse sempre essere presenti nello stesso luogo. Non che loro ne gioiscano, visto quanto lui sia ricco e popolare e lei viva nell'anonimato e sempre alla ricerca di un modo per arrivare a fine mese.

Sono opposti che sembrano non poter andare mai d'accordo; eppure, il loro carattere forte e la determinazione a raggiungere i propri obiettivi trovano un modo per farsi strada nelle loro vite e farli scoprire l'uno all'altra, anche grazie all'aiuto delle persone attorno a loro che vedono inaspettatamente una potenziale coppia.

Che la missione di conquista abbia inizio!

Le storie Mari Thorn e Anne Went sono ormai un appuntamento fisso annuale, tra le pagine di questa tana di libri. Sono sempre felice di accoglierle perché ormai sanno conquistarmi con uno stile tutto loro che... non so, mi rapisce! 

Con loro ho riflettuto, mi sono emozionata e ho riso, oh sì, quanto ho riso! E "Chasing Clementine" fa proprio parte di quest'ultima categoria, perché è una di quelle commedie d'amore che colpiscono per la freschezza della trama e un ritmo narrativo frizzante. Mi ha fatto piacere poter rincontrare i personaggi ricorrenti di "Loving Donovan", precedente libro della serie, ma credo proprio che la coppia di questo secondo capitolo mi abbia davvero conquistato. Come le autrici già ben sanno da mie precedenti recensioni, non sono una particolare fan del detto "gli opposti si attraggono", ma Clementine e Teddy li ho adorati dal primo istante. In Clementine mi ci rivedo davvero molto e per certi versi mi è anche fonte d'ispirazione; vederla competere con il belloccio di turno mi ha fatto sbellicare dalle risate, soprattutto per la reazione in risposta e per il continuo battibecco che sembra non avere fine e non far sbocciare mai l'amore

Una storia improbabile e che per certi elementi può ricalcare lo stereotipo, ma che sa intrattenere, rilassare e far passare il tempo. Direi che non mi resta altro che aspettare il prossimo periodo natalizio per potermi tuffare in una nuova avventura targata MaryAnne Snatt.




venerdì 13 dicembre 2019

Review Party: Recensione di "Universum - Cronache dei pianeti ribelli" di Giorgio Costa




« Mai più chiusi in silenzio a soffrire nel ventre della nave. Libertà. La promessa stava per realizzarsi. Il sangue che gli colava sulla faccia era la prova che indietro non si poteva più tornare. »

Tom Rivert ha sempre potuto essere fiero e soddisfatto della vita che gli è stata donata. Sulla luna di Dana, vive le giornate in compagnia della famiglia e degli amici, in particolare Mira, con cui ha un legame molto più forte di qualsiasi altro rapporto.

Tutto questo però si spezza quando i monaci Simbeliani arrivano devastando la sua terra. Rimasto orfano in tenera età, è costretto a seguire i dettami di questo nuovo dominio: ma Tom è uno spirito forte e la sua vena di ribellione lo porta ad essere esiliato su Paltox Blu e piegato ai lavori forzati. Ma una forza altrettanto grande è atterrata in aiuto dei più deboli: quella della ribellione, che farà di tutto per mettersi contro la dittatura dell'Impero e sconfiggerlo.

Quale segreto nasconde Tom, così fondamentale per la lotta alla libertà?

Giorgio Costa è al suo debutto nel mondo dell'editoria e lo fa in un modo tanto travolgente da riuscire a centrare in pieno l'obiettivo. Universum è una storia carica di azione, tensione e sentimenti intensi che può ricordare importanti saghe della fantascienza a cui viene fatto un grande tributo. Tutto questo è declinato in un'ambientazione dettagliata e originale, con una cultura ben strutturata e molteplici personaggi per nulla stereotipati. Tom ha un'evoluzione incredibile nel corso della storia ed è ammirevole la sua forza d'animo, che mai l'abbandona e non lo fa cadere in ciechi obiettivi di vendetta.

