martedì 30 aprile 2019

Review Party: Recensione di "La Quinta Stagione" di N. K. Jemisin




« E quando i ricognitori torneranno e riferiranno della devastazione che – come sai – troveranno a Sume, e dei sopravvissuti che – come sai – non troveranno, o almeno non in grande numero, non sarà più possibile negarlo. Resterà posto solo per la paura. E le persone spaventate cercano capri espiatori. »

Immaginare un futuro post-apocalittico non è così semplice come potrebbe sembrare. Le ispirazioni, ormai, sono molte, ma una storia riesce a spiccare tra il mucchio quando viene raccontata in un modo tanto originale da conquistare i lettori.

Questo è ciò che accade con "La Quinta Stagione" di N. K. Jemisin. L'Immoto è la terra devastata che l'uomo nei secoli ha contribuito a mandare in rovina. Antiche, ormai, sono le memorie del passato prospero. Ora ciò che conta è sopravvivere ai cataclismi che si abbattono puntualmente e che spazzano via i brandelli di quotidianità come neve al sole.

Simbologia, credenze e sovrannaturale si intrecciano fino a creare la civiltà attuale, in cui Yumenes cerca di emergere e comandare l'Impero.

Il libro ha una complessa struttura narrativa, suddivisa in tre parti. Tre, come le donne protagoniste, in tre luoghi differenti e in tre fasce temporali ben distinte. La lettura diventa una caccia all'ipotesi migliore che possa far comprendere come costoro siano legate l'una all'altra. Credetemi, non ci arriverete tanto facilmente. Ogni esperienza di vita che s'incontra nel romanzo è intrigante, così come scoprire il nuovo modo di pensare degli esseri umani, rassegnati ad una condizione prettamente di sopravvivenza, ma che non scorda di puntare il dito contro ad ogni occasione.

Fulcro della storia, infatti, è l'orogenia, il potere di controllare a piacimento le catastrofi naturali. Essun, Damaya e Syenite fanno parte di questa minoranza in schiavitù, sfruttata solo per il momento del bisogno ma odiata se per errore non riesce a contenere le scosse sismiche o le eruzioni.

L'impatto ambientale è un altro elemento fondamentale dell'opera perché rappresenta il nostro fallimento, il non aver agito correttamente nei confronti della natura quando ce n'erano ancora le possibilità. Si palesa un futuro drammaticamente verosimile, pensando a tutte le campagne ambientaliste che da decenni tentano di far ragionare invano l'uomo.

Lo stile della Jemisin è la vera magia. Trainante e coinvolgente, ad ogni pagina cresceva sempre più in me il desiderio di raggiungere il suo livello di scrittura e poter stilare una storia intensa emotivamente e capace di far riflettere.

Sono felice che questo sia solo il primo libro di una trilogia, credo che ormai di questa scrittrice non potrò più farne a meno. "La Quinta Stagione" si posiziona a mani basse tra le mie letture preferite di quest'anno.




Blog Tour: "È così che deve andare" di Stefania Calvellini - Le protagoniste




"È così che deve andare" è una storia di amore, imprevedibilità e forza interiore.

La vicenda ruota attorno a due giovani donne, Alice e Veronica. In apparenza non hanno nulla in comune diversi chilometri separano le loro vite. Ma una cosa è certa: entrambe vivono con gioia, guardando al futuro e rincorrendo i propri sogni. Possono contare sul sostegno delle proprie famiglie, per qualsiasi cosa sanno di non essere sole.

Alice convive a Milano con l'uomo che ama e con cui crede condividerà ogni giorno. Vogliono sposarsi, allargare la famiglia e anche se il quotidiano non sempre è semplice vivono proiettati verso questi positivi progetti.

Veronica sprizza di gioia quando scopre di essere ammessa all'università di Venezia. Questo la porterà lontano dalla sua Modena e dai suoi famigliari, che con orgoglio la appoggiano, nonostante la distanza che li separerà. Ma la ragazza è convinta delle possibilità di carriera che le si presenteranno così facendo e anzi, è pronta ad impegnarsi anima e corpo per ottenere una delle prestigiose borse di studio.

Eppure, tutte e due si troveranno ad essere sole quando il dolore si presenta loro davanti, senza avvisare e scombinando ogni piano fatto fino a quel momento. Affrontare una grave malattia, così come un incidente stradale, disorienta e sconvolge a tal punto da non essere più in grado di ragionare con lucidità. Ci si chiude in sé stessi, tentando di tenere tutti e tutto all'esterno. Per proteggersi, ma anche per proteggere chi vorrebbe stare accanto.

