martedì 5 novembre 2019

Review Party: Recensione di: "Non siamo mai stati qui" di Lara Prescott



« Ha iniziato Il dottor Živago quasi dieci anni fa, e, benché abbia fatto molti progressi, ripensa spesso con nostalgia ai giorni in cui l’idea per il romanzo cominciava appena a prendere forma, e le parole sgorgavano da una sorgente ancora vergine dentro di lui. Era l’inizio di un nuovo amore: l’infatuazione, il pensiero fisso, l’ossessione; i personaggi che gli apparivano in sogno, il cuore più leggero a ogni nuova scoperta, ogni frase, ogni immagine. A tratti Boris aveva la sensazione che il suo romanzo fosse l’unica cosa ad averlo tenuto in vita. »

Chi non ha mai sentito parlare de Il dottor Zivago? Questa è la storia di un'epoca ardua da affrontare e di come dalla distruzione possano nascere opere d'importanza mondiale quale il romanzo appena citato. Boris Pasternak conduce la sua vita attraverso un regime del terrore in cui ha però la possibilità di far sentire la propria voce, nonostante la censura sia sempre nell'ombra, minacciosa. L'incontro con Olga rappresenta un momento determinante per la sua ispirazione, fino al lampo che fa scattare in lui la prima idea che si trasformerà in quel capolavoro della letteratura che non muore mai. Ma cosa succede, quando l'opera viene vista come un attacco a Stalin e si cerca di affossare lei e chiunque la difenda?

Non sapevo cosa aspettarmi da questo libro, eppure osservare la copertina mi ha intrigato sempre di più. Grazie a questo evento, sono riuscita a recuperare una lettura che non avrei fatto altrimenti e sono davvero felice di aver avuto una fortuna simile.

Lo stile di Lara Prescott è semplice e scorrevole e delinea l'epoca di contrasto tra Oriente e Occidente in un modo delicato ma al tempo stesso netto. L'amore accarezza la guerra come a voler guarire i danni che ha inferto, anche se per troppe cose è un'ambizione surreale e ben lontana dal realizzarsi. Il dottor Zivago traccia la linea conduttrice di tutto il libro, ma sono i personaggi, con la loro forza di volontà, a rendere il tutto pregno di passione, quella scintilla che guida un nobile ideale, al di là dei pericoli più grossi che possono abbattere un uomo.

Quella della Russia è, insieme alla Germania, la situazione storica che maggiormente mi fa terrore ad andare ad approfondire. Non perché non voglia sapere, ma perché mi è sempre capitato di rimanere tormentata dagli orrori che vengono a galla attraverso le ricerche.

"Non siamo mai stati qui" illustra la storia così com'è accaduta ma senza dimenticarsi del lato umano, quello fatto di emozioni e bontà d'animo e che qui sono fondamentali per il raggiungimento dell'obiettivo comune dei protagonisti.

Consiglio la lettura per chi ha voglia di un romanzo storico che non segua i soliti canoni strutturali ma che sappia comunque intrattenere ed emozionare.



Review Party: Recensione di: "L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafòn



« Quando una biblioteca scompare, quando una libreria chiude i battenti, quando un libro viene cancellato dall'oblio, noi, i custodi di questo luogo, facciamo in modo che arrivi qui. E qui i libri che più nessuno ricorda, i libri perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa del giorno in cui potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito. Noi li vendiamo e li compriamo, ma in realtà i libri non ci appartengono mai. Ognuno di questi libri è stato il miglior amico di qualcuno. »

Il giorno in cui il suo papà porta Daniel presso il Cimitero dei Libri Dimenticati, per il bambino rappresenta un momento di svolta, molto significativo per la sua esistenza. È così che ha inizio la sua lunga storia d'amore con i libri e la lettura, sviluppando la curiosità di scoprire i meandri di quel luogo in cui tutte quelle opere che vengono abbandonate all'oblio vengono in qualche modo preservate. In quest'occasione, il bambino porta via con sé un misterioso libro: "L'ombra del vento" di Julian Carax. Da qui scatta il viaggio più straordinario di Daniel, a cavallo tra realtà e finzione per scoprire la storia dell'autore e il destino dei suoi romanzi. Quali oscuri segreti nasconde Barcellona?