Il ruolo del Virilio, la pietra che muove le astronavi attraverso la Trascendenza, l'importanza quasi vitale per gli umani di non rimanere senza, è un elemento molto interessante e le descrizioni che caratterizzano il processo del viaggio sono affascinanti, tanto da desiderare di poterlo sperimentare. 

Mira è un personaggio con cui sono entrata subito in sintonia per il carattere deciso e mai arrendevole che ha saputo infondermi fiducia e speranza. Però il personaggio che più di tutti mi ha intrigato è il piccolo Yori, facente parte della flotta dei ribelli e che viene soprannominato "figlio del cosmo". È coperto da un velo enigmatico che non ha fatto altro che mettermi sempre più curiosità sul suo conto per tutta la lettura.

Nel complesso, Universum ha un'atmosfera che richiama proprio il mistero, perché sia della trama che del mondo in sé non viene svelato nulla subito, ma viene indagato passo passo, come un'esplorazione all'interno di una realtà che vuole farsi scoprire, ma che conquista attraverso un gioco di colpi di scena che lasciano senza parole.

Giorgio Costa ha uno stile di scrittura scorrevole e molto curato, che trasuda l'impegno impiegato nello scrivere un'opera che spero davvero possa conquistare più lettori possibile.

Siete ancora in tempo per farvi un regalo o regalare a qualcuno un bel libro: "Universum - Cronache dei pianeti ribelli" è ciò che fa al caso non solo dei fan della fantascienza ma anche di chi vuole approcciarsi al genere, approfittandone e dando una possibilità a un autore italiano. Cosa si può desiderare di più?

INTERVISTA ALL'AUTORE

In questo evento, i blogger partecipanti hanno avuto la possibilità di fare alcune domande, a cui l'autore è stato felice di rispondere. Ecco, qui di seguito, un paio di queste.

Come hai avuto l’idea di creare questo romanzo fantascientifico? 

L’idea è scaturita quando la mia prima figlia, Anita, aveva intorno ai due anni. Mi chiedeva di raccontarle storie ogni sera e io spesso le inventavo. In quel momento si è acceso qualcosa in me. Ho letto molti molti libri. La letteratura è sempre stata la mia più grande passione, ma quando mi sono trovato a raccontare a una bimba… beh, probabilmente ho recuperato la scintilla che è al cuore di ogni narrazione… da ancor prima dell’invenzione della scrittura. Questo probabilmente è stato uno dei fattori determinanti, ma non l’unico sicuramente. Un’altra questione è stata la diminuzione della mia attività di batterista; diciamo che per quasi vent’anni la valvola di sfogo alla mia creatività è stata principalmente nella musica. Quando è venuta meno quella la scrittura è partita in modo quasi automatico, sicuramente naturale. 

Come hai creato i caratteri dei protagonisti? 

Ognuno dei personaggi, e non solo i principali, ha una sua storia importante, fatta di traumi, gioie, sconfitte e amori. ognuno di loro ha una parabola, degli obiettivi, un arco di trasformazione. Questi personaggi mi hanno accompagnato per molto tempo. Ho infatti lavorato molto a lungo a questa storia e dopo uno sforzo iniziale è come se avessero preso vita, tanto è che spesso durante la mia vita di tutti i giorni me li ritrovavo accanto a me, a darmi consigli o a farmi domande. Credo che sia proprio vero che a un certo punto i personaggi prendano vita. Dentro la trama infatti erano proprio i loro caratteri a impormi determinate scelte. 



mercoledì 11 dicembre 2019

Review Party: Recensione di “I Discendenti delle Arti Terrene” di Ester Kokunja



« Forse un mondo fatto di magia potrebbe sembrare l'utopia perfetta, l'inequivocabile incarnazione dell'Eden in cui tutti si apprezzano e custodiscono ciò che li rende speciali. In realtà, questo era sempre sull'orlo della frattura. »

Al di là dei confini del mondo conosciuto, esiste una realtà parallela in cui la Magia tangibile ed è controllata da coloro che vengono detti Discendenti e che possono comandare le quattro Arti Terrene. 

