martedì 10 novembre 2015

Recensione: "Agorafobia" di Dario Moccia e Fubi


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Che cos'è l'agorafobia?

Il buon caro Zanichelli dà la seguente definizione:

"Paura morbosa degli spazi aperti quali piazze, strade larghe e simili."

Fin qui tutto chiaro... o forse no?


È difficile riuscire a dare una spiegazione esaustiva di certe cose, specie quelle che riguardano la psiche. Anzi, è impossibile stare al passo con gli studi legati ad essa, sempre in continuo cambiamento ed evoluzione.


Soprattutto, chi cade nel pozzo nero delle fobie non sempre potrebbe essere d'accordo con chi, nel buio, fortunatamente non si è mai ritrovato.

Ma l'arte, come in questo caso, viene in nostro aiuto.

"Agorafobia" è la quotidianità di un uomo. Senza nome, senza età, dall'aspetto solo accennato. Passa le giornate decantando gli orari dei treni in arrivo e partenza. Oggi è una bella giornata: il letto è morbido, nessun ritardo.
Il giorno migliore di sempre.
Di sottofondo, il regolare e tranquillizzante "Tu-tum tu-tum".

Basta un rumore di troppo per fargli perdere il controllo. 
Basta un ricordo nel momento giusto per scuoterlo e spronarlo ad essere di nuovo libero.

"Agorafobia" è la lettura che non ti aspetti. Non tanto per il modo in cui il tema viene trattato, quanto per l'autore di questa idea.

Chi conosce e segue il mondo di Youtube Italia, avrà sicuramente anche solo sentito parlare di Dario Moccia, il ragazzo toscano che ha creato la "Nerd cultura", diffondendo nel web le sue opinioni fumettistiche e simili. Ciò che ho sempre apprezzato di lui, oltre che la sua invidiabile capacità di esprimersi di fronte ad una telecamera, è proprio il suo modo di fare: estroverso, divertente e dalla battuta facile. Tutto il contrario rispetto a ciò che ha effettivamente deciso di creare; una sorpresa in più sicuramente gradita.

A maggior ragione, sarebbe davvero interessante poter parlare del suo fumetto con lui, per capire come mai ha deciso di fare questa storia e perché. 


Questo fumetto riesce nell'impresa di inizio articolo? Sì. In parte. 
L'interpretazione di ciò che prova il protagonista è buona, d'impatto. Ma troppo frenetica, specie nello slancio finale. Sarebbe gradito un maggiore approfondimento o degli elementi presentati al pubblico in maniera graduale, scandendo di più i tempi. Chi legge, però, rimane coinvolto e stravolto man mano che va avanti; si sente in gabbia, proprio come l'uomo, fino alla catarsi finale.

Considero "Agorafobia" come un'anteprima, un racconto introduttivo nella mente di un duo agli albori che può dare al mondo dell'editoria tanto, tanto di più. 

C'è come la sensazione che il messaggio di fondo sia: "Non avete visto ancora niente."

Prendetevi del tempo per leggere un'opera meritevole. Se vi piacciono le storie crude e psicologiche, quelle che vi danno un colpo nello stomaco, questa ne è un esempio. Soffermatevi a guardare le tavole disegnate da Fubi, dal tratto sporco, impreciso ma netto, disturbante in certi punti; perfetto per una storia impressionante come questa.

Prendetevi del tempo per comprendere. Non abbiate fretta, rifletteteci. Lasciatelo da parte, riprendetelo. Date una chance, non ve ne pentirete.





martedì 3 novembre 2015

Recensione: "Morgan Lost" di Claudio Chiaverotti



« Un cacciatore di serial-killer è lui stesso un pazzo, tormentato da incubi che cerca malamente di allontanare, distogliendo lo sguardo… come seppellire uno zombie pochi centimetri sottoterra » 



Dopo mesi di silenzio, torno sul blog per parlare di quello che ultimamente è sicuramente uno dei fumetti più chiacchierati del momento: Morgan Lost, ultima creatura della Sergio Bonelli Editore che prende vita grazie alla mente di Claudio Chiaverotti (sceneggiatore di Brendon) e ai disegni di Michele Rubini.

