martedì 2 giugno 2020

The Mad Otter trasloca di tana.


Ebbene, ci siamo.

Ci è voluto più tempo del previsto, ma finalmente siamo arrivati a un risultato soddisfacente. Sono felice di dare questa notizia, che spero possa essere di buon auspicio per il futuro.

A inizio 2020 ho pensato a quale potesse essere la parola chiave che mi avrebbe dovuto accompagnare nel corso dei mesi a venire. Non lo faccio mai, in realtà, ma in testa avevo un unico costante pensiero: Cambiamento.

Contro ogni previsione, siamo soltanto a Giugno e i cambiamenti a livello globale sono stati così grandi e imprevedibili da segnare la quotidianità per come la conosciamo, facendola evolvere senza possibilità di tornare indietro, a quella "normalità" che forse un po' a tutti manca.

Anche pensando al mio piccolo, in questi mesi ho attraversato diversi cambiamenti positivi e negativi che spero semplicemente possano essere un segno verso la strada migliore da percorrere.

È per questo che da oggi The Mad Otter cambia volto e ottiene finalmente un dominio tutto suo. Lo desideravo da anni e vedere il prodotto finale mi emoziona davvero molto.

Sono online dal 2014 e magari rispetto a tanti altri che hanno intrapreso un'esperienza simile alla mia, io ho ottenuto meno risultati. Questo è ciò che si vede dall'esterno, inutile negarlo, ma ho anche conquistato dei piccoli traguardi personali che mi scaldano il cuore.

Soprattutto, ho conosciuto persone incredibili e speciali, sia del settore o meno, con cui amo confrontarmi e divertirmi a chiacchierare. Questa è una cosa che mi è sempre mancata da giovane, ma grazie a una piccola lontra l'ho potuta riscattare.

Si parlava di cambiamenti positivi e spero che questo possa essere solo il primo dei tanti che affollano la mia testa, impazienti di uscire.

So che giorno per giorno, un passo alla volta, potrò realizzare questo e tanto altro.




lunedì 1 giugno 2020

Review Party: Recensione di "Il gioco della vita" di Mazo de la Roche




"Il gioco della vita" è il secondo capitolo della saga famigliare più nota di Mazo de la Roche, che grazie a "Jalna" è riuscita a conquistare il pubblico nel corso degli anni, attraverso una storia ricca di avvenimenti, emozioni e personaggi concreti e imprevedibili.
Tornare tra i paesaggi canadesi equivale a respirare a pieni polmoni un'aria fresca, pulita, che sa di casa e focolare famigliare, con tutto ciò che questo comporta. Ora, la famiglia Whiteoak si trova a dover fare i conti con gli stravolgimenti accaduti precedentemente e trovano la forza attraverso le solide mura della loro dimora, non solo fisicamente ma anche spiritualmente. Tra sparizioni, fallimenti e allontanamenti fa capolino più approfonditamente la figura di Finch, che pur subendo angherie e ingiustizie trova in Adeline e Augusta delle valide ma inaspettate confidenti. Alla ricerca dei propri obiettivi di vita, il giovane dovrà perdersi e ritrovarsi più volte e andando a cercare un sogno da perseguire potrebbe incappare in risvolti e persone che mai avrebbe potuto calcolare.

Punto fermo di questa serie di libri è sicuramente la narrazione di Mazo de la Roche, che con naturalezza, precisione e un pizzico di ironia spiana la strada ai suoi personaggi, palesando un sano divertimento nel vederli interagire tra loro. Il cuore pulsante di tutto rimane la dimora di Jalna, che ha come un'influenza magica sui Whiteoak, che ne rimangono inconsciamente attratti e legati, come se qualcosa di mistico li facesse alla fine di tutto riportare lì. Ogni personaggio ha una caratterizzazione curata e soprattutto credibile, è impossibile non affezionarsi a ognuno di loro, anche se nonna Adeline si riconferma essere tra i miei preferiti, ho proprio un debole per lei. Tutte le vicende e coloro che vi gravitano attorno mutano, proprio come il paesaggio attorno a loro che si modifica con il passare dell'anno, passando dai colori freddi ai colori caldi in un'atmosfera frenetica che contrasta la pace del luogo.

"Il gioco della vita" è un seguito degno che lascia spazio al lettore di ipotizzare come andranno avanti le vicende, di cui non vedo assolutamente l'ora di scoprirne il futuro nei successivi capitoli. 



venerdì 29 maggio 2020

Blog Tour "Il richiamo del sangue: Van Helsing #1" di Gianmario Mattei - Prima Tappa


Benvenuti nel Blog Tour della nuova opera targata Segreti in Giallo Edizioni, "Il richiamo del sangue: Van Helsing #1" di Gianmario Mattei.

Il materiale per la creazione della tappa  è stato gentilmente fornito dalla casa editrice.

Boudjiewin Van Helsing: il primo della stirpe dei cacciatori di vampiri

Chiunque abbia letto il “Dracula” di Stoker è rimasto inevitabilmente affascinato dall’ingegno del suo prodigioso e soprannaturale protagonista, Dracula, e dal suo antagonista, l’umanissimo medico olandese Abraham Van Helsing, che ha come armi solo l’intelligenza, le sue conoscenze da medico miscelate alla perfezione con le scienze occulte ed esoteriche. 
Protagonista e Antagonista sono legati tra loro da un file sottilissimo e impalpabile, che viene teso dalle loro incredibili volontà. 
Ancora una volta, però, anche in questo confronto è il personaggio di Van Helsing a prevalere: in tutta il decorso della narrazione, non manifesta mai esitazione e le cui deduzioni, o i suoi consigli, risultano sempre esatti. In molte occasioni Abraham riesce addirittura ad anticipa in maniera straordinaria le intenzioni di Dracula, come se lo conoscesse alla perfezione o avesse avuto a che fare già in passato con esseri del genere, i vampiri. 
È da questa riflessione che è nata la mia idea di approfondire la figura di Abraham Van Helsing, intessendo una creazione letteraria non incentrata esclusivamente su di lui ma sull’intera famiglia da cui discende. Creare una sapienza “soprannaturale” che da un avo all’altro sia stata tramandata nel corso dei secoli forgiando abili ed esperti cacciatori, non di vampiri, ma di oscurità e verità. 
Come ogni cosa, anche questo progetto aveva bisogno di un inizio, di un assaggio che fornisse con rapide pennellate il come e il quando i Van Helsing si siano imbattuti per la prima volta nei vampiri.
Boudjiewin, protagonista de “Il richiamo del sangue”, non è semplicemente il primo dei Van Helsing che hanno bevuto a piene mani dalle acque dell’occulto: Boudjiewin è la radice condizionate il futuro dell’intera famiglia con tutti gli errori o gli sbagli dettati dall’umanità.