Il dolore, spesso, unisce le persone nonostante la distanza, perché esperienze e sentimenti comuni creano un'empatia speciale che può davvero fare la differenza tra l'arrendersi e il ricominciare a vivere.

Così, Veronica e Alice si incontrano. In un modo talmente inusuale e particolare per cui saranno unite per sempre. Il dolore quando arriva è inspiegabile, ma è necessario affrontarlo per una nuova e decisiva svolta. I fatti succedono per una ragione, purtroppo è impossibile prevederli e impedirli. L'unica speranza è trovare uno spiraglio di luce per andare avanti, continuare a vedere la bellezza nel mondo e ammettere che le cose prendono una certa direzione per un motivo. Perché così devono andare.







lunedì 29 aprile 2019

Blog Tour: "La Quinta Stagione" di N. K. Jemisin - Il mondo chiamato Immoto



Amo, dei libri che leggo, l'emozione travolgente che nasce, cresce e mi accompagna anche successivamente alla lettura. Questo mi fa capire se davvero un'opera è meritevole e quanto sia in mio dovere diffonderne la bellezza.

Grazie alla Mondadori, oggi vi parlo in anteprima di "La Quinta Stagione" di N. K. Jemisin, vincitrice di tre Premi Hugo, ovvero il riconoscimento letterario più importante per i romanzi fantasy e fantascientifici.
In particolare, questo articolo tratta un approfondimento sull'ambientazione in cui la storia è calata. La  mia recensione uscirà nella giornata di domani.

La Jemisin crea sulla carta un mondo apocalittico, chiamato l'Immoto, colpito ormai da tempo immemore da ogni genere di cataclisma. Tante sono le sue caratteristiche, così come i nomi che l'hanno definito in precedenza. Si presenta come un'unica vasta terra, che nei secoli era divisa e che divisa potrebbe ben presto ritornare. È di fatto un continente devastato a causa delle inondazioni, delle scosse di terremoto ed eruzioni vulcaniche subite. Non solo l'umanità ne è ferita, ma anche l'ambiente soffre e tenta di sopravvivere, evitando il più possibile il momento in cui collasserà su se stesso. 

Ad ogni disastro climatico viene dichiarata una nuova Stagione, contraddistinta dalla piaga, in un certo senso biblica, abbattutasi in quel momento: freddo, buio, carestia e molto altro.
L'umanità vive in perenne stato di precarietà, perché dopo un evento climatico distruttivo deve spostarsi, muoversi da un luogo che non c'è più e ricominciare tutto da capo. Conseguentemente elementi come la ricchezza economica o l'abbondanza di risorse sono ormai un ricordo molto lontano da questo presente, in cui vige la convinzione di una terra avversa alla vita. Non esiste più l'attaccamento affettivo a ciò che sta intorno perché la propria piccola città, la "com", potrebbe scomparire da un momento all'altro. Non c'è tempo da perdere in futilità, se non al pensare ad un nuovo riparo. 



La memoria del passato è simboleggiata dall'architettura particolare che si distingue dagli agglomerati dei sopravvissuti. Le strutture antiche, così come quei misteriosi obelischi che fluttuano nel cielo, sono tanto affascinanti quanto prova di una realtà che non aveva come obiettivo il resistere al pericolo costante di morire, perché quel pericolo ancora non esisteva. Soprattutto, ricordano ai popoli il vero fallimento dell'umanità: non avercela fatta nel momento in cui il primo disastro si è abbattuto. Le civiltà antiche non avevano nulla da temere, in apparenza, ma quando è stato il momento di reagire sono state irreversibilmente spazzate via. È una situazione quasi ironica, pensare che chi aveva maggiori risorse non aveva le capacità per limitare la furia dell'ambiente. Perché è proprio l'uomo ad aver scatenato quella furia primordiale e più potente di qualsiasi tecnologia e avanzamento.