Chi ha conosciuto la me adolescente, sa quanto i libri di Zafòn abbiano significato per me. Anche solo appoggiare lo sguardo sulle copertine e accarezzarne i dorsi, mi fa tornare indietro nel tempo e mi fa provare le emozioni date dal suggestivo stile di scrittura dell'autore. I ricordi ad essi legati sono tanti e così lontani da quella me stessa che probabilmente sapeva sognare meglio di quanto riesca a fare ora. Carlos Ruiz Zafòn è un autore necessario nella mia vita di lettrice, perché sa come distrarmi dalla monotonia della quotidianità facendomi vivere in mondi che non potrei mai immaginare da sola.

Zafòn è un maestro della scrittura: con periodi concisi e chiari, sa come inglobare il lettore nelle sue storie ed emozionarli in modo così intenso da lasciare un segno. Inquietudine e gioia si intrecciano attraverso un'ambientazione cupa e gotica, quasi maledetta, ma dannatamente suggestiva e affascinante. Non solo la città spagnola è il contorno, ma diviene parte integrante della storia: si lascia scoprire pagina dopo pagina, mantenendo comunque il controllo su ciò che è giusto svelare in quel momento e cosa no.

"L'ombra del vento" è un romanzo consigliato a tutti, perché è così meritevole di essere letto che nessuno può esimersi. Alla fine si esce da quel mondo con un senso di appagamento totale, che non permette subito di dedicarsi ad altro, ma ha bisogno di depositarsi lentamente nel cuore di chi l'ha letto. 

La nuova edizione proposta dalla Mondadori arricchisce l'esperienza con immagini d'epoca e uno stile grafico che ricorda i tomi antichi consumati dal tempo. Una meraviglia per gli occhi che non può non lasciare a bocca aperta!




lunedì 4 novembre 2019

Review Party: Recensione di: "La libertà possibile" di Margaret Wilkerson Sexton




« Dopo quel giorno Evelyn cominciò a svegliarsi ogni mattina con un’immensa tolleranza nei confronti del mondo; il sentimento che aveva cercato per tutta la vita non era arrivato prima perché non conosceva Renard, e, adesso che lui era lì, Evelyn riusciva a raggiungere l’ottava di gioia più alta, quella che la solitudine le precludeva. »

Tre generazioni di una famiglia di colore affrontano il dramma della mancanza di libertà, attraverso il tempo, nella grande metropoli di New Orleans.

La prima alla ricerca di un riscatto è Evelyn, che nel 1944 conosce l'uomo della sua vita: Renard. Ma il colore della pelle li divide e ferisce i loro sentimenti, soffocati dal pregiudizio e da concezioni razziste che non vedono tra loro un parità di diritti.

La storia si ripete inevitabilmente, quando negli anni '80 Jackie, figlia di Evelyn, si ritrova da sola con un bambino da crescere dopo che il marito Terry si è ritrovato ad affrontare il terribile incubo della tossicodipendenza. E se questa maledetta macchia espansa nel globo si abbatte ovunque. senza fare distinzioni di genere, razza, età o stato economico, lo fanno ancora una volta le condizioni precarie di chi è nato in un quartiere anziché l'altro, la debolezza interiore e la convinzione di non avere altra scelta se non lasciarsi andare. Ma quando Terry trova la forza di dire no al baratro, farà di tutto per riconquistare il posto che gli spetta nella sua famiglia.

Ma nel 2010 nulla è cambiato per loro figlio, T.C., che appena uscito di prigione a 25 anni si ritrova invischiato in altre losche operazioni. Può l'arrivo di un figlio fermare questa spirale di caos?

A cavallo di epoche storiche fondamentali e accuratamente descritte, Margaret Wilkerson Sexton porta il lettore in un viaggio apparentemente lontano ma che mette in discussione le proprie convinzioni, facendo riflettere su quanto la disuguaglianza sia ancora un neo della società troppo difficile da estirpare.

La scrittrice narra con uno stile semplice e scorrevole tre storie ben distinte che ricalcano uno spaccato di società in cui ci si può ritrovare solo grazie ad una mentalità aperta e con l'intenzione di mettersi in discussione. In mezzo a povertà, ingiustizie e incomprensioni si può vedere chiaramente il cuore della storia: la libertà raggiungibile attraverso l'amore e i legami famigliari. Spesso sono le catene invisibili a far sentire un essere umano in trappola, perché sono quelle più crudeli e difficili da abbattere, perché chi ha gli occhi spesso non ha o non vuole avere la giusta prospettiva da cui osservare il mondo.