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Review Party: Recensione di "Hunger Games - La Ballata dell'Usignolo e del Serpente" di Suzanne Collins



All'alba di una nuova mietitura, Coriolanus Snow sente il peso del suo nome come un macigno sulle proprie spalle: ha solo questa come occasione per riscattare la nomea della sua famiglia, il ruolo di mentore per i Giochi che gli è stato mai affidato è quanto mai critico e fondamentale. La situazione viene complicata dal fatto che gli viene affidato il distretto 12, il più malfamato, in cui conosce e si affianca alla giovane Lucy Gray. Il suo spirito combattivo non lo abbandonerà tanto facilmente, ma il legame che instaura con la ragazza potrebbe in qualche modo compromettere le sue intenzioni.

Non sapevo cosa aspettarmi dal nuovo libro di Suzanne Collins ambientato nel mondo di Hunger Games, solitamente questo tipo di cose non vanno mai a finire bene. Eppure, fin dalla prima pagina, mi sono ritrovata inglobata in un mondo in cui non tornavo da tanto tempo e che ho avuto piacere di ritrovare in un altro periodo rispetto alle vicende di Katniss e Peeta. A posteriori devo dire che la pubblicazione della nuova edizione della trilogia lo scorso autunno è stata quanto mai tattica e necessaria per fare un bel ripasso delle meccaniche che ruotano attorno a Panem. Questo perché, ovviamente, per quanto ci troviamo di fronte a un prequel sono normali i vari riferimenti a ciò che accadrà poi e che nella trilogia è già accaduto, così come i vari personaggi che pian piano fanno capolino tra le pagine. Indagare sulla figura di Snow, personaggio emblematico della trilogia, poteva risultare apparentemente inutile ma al tempo stesso molto interessante: la Collins svela dei retroscena che ampliano il mondo creato anni fa e approfondiscono la caratterizzazione di un uomo che fino ad ora era stato relegato a essere il cattivo e lo spietato della situazione. Ben inteso: l'autrice non vuole assolutamente giustificare le azioni che compirà lui in futuro, ma solo andare a completare la formazione di Snow, da quale realtà arriva, quali persone incontra e quali eventi affronta, determinanti per le decisioni che lo guideranno poi. 

Gli appassionati ameranno questo libro e troveranno emozionante tornare a vivere gli Hunger Games in un modo ancora più sorprendente e crudele di quanto fosse già stato scritto.



giovedì 28 maggio 2020

Review Party: Recensione di "Dormi stanotte sul mio cuore" di Enrico Galiano



Il legame che s'instaura tra alunni e insegnante può essere più speciale e importante di quanto si pensi. E' nei propri maestri che i bambini vedono dei punti di riferimento, che vanno al di là del nucleo famigliare e che inevitabilmente li plasmano per affrontare il mondo. 
Quello tra Mia e Margherita è un rapporto intenso che va oltre la sfera scolastica, fino a sfociare in una sincera amicizia. Tutto questo vive nei ricordi di Mia, che da bambina è diventata adulta e non sa fare i conti con le proprie paure. Ricorda bene ciò che la univa a Fede, il ragazzo preso in affidamento dai suoi genitori e che per qualche motivo è andato via.
Mia è ora fragile, insicura incapace di sentire qualsiasi contatto umano. Eppure deve affrontare ciò che teme, se vuole davvero tornare a vivere.

"Dormi stanotte sul mio cuore" mi ha trascinato in un modo che ha saputo conquistarmi subito completamente, attraverso lo stile di Galiano che con naturalezza e precisione sa trasmettere le emozioni dei personaggi e far riflettere i lettori sulle tematiche che tratta. Ci troviamo di fronte a una protagonista, Mia, divisa tra passato e presente, disorientata sulla propria identità e accompagnata da una serie di ricordi dolci e amari che le affollano la mente. Ho trovato molto tenero il rapporto tra lei e Fede e lo sviluppo ha dei risvolti interessanti e sorprendenti. Ancora più intrigante è stato il ruolo di Margherita all'interno della storia, che compare come una saggia anziana pronta a elargire i propri consigli. Il suo è un personaggio adorabile, chiunque avrebbe voluto una maestra come lei e c'è chi ha avuto la fortuna di poterla avere come punto di riferimento nell'infanzia. 
Lo studio dell'autore nella creazione dei personaggi e della trama trasuda di pagina in pagina, perché ogni parola è ben calibrata e il ritmo narrativo non ha alti e bassi. In questo equilibrio però i messaggi arrivano alla mente di chi legge potenti come un treno in corsa, spiazzando e facendo sì che si desideri provare altre botte emotive.

Enrico Galiano è sempre stato una certezza, ma ora che conosco una sua opera letteraria so per certo che non me ne farò più sfuggire una. 

Blog Tour: "Gli Strani Viaggi di Giulio Verne" - Recensione di "Un inverno tra i ghiacci"



Su un'isola in mezzo ai ghiacciai, il capitano Jean Combutte attende che il suo brigantino faccia ritorno a riva. Mentre l'equipaggio scende, impatta contro una notizia che mai avrebbe immaginato: la morte del figlio di Louis, accompagnata dalla bandiera a lutto che svetta sopra alla Jeune Hardie. Il dolore invade lui, la nipote Marie e tutta Dunquerke, incapace di accettare una scomparsa così prematura. Un bagliore di speranza non abbandona Combutte, che crede ancora che Louis sia disperso chissà dove, ma ancora vivo e in attesa di un salvataggio. Con un manipolo di prodi avventurieri ha così inizio una ricerca, forse la più importante della carriera di Jean, che affronta il freddo polare e le intemperie della natura sconfinata.

