giovedì 31 gennaio 2019

Review Party: Recensione di "L'Anatema dei Sette Peccati" di Davide Fresi



« Ciascun uomo è più forte dell’universale fatalità. »

È una giornata come tante, nell'Attica del 335 a.C., per Polibio e Fedro. Ma il destino ha per loro dei progetti particolari, quasi inspiegabili, del tutto incomprensibili per la loro immaginazione. Ancora non sanno che da umili mercanti si trasformeranno in altro: entrare in contatto con un oggetto strano, troppo avanzato per loro, porterà i due a viaggiare nel tempo, circondati da manoscritti che hanno letteralmente fatto la storia. Con le informazioni contenute in quei libri preziosi, i due amici si fanno strada nella Roma del 27 d.C., ambendo a ciò che tutti desiderano: il prestigio. Ma se è vero che l'amicizia lega le persone, è altrettanto vero che le differenze possono compromettere un rapporto, a volte in maniera più incisiva di altre. Quello di Polibio e Fedro non sarà solo un viaggio tra le epoche, ma un'introspezione in loro stessi, un'esperienza che metterà in discussione ciò che fino a quel momento sono stati. "Il tempo cambia le cose" non è mai stata un'espressione tanto calzante come per questa occasione. 

Gennaio è stato un mese arido di letture, tra nuovo lavoro e problemi famigliari insorti, è stata più la stanchezza a farla da padrona. Ma posso affermare con assoluta certezza che "L'Anatema dei Sette Peccati" ha portato una ventata di sorprendenti emozioni, capaci di risollevarmi l'animo.

Lo stile di scrittura di Davide Fresi racconta con trasporto le vicende in cui i protagonisti si trovano invischiati, in un modo tanto naturale quanto intrigante, ottenendo l'effetto di lasciarmi incollata alle pagine fino alla fine. Avessi avuto un insegnante in grado di spiegarmi la storia in questo modo, gli anni di liceo sarebbero stati decisamente più leggeri.
Non solo l'accuratezza storica coinvolge fino a far maturare la passione, ma è la prova di quanto impegno ci sia stato dietro alla strutturazione di questo libro. Amo quando mi imbatto in scrittori che non si limitano al liberare la propria fantasia ma a rendere le cose verosimili, documentandosi e mostrando al proprio pubblico gli sforzi di un duro e non sempre piacevole lavoro.
Storia e fantascienza creano una commistione vincente, capace non solo di intrattenere ma di far riflettere. L'aspetto religioso, arricchisce maggiormente quest'ultimo elemento, creando ottimi spunti di discussione. L'evoluzione di Polibio e Fedro diventa quindi un grande insegnamento per chiunque si trovi a leggere "L'Anatema dei Sette Peccati" e che lascia un segno a lettura terminata.

TAPPE:







mercoledì 23 gennaio 2019

Blogtour e Giveaway: "Portobello Road" di Annalisa Malinverno - Estratti



Siamo già giunti alla terza tappa del Blog Tour dedicato al libro di Annalisa Malinverno. E quale miglior modo di invogliare alla lettura, se non con qualche bel estratto?

Buona lettura!


