martedì 19 marzo 2019

Review Party: Recensione di "La corte di rose e spine" di Sarah J. Maas


« Digrignai i denti, avrei potuto esigere delle risposte da lui, gridargliele alle spalle mentre procedeva senza curarsi di me. Ma poi mi passarono accanto degli uccelli cinguettanti e una brezza mite mi baciò il viso. Davanti a noi notai un cancello di metallo circondato da una siepe.
La mia prigione o la mia salvezza, non sapevo decidere cosa fosse. »


Mors tua, vita mea. Questa è la dura legge della foresta. Questo è il mantra che l'uomo deve ripetersi per evitare di morire di fame. In un clima gelido, in ogni modo concepibile, Feye caccia ogni giorno per la sopravvivenza della famiglia. Non batte ciglio quando scocca le sue frecce contro un animale, sa che un pezzo di carne in più è un passo in meno verso la fine certa. Non ci pensa due volte, quindi, quando imbraccia l'arma contro un grosso lupo che nemmeno l'aveva attaccata. Lo abbatte, lo scuoia, ne mangia le carni e ne vende le pelli. Ma ad ogni azione, c'è una reazione. Mai avrebbe potuto immaginare che alla sua porta potesse bussare una Fae, creatura magica, che per riportare l'equilibrio e rispettare il Trattato pone la ragazza di fronte ad una condizione: una vita per una vita. Per salvare la sua famiglia, ancora una volta, Feye segue il visitatore a Prythian, luogo fatato in cui dovrà passare il resto della sua vita. La sua prigionia è stata voluta da Tamlin, un Fae Maggiore: nobili tanto affascinanti quanto crudeli. Al suo arrivo, però, la ragazza si renderà conto di quanto affascinante e rigoglioso sia quel mondo e di quanto quelle entità tanto temute tra le parole narrate nelle leggende sappiano essere cordiali e ospitali. Una prigione dorata, che via via si svela, mostrando il marcio, la malattia e un potente e misterioso maleficio. Il mistero più grande, però, si annida nell'esistenza di Tamlin: cosa si nasconde dietro alla bestia?

Da premesse come queste sembra quasi impossibile dedurre che la storia sia un retelling de La bella e la bestia: ma va bene così. Sarah J. Maas riesce a mascherare un qualcosa di già visto dietro ad un'ambientazione ricca e complessa, che incanta, proprio come le creature fatate di cui ha voluto scrivere una storia. Oltre a ciò, la caratterizzazione minuziosa dei personaggi è un punto di forza che fa sì che il lettore abbia chiaro di chi si sta parlando e possa decidere liberamente di patteggiare o meno per uno piuttosto che l'altro. Feye è una tosta, ma non per scelta, in quanto sono state le circostanze a costringerla ad abbandonare i panni di bambina per quelli di un'adulta. Senza la sua forza, però, non sarebbe stata in grado di sopravvivere, specie in una realtà così diversa come quella dei Fae. Tamlin, di contro, è un mostro in grado di essere gentile, quando vuole. Disorienta e stuzzica la curiosità di tutti fin dal primo istante. Ogni cosa non è mai come sembra, specie sull'aspetto romantico che caratterizza la buona parte del libro. 
Per una volta sono contenta che una lettura non mi prenda a raffica, ma che si faccia studiare, rallentando il mio solito ritmo, per farsi gustare come le prelibatezze del mondo fatato.
Promuovo "La corte di rose e spine" con il guizzo di curiosità che accompagna l'uscita del seguito, di cui ho sentito parlare sempre un gran bene, molto più di questo primo capitolo della serie. La Maas si conferma essere una scrittrice talentuosa e piena di risorse, che sa stupire, emozionare e tenere col fiato sospeso a suo piacimento.



venerdì 8 marzo 2019

Blog Tour: "La leggenda del libro sacro - L'Ondebrah" di Teresa M. Desiderio - Quinta Tappa



Benvenuti nella quinta tappa dedicata a "La leggenda del libro sacro - L'Ondebrah" di Teresa M. Desiderio.

L'analisi di questo meraviglioso libro fantasy di stampo italiano, prosegue quest'oggi con l'approfondimento due tipologie di magia verde e quella rossa, che caratterizzano rispettivamente l'animo degli Elfi e degli Nagnomnici (Nani e Gnomi).