"Un inverno tra i ghiacci" è un lungo racconto frammentato in capitoli che fa parte delle opere giovanili e meno note del panorama letterario creato da Jules Verne. Eppure, si denota subito una grande maturità stilistica in grado di intrattenere fin dal primo capitolo. La tensione è da subito alle stelle e la curiosità a scoprire come andrà a finire la storia esorta nel proseguire la lettura. Il dramma si interseca con lo spirito avventuriero tipico delle opere di Verne che coinvolge in primis i personaggi realizzati e trasmette il desiderio di prendere il largo anche a chi dall'esterno osserva. Gli ambienti sono talmente immersivi da avere la sensazione di sentire l'oceano agitarsi e il gelo entrare dai pori e raffreddare ogni parte del corpo, che trova calore nei sentimenti provati dai personaggi e dai legami d'affetto che li legano l'uno all'altro e che non li fa cedere, di fronte alla più piccola speranza che Louis sia ancora lì fuori in attesa. Ciò che dovranno combattere, però, non è solo il pericolo provocato dalla natura ma anche dalle emozioni negative che rischiano di contaminare fino al midollo, compromettendo la missione.
Nel complesso è una storia che merita di essere letta sia per l'ambientazione, che fa trasparire gli elementi che diverranno tipici nella bibliografia dell'autore, sia per i messaggi che vuole trasmettere, mettendo costantemente in allerta sui pericoli naturali tanto quanto quelli dati dall'uomo.



Blog Tour: "Una notte ho sognato New York" di Piero Armenti - Presentazione e Biografia dell'Autore


Oggi ha inizio il Blog Tour dedicato a un'opera di un personaggio molto influente e conosciuto praticamente in tutto il mondo. Stiamo parlando di Piero Armenti, giornalista noto per l'agenzia "Il mio viaggio a New York" con sede a Times Square e che ora ha in pubblicazione il suo nuovo libro con Mondadori, "Una notte ho sognato New York". Di seguito trovate tutte le informazioni necessarie, ma vi consiglio di non perdere le prossime tappe di approfondimento per conoscere maggiormente Armenti e il suo grande progetto.

Titolo: Una notte ho sognato New York
Autore: Piero Armenti 
Genere: narrativa contemporanea 
Editore: Mondadori 

TRAMA

"Ho capito che dovevo partire. Andare lontano, oltre qualsiasi luogo conosciuto. Non bastava Milano, neanche Londra o Parigi. Dovevo metterci un oceano di distanza tra me e la vita. L'ho capito all'improvviso, mentre ero sdraiato in veranda, con gli occhi al cielo e le stelle sopra di me. Dopo qualche secondo il risultato era davanti a me: 'Complimenti, hai acquistato il tuo biglietto per New York'." Questa è la storia di un ragazzo come tanti, che ha appena finito l'università e non sa cosa fare della sua vita. Però di una cosa è sicuro: quando di notte abbraccia la sua fidanzata, in realtà pensa solo a New York. Un ragazzo che ha voglia di vivere, ha voglia di libertà. E New York per lui è libertà totale: è incontri inaspettati con persone diverse e insolite, è fare colazione con un bagel e non con il cornetto, preferire dei tacos alla pizza, non notare le stranezze della gente perché ti sembrano normali. Ma soprattutto New York è le luci dei grattacieli che sembrano stelle, storie che si intrecciano e mille sogni che al mattino non si dimenticano. Del resto, tutto ciò che accade di importante nella vita di una persona, lì avviene dopo il tramonto.

Anche se non è sempre oro tutto ciò che luccica. New York, infatti, può essere anche solitudine: con la sua fredda indifferenza costringe a guardarsi allo specchio, a fare i conti con le proprie radici e con ciò che è veramente importante. Il protagonista di questo romanzo lo scoprirà sulla sua pelle: scegliere la famiglia, le sue origini, o il suo futuro, rinunciare agli affetti o cercarne di nuovi, tornare in Italia o vivere in America.

Piero Armenti, in questa storia itinerante, in cui la città non è solo uno sfondo, ma un personaggio vero e proprio, ci prende per mano e ci guida in lungo e in largo per le strade trafficate di New York, scoprendone i volti più nascosti e i luoghi più suggestivi (raccolti in una mappa alla fine del libro). Un romanzo che vi farà sognare e vivere in tutti i suoi aspetti la città che non dorme mai.

Piero Armenti, nato nel 1979, è un giornalista e il più famoso Urban Explorer di New York. Dopo aver concluso il suo dottorato all'Università Orientale di Napoli ha deciso di partire per New York ed è stato amore a prima vista. Ha cominciato a raccontare le sue scoperte sui social network e su giornali e riviste, fino a fondare "Il mio viaggio a New York": un tour operator sui generis, ma soprattutto un blog dove ogni giorno racconta a modo suo la città più desiderata del mondo e che all'attuale ha superato un milione di follower.




martedì 26 maggio 2020

Review Party: Recensione di “Navarro. Il mondo di sotto” di Andrea L. Gobbi




La vita di Pedro sta per trasformarsi in una mirabolante avventura. Il giorno del suo tredicesimo compleanno mai si sarebbe aspettato di ricevere una visita Rodrigo de Triana, marinaio che ha affiancato Cristoforo Colombo nella sua grande impresa per gli oceani. Con sé, Triana ha una lettera indirizzata a Pedro e scritta da Franco Navarro, suo padre creduto da tutti scomparso, che gli annuncia di aver intrapreso un viaggio senza ritorno, verso la faccia nascosta della Terra. Proprio questo Colombo ha scoperto: non l'America, ma che il pianeta è una tavola piatta, il cui fondo è celato all'occhio umano. Allegato alla lettera, Franco ha lasciato in dono per il figlio un amuleto misterioso che può essere un semplice regalo o uno strumento per raggiungere suo padre. Pedro dovrà scegliere se affrontare la sfida e solcare i mari o rimanere alla sua vita, senza avventure o brividi, che è tutto ciò che lui desidera.

Primo di una trilogia dedicata a giovani lettori, "Navarro. Il mondo di sotto" è un libro pieno di avventura e spirito combattivo, legato all'ingenuità di un protagonista che per la sua giovane età vorrebbe solo affrontare i pericoli per sentirsi coraggioso e grande. L'impresa verso la vera scoperta di Cristoforo Colombo sarà movimentata e sorprendente, con tante scene d'azione e ricca di personaggi spassosi e originali che affollano l'ambientazione contenente tanti particolari stuzzicanti. La magia si mescola bene con gli elementi realistici riempiendo l'immaginazione di meraviglia, insieme alle scene concitate che velocizzano il ritmo della narrazione. I bambini adoreranno sicuramente questa storia, che prende gli aspetti divertenti e spensierati alla "Pirati dei Caraibi" e riadatta il tutto per un occhio sognatore come il loro, scatenando tante emozioni una in fila all'altra. Grazie a uno stile scorrevole, la lettura è nel complesso godibile e veloce, in grado di intrattenere il pubblico e invogliandolo a proseguire per scoprire come andranno avanti le vicende legate a Pedro, che qui sono solo al loro esordio. L'opera di Andrea L. Gobbi è meritevole di essere recuperata anche da chi è adulto, che potrebbe riscoprire senza troppo impegno o complessità il potere della fantasia spesso dai più dimenticato.