Poi, ispirata dalla nostra chiacchierata, salgo in soffitta e apro l’unico scatolone ancora chiuso, frugo dentro e prendo in mano il mio ultimo manoscritto, che ho archiviato prima di lasciare Cambridge, pensando non fosse più il caso di pensare ai grandi sogni. Avevo altre cose da risolvere, questioni più pratiche legate a un momento particolare del mio passato, e al mio presente, che non sto ancora vivendo come vorrei… ma in qualche modo sta dicendomi che è tempo di ricominciare.
Anche oggi l’ha fatto.
Rimango qualche istante a pensare, prima di decidermi a rileggerlo. È un racconto che parla d’amore oltre il tempo, oltre le difficoltà, di persone, di sentimenti e anche di due donne straordinarie e meravigliosamente forti, non senza paure ma forti per la volontà e l’ostinazione di superarle, quelle paure.
Ammetto che non è stata una storia facile da scrivere e quando ho completato la prima stesura, ho dovuto lavorarci ancora molto prima di arrivare alla parola “fine”.
Finirla è stato un po’ un sollievo e un po’ no perché anche se la routine della scrittura mi appassiona da molti anni… e alzarmi o addormentarmi pensando alla prossima scena del mio racconto mi diverte, in realtà dopo quella storia non sono più riuscita a scriverne altre.
In parte per la mancanza di concentrazione, in parte perché mi manca l’ispirazione giusta per uscire da me e dal mio ambiente quotidiano, per inventare e vivere attraverso i protagonisti delle mie storie mondi paralleli come ho sempre fatto… e in buona parte perché un bel giorno mi sono incagliata come una barca fra gli scogli e sono andata a fondo miseramente nel mio mondo, quello, dove in realtà stavo vivendo. Scrivere non era più il mio primo pensiero del mattino o l’ultimo della sera.



Ed eccomi qui a iniziare una nuova giornata.
Mi chiedo se sarò mai una scrittrice o se lo sono stata?
Ho perso l’entusiasmo di un tempo. Di questo sono certa.
Le mie giornate e le mie notti a volte, in realtà si trascinano davanti allo schermo del computer o a pagine bianche, improduttive, prive di piacere e di gioia…
Di certo non sarà una magica penna dorata ad aiutarmi!
Mi alzo e raggiungo il salotto. Apro il cassetto della scrivania e la prendo. Non vedo nessuna polvere dorata sulla mia mano. Nessun luogo magico dove galoppare e sognare, nessuna fatina che arriva in mio aiuto. Nessun principe azzurro.
La richiudo ancora una volta nel cassetto.
- Ci sono solo io - dico lasciandomi andare sul divano.
Tara ieri mi ha chiesto perché ho scelto di scrivere.
Le ho risposto che io non l’ho scelto. È la stessa cosa che innamorarsi. Si sa che non è una buona idea e uno non sa come ci è arrivato, ma almeno deve provarci. Gli si dedica tutta l’energia, tutti i pensieri, tutto il tempo.
Scrivere è un atto e, come l’amore, è qualcosa che si fa, che appassiona. Non se ne conoscono le istruzioni per l’uso così s’inventa perché necessariamente devi trovare un mezzo per farlo, per riuscirci.



Sdraiata nel letto non riesco a prendere sonno, chiudo gli occhi ripensando a quello che mi ha detto Tara e con la mente rivado ai giorni precedenti. Non solo l’ho rincontrato, ma ho finito per conoscerlo meglio di quanto avrei mai creduto possibile. Ha suscitato sentimenti profondi dentro di me, emozioni che credevo sepolte da qualche tempo.
Ripenso al primo momento in cui l’ho visto, alle ore trascorse a parlare con lui, alla nostra passeggiata a cavallo e all’intera giornata… e nel farlo la tensione che mi ha tormentato poco fa, lentamente si dissolve.
Nonostante l’assillante pensiero di George, così incessante negli ultimi mesi, e le mie paure in fondo sono contenta di aver incontrato Andrew. Anzi… addirittura felice, come non mi capitava da qualche tempo. Non solo perché andiamo d’accordo, ma anche per i tanti suoi piccoli gesti.
Il suo modo di sorridere, di guardarmi, persino il modo in cui mi ha preso la mano il pomeriggio alla stazione.
Credo che il cuore sia come un pozzo profondissimo dal quale ogni tanto viene a galla qualcosa che non ci aspettiamo.
E quando succede, quando l’amore torna di nuovo a bussare alla porta del nostro cuore è come tornare alla luce dopo essere stati a lungo al buio.
Inizialmente ci sembra innaturale.
Invece poi ci accorgiamo che non lo è, e la cosa più giusta da fare è di aprire quella porta senza avere paura di farlo.