La libertà purtroppo rende spesso chi se la può permettere egoista e superiore nei confronti di chi per un motivo o per un altro non può averla. Chi si sente più forte si sente anche in diritto di poter decidere per gli altri, agendo in modo spropositato e scorretto per i propri interessi e mascherandoli per un bene comune.

Libertà vuol dire soprattutto rispettare l'altro indipendentemente da tutto: dal colore della pelle, dall'educazione, dalla ricchezza materiale. Forse quando tutti si ricorderanno questo, le generazioni future non dovranno avere il timore di ricadere nelle negative situazioni che chi prima di loro hanno dovuto passare. 

Solo quando tutti avranno coscienza delle conseguenze delle proprie azioni potremo parlare davvero di ogni libertà possibile.






giovedì 31 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Heimaey" di Ian Manook



« È molto più di un grido. È una rabbia folle e continua. Il vapore sgorga a più di cento gradi e a parecchie centinaia di chilometri orari. Da un semplice buco nel suolo. Senza mai riprendere fiato. Da secoli. Forse da millenni. E l'idea di quella forza scaturita dalle viscere della Terra e che il tempo non è in grado di dissipare ridesta in Becky l'immagine della propria collera. Allora, tutto il paesaggio attorno a lei assume un senso. »

I destini del poliziotto Kornelius e del giornalista Soulniz s'intrecciano in un modo apparentemente casuale tra le fredde lande dell'Islanda. Entrambi impegnati nel risolvere i dissapori familiari, ben presto scopriranno che il loro rapporto andrà oltre qualche bevuta in un bar di quartiere.

Questo perché la terra nasconde rancori ben più forti, che portano alla scoperta di un cadavere brutalmente scuoiato. Ma questo è solo il primo di inspiegabili fatti che si susseguono, tra passato e presente, alla ricerca di un movente e di una verità che sembra dover essere a tutti i costi affossata.

Quando però si fa strada l'ipotesi di un antico rituale volto all'appropriazione di forza e potere, Kornelius dovrà trovare la volontà di rimanere lucido e logico, anche se la discesa verso la pazzia sembra essere inevitabile. Ma le coincidenze con un viaggio di Soulniz vecchio di quaranta anni sembra complicare ancora di più le cose.

Conoscevo già Manook per la trilogia di Yeruldelgger sempre edita da Fazi, che anche se non sono ancora riuscita a recuperare mi intriga davvero molto. "Heimaey" è stato quindi per me il battesimo con questo autore, che sa come conquistare il lettore attraverso uno stile di scrittura accurato e coinvolgente.

Più delle scene con dialoghi e azione, trovo che la sua forza stia nelle descrizioni dei paesaggi e degli stati d'animo, perché sa come imprimere nella retina degli altri un luogo, anche se mai visto, come un pittore con la sua tela o un fotografo dietro la sua macchina. L'Islanda appare come nelle migliori cartoline, con la sua natura sconfinata e suggestiva, che sa come far sentire l'essere umano piccolo e quasi insignificante. Questo fascino viaggia parallelamente, e al tempo stesso in contraddizione, con l'atmosfera lugubre e marcia che tinge l'intera faccenda.

Manook sa leggere dentro le emozioni degli altri e sfrutta quelle provate dai suoi personaggi per colpire ognuno degli spettatori esterni, in modo unico e così personale che soltanto chi ha il libro tra le mani sa come specchiarsi e attraverso gli occhi di chi.

Oltre a questo, la trama del thriller è complessa e articolata ma magistralmente architettata: l'autore lascia che ci addentriamo nella storia in punta di piedi, lentamente, lanciandoci dettagli e indizi che servono più a disorientare che a comprendere, perché il suo vero scopo è quello di sorprenderci quando tutto verrà davvero svelato. 

Si tratta quindi di una storia davvero intricata che rende nel complesso l'opera una lettura davvero meritevole.






martedì 29 ottobre 2019

Review Party: Recensione di "Fuoco e sangue" di George R.R. Martin



« Quella volta, come aveva minacciato, venne con fuoco e sangue. Cavalcando Meraxes, la regina calò dal cielo limpido e incendiò Planky Town: fiamme ruggenti corsero di barca in barca finché l’intera foce del Sangue Verde fu soffocata da relitti fumanti, e la colonna di fumo si poteva scorgere fino a Lancia del Sole. Gli abitanti della città galleggiante trovarono riparo sul fiume per sfuggire alle fiamme, per cui meno di cento perirono nell'attacco, e perlopiù annegati anziché divorati dal fuoco di drago. Ma il primo sangue era stato versato. »

Da oggi "Fuoco e Sangue" torna nelle librerie italiane con una nuova veste grafica e illustrazioni interne che sanno davvero togliere il fiato. In pieno stile Oscar Draghi, ovviamente!