Review Party: Recensione di "Oltre la guerra" di Marcella Ricci



Appena maggiorenne, Beatrice deve assistere ai disastri della guerra. La tensione è sempre più alta, gli ebrei sono sempre meno accetti e i seguaci di Hitler iniziano a sconfinare oltre la Germania. Per scampare ai bombardamenti e sanare i dolori dell'animo, la sua famiglia fugge ed è nel piccolo paese di Chignolo che li ospita che la sua vita cambia totalmente. Per un caso fortuito, un nazista ferito bussa alla porta in cerca di aiuto: Hans, colpito in un agguato, ha bisogno di cure mediche se vuole sperare di sopravvivere e trova nella ragazza uno spiraglio di luce in grado di scaldarlo e sciogliere il freddo di uccisioni, battaglie e atti feroci e crudeli. Potrà il loro amore sopravvivere al dramma della seconda guerra mondiale?

Trovo di conforto trovare storie d'amore legate ai fatti storici e crudi della guerra. Quella di Beatrice e Hans è una storia continuamente ostacolata, dai fronti, dalla politica, dal continuo proteggersi a vicenda. I due scopriranno gioie e dolori che mai avevano provato prima e incominciano una propria personale battaglia per conquistare un mondo in cui possono vivere insieme serenamente. Il futuro è incerto e la paura opprime. Beatrice è una donna che si riscopre forte oltre le sue aspettative, affrontando sfide fisiche e psicologiche che mai avrebbe pensato in condizioni normali di poter superare. Hans di contro trova la sua forza nel rimanere umano e nel non condividere l'ideologia del regime, ma si nasconde tra le fila scampando ai compiti più brutali e cercando nel suo piccolo di fare quanto gli è possibile per essere migliore della maggior parte dei suoi compatrioti. Insieme formano un vincolo misto tra fragilità e resistenza messo continuamente a dura prova dalla separazione, dal rischio di morte e da chi vuole frapporsi tra loro.

Il romanzo di Marcella Ricci scorre tra delicatezza e frenesia, offrendo una lettura godibile, accurata e piena di intenso amore.



lunedì 25 maggio 2020

Review Party: Recensione di "Non sprecare il tempo, non sprecare l'amore" di Ann Napolitano



L'imprevedibilità della vita è capace di condizionare un'intera esistenza. Questo è ciò che capita a Edward, che si ritrova completamente solo dopo essere scampato a un disastro aereo di cui lui è il solo sopravvissuto. I suoi genitori, suo fratello e ogni altro passeggero con cui ha più o meno interagito sono tragicamente scomparsi. Edward avrebbe voluto scomparire con tutti loro, piuttosto che dover affrontare il dolore fisico e mentale che da quel momento l'accompagnerà. Eppure, il tempo non si può fermare e i giorni scorrono e pesano sempre di più. Come si può trovare la serenità, quando non c'è più niente per cui gioire?

Non è facile parlare di un libro che ha saputo travolgere tanto intensamente fin dalla prima pagina. Un dramma come quello vissuto da Edward è inimmaginabile, ma nonostante questo Ann Napolitano ha saputo coinvolgere il lettore con una delicatezza e un rispetto oltre i limiti. Mentre si segue il giovane alle prese con la sua nuova vita, si assiste inesorabilmente anche alle storie di tutti gli altri passeggeri, a cui è impossibile non affezionarsi nonostante la loro conoscenza sia limitata tra l'imbarco e lo schianto dell'aereo. Questo rende il tutto ancora più tragico perché si arriva a interiorizzare i loro desideri e speranze consci che niente avrà un futuro vero e proprio. Vivere tra i pensieri di Edward fa quasi paura, per le reazioni che potrebbe avere e per la volontà di non affrontare subito la questione. Ogni sua azione è giustificabile da una nuova condizione mentale, che lo porta a non volersi fare degli amici, a non voler crescere, a non godersi dei piccoli istanti di felicità credendo di non meritarli davvero. Uno spiraglio di luce giunge attraverso la figura di Shay, la figlia dei vicini dei suoi zii da cui lui comincerà a vivere. La loro frequentazione si fa strada a piccoli passi, fino a diventare per entrambi visceralmente necessaria, soprattutto per Edward che vede in lei l'unica confidente. Il loro legame è genuinamente tenero e sarà prezioso per entrambe le parti per gli anni a venire. Questo perché, se da un lato la narrazione si svolge nelle ore sull'aereo, dall'altro per Edward passano i giorni, i mesi e infine gli anni, fino ad arrivare al fatidico giorno in cui la sua età corrisponderà a quella del fratello defunto. Ogni suo pensiero, espresso o meno, è una stilettata al cuore intensa e dolorosa che nei capitoli finali culmina con una frenesia fuori controllo. Ciò che lui deve per forza cercare è un nuovo modo per affrontare il quotidiano, fino a rendersi conto che sprecando il tempo senza vivere davvero non darebbe né a lui né alla sua tragedia alcun significato, nascosto tra fiumi di parole scritte in lettere indirizzate a lui. Questa consapevolezza aleggia costantemente nell'aria ma si prende il tempo giusto per svelarsi, passando dalla negazione all'accettazione fino a una nuova speranza. Ann Napolitano disorienta con la forza dei sentimenti il lettore, che si trova in balia di tutti i personaggi, intenzionati a insegnare qualcosa, ognuno a proprio modo. L'unico lascito possibile, per dare la possibilità a chi può di essere una persona migliore e di rendere speciale ogni istante della propria vita.




venerdì 22 maggio 2020

Review Party: Recensione di "The Loop" di Ben Oliver



Dal Loop si può entrare ma non si può uscire. Nel Loop si può dormire, ma non sognare. Nel Loop, la libertà è relegata allo spazio della propria cella. Luka è lo sventurato tra i tanti che è costretto a vivere lì dentro fino al giorno della propria morte. Visite e controlli, messaggi politici che si bloccano quando lo sguardo dello spettatore guarda altrove, pasti ridotti all'osso, divise sempre pulite ma sempre uguali a sé stesse. Luka fa di tutto per rintanarsi nella sua mente, tra i ricordi fermi in altri luoghi, in mezzo ai libri che gli è concesso leggere. Happy, invisibile, osserva lui e tutti coloro che albergano il luogo. Come possono cambiare le cose quando è un'intelligenza artificiale a governare sopra ogni cosa in questo posto?