Non perdete nessuna tappa del Blog Tour, per avere la possibilità di vincere una copia del libro:






mercoledì 19 dicembre 2018

Review Party: Recensione di "Della vita un sogno" di Roberta Bramante



« Era animata da febbrile incoscienza, come tutti i ragazzi della sua età. »


Raggiungere i propri sogni non è mai semplice. Ogni passo in avanti richiede tempo, impegno, pazienza e fatica. Spesso, anche il più piccolo fallimento è determinante.
Laura ha le idee chiare su quale sia il suo obiettivo più grande. Si circonda di passioni e attività, ma è il teatro ciò che più di tutto la rende davvero viva. Quando calca il palcoscenico la fa sentire da sempre così, ma è l'occasione che il regista Alexandre le concede che fa scattare una molla che rivoluzionerà in maniera definitiva la sua vita.

Ma anche nelle passioni, non tutto è solo forza. Tirare fuori ed esprimere le proprie debolezze può diventare il vero potere di una persona.
La complicità di chi la circonda, l'aiuterà a scoprire di sé ogni lato nascosto e andare fiera del proprio animo, a tutto tondo.

"Della vita un sogno" presenta un amore, quello per il teatro, che mi sta davvero molto a cuore fin da bambina e che ha saputo spingermi a leggere la storia fino alla fine. Nonostante uno stile di scrittura ancora un po' acerbo e agli albori, Roberta Bramante esprime le gioie e i dolori attraverso Laura, una ragazza in cui chiunque voglia realizzare un sogno può rispecchiarsi. L'esperienza più interessante è quella dell'empatia, soprattutto nei momenti di sconforto o abbandono, quegli istanti in cui decidere se proseguire o meno sulla strada prefissata è cruciale. Molte volte, specie negli ultimi anni, mi è capitato di pensare che i sogni non possono portare a nulla. Conseguentemente ho abbandonato progetti, interrotto percorsi, trascinando con me il bruciore del rimpianto e della sconfitta. Questo libro è nuova linfa di speranza, un inno al credere una volta in più nelle proprie capacità.





sabato 8 dicembre 2018

Blog Tour: "Oltre le nebbie del tempo" - Diavolo e Torre



Partecipare a progetti collettivi che mettono al centro creatività e passione è un'esperienza interessante e emozionante. Ho così l'onore di presentare e dare visibilità ad un libro che nasce da un'idea comune di scrittori e artisti, che hanno impegnato tempo e energie per vedere realizzato il loro sogno. "Oltre le nebbie del tempo" è un viaggio straordinario in cui magia e realtà si fondono e si mostrano al mondo attraverso l'arte delle parole e delle illustrazioni di chi le ha create. Protagonisti assoluti sono i tarocchi, che vi verranno presentati man mano in questo tour. Oggi è il turno del Diavolo e della Torre. Un'accoppiata perfetta, quando si tratta di distruzione e cattivi presagi.

Farete quindi la conoscenza di Aillil, ragazzo come tanti, incastrato nell'incanto provocato da una statuetta a forma di gatto, che somiglia in modo inquietante al suo vecchio Mustafa, in quel piccolo negozietto che profuma di esoterismo e mistero. Lui brama quell'oggetto, senza sapere che presto cadrà in una spirale maledetta pur di poterlo portare via con sé. Sangue e morte lo attendono. Avvolti nel manto sorprendentemente accogliente di due enormi ali nere. Un'ombra che spezza la luce.

Dalle bassezze di un inferno soltanto nominato, si passa alle vette che una Torre può raggiungere. Arabella abita quella più alta, ma non è certo la principessa imprigionata e impotente. Lei è l'Arcimaga della Gilda dell'Etere, ha delle responsabilità verso coloro che deve guidare, anche quando la situazione la pone davanti ad un conflitto d'interessi. Gunther, quello che per lei era il migliore amico di una vita, si scopre essere un Insurrezionista. La donna troverà la forza necessaria per abbattere la punizione su di lui?