Ma cosa narra l'ennesima opera di George R.R. Martin? Ambientata precedentemente a Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (sentito parlare della serie televisiva Game of Thrones?), in quest'opera vengono illustrate le vicende di Westeros dalla conquista dei Sette Regni di Aegon il Conquistatore fino alla reggenza di Aegon III.

La caratteristica più particolare è sicuramente la modalità di narrazione che Martin ha deciso di attuare: come se fosse un saggio, lo scrittore ricopre qui il ruolo di storico cronista che trascrive sotto dettatura dell'arcimaestro Gyldayn.
Ne viene fuori un'opera che non è per tutti, in quanto non ha il trasporto dei romanzi di narrativa, ma la minuziosità maniacale dei libri di testo o dei sussidiari.

Ciò non toglie che per gli appassionati della saga questo sia un libro non da meno: seppur in uno stile diverso, vengono riportati tutti gli elementi che hanno reso Le Cronache una delle opere simbolo di un'epoca. Battaglie, complotti, omicidi, stupro.
Martin architetta magistralmente delle vicende da togliere il fiato, che si inseguono con una consecutio precisa e ben delineata, che non stravolge quanto già si conosce della storia e non crea buchi di trama.

Questa è senz'altro una chicca per coloro che non possono fare a meno, come me, di tornare a Westeros, quella originale e vera che ha fondamenta nelle pagine create dall'autore.

Inutile pensare che leggere gli ultimi due libri della serie principale sarebbe stato meglio, ormai bisogna rassegnarsi ai tempi di George Martin e riempire il vuoto in altro modo.






Review Party: Recensione di "Riverdale: Fuga dalla città" di Micol Ostow



« L’estate è fatta per l’ozio, per schiacciare le zanzare e bagnarsi nel fiume Sweetwater, per ignorare la sveglia e perdere il senso del tempo. Per vivere in uno stato sospeso in cui ogni sembianza di responsabilità evapora, e ci siete solo tu, i tuoi migliori amici e la sensazione che tutto ciò che fate sia effimero, nebuloso… e solo vostro. »

Dopo l'accusa di omicidio nei confronti di Archie, il ragazzo ora deve affrontare le conseguenze di un gesto avventato, che ora viene usato come prova per qualcosa che non ha davvero commesso. Nonostante questo, non viene lasciato da solo: i suoi amici, dall'esterno, tentano di scoprire la verità per scagionare lui e consegnare alla giustizia il vero responsabile. Da Riverdale a Shadow Lake, il gruppo si mette alla ricerca di prove considerevoli, mentre la mano dell'assassino attenta più volte alla loro vita, per non far emergere la verità.

La serie di libri scritti da Micol Ostow, riparte qui in corrispondenza della terza stagione televisiva. I rischi di scadere in incoerenze è davvero grosso: se "Il giorno prima" si collocava antecedentemente rispetto a tutta la storia, "Fuga dalla città" si prende l'impegno di ricalcare molto più fedelmente le ambientazioni, i personaggi e le vicende narrate. Ebbene, devo dire che l'autrice ci è riuscita: non solo la storia è avvincente, ma mette ancora più curiosità nel seguire la versione televisiva, che se era partita un po' lenta e confusionaria ora ha di certo ingranato. La Ostow ha uno stile di scrittura semplice e scorrevole, perfetto per raccontare questa storia.

"Riverdale" non è una serie consigliabile a tutti, ma se apprezzate gli intrighi e i drammi adolescenziali senza troppe pretese, posso assicurarvi che questa saprà intrattenere con leggerezza e poco impegno.

Blog Tour: "Coraline" di Neil Gaiman - Quando l'arte diventa un sogno




Sono davvero felice quest'oggi di parlare di "Coraline", capolavoro per grandi e piccoli magistralmente scritto da Neil Gaiman. Non è la prima volta, per fortuna, che quest'opera viene venduta nelle librerie italiane: la versione inglese è uscita nel 2002 e la Mondadori l'anno successivo l'ha pubblicato qui, con una copertina cui sono molto affezionata, perché disegnata dal maestro Dave McKean.