Digerire la lettura di "The Loop" non è quanto di più facile vi capiterà di fare quest'anno. Fin da subito, il punto di vista di Luka descrive ai lettori un'atmosfera soffocante e distorta, che tormenta i personaggi coinvolti quanto chi ne osserva semplicemente le gesta. Leggere l'opera è come rimanere intrappolati in un lungo incubo che dà l'impressione di non arrivare mai a conclusione ma anzi, di peggiorare man mano che si sviluppa. La condizione umana di solitudine mista a dolore fino a sfociare nella follia ha una presa d'attenzione incredibilmente alta, che traina la narrazione e porta il lettore a volerne sapere di più. Dal Loop rimane catturato non solo chi è condannato, ma anche noi che seguiamo ogni giorno le vicende dei personaggi. I valori etici vengono messi in discussione, soprattutto quando si inizia a chiedersi se è il protagonista ad essere negativo per ciò che l'ha portato lì oppure è il sistema stesso a essere illimitatamente crudele.

Adoro alla follia le storie psicotiche e soffocanti come questa, nelle ultime settimane ho avuto il piacere di guardare il film spagnolo "Il Buco" su Netflix e posso assicurare che ci sono molte similitudini, soprattutto per il senso di claustrofobia che entrambe le opere trasmettono. Questa nuova trilogia distopica, scritta abilmente da Ben Oliver, mostra attraverso "The Loop" un potenziale che spero sprigioni tutta la sua forza nei prossimi due libri della serie e che accentui maggiormente gli aspetti più realistici che permeano le pagine, fino a terrorizzare lo spettatore inerme. Utilizzare il fantastico come simbolo per trasmettere riflessioni reali e nuove chiavi di lettura sulla visione del mondo è oltremodo geniale, l'ennesima prova della forza di un genere letterario ancora fin troppo bistrattato.



giovedì 21 maggio 2020

Review Party: Recensione di "La rovina dei re" di Jenn Lyons



Il giovane Kihrin divide le proprie giornate tra il rubacchiare per la sopravvivenza e il guadagnarsela come apprendista bardo tra le vie della città. Intrufolandosi in una nuova abitazione da depredare, s'imbatte inaspettatamente in un demone che lo marchia, condannandolo. A complicare la situazione viene poi rivendicato come figlio perduto della dinastia reale, che se da un lato per lui potrebbe essere positivo per le ricchezze acquisite, dall'altro sarà da quel momento costantemente in balia degli intrighi famigliari. Diventato schiavo delle creature scese in battaglia, Kihrin si troverà in balia degli eventi e della legge del più forte, alla ricerca della spiegazione di una profezia che potrebbe salvare o condannare il mondo.

Ciò che maggiormente sorprende del libro di Jenn Lyons è il risvolto inaspettato che la trama prende da un dato punto in poi. Tra una descrizione e l'altra si forma gradualmente la persona di Kihrin, che nonostante una vita piena di difficoltà cercherà sempre di mantenere una sua integrità morale, anche se questo risulterà più difficile del previsto da realizzarsi. Kihrin vive uno sconvolgimento dopo l'altro senza controllo, dal marchio del demone all'entrata nella famiglia reale. Nonostante dovrebbe essere abituato alle azioni subdole, si troverà ad affrontare una realtà falsa e corrotta che inizialmente lo disorienterà e a cui sembra impossibile adattarsi per poi sconfiggere. 

Quella de "La rovina dei re" è una storia classica del genere fantasy con l'aggiunta di particolari colpi di scena che elettrizzano e rendono impossibile abbandonare la lettura. 



Review Party: Recensione di "La saga di Terramare" di Ursula K. Le Guin


In un mondo in cui la magia è un Dono e i nomi racchiudono in sé un potere inimmaginabile, Ged intraprende un cammino che lo porterà verso il luogo in cui dare inizio al proprio apprendistato. La crescita data non solo dal viaggio ma dalle nozioni che nel tempo apprenderà e attraverso i legami che instaurerà, lo porteranno ad avere coscienza delle sue reali capacità e su chi sia lui davvero. La ricerca della forza sarà quanto mai necessaria per salvare Terramare dalla totale scomparsa del potere magico.

"I racconti di Terramare" è una di quelle storie che hanno reso speciale la mia giovinezza. Mi sono sempre chiesta come dovesse essere l'impatto della storia da adulta e grazie a questa nuova straordinaria edizione della Mondadori, mi sono decisa a riprendere in mano la saga per testarla sotto questo occhio critico. I miei timori sono sembrati subito infondati: le grandi emozioni che mi avevano travolto da piccola si sono ripresentate illuminate da un nuovo punto di vista più adulto, maturo.

Ursula K. Le Guin ha fatto come suo elemento di forza l'essere diretta e precisa in qualsiasi scena descritta, dando modo all'immaginazione di tutti di esplorare l'arcipelago di Earthesia senza perdersi in fronzoli superflui e non funzionali alla trama. Al tempo stesso non manca mai di colpire il cuore del lettore sprigionando attraverso le parole delle emozioni intense, che si amplificano soprattutto quando ci si trova a patteggiare per i protagonisti. Le ingiustizie che subiscono nel corso del viaggio scatenano rabbia e risentimento, che vengono però sanati dai buoni risvolti e il trionfo del bene. La positività non è così facile da trovare, perché prima di giungere alla luce le tenebre faranno di tutto per corrompere e distruggere. Ogni cosa è costantemente messa in discussione e diventa necessario cambiare punto di vista senza però perdere la propria bontà d'animo. Il cammino alla scoperta di sé stessi è un percorso che la Le Guin ha scritto con estrema passione e che ancora oggi, dopo anni, sa conquistare l'animo di nuovi lettori, più o meno giovani. Il suo contributo al Fantasy epico rimarrà per sempre scolpito nella storia del genere e la sua saga consigliata e tramandata da una generazione all'altra.

mercoledì 20 maggio 2020

Review Party: Recensione di "La grazia dei re" di Ken Liu



Dopo più di vent'anni di dominio incontrastato, l'Impero di Xana avverte le prime avvisaglie di possibili minacce nemiche. Con l'imminente morte dell'Imperatore, il popolo sembra voler insorgere per far fronte alle angherie subite nel tempo, così come i consiglieri reali che iniziano ad agire secondo le proprie ambizioni personali. Il cammino di Kuni, vagabondo che cerca costantemente il tornaconto in ogni cosa, si unisce a quello del nobile Mata e i due, trovandosi invischiati in una guerra più grande di loro, dovranno collaborare se vorranno rendere vera l'evoluzione che incombe.