In mezzo ad un agglomerato di città stanziato sulla fascia equatoriale ne spicca una in particolare: Yumenes, sopravvissuta a ben sette Stagioni e che detiene quindi il diritto a proclamarsi la capitale dell'Impero. Ha potere e controllo su tutti, soprattutto sugli orogeni: coloro che hanno sviluppato la capacità di controllare la forza distruttiva delle catastrofi e che vengono quindi inviati nel continente per sfruttare questo loro potere. Sono però persone che non hanno quel prestigio che noi potremmo dare per scontato. Al contrario, dato che dalla loro abilità deriva soprattutto la responsabilità di non causare senza volerlo il disastro anziché contenerlo, sono di fatto degli emarginati, i "diversi", reietti da odiare ed evitare. Per dare una parvenza di controllo, Yumenes addestra nel suo Fulcro i dotati, per prepararli a ciò che è loro dovere fare per il bene dell'umanità.

L'apocalisse è imprevedibile, così come le conseguenze che ne derivano. Mai ci si potrebbe immaginare che da una catastrofe possano nascere delle creature sovrannaturali, con capacità quali l'orogenia, ma dagli intenti assolutamente avvolti nel mistero.

Mi piacerebbe poter dire molto altro su questa incredibile opera, ma dovrete aspettare le tappe che seguono la mia, ospitate da altre colleghe blogger. Di seguito, il calendario.


  

mercoledì 24 aprile 2019

Blog Tour: "Anarchy" di Megan DeVos - Il mondo dopo la Caduta



Benvenuti nella terza tappa del libro scritto da Megan DeVos, dedicata al worldbuilding in cui la storia è ambientata.

La civiltà come la si conosce ora non esiste più e il mondo è conseguentemente andato in pezzi. Questo è lo scenario apocalittico che viene presentato in "Anarchy". 

I potenti sono crollati sotto le loro stesse risorse, facendo collassare l'economia, riducendo le città in cenere e costringendo l'umanità a vivere una quotidianità retrograda rispetto allo standard raggiunto fino a quel momento. La Caduta rappresenta un punto d'inizio drammatico ma inevitabile. Ha in sé il suono delle bombe che cadono, il sapore del sangue di chi cerca disperatamente un riparo, il volto freddo e inespressivo di chi, invece, non ce l'ha fatta. 

La gente è costretta a sopravvivere, aggregandosi in villaggi, combattendo gli uni contro gli altri per possedere quante più provviste possibili. mentre l'elettricità, le medicine e quel poco di tecnologia che resta scarseggiano sempre più. Le città, ormai in rovina, non sono più sicure, ora popolate soltanto dai Bruti, i più spietati e pronti a tutto pur di avere salva la vita. La fiducia nel prossimo è soltanto un ricordo lontano, perché ora attaccare gli altri accampamenti è la priorità assoluta.

Proprio in una di queste operazioni di saccheggio, Hayden e la sua squadra lasciano il proprio campo, Blackwing, il più letale, per raggiungere quello di Greystone, sperando in un ricco bottino. Il ragazzo non può immaginare che ciò che di lì a breve sarebbe diventato più prezioso per lui è Grace, misteriosa donna che le punta l'arma contro e che ha un'unica regola, così come tutti: se si trova un nemico dentro il campo, lo si uccide. 


lunedì 8 aprile 2019

Blog Tour: "Una volta è abbastanza" di Giulia Ciarapica - L'importanza della famiglia




"Una volta è abbastanza" di Giulia Ciarapica è una storia dove dramma, gioia e amore s'intrecciano fino a far nascere emozioni e riflessioni nel lettore che si appresta alla lettura. 

C'è un elemento fondamentale nel libro, che spicca ed è traino delle azioni dei personaggi: il legame famigliare. L'agonia straziante della guerra si riflette nella necessità di rimanere uniti e nell'affrontare il futuro, ciò che c'è dopo, con la certezza di non essere soli. Ci si sforza di tornare ad un quotidiano semplice, ripetitivo, ma tranquillo e senza troppe preoccupazioni. Così, si viene catapultati nella vita di tre famiglie: Betelli, Verdini e Bigini. In un piccolo paese come Casette d'Ete è normale che ci si conosca bene o male tutti, che la gente mormori, che i fatti vengano presto alla luce: la conseguenza più solita è la rottura o congiunzione dei rapporti. Una famiglia dovrebbe essere la certezza massima per ogni persona, e anche quando non è presente sai che potrà essere sempre con te. Un po' come il filo rosso del destino, se vogliamo.