Questo mese, "Coraline" trova una nuova luce con questa meravigliosa edizione: cambiando look, la mano è passata al famoso illustratore Benjamin Lacombe. E che dire, trovo sia un perfetto erede! Da anni lo seguo sui social e amo il suo particolare tratto, molto evocativo, surrealista e dalle tinte fiabesche. La caratteristica visiva che più di tutte lo identifica sono gli occhi: lo sguardo dei suoi personaggi trasmette subito delle emozioni forti allo spettatore, che non può fare a meno di perdersi in quell'oceano delicato e intenso al tempo stesso. A breve scoprirete quanto lo sguardo sia importante per la storia di cui stiamo parlando. 

L'ispirazione al gotico, poi, invade ogni sua opera, facendo fuoriuscire inquietudine e fascino. Non si può smettere di ammirare le sue illustrazioni e trovo che abbia rappresentato la copertina di "Coraline" in maniera impeccabile nella sua essenzialità.
L'immagine di Lacombe ha una storia da raccontare, che di fatto riflette ciò che Gaiman ha narrato tra le pagine, dando al lettore un punto di partenza per volare con la fantasia.

Tutto ha inizio con il trasloco della famiglia Jones, in una casa così grande che a sua volta è suddivisa in diversi appartamenti e abitata da altri bizzarri inquilini. La piccola Coraline ha una genuina curiosità e non si fa problemi nell'esplorare il circondario, alla ricerca di qualcosa di interessante.  Perfino quella porta in legno e murata, suscita in lei un certo interesse. 

La notte sullo sfondo della copertina è illuminata dalla luce pallida della luna - che non è ciò che sembra, dati i particolari che la rendono in tutto e per tutto un bottone - che tinge il buio di una leggera sfumatura violetta, irradiando i contorni delle figure che si stagliano attorno a Coraline. I suoi vicini sono sospesi e appesi ai rami dello scheletrico albero e vegliano, con lo sguardo inquietante tipico dell'altro mondo, su di lei.

Le prime a presentarsi a lei sono Miss Spink e Miss Forcible, anziane attrici di teatro che vivono ora dei ricordi dei tempi andati.

Nell'appartamento del pianterreno, sotto quello di Coraline, vivevano Miss Spink e Miss Forcible. Le due donne erano anziane e grassocce, e occupavano l'appartamento in compagnia di alcuni vecchi terrier scozzesi che portavano nomi come Hamish, Andrew e Jock. In passato Miss Spink e Miss Forcible erano state attrici, e Miss Spink in persona lo aveva rivelato a Coraline, non appena si erano conosciute.
— Vedi, Caroline — le aveva detto Miss Spink, sbagliando a pronunciare il nome — sia io che mia sorella Forcible eravamo attrici famose, ai nostri tempi. Calcavamo le scene, tesoruccio. 

Al piano di sopra invece, abita il Signor Bobo, uomo ossessionato dal creare un circo composto da topi. Davvero un soggetto inquietante, che dall'altra parte assume un atteggiamento marcatamente disturbante.

L'uomo scese le scale esterne che portavano dall'appartamento di Coraline al suo. Le scese molto lentamente. Lei lo aspettò in fondo alle scale.
— Ai topi la nebbia non piace — le disse. — Gli fa afflosciare i baffi.
— Neanche a me piace molto — ammise Coraline.
Il vecchio si chinò su di lei, avvicinandosi tanto da farle il solletico all'orecchio con la punta dei baffi. — I topi ti mandano un messaggio — sussurrò.
Coraline non sapeva cosa dire.
— Il messaggio è il seguente. Non varcare quella porta. — E si interruppe. — Ti dice niente?
— No — rispose Coraline.
Il vecchio alzò le spalle. — Che buffi, i topi! Non fanno che prendere fischi per fiaschi. Sbagliano anche il tuo nome, sai? Continuano a chiamarti Coraline. Non Caroline. Niente Caroline.