L’albo, "L’uomo dell’ultima notte", è uscito in edicola il 20 Ottobre e avrà cadenza mensile. Con questa storia si ha una sorta di ritorno alle origini: al contrario di Orfani o Lukas, la serie non è stata concepita in stagioni bensì su vasta scala, "Finché dura", come dichiarato da Chiaverotti.


Prima di essere un eroe, Morgan Lost è un uomo come tanti altri, proprietario di una sala di proiezione di B-Movie, felicemente fidanzato con Lisbeth. La sua vita, in una notte, cambia radicalmente. Per lui è impossibile dimenticare, perché da quel momento in poi, ogni volta che si guarderà allo specchio, vedrà sul volto una maschera nera tatuata. Diventa, così, uno dei più conosciuti cacciatori di taglie della città. Nessun potere, solo la volontà di esorcizzare i propri demoni.


Ci troviamo quindi catapultati a New Heliopolis, una metropoli selvaggia e al limite della follia, in cui le star in voga sono i serial killer, i “mostri” più crudeli del momento. Il notiziario ne presenta una carrellata su grande schermo, mentre la folla acclama e incita la conduttrice a proseguire. 
In ogni pagina l’atmosfera è fredda come la neve che cade incessante e inquietante come i tormenti che arrivano dall'oceano e che appaiono agli occhi del protagonista con tinte bianche e nere smorzate da sprazzi rossi come il sangue.

“...ma su una cosa Finker ha ragione: sono diventato un cacciatore. A volte posso sentire l'urlo della città, ed è come se ci fossi solo io... la notte... e tutti i mostri là fuori. Non esiste niente di più bello.

Le premesse per una storia thriller di successo, dai toni pulp tipici dei migliori film del genere, ci sono tutte. Rispetto ad altri personaggi Bonelli, risulta più semplice per i lettori immedesimarsi in questo uomo, armato solo di una pistola, e in questo mondo, metafora di una società sempre più in decadenza. L'attenzione non cala mai, fino all'ultima pagina; si è sempre più curiosi di scavare non solo nel passato del protagonista, ma soprattutto nel futuro, conoscere i nemici che si ritroverà ad affrontare e gli incontri all'apparenza casuali ma inevitabili. Questo primo numero lascia diversi spunti di riflessione ma anche tanti interrogativi che, possiamo avere la certezza, verranno risolti nei prossimi episodi.


Al momento siamo al fine primo tempo, ma affrettatevi a rimediare la lettura e ad accomodarvi per la seconda parte: “Non lasciarmi” sarà in edicola dal 19 novembre.

mercoledì 24 giugno 2015

Recensione: "Pioggia di primavera" di Paolina Baruchello e Andrea Rivola


« Il movimento era armonioso e nello stesso tempo deciso. Shun Mei riaprì gli occhi. Le lacrime si erano fermate. Aveva raggiunto la concentrazione. Stava praticando il Kung fu.»


Chun Yu ama lasciarsi trasportare in altri mondi dalla sua fantasia. Così, affronta la vita di tutti i giorni. Poi sua madre si ammala e viene mandata a vivere dallo zio Tang Tai, che accoglie la nipote con gioia ed emozione.

Ma il figlio del signore del villaggio, Wong la Tigre, vuole prenderla con sé con la prepotenza e fare di lei la sua sposa.

Quando per la ragazza sembra che ormai il destino sembra segnato, entra nella locanda dello zio Shun Mei, monaca guerriera del tempio di Tian Shan. Non solo la donna è intenzionata a difendere Chun Yu, ma la inizierà all'antica pratica del Kung fu, affinché possa imparare a difendersi e lottare da sola per la propria libertà.