I Betelli e i Verdini si collegano irrimediabilmente con l'unione tra Giuliana e Valentino. Questo è qualcosa di inaspettato, ma tanto intenso e reale da poter sconfiggere anche le più grosse difficoltà che negli anni i due dovranno affrontare. I bei momenti, come un matrimonio o una dolce attesa, si uniscono a eventi devastanti, come la rottura di un rapporto o una morte improvvisa. E quando un membro non ce la fa a sostenere il peso, arrivano in soccorso tutti gli altri per alleviare la sofferenza. Come per Rita, che con i Betelli non ha legami di sangue, il cui fulcro esistenziale diventa la tristezza e l'ossessione per la famiglia Bigini, in grado di devastarla per anni, trova come unico appiglio il rapporto di amicizia che ha con Giuliana e Annetta e che le da forza quando anche lei stessa crede di non avere più energie per arrivare al giorno seguente. Spesso, ricchezza e povertà, possibilità e impedimenti, mentalità retrograde e progressiste, sono poli così opposti che non riescono a trovare un punto d'incontro, facendo ricadere le conseguenze dello scontro su chi in quel momento è il più debole. 

Il rapporto più interessante narrato nel libro è sicuramente quello tra le sorelle Betelli, Annetta e Giuliana. Come nel più classico dei legami fraterni, le due donne sono l'una l'opposto dell'altra: intraprendente e selvaggia la prima, seria e riflessiva la seconda. Sono quasi sempre alle prese con qualche discussione, come viene ribadito dalla scrittrice, ma sembra non esserci nulla che possa separarle davvero. Ma quando ci si mette in mezzo il fallimento e il tradimento, la mente viene annebbiata dall'odio e dal dolore, le parole si perdono nel vento, fino a scomparire. E il legame si spezza davvero, come quel paesino ancora dilaniato dalle conseguenze della guerra. Le finestre rotte, le facciate delle case annerite, tutto diventa lo specchio di un amore morente, destinato a spegnersi. Solo quando si mette da parte tutto e si fa il primo passo si può ricominciare a guardarsi negli occhi e a comunicare. Anche se per questo ci si può impiegare anni, non è mai troppo tardi per ottenere il perdono da una parte e saper far cadere il muro attorno al cuore dall'altra.

Questo e molto altro lo troverete descritto in "Una volta è abbastanza" di Giulia Ciarapica. Date una possibilità a questa storia e alla sua meravigliosa creatrice, non ve ne pentirete di certo.








martedì 19 marzo 2019

Review Party: Recensione di "La corte di rose e spine" di Sarah J. Maas


« Digrignai i denti, avrei potuto esigere delle risposte da lui, gridargliele alle spalle mentre procedeva senza curarsi di me. Ma poi mi passarono accanto degli uccelli cinguettanti e una brezza mite mi baciò il viso. Davanti a noi notai un cancello di metallo circondato da una siepe.
La mia prigione o la mia salvezza, non sapevo decidere cosa fosse. »


Mors tua, vita mea. Questa è la dura legge della foresta. Questo è il mantra che l'uomo deve ripetersi per evitare di morire di fame. In un clima gelido, in ogni modo concepibile, Feye caccia ogni giorno per la sopravvivenza della famiglia. Non batte ciglio quando scocca le sue frecce contro un animale, sa che un pezzo di carne in più è un passo in meno verso la fine certa. Non ci pensa due volte, quindi, quando imbraccia l'arma contro un grosso lupo che nemmeno l'aveva attaccata. Lo abbatte, lo scuoia, ne mangia le carni e ne vende le pelli. Ma ad ogni azione, c'è una reazione. Mai avrebbe potuto immaginare che alla sua porta potesse bussare una Fae, creatura magica, che per riportare l'equilibrio e rispettare il Trattato pone la ragazza di fronte ad una condizione: una vita per una vita. Per salvare la sua famiglia, ancora una volta, Feye segue il visitatore a Prythian, luogo fatato in cui dovrà passare il resto della sua vita. La sua prigionia è stata voluta da Tamlin, un Fae Maggiore: nobili tanto affascinanti quanto crudeli. Al suo arrivo, però, la ragazza si renderà conto di quanto affascinante e rigoglioso sia quel mondo e di quanto quelle entità tanto temute tra le parole narrate nelle leggende sappiano essere cordiali e ospitali. Una prigione dorata, che via via si svela, mostrando il marcio, la malattia e un potente e misterioso maleficio. Il mistero più grande, però, si annida nell'esistenza di Tamlin: cosa si nasconde dietro alla bestia?

