lunedì 9 marzo 2020

Review Party: Recensione di “Aurora Rising” di Amie Kaufman e Jay Kristoff



Tyler Jones è noto per essere il miglior cadetto di tutta l'Accademia Aurora. Quindi è suo il privilegio di poter scegliere per primo coloro che comporranno la sua squadra di piloti. Ma una circostanza imprevista scombina tutti i suoi piani ed è così costretto a reclutare con sé le ultime ruote del carro. Insieme al ragazzo e a sua sorella Scarlett, faranno capolino una serie di squinternati con cui intraprendere la prima missione in assoluto. A bordo con loro, la causa della sua sventura iniziale: Aurora, una misteriosa ragazza che Tyler ha risvegliato dopo 200 anni di sonno.

Ho atteso a lungo che la coppia Kaufman-Kristoff tornasse ad allietarmi con una nuova storia. Ho amato alla follia la trilogia di Illuminae e quindi non ho potuto tirarmi indietro quando si è trattato di leggere Aurora Rising. Per quanto ci si trovi di fronte a due storie con tematiche simili, l'approccio degli autori è completamente e sorprendentemente diverso. Aurora Rising mi ha colpito per il divertimento e le risate che hanno caratterizzato il tempo che vi ho dedicato: la squadra messa in piedi da Tyler mi ha piacevolmente ricordato un party di Dungeons&Dragons che viaggia tra le stelle in un modo goffo che rende il tutto verosimile. Ci troviamo di fronte a dei principianti che non hanno mai visto una situazione reale al di fuori dell'Accademia ed è lodevole l'impegno che vogliono impiegare nonostante l'inesperienza. Ho adorato l'evoluzione dei rapporti tra i vari personaggi e la caratterizzazione di ognuno, mai uguale a un altro. Per me è stato impossibile non affezionarmi a Cat, Zila, Finian e tutti gli altri, mi sono sentita all'interno di una grande famiglia che ha saputo accettarmi e mettermi a mio agio.

Ancora una volta questi due magnifici scrittori hanno saputo conquistarmi attraverso una storia tanto attesa ed emozionandomi in modo inaspettato. Non vedo l'ora del prossimo libro, di loro non riesco proprio a farne a meno.




Blog Tour: “Un inutile delitto” di Jill Dawson - Booktrailer del romanzo


Siamo giunti alla conclusione di questo Blog Tour, volto a presentarvi un romanzo potente, nella speranza che anziché spaventarvi possa incuriosirvi. Questo perché "Un inutile delitto” di Jill Dawson racconta fatti molto crudi e soprattutto ispirati alla realtà, che possono intimorire, soprattutto un lettore che vede nella lettura un modo per evadere dal quotidiano. Eppure, sono assolutamente convinta che le opere aventi come oggetto tragedie che hanno scosso la società siano un qualcosa di necessario, perché lasciano impresso nella memoria storica del mondo ciò che è di vitale importanza continuare a ricordare e a tramandare. Anche se con un impatto diverso e minore rispetto a molti altri drammi, Jill Dawson tratta con estrema precisione la storia di una donna come tante altre che ha dovuto fare i conti con le circostanze e le persone sbagliate.

Ecco di seguito il trailer confezionato dalla Carbonio Editore per presentare il nuovo libro del loro catalogo.




Con un'analisi dei fatti riportati dalla cronaca londinese del tempo, il lettore viene catapultato, attraverso il video, esattamente in quegli stessi anni in cui tutto è accaduto. Il contesto storico è importante e trovo che la scelta della casa editrice di inquadrarlo fin dal primo secondo sia stata ottima. Una vicenda diventa il riflesso perfetto di un'altra, quella di Mandy: la distanza le separa, ma le dinamiche le accomunano in un esito segnato in partenza.

"Un inutile delitto" è una storia di donne alle prese con la sofferenza e l'impotenza di fronte alle ingiustizie perpetrate da chi ha dalla propria il polso della situazione e le possibilità di piegare al proprio volere o stato delle cose, nascondendo, nell’ombra di una stanza chiusa a chiave, i dettagli più scomodi.