Quando il Shinpha, la scintilla divina, si tinge di verde, dona il potere di controllare la vegetazione. Non solo di dominarla, ma di preservarla e riportarla alla vita. Il rapporto che queste creature hanno con la natura è potente, viscerale e vitale. Ciò rende gli Elfi un popolo temuto dai più, da cui è sempre meglio stare alla larga. Eppure, l'ambiente di cui si circondano è meraviglioso e incantevole, un fascino rigoglioso dato anche dall'uso che fanno della magia. Inoltre, il loro contatto permette di empatizzare con gli altri e di leggere dentro coloro che si trovano di fronte. Un popolo antico e fiero, la magia che lo caratterizza non fa altro che renderli ancor più nobili.

Il sottosuolo e i minerali contenuti in esso, invece sono di competenza degli Nagnomnici. Anche se il termine comprende sia Nani che Gnomi, in realtà questi sono due popoli distinti, un tempo uniti ma ora in conflitto. La loro magia, caratterizzata dalla scintilla rossa, è divisa tra loro in modo da mantenere l'equilibrio delle cose. Il Shinpha rosso domina e manipola il fuoco eterno delle loro terre, un elemento distruttivo, probabilmente il maggiore tra tutti. Perfino la lava del vulcano Dovandrah è incantata. 





GIVEAWAY:

Avete la possibilità di vincere la copia cartacea del libro, seguendo le seguenti istruzioni:

- Diventa lettore fisso di ogni blog:

4/03. Il filone fantasy, che cos'è e quando nasce [ Il Mondo Di Sopra ]

5/03. L'anno Sannotriano [ The Enchanted Library ]

6/03. Le razze magiche [ My Secret Diary ]

7/03. Magia Bianca e Magia Nera + incantesimi tratti dal romanzo [ Hook a Book ]

8/03. Magia Rossa e Magia Verde + Incantesimi tratti dal romanzo [ The Mad Otter ]

9/03. Intervista Autrice [ librosi ]

11/03. Recensione [ The Reading’s Love ]

- Commenta ogni tappa del blogtour

- Segui la pagina della casa editrice e dell'autice

- Rispondi alla seguente domanda: Sfrutteresti la magia per preservare la vita o distruggere ciò che ritieni dannoso?

Il 12 Marzo ci sarà l'annuncio del vincitore sulla pagina facebook della casa editrice.

sabato 16 febbraio 2019

Blog Tour: "Della vita un sogno" di Roberta Bramante - Quarta Tappa



Prosegue il blog tour di "Della vita un sogno", attraverso proprio l'importanza dei sogni all'interno del romanzo.

“Il cadere non esclude il librarsi. Dalla caduta sorge l’ascesa.”

L' autrice inizia il suo romanzo con questa celebre frase che ci fa capire l'importanza di inseguire i proprio sogni. Non bisogna mai seguire ciò che gli altri vogliono per noi. Dobbiamo credere in ciò che desideriamo senza mai abbattersi di fronte alle difficoltà.




Laura voleva diventare un'attrice sin da quando era una ragazzina, ma la sua famiglia desiderava altro per lei. Se avesse ascoltato i genitori sicuramente non avrebbe raggiunto il suo sogno più grande, quello di recitare su un palcoscenico. Lei è andata contro tutti e senza l'appoggio di nessuno ha raggiunto il suo obiettivo rischiando.


Sogni Teatro

La drammaturgia e il testo scritto non dovevano eclissare e far perdere risalto alla gestualità dell'attore capace di evocare, al di là delle parole, simboli universalmente comprensibili. Aveva diversi riferimenti artistici, ma in particolare aveva tratto ispirazione dalla teoria di Artaud che prevedeva un ritorno alle origini dei valori teatrali, l’eliminazione della separazione tra attore e spettatore, da Grotovski, riguardo lo studio delle potenzialità dell’attore e la ricerca di una gestualità pura.


Il linguaggio verbale è in grado di colpire principalmente l’intelletto dello spettatore, non la sua emotività o sensibilità” si diceva Alexandre. 
La gestualità invece richiama altri aspetti della comunicazione.
In teatro, le espressione corporee, possono esprimere la loro massima potenzialità, molto più che in forme d’arte o di comunicazione. 
La mimica, la pantomima, sono in grado di creare un linguaggio che richiama nell'animo immagini di una poesia intensa, naturale e spirituale…


Solo chi crede davvero in quello che fa e si impegna a migliorare ogni giorno riuscirà a realizzare i propri sogni. Imparare a recitare non è un gioco. Diventare degli attori veri richiede sforzo e sacrificio. Chi di voi ha il coraggio di farlo?»