Il cammino è difficile e la fatica si fa sentire ad ogni movimento dei muscoli, ma Chun Yu non si arrende e per diventare la guerriera che ha sempre solo sognato di essere è pronta ad affrontare il duro allenamento della sua severa maestra.

Per descrivere questa storia non servono molte parole. L'atmosfera che si respira è tesa ma viene equilibrata dalla leggerezza e semplicità che il tratto di Andrea Rivola sa trasmettere.

Direttamente dall'Italia, una nuova favola, delicata come la pioggia di primavera, si unisce alla tradizione delle storie orientali.


mercoledì 6 maggio 2015

Recensione: "Nick Banana - Gli anni segreti" di Nicolò "Nebo" Zuliani e Michele Monteleone

« Guardi, mentre lei decide se il coso è più simile a un cane di un leghista ci porta tre medie chiare e tre margherite, che tanto i menù di una pizzeria sono come una scheda elettorale, è inutile guardarli, alla fine scegli sempre la stessa roba. »


Copertina disegnata da:
Lorenzo "LRNZ" Ceccotti
Questo è Nick Banana. Lui sa chi sei, probabilmente sa di te più di quanto tu non sappia di te stesso. Nick è la teoria dei complotti globali a cui tanto sei attaccato, si nasconde dietro alle notizie sulle medicine alternative di cui sei ciecamente convinto ed è la vocina interiore che ti sussurra all'orecchio di condividere tutte le cazzate che pubblicano in giro, senza informarti davvero e inneggiando alla rivoluzione.

Ora, a 54 anni, Nick è un uomo pentito e solo.

Mentre ripensa a tutto ciò che ha perso per inseguire il suo lavoro, viene contattato dal Partito Confuso, capitanato dagli Smorty, per un importante compito: aiutarli a sconfiggere il Movimento 5 Stalle di Beppe Grullo, sempre più in ribalta.
Per portare a termine la missione, Nick sceglie "Quello giovane", "Il venditore di pentole", il sindaco di Firenze Matteo Benzi. Il cammino verso la nascita di un leader è lungo e faticoso, fatto di prove alla Arancia Meccanica, e lotte nel Tempio della Merda. Tutto, pur di eliminare l'ottusità, lasciando il posto al bene più prezioso: l'onestà.

Disegni di Daniele Di Nicuolo
Riuscirà il nostro eroe nell'impresa?

Chi già conosce e segue Nicolò Zuliani, sa bene di trovarsi di fronte ad una graphic novel ricca di divertimento e ironia, ma che non si fa problemi ad essere al tempo stesso diretta, cinica e spietata. La forza di Nebo sta proprio in questo: avere una satira senza peli sulla lingua, senza troppi giri di parole, che condanna la mediocrità e l'ipocrisia con sincerità e decisione, fregandosene dei giudizi e dipingendo il quadro del nostro paese così com'è: drammaticamente ignorante.

Il fumetto è l'apice della realizzazione di tutto questo: basti vedere la scelta "non del tutto casuale" dei nomi, il linguaggio utilizzato e le citazioni infallibili ad opere cinematografiche.

Chi invece ancora non lo conosce... si affretti a comprare il suo fumetto. E si faccia un bel giro sul blog Bagni Proeliator, perché è da lì che tutto ha avuto origine. 

Sarebbe bello essere informati sempre, sulle origini di ogni cosa.


mercoledì 29 aprile 2015

Recensione: "Dimentica il mio nome" di Zerocalcare


« Che poi la paura è la più infettiva di tutte le malattie. Basta uno sguardo perché ti si annidi dentro. E poi valla a levà, cogli antibiotici. »



Quando si è bambini, gli adulti cercano, nella maggior parte dei casi, di evitare il più possibile quel genere di situazione "scomoda" che li costringa a dare spiegazioni su situazioni complesse e grandi anche per loro. Ma prima o poi, anche l'ultimo tassello dell'infanzia lascia posto alla vita, quella fatta di responsabilità da assumersi e cambiamenti da affrontare e superare.