Ayra fa parte della genealogia dei Quattro Fondatori che hanno costruito questo Secondo Mondo, ma la sua apparente fortuna è pressapoco inesistente. Questo perché orfana dei genitori, vive in totale povertà, disprezzata perfino dalle altre potenti famiglie magiche. 
Cosciente inoltre delle sue scarse capacità, la giovane si appresta a cominciare il suo primo anno presso l'Istituto Aühequos, che può determinare il suo destino nella realtà che la circonda.

"I Discendenti delle Arti Terrene" è solo il primo capitolo di una trilogia fantasy che compone la Saga delle Dimensioni Parallele. Ho assolutamente adorato la cura con cui l'ambientazione viene presentata, che si estende attraverso minuziosi particolari dati, tra le altre cose, dalle caratteristiche della magia, dalla suddivisione della società e dalla vita all'interno dell'Accademia magica. Le lezioni sono scrupolosamente studiate, affinché il lettore possa sentirsi partecipe dell'immaginazione di Ester Kokunja, grazie anche ad uno stile di scrittura che sa incuriosire, per quanto semplice.

La lotta tra la tranquillità del giorno e le lotte al predominio di notte si alternano in maniera serrata e travolgente, tanto da desiderare a ogni capitolo di scoprire cosa accadrà il giorno dopo. In questo Ayra vive non solo le difficoltà date dal fato, ma anche il conflitto interiore su quale delle parti sostenere. Come in ogni storia intrisa di magia, luce e ombra si fondono e si scontrano alla ricerca di seguaci per la corsa verso la vittoria. 

A questo si aggiunge il segreto più prezioso da custodire, quello del'esistenza Lazhar, oltre lo specchio, e che sembra avere in sé più arcani di quanto non faccia vedere.
Ho trovato davvero interessante l'utilizzo delle Rune (che per me hanno un significato personale di grande valore), che non vedevo penso dai tempi della lettura di Stardust di Neil Gaiman.

“I Discendenti delle Arti Terrene” è un'opera che pur basandosi su elementi ben consolidati del genere cui appartiene, sa presentare le proprie potenzialità al meglio, convincendo chi legge a non fermarsi al finale aperto, ma invogliandolo ad attendere il prossimo libro.



martedì 10 dicembre 2019

Review Party: Recensione di "Le confessioni dei Borgia" di Alyssa Palombo



«  Ripensai di nuovo al sogno, alla mia brama di amore, di affetto e di passione. Adesso mi si presentava l'opportunità di avere tutto, e in un matrimonio benedetto da Dio. Cos'altro avrei potuto chiedere? »

La famiglia Borgia è sempre stata caratterizzata da un velo di scandali e lotta al potere che riecheggia ancora adesso, nonostante siano passati secoli.

Poter avere anche il potere sul pontificato è uno dei grandi obiettivi, raggiunto a fine del 1400 da  Rodrigo Borgia, divenuto così Alessandro VI. Ora è il momento di affidare incarichi ecclesiastici anche ai propri figli: è di assoluta importanza che Cesare punti al cardinalato, per poi succedergli nel papato e mantenere l'istituzione sacra sotto il dominio della famiglia.

Cesare vorrebbe per sé una carriera militare, ma approfitta del destino a lui assegnatogli per bramare il potere, tanto quanto il padre, portando avanti il desiderio di espansione, senza cedere anche durante gli attacchi più violenti. È in questo frangente che fa la sua comparsa Maddalena, donna umile che entra a far parte della Corte come domestica e che presto si troverà a soddisfare le necessità carnali di Cesare. Così, sarà inevitabile testimone silente degli intrighi politici, gli accordi segreti e gli oltraggi che vengono perpetrati all'interno della famiglia Borgia, all'ombra del resto del mondo.

Alyssa Palumbo è una scrittrice che sa come curare i fatti storici che riporta nei propri libri, cercando di seguire meglio che può la verità al servizio della personale narrazione. Realtà e finzione si mescolano creando un mix appassionante e godibile. "Le confessioni dei Borgia" è una lettura che trovo essere leggera e in grado di fare da spartiacque tra letture decisamente più lunghe e impegnative. I fatti storici riportati non appesantiscono infatti il ritmo, che rimane costante dall'inizio alla fine.