Per Madame Billard, un attore doveva essere capace di mettersi in discussione, decostruire se stesso, smontare e rimontare i pezzi della propria personalità, giocare, entrare nei labirinti dell’esperienza, senza paura di perdersi. 

«Chi recita non dovrebbe mai fermarsi» diceva «cerca altresì di entrare in sintonia con il mondo e l’alterità, cogliendo le sfumature della vita. Osserva, si proietta fuori di sé per immedesimarsi con ciò che lo circonda. L’attore deve essere come l’acqua, trasparente e limpido, capace di adattarsi a ciò che la contiene»






giovedì 14 febbraio 2019

Review Party: Recensione di "Un Amore Perduto" di Liz Trenow



« Paradossalmente era nei momenti come quelli, fugaci istanti di felicità inattesa, che il dolore della perdita la investiva con maggior forza, facendola vacillare e minacciando di mandare in frantumi la sua maschera. Subito dopo, scoprì di provare un senso di disperazione e smarrimento ancor più profondo, quando la sofferenza della mancanza di lui si torceva come un coltello che aveva piantato nel cuore. »

Quando si pensa all'amore, si pensa a tutto ciò che di positivo ne possa derivare. Eppure, a volte amore è anche sinonimo di perdita, rimpianto, sofferenza. Perché il ricordo di un amore lontano, in qualsiasi modo questo sia, provoca una fitta di dolore, lenita solo dai momenti di sollievo.


Questa è la storia di tre donne. Non hanno nulla in comune, all'apparenza, ma scopriranno, al momento del loro incontro, quanto il destino le abbia legate tra loro e quanto la guerra possa legare le persone seppure distanti. 
La battaglia delle Fiandre si è appena conclusa, ma Ruby, Alice e Martha hanno lasciato sul campo un pezzo di sé. Quando agli esterni alla guerra viene concesso di visitare quei luoghi devastati da urla silenti e sangue versato, le tre decidono, non senza timori, di partire, alla ricerca di ciò che più hanno perduto: il vero amore, un fratello, un figlio.
Ma è meglio darsi pace o non perdere la speranza, quando si cerca chi è disperso? Cosa può essere successo, per non fare ritorno a casa e non essere nemmeno ritrovato deceduto a terra dai compagni sopravvissuti?
Il coraggio e la forza dell'amore spronano le donne a non lasciarsi abbattere fino in fondo, ma a credere che l'amore possa davvero vincere, anche sulla guerra.

Liz Trenow narra con una delicatezza estrema fatti d'orrore e trauma per l'umanità. Lo fa da un punto di vista insolito ma d'impatto, perché spesso in guerra si parla di chi è in prima fila ma non sempre di chi attende con angoscia crescente chi ha visto partire. Non mancano i riferimenti storici, che si amalgamano bene alla narrazione. Fa riflettere, specie per l'occasione del 14 febbraio, sulla potenza di un legame, e quanto questo influenzi la vita delle persone. Non è di certo un romanzo leggero, ma in compenso sa lasciare molto a chi si immerge nella lettura e ne esce con un nuovo spirito. 

Le storie perfette per S. Valentino

Spinta dalla giornata, mi sento di consigliare altrettante storie che sono state in grado di farmi battere il cuore. Non sono letture recenti, proprio per questo mi piace citarle, per mostrare quanto abbiano lasciato il segno in me.

Per chi cerca un amore... insolito!
"La ragazza di carta" di Guillaume Musso.
In piena crisi di ispirazione, solo e senza un soldo, lo scrittore Tom Boyde non riesce a terminare il suo ultimo romanzo. Proprio quando tutto sembra perduto, nella sua vita entra Billie. Misteriosa e bellissima, compare all'improvviso in una notte di pioggia, con una storia incredibile da raccontare. Gli dice infatti di essere la protagonista del suo romanzo, caduta nel mondo reale da una frase che lui ha lasciato in sospeso. Se ora Tom non riprenderà a scrivere, lei morirà. Sembra assurdo, eppure... Eppure, Tom le crede. Perché è già follemente innamorato. Insieme Billie e Tom affronteranno un'avventura straordinaria, in cui nulla è ciò che sembra. E scopriranno che la vita, a volte, può essere un gioco pericoloso...