In quest'ultima fatica, Zerocalcare dà la sua interpretazione, con il suo inconfondibile stile, sulla rielaborazione di un lutto. Dopo la morte della nonna, il ragazzo fa un tuffo nel passato, alla ricerca delle origini della sua famiglia e si ritrova di fronte ad una scoperta sconcertante: si rende conto di non conoscerla davvero.

Chi è Iris, quale legame ha con lui? Perché il nonno è scomparso nel nulla, lasciando solo un'immagine confusa tra i ricordi?

Ogni risposta potrebbe riaffiorare, tra il mondo immaginario fatto di Cavalieri dello Zodiaco e Ken il guerriero e il mondo reale in cui la madre è distrutta dal dolore e lui deve andare avanti senza quella rassicurante e salda roccia.

Il risultato finale? Qualcosa di devastante. In positivo, si intende.

Rispetto alle opere precedenti, in "Dimentica il mio nome" c'è qualcosa di più. Pur mantenendo il solito lato divertente e umoristico, si intravede tra le righe e i disegni una maturità più consapevole e salda rispetto, ad esempio, a "Un polpo alla gola"; altra opera preferita per le tematiche trattate.


Il dolore e l'angoscia vengono espressi in maniera tagliente ed efficace, ma senza sfociare nella drammaticità. La storia lascia lo spazio giusto per la riflessione e per arrivare a capire che non è il nome a dare l'identità. Nella vita puoi avere tanti nomi, ma sono i tuoi segreti che determinano ciò che sei.

In questo modo possiamo davvero diventare uomini, crescere un po' come ha fatto Zerocalcare con quest'opera, lasciandoci trasportare tra la forza dei disegni nero su bianco e quella sola e piccola macchia arancione.

L’importante è non scordarsi di salvare la partita.

mercoledì 22 aprile 2015

Recensione: "Outcast - Il reietto" di Robert Kirkman e Paul Azaceta


« - Cos'altro poteva essere? Cos'altro fa queste cose? Cos'è che potrebbe farti ciò che è appena successo? -- Stava per ammazzarti, Kyle. Tu cosa pensi che fosse?
- Non lo so... per ora mi accontento di questo... del "Non lo so". Finché non otteniamo altre risposte. »

Ormai è un dato di fatto: nominare l'americano Robert Kirkman significa inevitabilmente fare riferimento ad una delle più acclamate opere fumettistiche presenti sulla scena negli ultimi anni: The walking dead. Ma dimentichiamoci di apocalissi e di morti che camminano e facciamo spazio a questa nuova storia a tema horror: Outcast - Il reietto. 

Se Kirkman ha sfruttato gli zombie per mostrare al mondo le bassezze e la crudeltà dell'uomo, in Outcast sono le possessioni demoniache il collante di tutto; il mistero nascosto dietro questi fenomeni, l'efficacia degli esorcismi sono tutti elementi che rendono l'atmosfera realmente spaventosa e angosciante. Il tutto gettato in un apparentemente tranquillo paesino del West Virginia.

Il protagonista, Kyle Barnes, è un uomo tormentato e dal tragico passato che vive in un piccolo appartamento cercando di tenere lontano non solo i suoi familiari, ma il paese stesso, evitando il più possibile di uscire di casa alla luce del sole.

Ma è proprio in una delle rare occasioni in cui la sorella riesce a trascinarlo fuori che Kyle incontra il reverendo Anderson che gli chiede aiuto per salvare l'anima di Joshua Austin, un ragazzino del posto. Kyle è titubante, ma sa che è l'unico che può fare realmente qualcosa. E il passato, irrimediabilmente, riaffiora.

Cosa si nasconde nella storia della sua famiglia? Qual è il dono che realmente possiede? Perché viene chiamato "Il reietto"?