Questo e molto altro lo scoprirete domani, 10 Marzo, attraverso le recensioni scritte da altre blogger, che come me hanno avuto la possibilità di addentrarsi in questo romanzo e farlo proprio, per esternare le personali emozioni e metterle in discussione con chi vorrà scoprire Jill Dawson e le sue atmosfere tanto inquietanti da fare male.


giovedì 5 marzo 2020

Review Tour: Recensione di “Non dobbiamo stare vicini” di Ester Bradamante



New York ha da sempre la fama di essere una sorta di terra della speranza, in cui chiunque vi approdi può davvero realizzare i propri sogni. 
Sara è spinta dal desiderio non solo di completare gli studi ma anche di trovare un lavoro e vede nell'America il luogo perfetto. Qui è legata dall'amicizia con Juls, ragazza con cui divide l'appartamento.
Sarà lei il punto focale dell'incontro imprevisto quanto segnato dal destino con Luke, collega di Juls e dall'animo tutt'altro che sognatore. Pratico, sicuro di sé, indifferente ai veri sentimenti e alle nuove conoscenze.
Opposti, certo, ma qualcosa farà avvicinare Luke e Sara sempre più, mettendo in discussione tutto quello che hanno sempre pensato fino ad ora.

Questa è la prima volta che m'imbatto in una storia di Ester Bradamante e capita a cavallo di letture sia impegnative che appassionanti anche per la loro leggerezza. Mi ci voleva un bel romance per staccare e mi sono trovata di fronte a un libro che ha saputo stuzzicare il mio interesse e distrarmi dai problemi. "Non dobbiamo stare vicini" è una lettura che scorre piacevolmente in poche ore e lascia addosso tante emozioni positive. Anche se è l'amore a essere il punto focale, ho apprezzato tanto anche lo spazio dedicato all'amicizia, in particolare ovviamente al rapporto tra Juls e Sara. La coppia amorosa può ricordare un tipo di legame standard, tipico di molte storie del genere, ma in questo caso non l'ho trovato negativo, perché il libro è giunto a me nel momento più adatto e ogni elemento ha saputo intrattenermi tanto da farmi arrivare all'epilogo. Per questo posso consigliarvi questo libro: per i momenti in cui siete alla ricerca di una trama leggera, che sappia non solo distrarvi ma anche appassionarvi ai pensieri e ai sentimenti dei personaggi che trovate su carta.



mercoledì 4 marzo 2020

Review Party: Recensione di "Loki. Il giovane dio dell'inganno" di Mackenzie Lee



Loki è un giovane principe, a contatto con la Corte di Odino, Padre degli Dei, vive le sue giornate nello sfarzo e nella bellezza, all'interno di una famiglia che sembra volerlo amare. Eppure, non gli sfuggono gli sguardi d'odio lanciati verso di lui e, crescendo, la competizione con il fratellastro Thor si fa sempre più pungente. Sue caratteristiche non sono la forza fisica e il desiderio di dominio, ma l'intelligenza e l'arte della magia, che lo portano sempre più a scavare e a mettere in discussione tutto, alla ricerca della verità. L'incontro con Amora, un'apprendista maga, fa scattare in lui qualcosa che lo fa sentire finalmente davvero accettato. 

Dopo un evento catastrofico che li ha separati, nuove tracce della magia si fanno strada su Midgar e il giovane non può fare a meno di sentirsi richiamato. Spedito da Odino a indagare, Loki si avventurerà nella Londra del diciannovesimo secolo, alla ricerca non solo di un rimedio al problema ma anche verso la conoscenza di un nuovo sé e dei suoi oscuri poteri.

Quello presentato oggi è un libro la cui attesa si è fatta sentire per parecchi mesi; quando finalmente ho potuto cominciarne la lettura mi sono immersa completamente nell'ambientazione e tra i personaggi, uscendone davvero molto soddisfatta. Il libro di Mackenzie Lee presenta una storia leggera, godibile e appassionante, che mescola elementi della mitologia norrena alla trasposizione degli stessi all'interno dell'universo fumettistico della Marvel, che li ha riadattati a piacimento per creare le proprie storie nel corso degli anni. Loki è un personaggio complesso e la cui psicologia permette molti spunti di interpretazione delle sue azioni. Abbiamo risentimento, odio, delusione, inganno. Ma anche sete di conoscenza, interesse per gli scritti e la cultura, la ricerca di ciò che è giusto. Da sempre le sue storie mi hanno appassionato e trasmesso timore al tempo stesso, ma la curiosità non mi ha mai abbandonato. Nel complesso la storia mi ha ricordato degli anni in cui leggevo più spesso fan fiction e reinterpretazioni di personaggi celebri, di quante storie su Loki abbia letto e di quante ne abbia non solo apprezzate ma scritte io stessa. Il dio degli inganni creato da Mackenzie è caratterizzato con gli aspetti che maggiormente preferisco e la sua storia scorre velocemente fino all'epilogo. Non ha deluso le aspettative e mi ha fatto finalmente conoscere una scrittrice di cui sento tanto parlare e di cui sicuramente vorrò leggere altro.