Per chi cerca un amore... intenso!
"Come l'ultimo rigore" di Alessia Esse.
Quando Viola Costa e Lorenzo Ragone hanno diciassette anni, sono convinti che il loro amore sia più forte di tutto. Lei sogna di diventare una giornalista sportiva. Lui è un calciatore forte e brillante. S’innamorano sui banchi di scuola, senza sapere che il primo amore è sì il più dolce, ma anche il più debole e il più vulnerabile. La fine della loro storia li segna entrambi, allontanandoli e rovinando la loro amicizia.
Oggi, Viola e Lorenzo non potrebbero essere più distanti. Lei, un’affermata giornalista, vive e lavora a Milano. Lui, invece, vive a Pontenero, il luogo in cui è nato il loro amore.
È lì che Viola è diretta per trascorrere un mese di vacanza, ed è lì che – nonostante l’iniziale rifiuto – riallaccerà i rapporti con Lorenzo.
In un viaggio tra presente e passato, i due giovani, ormai adulti, avranno la possibilità di ripercorrere la loro storia, e di fare i conti con gli sbagli, i rimpianti, le opportunità mancate. E con una scintilla che forse non si è mai spenta.

Per chi cerca un amore... oltre i confini del tempo!
Il canto delle parole perdute di Andrés Pascual.

Nagasaki, agosto 1945. Kazuo, un ragazzo occidentale adottato da una famiglia giapponese, e Junko, figlia di una maestra di ikebana, si sono ripromessi di incontrarsi su una collina per suggellare il loro amore adolescente con un haiku. Pochi minuti prima dell'appuntamento, la bomba atomica trasforma la città intera nell'inferno. Tokyo, febbraio 2011. Emilian Zäch, architetto svizzero in crisi, funzionario delle Nazioni Unite e sostenitore dell'energia nucleare, conosce una gallerista di arte giapponese ossessionata dall'idea di rintracciare il primo amore della nonna. Due storie parallele, destinate a incrociarsi in un finale che sorprende. Un libro sulla forza dell'amore capace di superare ogni cosa. Una storia di speranza e determinazione, di abbandono e di coraggio, un romanzo sull'importanza di non dimenticare le tragedie del passato per affrontare le sfide del presente e scrivere il nostro futuro.







venerdì 8 febbraio 2019

Review Party: Recensione di "Symphony - Le note del cuore" di Martina Battistelli



« Sono nella musica che suono, nelle melodie che canto, in tutto ciò che mi hanno insegnato e che io ho voluto continuare a coltivare. »

La musica è come il filo rosso del destino: muove le anime verso coloro che le faranno stare bene. Crea legami, li spezza, li ricompone. Fa sorridere, piangere, riflettere, arrabbiare, concentrare, sfogare. Giusto l'altra sera discutevo con una persona a me cara su quanto l'esistenza sia povera senza qualche armonia di sottofondo.

C'è chi, con la musica, realizza i propri sogni. Come Roxie, che insegue il palcoscenico a ritmo del suono della propria voce. Lucas, questo sogno, sembra averlo già realizzato grazie alla sua band. Persone sconosciute, ma unite a filo doppio da un unico comune denominatore, impresso a fuoco anche solo nei loro nomi.
Non è facile inseguire i propri sogni, spesso la strada per afferrarli è lastricata di ostacoli, rimpianti, sacrifici e dolore. C'è sempre qualcosa che si mette in mezzo, da un giorno sbagliato ad una tragedia vera e propria. Tutto, sembrerebbe, per testare la propria forza di volontà.
Persi nel loro quotidiano da gestire, i due s'incontrano durante una serata apparentemente comune, ormai disillusi da un passato che non credono più reale. Si conoscono, diventano amici, ritrovano in loro quell'amore per la musica che credevano sepolto. Così, Lucas decide di scrivere un musical per lei. Per vederla splendere. Roxie sente di non essere mai stata tanto a contatto con il suo passato come in quel momento. 
Ma la musica non mostra ciò che le persone vogliono nascondere al mondo. Può solo accompagnarle e rassicurarle: vicino alla persona giusta, non c'è mistero che possa reggere.

Storie che parlano di passioni e sogni mi intrigano sempre, perché penso che da ognuna di loro io possa trarre degli insegnamenti. Non è stato semplice entrare nelle vite dei personaggi, ho dovuto più volte tornare sui miei passi e ricominciare, per comprenderli. L'amore è il fulcro pulsante delle vicende, necessario a dare una spinta verso il vero obiettivo.

Martina Battistelli è stata in grado di sorprendermi tessendo una storia basata su difficoltà reali, che davvero possono far disperare se si abbattono su qualcuno. Mi ha mostrato, pagina dopo pagina, che una via d'uscita la si può trovare, anche quando ci si è arresi. Nei momenti di tentennamento dei protagonisti, quando non sapevano se accogliere ancora una volta la musica, mi sono rivista come riflessa. Le passioni vanno inseguite e coltivate, ma queste sanno essere riconoscenti e inseguirti quando pensi che tutto sia finito.