Ambientata in un'ipotetica Cina medievale, Ken Liu ha composto un'opera letteraria totalmente sorprendente e inaspettata. Non sono estranea a questo genere di ambientazione, ma trovare una storia di così alta qualità è davvero raro. L'autore non teme di soffermarsi sulla visione del proprio mondo, descrivendolo minuziosamente e prendendosi tutto il tempo per spiegare i cambiamenti che hanno attraversato la terra di Xana e che l'hanno condotta a essere sì una potenza, ma sempre più in declino. L'Impero è il vero nemico in tutto questo: forzando la mano e non rispettando i propri cittadini ha alimentato il fuoco dell'odio e della vendetta, che ora ha tutte le intenzioni di travolgerlo e spazzarlo via. Questi sentimenti così forti sono impersonificati dalle figure di Mata e Kuni, che pur provenendo da ambienti differenti trovano nella lotta al potere un obiettivo comune che li lega indissolubilmente. Ci si interroga, però, su quanto un rapporto stretto, quasi fraterno, possa trarre in salvo le menti dei personaggi, senza che il potere stesso prenda il sopravvento, ammaliandoli per poi rovinarli.

Lo stile di Ken Liu esorta con trasporto il lettore ad approfondire la conoscenza di ogni dettaglio nascosto e a innamorarsi di un mondo immaginario tanto ricco da volerci rimanere per lungo tempo. Le scene di azione non mancano di dare frenesia alla narrazione, così come i colpi di scena che giungono inaspettati ma assolutamente coerenti con la trama. L'autore gestisce in maniera eccellente le politiche interne e i giochi di potere, con un controllo e una cura della materia davvero di nota. Lo scenario orientale infonde un misto di atmosfere contrastanti, che vanno dalla tranquillità dei paesaggi alla crudezza del sangue versato in guerra. Ken Liu ha la capacità innata di descrivere una cronaca bellica senza far annoiare il proprio pubblico, attraverso una storia che raggiunge vette di tensione molto alte e dando l'impressione di andare fuori controllo. In realtà, ogni cosa è ben calibrata e non si scade mai nel banale. La narrativa degli scrittori cinesi ha un ritmo e un sistema riconoscibile, ma ben lontano da ciò che in occidente potremmo essere più abituati a trovare. Bisogna per questo entrare in sintonia con ogni aspetto dell'opera trattata, sia per la storia che per tutto il lavoro minuzioso che sta dietro.

Fatto questo, posso garantire che "La grazia dei re" saprà riempire le ore di lettura con intensità e passione, che vi trascineranno verso un epilogo che vi farà bramare ardentemente il seguito, per fortuna già annunciato.



Review Party: Recensione di "Ogni cosa può cambiare" di Jill Mansell



I cambiamenti nella vita arrivano sempre quando meno ce lo si aspetta e in un modo totalmente inaspettato. Ciò che capita a Essie pochi giorni prima di Natale la lascerà a piedi, senza più un compagno, la loro casa e il suo lavoro. Tutto per colpa di una mail mandata erroneamente a tutta la rubrica. Dopo aver trovato un nuovo appartamento, la donna cercherà di rimettere insieme i pezzi della propria vita, cominciando a fare qualcosa di totalmente diverso e a fare nuove frequentazioni. Zillah, Conor e Lucas sono le sue rocce nei momenti più bui, che l'aiuteranno a non perdersi quando non avrà altra scelta se non andare avanti. Quanto i legami tra le persone possono cambiare un'intera esistenza?

Attraverso uno stile semplice e scorrevole, Jill Mansell ha scritto una storia ricca di emozioni e riflessioni, che fanno breccia nel cuore e nella mente e riescono a creare un'atmosfera di evasione, pur rimanendo con i piedi per terra. Ciò che è costretta ad affrontare Essie è la conseguenza di un grave malinteso, che seppur accidentale ha delle conseguenze distruttive sulla sua vita. Proprio attorno a questo ruota l'opera: sul sistema causa-effetto dato dalle scelte consce e dalle azioni che non sono sotto al proprio controllo, perché anche queste ultime incidono indissolubilmente sulla formazione del proprio futuro. Quando ci viene strappato qualcosa, la prima reazione che si ha è rimanere aggrappati ai frammenti del passato, rimuginandoci sopra e soffrendo a dismisura, come se questo potesse risolvere e far tornare tutto "come era prima". Ma quanto può essere positivo tornare in una condizione precedente a quella presente? Davvero soffermarsi su ciò che è stato può far bene alla sanità di una persona? Su questo e tanto altro ci si interroga, attraverso le vicende di Essie che tutto sommato scorrono leggere e veloci, mescolando momenti di divertimento a momenti pieni di commozione. Il supporto degli altri personaggi serve a rafforzare la protagonista e soprattutto a smorzare la tensione data dalla sua situazione critica. Non mancano inoltre di presentarsi uno a uno, raccontando la propria storia e legandosi indissolubilmente l'uno all'altro. 

"Ogni cosa può cambiare" è un'opera consigliata per chi cerca una storia di vita a cui ispirarsi per migliorare quei momenti di difficoltà che possono danneggiare il quotidiano e per imparare a non aver paura di prendere delle decisioni, affrontando a testa alta il cambiamento.



martedì 19 maggio 2020

Review Party: Recensione di "Falce" di Neal Shusterman



In un futuro in cui la morte ha perso il suo attuale significato e la popolazione è sull'orlo del collasso, l'istituzione di una Compagnia delle Falci si è rivelata più che mai necessaria. Uomini e donne addestrati per uccidere viaggiano per la Terra alla ricerca della prossima vittima da "spigolare" e a cui dare una fine definitiva. Citra e Rowan incontrano una di queste Falci, che in loro vede del potenziale e li prende con sé per farne i suoi apprendisti. Restii all'idea di abbandonare tutto e diventare reietti della società, i due giovani scopriranno ben presto un sistema sociale complesso e contraddittorio, praticamente impossibile da combattere.