Anche se in due realtà differenti, Aillil e Arabella incontrano un destino spietato, crudo, perfino ingiusto. Quando le carte vengono mescolate, i giochi sono ormai fatti. Si rimane intrappolati negli eventi, di cui si può soltanto seguirne il corso.


sabato 1 dicembre 2018

Review Party: Recensione di "Gli amici silenziosi" di Laura Purcell




« Ancora le solite tre possibilità. Non dire nulla ed essere ritenuta colpevole. Destinazione: il patibolo. Non dire nulla e, in virtù di qualche miracolo, essere scagionata. Destinazione: il freddo e tagliente mondo esterno, senza medicine per aiutarla a dimenticare.
Le restava soltanto una scelta: la verità. Ma quale? »

Un oscuro segreto è racchiuso nella mente della Signora Bainbridge. Il dottor Shepherd cerca di instaurare un dialogo, per cercare di capire cosa l'ha fatta chiudere in sé stessa e cosa ha scatenato i misteriosi eventi in cui la donna è coinvolta. Ma Elsie è irremovibile, terrorizzata all'idea di svelare ciò che ha visto, incapace di credere alle sue stesse percezioni. Eppure, inevitabilmente, la sua mente richiama i ricordi dell'anno prima, tornando presso la tenuta The Bridge nel 1865. 
Lì, ad accoglierla, il defunto marito. La ragazza si trova di fronte ad un luogo lugubre e fatiscente, ben lontano dai possedimenti da benestante che si aspettava dal marito. Non appena varca la soglia, viene invasa da un senso di inquietudine intenso ed inspiegabile, che si palesa attraverso rumori sinistri, quadri e busti di marmo, stanze misteriose, leggende di paese. Proprio in una delle stanze trova una serie di libri: Il diario di Anne Bainbridge, che subito risveglia in lei un certo interesse. 
Così, inizia un viaggio ancora più indietro nel tempo, all'interno di una vita lontana che sembra più vicina che mai a ciò che sta accadendo a Elsie a The Bridge.

"Gli amici silenziosi" è una storia dalle atmosfere gotiche e noir, narrata con maestria e trasporto da una scrittrice che sa come conquistare all'istante il cuore. Ogni descrizione è puntigliosa, nitida come una fotografia, ma mai pedissequa o superflua. I momenti di terrore si attaccano alla pelle e fanno accelerare il battito; nonostante la paura si vuole conoscere ciò che è celato nel luogo in cui si trova a vivere la protagonista, che ne è rimasta sconvolta tanto da trovarsi in un ospedale psichiatrico l'anno successivo, senza memoria del crimine di cui viene accusata. Il lettore accompagna Elsie in ogni antro buio e lugubre, alla ricerca di una spiegazione e di questi fantomatici amici misteriosi.

Non mancano le contaminazioni alla "Crimson Peak", tanto da farmi desiderare ardentemente di vedere realizzata sul grande schermo la storia.
"Gli amici silenziosi" è una lettura meravigliosa, suggestiva e davvero consigliata. Non vedo l'ora di scoprire cosa Laura Purcell si è inventata nel secondo libro di questa promettentissima serie.


venerdì 30 novembre 2018

Review Party: Recensione di "Silence" di Tim Lebbon



« Restate in silenzio. Restate vivi »

In una sera come tante altre, Ally passa il tempo guardando la tv. Si sofferma su Discovery Channel, che trasmette i risultati di un'importante ricerca in Ucraina. Ma ciò che lentamente viene mostrato in diretta mondiale è un orrore perpetrato in quell'esatto momento e che inesorabile segna coloro che impotenti osservano. Una crudele carneficina, provocata da artigli e denti affilati, appartenenti a creature ben poco definite. Sembrano uccelli, poi vespe, poi qualcos'altro. Una cosa è certa: se il mondo sembrava al sicuro perché lontano da quei luoghi, sente sempre più palpabile il terrore che la catastrofe possa diffondersi in ogni dove. I morti aumentano, così come i disastri documentati attraverso i media. Ma il pericolo sembra venire attratto dalle urla di paura: si muove trascinato dai suoni verso la successiva preda.
Così, il mondo deve sforzarsi di stare in silenzio. Come quello di Ally stessa, che da anni non conosce più alcun suono.
L'apocalisse sembra essere quindi giunta. Sarà possibile trovare una soluzione di salvezza?