Nella copertina, poi, Coraline tiene in braccio un gatto nero, compagno fedele in questa improbabile avventura:

Alle sue spalle ci fu un lieve rumore.
Si voltò. Sul muricciolo accanto a lei c'era un grosso gatto nero, identico al grosso gatto nero che aveva visto sui prati di casa.
— Buon pomeriggio — disse il gatto.
La sua voce sembrava quella che Coraline aveva in fondo alla testa, la voce che usava per immaginare delle parole, ma era la voce di un uomo, non di una ragazza.
— Salve — disse Coraline. — Ho visto un gatto uguale a te nel giardino di casa mia. Tu devi essere l'altro gatto.
Il gatto fece segno di no con la testa. — No — disse. — Io non sono l'altro di nessuno. Io sono io. — E piegò la testa di lato; i suoi occhi verdi luccicavano. — Voi persone siete dappertutto. E i gatti, dal canto loro, devono restare uniti. Non so se mi spiego.

Girando una misteriosa chiave in quella toppa e facendo così scomparire i mattoni come per magia, Coraline si addentra in un mondo affascinante e divertente. Ma ancora non sa cosa le spetta da quella parte della casa.

L'incontro con l'Altra Madre è tra le scene più inquietanti di tutto il libro. Non si può dimenticare facilmente, nonostante sia ancora soltanto l'inizio:

— Coraline?
Sembrava la voce di sua madre. Coraline andò in cucina, perché la voce veniva da lì. In cucina trovò una donna che le dava le spalle. Assomigliava un po' a sua madre. Solo che...
Solo che aveva la pelle bianca come la carta.
Solo che era più alta e più magra.
Solo che aveva le dita troppo lunghe, che non stavano mai ferme, e le unghie, adunche e affilate, di un rosso scuro.
— Coraline? — disse la donna. — Sei tu?
Quindi si voltò a guardarla. Al posto degli occhi aveva due grossi bottoni neri.
— È ora di pranzo, Coraline — disse la donna.
— E tu chi sei? — domandò la bambina.
— Sono l'altra tua madre — rispose la donna. — Va' a dire all'altro tuo padre che il pranzo è pronto. — E aprì lo sportello del forno. All'improvviso, Coraline si rese conto di avere una fame da lupi. E che odorino meraviglioso! — Allora, che aspetti?
Coraline arrivò in fondo al corridoio, dove si trovava lo studio di suo padre. Aprì la porta. All'interno c'era un uomo seduto alla tastiera del com-puter, che le dava le spalle. — Ciao — disse Coraline. — C-cioè, lei mi ha detto di dirti che è pronto il pranzo.
L'uomo si voltò.
Al posto degli occhi aveva due grossi bottoni neri e scintillanti.
— Ciao, Coraline — disse. — Non ci vedo più dalla fame.
Si alzò e andò con lei in cucina. Si sedettero intorno al tavolo e l'altra madre di Coraline servì il pranzo. Un enorme e dorato pollo arrosto, patate fritte, pisellini verdi. Coraline spazzolò il cibo che aveva nel piatto. Era buonissimo.
— È da un pezzo che ti aspettiamo — disse l'altro padre di Coraline.
— Me?
— Sì — disse l'altra madre. — Senza di te, qui non era più la stessa co-sa. Ma sapevamo che un giorno saresti arrivata, e che a quel punto sarem-mo diventati una vera famiglia. Ti va un altro po' di pollo?

Così, Coraline scopre di avere un'altra madre e un altro padre, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Lentamente, la bambina viene ammaliata da queste figure fisicamente distorte - chi non lo direbbe, con dei bottoni al posto degli occhi? - ma che in qualche modo sanno essere più apprensive nei suoi confronti e attente ai suoi desideri. Se i suoi genitori sono sempre impegnati e non hanno per lei, questi la vogliono per sé ogni minuto, fino a non volere che torni dall'altra parte.
Un bell'incantesimo, ma quanto può durare? L'incontro con tre fantasmi le faranno aprire davvero gli occhi sulla situazione e sul grosso pericolo che sta correndo lì.

"Coraline" è un libro perfetto per il periodo di fine ottobre, perché è una storia di paura che riesce ad intrattenere sia i bambini, cui è dedicato, ma anche gli adulti. Rileggendolo dopo anni, non posso fare a meno di tremare in certe scene e di voler scappare lontano. Coraline è una compagna di lettura davvero coraggiosa e che infonde forza anche in noi, che da spettatori esterni la seguiamo.
Impartisce una lezione di vita molto importante, che vale per sempre e di cui spesso ci si dimentica.

Una lettura che non posso fare a meno di consigliare.




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