Sono rimasta folgorata da questo libro, tanto da non riuscire a trovare subito le parole da mettere per iscritto. "Falce" non è solo un'opera distopica in grado di intrattenere dall'inizio alla fine, ma contiene una storia brillante che fa riflettere sul vero significato di vita e di morte. In un mondo in cui la morte è stata sconfitta, quale nuovo scopo assume il crearsi degli obiettivi e dei sogni? Rowan e Citra si ritrovano a loro insaputa a dover decidere del destino degli altri, come se fosse stato conferito loro un diritto che non sentono di avere. Nel percorso che li porterà a diventare falci professioniste, i due cercheranno di spalleggiarsi senza pensare troppo alla competizione che li obbligherà a scontrarsi. Ho amato entrambi, Citra per la sua incredibile determinazione e Rowan per la sorprendente evoluzione che ha, nonostante siamo soltanto al primo di una trilogia. Ciò che più di tutto dovranno cambiare è il modo in cui vedono la realtà e soprattutto l'etica che li porterà a compiere certe scelte. Può esistere ancora una morale, quando legalmente esiste un'autorità che può mettere fine a un'esistenza? Come cambierà il modo di porsi degli altri, che li vedranno come creature mitiche da temere e rabbonire, per evitare che la falce cali su di loro? Attorno ai protagonisti e alla trama ruota tutta un'ambientazione ricca di particolari, come gli addestramenti degli apprendisti e le sfide, i diari personali delle Falci più note, stralci di giornate di coloro che arrivati a un certo punto della vita sono tornati indietro per viverne un'altra ancora. La sensazione costante di avere una lama pronta a colpire invade il lettore stesso, che non può fare a meno di rimanere coinvolto in una situazione ipotetica così intensa da affascinare e spaventare al tempo stesso.

Non vedo l'ora di poter proseguire la lettura di questa serie! Conoscevo già Neal Shusterman per Dry e Everlost, ma devo dire che con la sua opera del momento si è davvero superato!




Review Party: Recensione di "Le Black Holes" di Borja Gonzalez



In una notte tanto comune quanto magica del 1856, una ragazza senza nome passeggia tra gli arbusti e, per quello che apparentemente potrebbe sembrare il caso, s'imbatte in uno scheletro animato. Con lui cammina, parla e osserva il cielo stellato. Una domanda sorge in entrambi: lo scheletro è morto o può essere definito vivo? Nessuno lo sa, nemmeno lui stesso.
In una notte tanto comune quanto magica del 2016, un trio di ragazze scatenate si unisce per fondare il gruppo musicale "Le Black Holes", senza avere il talento o le capacità che potrebbero portarle al successo.
Fatti inspiegabili si susseguiranno dal momento in cui cominceranno a suonare, accavallandosi alla storia di Teresa, che in un'epoca lontana vive una vita incompresa fatta di storie fantastiche che nessuno vuole ascoltare. 

Un'atmosfera gotica e sempre più macabra si diffonde in ogni scenario e le pagine sono tempestate di quesiti che chiedono con insistenza delle risposte. I personaggi sono adorabili nelle loro peculiarità e le immagini, interamente a colori, sono suggestive nella loro essenzialità e trasmettono un senso di malinconia davvero forte. Caratteristica importante è l'assenza dei tratti facciali: i volti, completamente lisci, sono però carichi di espressività e sentimenti, tanto da sorprendere il lettore, che pagina dopo pagina comprende gli stati d'animo come se stesse osservando negli occhi una persona reale. Molte sono le tavole senza dialoghi ma con un'infinità di sentimenti nascosti, vasti come il cielo notturno puntinato di stelle. Bisogna soffermarsi e farsi rapire da ogni dettaglio per riuscire a capire appieno la storia che va inesorabile verso il suo epilogo, appropriato e inevitabile.

L'opera di Borja Gonzalez è una lettura tanto intrigante quanto inaspettata nel contenuto, che mi ha intrattenuto durante un pomeriggio frenetico e da cui non avrei voluto separarmi tanto velocemente. Tornerei volentieri a camminare tra i boschi in compagnia delle protagoniste, cullata dalle note strimpellate dalle Black Holes.




lunedì 18 maggio 2020

Review Party: Recensione di "Nella balena" di Alessandro Barbaglia



A cavallo di epoche differenti si fanno strada due storie differenti di due anime differenti: eppure, il tempo che li separa li lega indissolubilmente attraverso i sentimenti e le esperienze. Ed ecco che si fa conoscenza di Herman, che cresce e vive in un circo, che ne osserva la meraviglia e soffre quando viene posto di fronte al fatto di essere diverso da ciò che comunemente è ritenuto normale.
Alessandro vive la condizione "diversa" di essere un ragazzo senza madre e con un padre sempre più assente che ignora l'uomo in cui suo figlio si sta trasformando. Amore, bellezza e sentimenti li uniranno indissolubilmente, attraverso la mitica figura di una balena, l'unica creatura che sarà in grado di vederli entrambi.

Con un trasporto e una cura meticolosi, Barbaglia ha scritto un romanzo carico di emozioni che esplodono nel cuore del lettore, che si commuove di fronte alla potenza che certe esperienze infondono in una vita e riflette su quelle che hanno attraversato la sua. Le metafore sul circo sono molteplici e tutte sorprendenti perché danno un punto di vista differente su una realtà che sembra quasi relegata al suo tendone da spettacolo. Il libro presenta molte descrizioni, necessarie per apprezzare la trama quando questa prende davvero ritmo e si scatena in un vortice frenetico che conduce verso il finale, tanto forte da far battere intensamente il cuore anche dopo aver chiuso l'ultima pagina.

Alessandro Barbaglia è un autore illuminante che continuerò a seguire con immenso piacere e di cui non vorrò più fare a meno nella mia vita da lettrice.


Blog Tour: "Falce" di Neal Shusterman - Intervista a Lia Tomasich



Oggi, per il Blog Tour dedicato a "Falce" di Neal Shusterman, vi presento l'intervista a Lia Tomasich, la traduttrice che si è occupata dell'adattamento italiano di questa bellissima opera!
Sono davvero felice e onorata che abbia voluto dedicare del tempo a questo evento e la ringrazio nuovamente per questo.

Di seguito, domande e risposte!

Buongiorno Sig.ra Tomasich, grazie per avermi concesso questa intervista. 

"Falce" di Neal Shusterman è un romanzo ricco e davvero articolato, pieno di termini specifici che vanno a caratterizzare il vasto mondo creato dall'autore. Qual è l'aspetto più interessante e quale il più complesso della traduzione di un'opera di questo tipo?