Cesare e Maddalena sono dei personaggi interessanti, sia individualmente che in coppia. Nell'uomo troviamo la costrizione di seguire le orme del padre ma al tempo stesso la freddezza con cui ogni decisione viene presa, con un calcolo preciso al secondo, che ha come conseguenza l'aumento del potere, a qualsiasi costo.

Maddalena in questo vive il tormento di una vita di principi cattolici che si scontra con ciò a cui assiste frequentando i Borgia ma soprattutto con i sentimenti e i pensieri che a detta della Chiesa sono impuri e per questo vanno estirpati attraverso la preghiera e l'astensione.

L'opera della Palumbo dà al lettore appassionato del genere un nuovo spunto narrativo su una delle famiglie italiane più influenti, senza particolari pretese e per questo risultando tutto sommato un prodotto scorrevole e coinvolgente nella sua leggerezza e semplicità.



lunedì 9 dicembre 2019

Review Party: Recensione di “Rhythm Section” di Mark Burnell



«  L’aveva avvertita degli orrori che la attendevano e del fatto che non c’era via di fuga. L’aveva addirittura implorata di scegliere una vita vera al posto di quella. Ma, naturalmente, lei era convinta di sapere tutto. Si sentiva preparata ad affrontare qualsiasi cosa. Che atteggiamento arrogante! La desolazione che la avvolgeva come un mantello era inevitabile quanto il destino che la attendeva. »

La morte dei propri cari porta con sé non solo un velo di disperazione, ma anche un sentimento d'ingiustizia e inspiegabilità che tormenta coloro che sono rimasti in vita.
Questo è ciò che succede a Stephanie Patrick, che per superare la scomparsa dei genitori si lascia andare ad abitudini ben poco salutari.
La vera adrenalina, però, ricomincia a scorrerle in corpo quando le viene fatta una rivelazione inaspettata: la loro morte non è stato un incidente, ma un vero e proprio attacco terroristico. Così, la disperazione lascia il posto alla vendetta.

"Rhythm Section" giunge a me in un momento davvero curioso, proprio nello stesso periodo in cui mi sono dedicata alla visione di una serie coreana che ha alla base la stessa identica premessa: una morte ingiusta porta il protagonista ad indagare e andare alla ricerca della cellula terroristica che gli ha causato una forte perdita, per scoprirne gli scopi che spingono a prendere le vite degli altri senza alcun diritto.

È stato quindi interessante mettere a confronto le narrazioni, per poi convenire che da premesse identiche possono derivare storie diverse, originali e molto avvincenti. Questo perché ovviamente parliamo di culture molto diverse, che concepiscono le dinamiche sotto punti di vista differenti.

I colpi di scena di questo libro non mancano di far rimanere il lettore in costante tensione, che ha sete di sapere e di rimanere sorpreso fino al colpo di scena successivo.

La storia ha come punto forte una protagonista inusuale che ha un'evoluzione frenetica e intensa, data dallo scorrere del tempo e dagli avvenimenti che le sconvolgono la vita e che non le danno il tempo di fermarsi a ragionare davvero su ciò che sta affrontando.

Mark Burnell sembra davvero un esperto del genere, perché questo primo romanzo non dà per nulla l'impressione di appartenere alla mano di uno scrittore alle prime armi, ma che anzi, sa domare la sua storia e condurre i lettori dove vuole lui.

Sono davvero sollevata dal fatto che questo sia solo il primo di una serie ben pianificata dedicata al personaggio di Stephanie, una donna che ha ancora molto da raccontare e che sicuramente i lettori vogliono conoscere sempre più in profondità.

“Rhythm Section” è un thriller insolito che indaga non solo le vicende esterne, ma che cura anche l'introspettiva e i sentimenti dei personaggi.

Mi auguro che il film in uscita possa dare maggiore visibilità ad un autore tanto talentuoso quanto meritevole.


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