Da premesse come queste sembra quasi impossibile dedurre che la storia sia un retelling de La bella e la bestia: ma va bene così. Sarah J. Maas riesce a mascherare un qualcosa di già visto dietro ad un'ambientazione ricca e complessa, che incanta, proprio come le creature fatate di cui ha voluto scrivere una storia. Oltre a ciò, la caratterizzazione minuziosa dei personaggi è un punto di forza che fa sì che il lettore abbia chiaro di chi si sta parlando e possa decidere liberamente di patteggiare o meno per uno piuttosto che l'altro. Feye è una tosta, ma non per scelta, in quanto sono state le circostanze a costringerla ad abbandonare i panni di bambina per quelli di un'adulta. Senza la sua forza, però, non sarebbe stata in grado di sopravvivere, specie in una realtà così diversa come quella dei Fae. Tamlin, di contro, è un mostro in grado di essere gentile, quando vuole. Disorienta e stuzzica la curiosità di tutti fin dal primo istante. Ogni cosa non è mai come sembra, specie sull'aspetto romantico che caratterizza la buona parte del libro. 
Per una volta sono contenta che una lettura non mi prenda a raffica, ma che si faccia studiare, rallentando il mio solito ritmo, per farsi gustare come le prelibatezze del mondo fatato.
Promuovo "La corte di rose e spine" con il guizzo di curiosità che accompagna l'uscita del seguito, di cui ho sentito parlare sempre un gran bene, molto più di questo primo capitolo della serie. La Maas si conferma essere una scrittrice talentuosa e piena di risorse, che sa stupire, emozionare e tenere col fiato sospeso a suo piacimento.



venerdì 8 marzo 2019

Blog Tour: "La leggenda del libro sacro - L'Ondebrah" di Teresa M. Desiderio - Quinta Tappa



Benvenuti nella quinta tappa dedicata a "La leggenda del libro sacro - L'Ondebrah" di Teresa M. Desiderio.

L'analisi di questo meraviglioso libro fantasy di stampo italiano, prosegue quest'oggi con l'approfondimento due tipologie di magia verde e quella rossa, che caratterizzano rispettivamente l'animo degli Elfi e degli Nagnomnici (Nani e Gnomi).

Quando il Shinpha, la scintilla divina, si tinge di verde, dona il potere di controllare la vegetazione. Non solo di dominarla, ma di preservarla e riportarla alla vita. Il rapporto che queste creature hanno con la natura è potente, viscerale e vitale. Ciò rende gli Elfi un popolo temuto dai più, da cui è sempre meglio stare alla larga. Eppure, l'ambiente di cui si circondano è meraviglioso e incantevole, un fascino rigoglioso dato anche dall'uso che fanno della magia. Inoltre, il loro contatto permette di empatizzare con gli altri e di leggere dentro coloro che si trovano di fronte. Un popolo antico e fiero, la magia che lo caratterizza non fa altro che renderli ancor più nobili.

Il sottosuolo e i minerali contenuti in esso, invece sono di competenza degli Nagnomnici. Anche se il termine comprende sia Nani che Gnomi, in realtà questi sono due popoli distinti, un tempo uniti ma ora in conflitto. La loro magia, caratterizzata dalla scintilla rossa, è divisa tra loro in modo da mantenere l'equilibrio delle cose. Il Shinpha rosso domina e manipola il fuoco eterno delle loro terre, un elemento distruttivo, probabilmente il maggiore tra tutti. Perfino la lava del vulcano Dovandrah è incantata. 





GIVEAWAY:

Avete la possibilità di vincere la copia cartacea del libro, seguendo le seguenti istruzioni:

- Diventa lettore fisso di ogni blog:

4/03. Il filone fantasy, che cos'è e quando nasce [ Il Mondo Di Sopra ]

5/03. L'anno Sannotriano [ The Enchanted Library ]

6/03. Le razze magiche [ My Secret Diary ]

7/03. Magia Bianca e Magia Nera + incantesimi tratti dal romanzo [ Hook a Book ]

8/03. Magia Rossa e Magia Verde + Incantesimi tratti dal romanzo [ The Mad Otter ]

9/03. Intervista Autrice [ librosi ]

11/03. Recensione [ The Reading’s Love ]

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Il 12 Marzo ci sarà l'annuncio del vincitore sulla pagina facebook della casa editrice.

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