Le premesse per un buon prodotto ci sono tutte, ma è necessario aspettare un ulteriore sviluppo per avere un quadro chiaro della situazione. In ogni caso, questo primo volume attira il lettore e lo invoglia a sapere e risolvere gli enigmi che ruotano attorno a Kyle Barnes.

Il contributo dato dall'abilità di Azaceta nel realizzare lo scenario ideato da Kirkman, porta ala conclusione che questo sia un duo vincente, pronto a stupire ancora e ancora gli appassionati di horror e sovrannaturale.

mercoledì 8 aprile 2015

Recensione: "Odio la magia" di Guido De Palma


« Ricordava bene quella prima volta. Erano in giardino, sotto la pergola di glicine - il suo posto preferito per studiare, forse perché era dove poteva distrarsi più facilmente. Aveva cercato di sollevare il libro usando i suoi poteri, ma non c'era riuscita subito. Per lei la Magia era una cosa nuova, aliena. Allora non ne capiva l'importanza. »


Dal mondo degli autori emergenti, presento al mondo letterario Guido De Palma, che debutta sugli store online con il suo primo racconto: “Odio la magia”.

Prima di qualsiasi approfondimento, è necessaria una breve ma importante premessa: quella che ci si appresta a leggere è una storia introduttiva della dilogia intitolata “Ankan Saga”, di prossima pubblicazione.

“Odio la magia” è disponibile gratuitamente dal 28 marzo su Amazon.

Quando ci si approccia al genere fantasy, la prima cosa che probabilmente viene in mente è una realtà in cui la magia esiste e può essere utilizzata. Chi ha un minimo di immaginazione e ama perdersi nei suoi meandri , avrà sicuramente fantasticato e desiderato di essere un mago e semplificare ciò che, umanamente parlando, è difficile se non impossibile da realizzare.


Elydia è una maga, ma fin dalla tenera età odia il suo Dono. Nonostante questo viene affidata al Mago Falibor affinché le faccia da maestro e la introduca nel mondo dei Maghi. Più il tempo passa, più Elydia si rende conto di quanto l’uomo sia importante per lei: non le insegna solo la Magia ma anche essere una donna.


La ragazza quindi si lascia trasportare dai sentimenti, nonostante le relazioni tra maghi siano proibite da secoli. Questa è la prima delle quattro storie d’amore che vengono raccontate. Quattro storie al limite della tragicità che porteranno Elydia a conoscere il vero amore dal quale verrà concepito un figlio. Si scopre così che il reale protagonista è proprio il bambino che dovrà nascere: Ankan, destinato al compimento di un’antica profezia.

Rimanendo sul pezzo, punti di forza e debolezze si contrastano ed equilibrano. La scrittura di De Palma è semplice e  lineare; le descrizioni, per quanto brevi, danno gli elementi basilari al lettore per proseguire nella lettura. Alcuni passaggi narrativi sono però un po’ troppo frettolosi e sbrigativi e rendono la storia e il susseguirsi degli eventi leggermente scontato.

L’interesse nell'approfondire la conoscenza del mondo di Varda rimane inalterato, ma tanti sono gli interrogativi che ci si pone alla fine. Interrogativi che da un racconto di presentazione dovrebbero essere sanati, invece ci si ritrova a pensare che per apprezzarlo davvero sarebbe stato meglio conoscere qualche elemento in più sulla saga: un ulteriore racconto, addirittura.

In conclusione, “Odio la magia” è un testo buono ed intrigante, ma non ha l’efficacia necessaria per essere considerato un racconto introduttivo all'effettiva storia.

Non ci resta quindi che attendere con pazienza l’uscita di Ankan Saga, augurando a Guido De Palma di riuscire in una tempestiva pubblicazione e di conquistare tutti con il suo lavoro.

Per saperne di più, lascio il link al suo sito: http://www.guidodepalma.com/it/homepage/

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