Tradurre narrativa fantastica è sempre più complicato di altri generi: ci sono nuovi mondi, nuovi concetti e quindi nuovi termini. È un lavoro che può implicare una lunga ricerca, perché capita che a volte un traducente non riesca a soddisfare del tutto. È una continua mediazione tra il rispetto dello stile dell’autore e lo sforzo di rendere un testo in modo esatto e compiuto, ma che abbia anche una giusta musicalità e un giusto ritmo nella lingua di destinazione. L’aspetto più interessante è la scoperta graduale di una storia, è la stessa esperienza che fa il lettore quando inizia un libro.

È stato difficile mantenere la fedeltà allo stile di scrittura di Shusterman?

Direi di no, credo che sia uno degli autori con cui mi sono sentita più in sintonia, dal punto di vista dello stile. E forse anche perché la storia mi ha appassionato subito, fin dalle prime righe. Il romanzo solleva molte implicazioni morali ed etiche che spingono a una profonda riflessione. Non sono questioni banali, soprattutto alla luce del periodo che stiamo vivendo, e hanno un forte impatto emotivo.

Qual è il primo passaggio di un lavoro di traduzione?

Vorrei poter dire la lettura preliminare del testo, ma i tempi purtroppo non lo permettono. Tradurre per me è un po’ come entrare in una specie di trance. L’approccio è, come ho detto sopra, simile a quello del lettore che si sente trascinato in una nuova storia. Mi coinvolge a livello emotivo, e questo mi spinge a dare il massimo per rendere nel modo migliore il pensiero dell’autore, le sensazioni, le tensioni, le emozioni che vuole trasmettere. Non voglio dire che questo avvenga sempre, ci sono anche opere che non arrivano a toccare queste corde in me. Se però scocca la scintilla, allora il coinvolgimento, l’immedesimazione è molto forte.

Con quale criterio si decide se un termine verrà tradotto piuttosto che riportato come in originale? 

Confesso che non mi piace lasciare un termine non tradotto; ci sono molti esempi di traduzioni riuscitissime, penso a Harry Potter, per esempio. La lingua italiana è ricca, quindi ci provo sempre, anche se a volte è chiaro che lasciare un termine in originale è la scelta migliore.

Quali sono le tempistiche di traduzione per un libro come "Falce"? 

Mi ci sono voluti tre mesi per la traduzione e una ventina di giorni per rileggerlo. Avrei preferito avere più tempo, ma d’altra parte se si inizia a controllare un testo, poi non si finisce più. Cerco sempre di trovare la traduzione giusta per ogni frase al primo colpo, per non doverci ritornare sopra in fase di rilettura, che poi è solo una scorsa veloce. È un lavoro lungo e complesso, specialmente quando si incontrano concetti particolari che richiedono un approfondimento, o anche poesie, filastrocche, enigmi. Trovare la rima e mantenere il senso voluto dall’autore non è sempre facile. Soprattutto quando ci sono giochi di parole, che hanno un senso in una lingua, ma che è difficile ricreare in un’altra.

Quali consigli darebbe a una persona che si approccia al lavoro di traduttore?

A chi desidera avvicinarsi alla traduzione di narrativa il mio consiglio è leggere molto, che poi è lo stesso consiglio che si dà a chi vuole scrivere. Ma questo non basta: ci vuole cura, precisione, ricerca e non lasciarsi mai abbattere, perché a volte succede.

Si occuperà della traduzione dei prossimi capitoli della serie? Può darci qualche anticipazione?

Sto finendo il secondo volume in questi giorni. Come anticipazione, credo che nel primo libro abbiano inserito il primo capitolo del secondo volume, che posso già dire presenterà grandi colpi di scena. Non dico altro, non voglio togliere ai lettori la gioia di scoprirlo da soli. E poi ora saranno occupati a leggere il primo, no? Scoprire la storia di Neal Shusterman sarà una grande esperienza per loro, almeno quanto lo è stata per me.

Grazie mille per aver risposto alle mie domande!

Grazie a voi!



sabato 16 maggio 2020

Review Party: Recensione di "I fuochi di Albion" di Alexandra J. Forrest



Sotto il violento dominio di Giulio Cesare, la Britannia vive in un costante clima di conflitto e minaccia, sia per ciò che deve al popolo Romano che l'ha sconfitto, sia per quella battaglia disonorevole che l'ha resa di fatto schiava. In questa difficile situazione nasce Riannon, che viene fin da subito iniziata al culto della Dea Madre e di cui apprende i dettami, che la formano nello spirito e la rendono la donna che è. In mezzo ai doni per le sacerdotesse e alla magia infusa in loro, ha sede puntualmente la festa di Beltane, che cambierà per sempre la vita della giovane: l'incontro con Valerio Metello, uomo misterioso apparso nelle sue visioni molteplici volte. L'uomo sa perfettamente chi è, un comandante delle forze romane in missione segreta e sotto mentite spoglie. Il destino li unisce, sgretolando sempre più il delicato rapporto tra i due popoli, che sembrano voler tornare sul piede di guerra. Riannon ha ancora molto da scoprire su sé stessa e sulle sue origini e potrà avere risposte solo svelando il significato di un'antica profezia che sembra riguardarla e appartenerle.

Realtà e leggende, magia e rituali, guerre sanguinose. Questo è ciò che caratterizza principalmente "I fuochi di Albion", uno storico a tratti fantastico che prende spunto dai culti antichi e li fonde con fatti realmente accaduti in un'epoca molto lontana e quasi dimenticata. L'elemento che principalmente mi ha fatto proseguire la lettura è lo stile di scrittura della Forrest, che è stata molto brava nelle descrizioni e nei particolari, intrigandomi e invogliandomi a leggere la sua opera. Riannon è fin da subito un personaggio tanto affascinante quanto criptico e il desiderio di scoprire di più sul suo conto mantiene alta l'attenzione, così come vedere le mosse di Valerio nel tentativo di non farsi scoprire ma al tempo stesso combattuto per la reazione della donna. Il rapporto tra i due protagonisti è delicato, fragile, sempre in continua tensione e conoscersi sarà per entrambi motivo di profondo cambiamento. La cura dei particolari è notevole e rende l'ambiente circostante forte e in grado di reggere il peso della storia.

"I fuochi di Albion" è una lettura leggera e scorrevole che piacerà a chiunque ama le storie che uniscono lo storico al mistico, con un tocco di giusto romanticismo.



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