Tim Lebbon introduce il lettore alla sua storia utilizzando uno stratagemma infido, ma efficace: presentare la quiete prima della tempesta. Le catastrofi non si fanno attendere, non si annunciano: semplicemente accadono, sconvolgono e devastano. L'uomo è per la maggiore impotente di fronte alla forza della natura, specie quando questa si rivolta al suo volere. La televisione, in questo caso, rappresenta l'unico mezzo attraverso cui sapere e conseguentemente, in un certo senso, avere il controllo su ciò che accade. Ma è solo un'illusione, che fa credere di poter essere al sicuro stando alla larga da ciò che danneggia.
Ben presto, per sopravvivere, i protagonisti saranno costretti a muoversi, sforzandosi di farlo il più silenziosamente possibile. Impresa assai ardua, soprattutto perché il terrore porta gli esseri viventi a fare rumore. Una situazione del genere, nella realtà, causerebbe un vero e proprio sterminio, perché è impossibile fermare di colpo l'ingranaggio caotico che ogni giorno mette in moto ogni cosa esistente, tanto da assordare e disorientare.

La vita di Ally è come racchiusa in una bolla: non mancano le difficoltà quotidiane, date soprattutto da chi è così ottuso da non comprendere la sua situazione, ma queste vengono ben compensate dall'amore di chi la circonda, che non vede nella sordità una condizione per cui trattarla diversamente. Questo è un aspetto degno di nota, all'interno del romanzo: mostrare la normalità di una disabilità.
Infatti, oltre alla vicenda orizzontale, non mancano di essere mostrate dinamiche di vita familiare che approfondiscono maggiormente la conoscenza dei personaggi. Non sono divagazioni volte solo ad allungare la trama, servono piuttosto ad integrare le molteplici reazioni umane di fronte all'incombente fine.
L'atmosfera che si respira è pesante e in costante tensione: non c'è capitolo che passa senza mostrare il dramma e la debolezza che crescono al crescere dell'ombra mortale.
Cosa sono queste creature? Cosa le ha scatenate?
Tante sono le domande che lasciano attoniti. Solo prendendo coraggio e arrivando all'ultima pagina si potrà, forse, ritrovare la quiete iniziale.



mercoledì 28 novembre 2018

Recensione: "MADRE" di Andrea Cavaletto e Simona Simone



« Anche se non la vedevi, ti sentivi la crisi addosso... ben nascosta in mezzo alla retorica e alla propaganda di regime... e con l'industria che offriva un ventre ormai gravido di disoccupazione. »

Umberto Soletti Editore inaugura la collana Underground con il nuovo fumetto creato da un artista ormai tra i più apprezzati su queste pagine di blogging: Andrea Cavaletto, che qui veste i panni di "solo" sceneggiatore lasciando il ruolo di disegnatore a Simona Simone.

"MADRE" prende vita tra le abili ed esperte mani di Simona, immergendo il lettore, con semplici ma inconfondibili tratti, nella Milano degli anni 30. La seconda guerra mondiale è alle porte, in Italia si respira la pesantezza di una crisi che è solo un inizio, in confronto a tutto ciò che, drammaticamente e inevitabilmente, avverrà di lì a poco, una volta che Mussolini avrà firmato l'alleanza con Hitler.