martedì 3 marzo 2020

Review Party: Recensione di "Shadowhunters: La Catena d'Oro" di Cassandra Clare



Cordelia Carstairs conosce da sempre il mondo degli Shadowhunters e dei Nascosti. Complice il suo sangue e le sue origini, ha sempre cercato di essere una combattente, una donna libera e determinata nel portare avanti le sue convinzioni, nonostante la cultura del suo tempo la voglia accasata e obbediente al marito. Ma quando lo scandalo cade su suo padre, insieme al fratello Alastairs viaggia verso Londra, per allontanarsi temporaneamente dal pandemonio che ha colpito la famiglia. Qui ritrova gli amici d'infanzia James e Lucie Herondale, che le mostrano le meraviglie della vita diurna e notturna.
Disgraziatamente, un'orda di demoni colpisce la città, portando con sé un veleno tanto potente da abbattere gli stessi Cacciatori. Così, poteri tanto oscuri quanto misteriosi riemergono per determinare le sorti di una battaglia drammatica già in partenza.

Ormai sono molti anni che la Clare mi fa compagnia nella mia vita da lettrice e sono sempre più convinta di non poter fare a meno delle sue storie. Creare un mondo vasto, dettagliato e originale come il suo, mantenerlo nel corso del tempo senza fermarsi, è un impegno che penso costi sempre fatica, nonostante la passione. Cassie ci riesce, a volte con qualche intoppo, altre volte con risultati splendidi. Con "La Catena d'Oro", in uscita oggi a livello mondiale, la scrittrice torna letteralmente alle origini: non solo perché la storia fa da seguito alla trilogia vittoria The Infernal Devices (ai tempi chiamata proprio "Le Origini), ma anche per l'atmosfera che si respira grazie a uno stile che sa di famiglia e mette a proprio agio. Chi mi conosce sa quanto abbia amato le vicende di Will, Jem e Tessa, e sapere che la nuova trilogia prende avvio dal loro epilogo mi fa tremare il cuore di emozione, riportandomi alla me stessa di un tempo, che passava le notti a leggere perché proprio non ce la faceva a smettere. Questo nuovo libro mi ha data sensazioni simili, piacevoli da provare soprattutto per la maturità raggiunta sia come persona che come lettrice. Immergermi di nuovo nella mia amata Londra degli Shadowhunters mi ha mostrato la rinnovata bellezza che la saga intera può ancora mostrare: personaggi conosciuti si mostrano al lettore come cari amici, che spingono i nuovi a mostrarsi con le loro sfaccettature e a farsi apprezzare per ognuna di queste. Amicizia e amore, orrori e battaglie, angeli e demoni. Temi che si ripresentano e si rincorrono, ma che ogni volta sanno intrattenere e dare nuovi insegnamenti.

Approvo senza ombra di dubbio l'esordio della trilogia The Last Hour e attendo con impazienza che il seguito venga pubblicato.



Blog Tour: "Un inutile delitto" di Jill Dawson - Presentazione



«Jill Dawson è la persona giusta per riprendere in mano una storia che è stata involgarita e distorta dal clamore, dalla misoginia e dai pregiudizi di classe, restituendo dignità alla breve vita di Sandra Rivett.» E' con questa citazione di The Guardian, che iniziamo la presentazione di questo blogtour che vi permetterà di scoprire il nuovo romanzo di Jill Dawson Un inutile delitto, pubblicato da Carbonio Editore. 