TAPPE:




PROMOZIONE IN CORSO
Chi dimostra di aver prenotato l'eBook di Symphony, le Note del Cuore avrà in regalo l'eBook di Oblivium (il primo romanzo della saga Urban Fantasy di Martina Battistelli). Se avete già Oblivium basta dirlo e riceverete Vesper (Oblivium 2) al suo posto.
Tutto ciò che dovete fare è:
- mandare una e-mail all'indirizzo martinabattistelli@live.it allegando la foto/lo screenshot della conferma di avvenuto ordine
- specificare in quale file volete avere Oblivium o Vesper (ePub, mobi, PDF)
- scrivere nell'oggetto dell'e-mail "PROMOZIONE SYMPHONY"

"Symphony - Le note del cuore" è acquistabile qui 

giovedì 31 gennaio 2019

Review Party: Recensione di "L'Anatema dei Sette Peccati" di Davide Fresi



« Ciascun uomo è più forte dell’universale fatalità. »

È una giornata come tante, nell'Attica del 335 a.C., per Polibio e Fedro. Ma il destino ha per loro dei progetti particolari, quasi inspiegabili, del tutto incomprensibili per la loro immaginazione. Ancora non sanno che da umili mercanti si trasformeranno in altro: entrare in contatto con un oggetto strano, troppo avanzato per loro, porterà i due a viaggiare nel tempo, circondati da manoscritti che hanno letteralmente fatto la storia. Con le informazioni contenute in quei libri preziosi, i due amici si fanno strada nella Roma del 27 d.C., ambendo a ciò che tutti desiderano: il prestigio. Ma se è vero che l'amicizia lega le persone, è altrettanto vero che le differenze possono compromettere un rapporto, a volte in maniera più incisiva di altre. Quello di Polibio e Fedro non sarà solo un viaggio tra le epoche, ma un'introspezione in loro stessi, un'esperienza che metterà in discussione ciò che fino a quel momento sono stati. "Il tempo cambia le cose" non è mai stata un'espressione tanto calzante come per questa occasione. 

Gennaio è stato un mese arido di letture, tra nuovo lavoro e problemi famigliari insorti, è stata più la stanchezza a farla da padrona. Ma posso affermare con assoluta certezza che "L'Anatema dei Sette Peccati" ha portato una ventata di sorprendenti emozioni, capaci di risollevarmi l'animo.

Lo stile di scrittura di Davide Fresi racconta con trasporto le vicende in cui i protagonisti si trovano invischiati, in un modo tanto naturale quanto intrigante, ottenendo l'effetto di lasciarmi incollata alle pagine fino alla fine. Avessi avuto un insegnante in grado di spiegarmi la storia in questo modo, gli anni di liceo sarebbero stati decisamente più leggeri.
Non solo l'accuratezza storica coinvolge fino a far maturare la passione, ma è la prova di quanto impegno ci sia stato dietro alla strutturazione di questo libro. Amo quando mi imbatto in scrittori che non si limitano al liberare la propria fantasia ma a rendere le cose verosimili, documentandosi e mostrando al proprio pubblico gli sforzi di un duro e non sempre piacevole lavoro.
Storia e fantascienza creano una commistione vincente, capace non solo di intrattenere ma di far riflettere. L'aspetto religioso, arricchisce maggiormente quest'ultimo elemento, creando ottimi spunti di discussione. L'evoluzione di Polibio e Fedro diventa quindi un grande insegnamento per chiunque si trovi a leggere "L'Anatema dei Sette Peccati" e che lascia un segno a lettura terminata.

TAPPE:







mercoledì 23 gennaio 2019

Blogtour e Giveaway: "Portobello Road" di Annalisa Malinverno - Estratti



Siamo già giunti alla terza tappa del Blog Tour dedicato al libro di Annalisa Malinverno. E quale miglior modo di invogliare alla lettura, se non con qualche bel estratto?

Buona lettura!