L'apparente ma inquietante e fasulla calma lascia spazio alla figura di Adelaide, la Madre. Avvolta e protetta dal suo soprabito, si fa strada tra le vie e i passanti della città, intenta a tornare in quella che una volta chiamava casa, sorreggendo con le mani il ventre gonfio di una nuova vita. Adelaide si sente osservata, e per questo impaurita e perseguitata. Senza indugio si barrica dentro le sue quattro mura sapendo che i vicini, attorno a lei, la vedono e la giudicano. Solo uno è il suo scopo: proteggere il proprio figlio da chiunque voglia fargli del male.

Lo spettatore ignora i motivi di tali comportamenti, sia dall'una che dall'altra parte. Eppure, nella sua mente si fa strada un unico pensiero, che nasce spontaneo quando ci si trova immersi in una storia di Cavaletto: l'orrore puro sta per arrivare.

Perché quella che potrebbe sembrare soltanto una storia volta a testimonianza e denuncia della situazione di una donna, calata in un contesto storico e sociale maschilista e d'inferiorità, con tutte le difficoltà che ne derivano, come l'affrontare i pregiudizi per una figura femminile sola e in più incinta, nasconde in realtà un plot twist inaspettato e decisamente scioccante. Il risvolto si distacca dal mondo fisico per accogliere la fantasia, fatta di concetti disturbanti che razionalmente definiremmo sbagliati, ma che nel surreale prevalgono come sensati, tanto da offrire una spiegazione su come la storia dell'Italia, quella vera, è evoluta.

Una delle situazioni più lampanti in cui questi concetti prendono vita sulla retina del lettore, ma che ancora non sfocia nell'inverosimile e quindi risultando ancora più moralmente ingiusta, è la scena del rientro a casa. Simona Simone riesce in modo eccellente ad accostare l'attimo di erotismo dato dalla donna mentre si spoglia, mostrando senza pudore le forme nascoste fino al momento prima sotto i vestiti, accendendo ancora di più le pulsioni attraverso gli ansimi emessi nel farlo, ma che subito dopo si rivelano essere respiri mozzati, di affaticamento per i movimenti e il peso del corpo, piuttosto che dei suoni legati alla sfera sessuale.

Andrea Cavaletto ha la capacità magistrale di mettere a nudo l'animo dei suoi lettori attraverso le azioni dei personaggi creati, rivelando a loro stessi parti di sé che altrimenti non scoprirebbero o riterrebbero inaccettabili, ma che nelle sue opere possono palesarsi senza il timore dei giudizi esterni.

L'erotismo poi sfuma, e dalla nube afrodisiaca si passa all'orrido. Non è un mistero che all'artista piaccia il gore e lo splatter e "Madre" si rivela una conferma di quanto questo aspetto sia potente nelle sue storie, fino al punto di dare una logica al tutto piuttosto che sfociare nel no-sense e nel bizzarro divertente.

L'orrore impatta inaspettato scombussolando la percezione del lettore, in un crescendo che arriva al suo climax nel finale, allucinato e sconvolgente, ma che dà risalto alla figura di una donna forte oltre ogni limite e determinata ad appropriarsi della propria indipendenza, in netto contrasto, di nuovo, con il contesto in cui vive e deve fare i conti.

In mezzo a tutto questo c'è spazio anche per l'amore, quello tra una madre e un figlio, che li connette indissolubilmente ancora prima di potersi toccare o vedere. Adelaide non dimentica di essere innanzitutto una persona, una donna, ma è consapevole delle responsabilità e dei sacrifici dell'essere una Madre e non viene meno a questo "importante compito", come la società vuole definirlo. Solo, vuole seguire la propria strada e avere la possibilità di gestire la situazione a suo modo piuttosto che per un'imposizione. Vuole avere una scelta e lotta per ottenerla.

Ritengo che "Madre" sia un ottimo punto di partenza per poter conoscere Andrea Cavaletto, che in storie come "Paranoid Boyd" ha saputo spingere ancora di più su molti di questi elementi. Ma per apprezzare un artista come lui bisogna imparare ad accoglierlo come si deve, respingendo pregiudizi o moralità che andrebbero ad intaccare un'interessante e gradevole (per i motivi sbagliati) lettura.


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