L'autrice sarà in Italia a Roma, presso la libreria Tuba - promotrice di InQuiete Festival - mercoledì 11 Marzo 

Jill Dawson si ispira a un eclatante cold case del 1974, uno dei più grandi misteri criminali mai accaduti nella storia del Regno Unito contemporaneo che ebbe un’enorme risonanza anche oltremanica: l’omicidio di una giovane tata – Sandra Rivett (alla quale il romanzo è dedicato) – da parte del marito della sua datrice di lavoro, Richard John Bringham, VII conte di Lucan.

Questi, dominato da un risentimento incontenibile verso l’ex moglie, intendeva liberarsene a qualunque costo ma, confuso dal buio, uccise per errore la bambinaia di casa. Un delitto aberrante, i cui risvolti furono emblematici del radicato divario tra ceti che caratterizza da sempre la società inglese.

Lo stesso giorno dell’omicidio, si persero infatti le tracce di Lucan che non venne mai arrestato, favorito da un’omertà di classe massiccia e inscalfibile.

Tutto venne ridotto a «una storia di aristocrazia e glamour, di ricchezza e gioco d’azzardo, una storia che parlava della fine della nobiltà – e che riguardava solo quella gente e il loro mondo». E Sandra? 

Jill Dawson raccoglie i pezzi di un sopruso durato quarantacinque anni, li incolla e li mette in ordine, poiché la letteratura può servire anche a questo, a rendere finalmente giustizia laddove non è stato nella realtà sollecitando memoria e cura per la verità. 

Il blogtour, come piccoli pezzi di un puzzle, si incastra piano piano tra le pagine di Un inutile delitto omaggiando allo stesso modo dell'autrice, Sandra vittima innocente di una bestia chiamata uomo. 

All'interno troverete la biografia dell'autrice sul blog The readings love. 

Il contesto storico degli anni '70 su Babbling babook. 

Su Il mondo di sopra troverete un omaggio alla figura del ruolo della bambinaia inglese e l'intervista all'autrice. 

Su Cronache di lettrici Accanite sarà possibile trovare un approfondimento sul fatto di cronaca, mentre The Mad Otter vi parlerà del romanzo facendovi visualizzare il book trailer creato dalla casa editrice stessa.

Ogni blog vi darà la possibilità di scoprire il romanzo nella sua interezza con un approfondimento sia a livello emotivo, sia a livello di analisi di quello che è il libro stesso.


lunedì 2 marzo 2020

Blog Tour: "Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo - Un viaggio tra i ricordi




Eccoci giunti alla conclusione del Blog Tour dedicato a una delle opere più note di Victor Hugo. Abbiamo potuto esplorare la nuova e bellissima edizione della collana Oscar Draghi, conoscere i personaggi, ammirarne l'arte e tanto altro. Come degna conclusione, vi riporto di seguito i racconti di coloro che hanno deciso di aprirsi a me e parlarmi della loro esperienza a contatto con la cattedrale. Un bel tributo alla bellezza che un edificio tanto iconico sa trasmettere al di là del tempo e per ricordarne la grandezza anche dopo quel fatidico incendio che ha messo in ginocchio tutti, incapaci di fronte alle fiamme divampate.

Io sfortunatamente non ho ancora avuto la possibilità di ammirare Notre-Dame dal vivo, ma non potrò mai ringraziare abbastanza le persone che me l'hanno mostrata attraverso i loro occhi.