Poi, ispirata dalla nostra chiacchierata, salgo in soffitta e apro l’unico scatolone ancora chiuso, frugo dentro e prendo in mano il mio ultimo manoscritto, che ho archiviato prima di lasciare Cambridge, pensando non fosse più il caso di pensare ai grandi sogni. Avevo altre cose da risolvere, questioni più pratiche legate a un momento particolare del mio passato, e al mio presente, che non sto ancora vivendo come vorrei… ma in qualche modo sta dicendomi che è tempo di ricominciare.
Anche oggi l’ha fatto.
Rimango qualche istante a pensare, prima di decidermi a rileggerlo. È un racconto che parla d’amore oltre il tempo, oltre le difficoltà, di persone, di sentimenti e anche di due donne straordinarie e meravigliosamente forti, non senza paure ma forti per la volontà e l’ostinazione di superarle, quelle paure.
Ammetto che non è stata una storia facile da scrivere e quando ho completato la prima stesura, ho dovuto lavorarci ancora molto prima di arrivare alla parola “fine”.
Finirla è stato un po’ un sollievo e un po’ no perché anche se la routine della scrittura mi appassiona da molti anni… e alzarmi o addormentarmi pensando alla prossima scena del mio racconto mi diverte, in realtà dopo quella storia non sono più riuscita a scriverne altre.
In parte per la mancanza di concentrazione, in parte perché mi manca l’ispirazione giusta per uscire da me e dal mio ambiente quotidiano, per inventare e vivere attraverso i protagonisti delle mie storie mondi paralleli come ho sempre fatto… e in buona parte perché un bel giorno mi sono incagliata come una barca fra gli scogli e sono andata a fondo miseramente nel mio mondo, quello, dove in realtà stavo vivendo. Scrivere non era più il mio primo pensiero del mattino o l’ultimo della sera.



Ed eccomi qui a iniziare una nuova giornata.
Mi chiedo se sarò mai una scrittrice o se lo sono stata?
Ho perso l’entusiasmo di un tempo. Di questo sono certa.
Le mie giornate e le mie notti a volte, in realtà si trascinano davanti allo schermo del computer o a pagine bianche, improduttive, prive di piacere e di gioia…
Di certo non sarà una magica penna dorata ad aiutarmi!
Mi alzo e raggiungo il salotto. Apro il cassetto della scrivania e la prendo. Non vedo nessuna polvere dorata sulla mia mano. Nessun luogo magico dove galoppare e sognare, nessuna fatina che arriva in mio aiuto. Nessun principe azzurro.
La richiudo ancora una volta nel cassetto.
- Ci sono solo io - dico lasciandomi andare sul divano.
Tara ieri mi ha chiesto perché ho scelto di scrivere.
Le ho risposto che io non l’ho scelto. È la stessa cosa che innamorarsi. Si sa che non è una buona idea e uno non sa come ci è arrivato, ma almeno deve provarci. Gli si dedica tutta l’energia, tutti i pensieri, tutto il tempo.
Scrivere è un atto e, come l’amore, è qualcosa che si fa, che appassiona. Non se ne conoscono le istruzioni per l’uso così s’inventa perché necessariamente devi trovare un mezzo per farlo, per riuscirci.



Sdraiata nel letto non riesco a prendere sonno, chiudo gli occhi ripensando a quello che mi ha detto Tara e con la mente rivado ai giorni precedenti. Non solo l’ho rincontrato, ma ho finito per conoscerlo meglio di quanto avrei mai creduto possibile. Ha suscitato sentimenti profondi dentro di me, emozioni che credevo sepolte da qualche tempo.
Ripenso al primo momento in cui l’ho visto, alle ore trascorse a parlare con lui, alla nostra passeggiata a cavallo e all’intera giornata… e nel farlo la tensione che mi ha tormentato poco fa, lentamente si dissolve.
Nonostante l’assillante pensiero di George, così incessante negli ultimi mesi, e le mie paure in fondo sono contenta di aver incontrato Andrew. Anzi… addirittura felice, come non mi capitava da qualche tempo. Non solo perché andiamo d’accordo, ma anche per i tanti suoi piccoli gesti.
Il suo modo di sorridere, di guardarmi, persino il modo in cui mi ha preso la mano il pomeriggio alla stazione.
Credo che il cuore sia come un pozzo profondissimo dal quale ogni tanto viene a galla qualcosa che non ci aspettiamo.
E quando succede, quando l’amore torna di nuovo a bussare alla porta del nostro cuore è come tornare alla luce dopo essere stati a lungo al buio.
Inizialmente ci sembra innaturale.
Invece poi ci accorgiamo che non lo è, e la cosa più giusta da fare è di aprire quella porta senza avere paura di farlo.

Non perdete nessuna tappa del Blog Tour, per avere la possibilità di vincere una copia del libro:






Condividi

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...