Agosto 1991 o giù di lì.
Era la nostra seconda estate in vacanza in Francia. L’anno precedente, mia madre ci aveva trascinati tutti a visitare i castelli della Valle della Loira (e, lo ammetto, nella mia testa, a distanza di trent’anni, si sono fusi in un unico, enorme castello gigante). Quell’anno eravamo in campeggio poco fuori Parigi e mi ricordo un caldo pazzesco, chilometri di strade e musei ed enormi panini fatti con mezze baguette vendute agli angoli delle strade.
Della mia prima volta a Notre-Dame ho ricordi vividissimi ma a sprazzi, come se fosse un filmino interrotto... Mi ricordo la Messa celebrata in francese, inglese e forse spagnolo, quindi una Messa lunghissima. Ricordo che la panca su cui ero seduta era scomoda, soprattutto perché ero una bambina iperattiva e curiosa. Era impossibile per me seguire quello che i vari preti che si avvicendavano sull’altare stavano dicendo e la mia attenzione era catturata dalle meraviglie che avevo intorno. Ricordo distintamente i raggi di luce che entravano dalle finestre colorate dentro i quali si muoveva pigra la polvere.
Ricordo che facevo domande a mia madre perché aveva la guida della città nella borsa, ma che non poteva rispondere perché la Messa era in corso.
Dopo quella mattina interminabile sono tornata altre sue volte a Notre-Dame, l’ultima nel 2006, durante un weekend lungo con il mio attuale marito. 
Sono stata poi a Parigi nel 2008 per lavoro, ma non ci sono tornata. Lei però era lì, in attesa, rassicurante con la sua forma inconfondibile.
Quando ha preso fuoco, non lo nascondo, ho pianto. So che rinascerà più bella di prima, so che non è stato perso nulla di inestimabile perché era già stata ricostruita in parte... eppure ho pianto e mi viene ancora il magone se ci penso perché la nuova Notre-Dame non sarà mai più quella dei miei undici anni, non sarà più quella in cui sono entrata tenendo la mano di mio papà, non sarà più quella in cui mia madre si è sentita a disagio perché aveva indossato dei pantaloni corti (nonostante nessuno le avesse detto nulla. Il caldo di agosto lo sentono anche i preti francesi), non sarà più quella delle foto accanto a mia sorella. Sarà una Notre-Dame in parte nuova, pronta a essere celebrata e immortalata in nuovi ricordi, nei quali sono decisamente più vecchia e più disincantata. Chissà, la polvere che nuota nei raggi di luce attirerà ancora la mia attenzione? Forse è il momento di partire di nuovo.

- Sara Marrano






È stato nel Maggio del 2014.
Quando sono arrivata a Notre-Dame, mi sono resa conto di quanta Storia sia passata da questo luogo.
Il retro dell'edificio è meraviglioso, credi che si entri da li, invece poi, all'ingresso, si stagliano le grandi "torri" che la caratterizzano.
All'interno è stretta e altissima, molto semplice, stile gotico, ma ricca di particolari.
I rosoni sono di bellezza rara, mille colori, minuziosi particolari.
Quando esci da Notre-Dame, ti senti a posto con la coscienza. Come dire, "ci sono passati secoli di storia, posso dire di esserci passata pure io".
Quando è scoppiato l'incendio, ho provato impotenza, dolore e rabbia per tutta quell'arte che si stava incendiando sotto i nostri occhi. 
Noi, nel 2019, non siamo stati in grado di prevenire un orrore simile.

- Sarah Ferrante




Avevo 18 anni e non sapevo molte cose. Non che adesso ne sappia molte di più, ma di solito a 18 anni ne sai meno, ecco.
Sapevo solo che ero in gita con la scuola e condividevo la stanza con le mie amiche di sempre.
Non sapevo, ad esempio, che a Parigi non vedono di buon occhio i napoletani. Che gli abbiamo mai fatto a 'sti parigini, non lo so. Tra l'altro, fanno delle crepes così buone che gli si può anche arrivare a perdonare di non avere il bidet.
Di Parigi, sapevo quello che ci avevano insegnato durante l'ora di geografia. Niente dettagli artistici, niente particolari di rilevante interesse.
Della bellissima cattedrale che governa l'Île de la Cité sapevo ben poco. Tutte le informazioni a mia disposizione derivavano da cartoni animati e opere teatrali.
Non ci fecero entrare perché c'era una funzione in corso e quindi ci "arrangiammo" con la corte esterna.
Era esattamente come l'avevo immaginata: imponente ma elegante, antica ma con tanto da dire.
Il cortile antistante la cattedrale era in pieno fermento fra turisti, artisti di strada e gente che passava di lì era quasi un delirio.
E così, mentre restavo incantata dalle statue, dalle raffigurazioni gotiche e da quel rosone che domina l'intera struttura, qualcuno mi sfilò il cellulare dalla tasca del giubbotto. Me ne accorsi solo poi, in metro e piansi fino a diventare disidratata come una prugna secca. Divenne in un attimo la peggior settimana della mia vita, ma la bellezza e l'eleganza e la magnificenza di quella Cattedrale rimarranno tatuate nei miei occhi a vita.

- V.


E se vi foste persi le tappe precedenti, qui sotto trovate il calendario dettagliato.




Condividi

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...