« Che poi la paura è la più infettiva di tutte le malattie. Basta uno sguardo perché ti si annidi dentro. E poi valla a levà, cogli antibiotici. »
Quando si è bambini, gli adulti cercano, nella maggior parte
dei casi, di evitare il più possibile quel genere di situazione "scomoda" che
li costringa a dare spiegazioni su situazioni complesse e grandi anche per
loro. Ma prima o poi, anche l'ultimo tassello dell'infanzia lascia posto alla
vita, quella fatta di responsabilità da assumersi e cambiamenti da affrontare e
superare.
In quest'ultima fatica, Zerocalcare dà la sua
interpretazione, con il suo inconfondibile stile, sulla rielaborazione di un
lutto. Dopo la morte della nonna, il ragazzo fa un tuffo nel passato, alla
ricerca delle origini della sua famiglia e si ritrova di fronte ad una scoperta
sconcertante: si rende conto di non conoscerla davvero.
Chi è Iris, quale legame ha con lui? Perché il nonno è
scomparso nel nulla, lasciando solo un'immagine confusa tra i ricordi?
Ogni risposta potrebbe riaffiorare, tra il mondo immaginario
fatto di Cavalieri dello Zodiaco e Ken il guerriero e il mondo reale in cui la
madre è distrutta dal dolore e lui deve andare avanti senza quella rassicurante
e salda roccia.
Il risultato finale? Qualcosa di devastante. In positivo, si
intende.
Rispetto alle opere precedenti, in "Dimentica il mio nome" c'è
qualcosa di più. Pur mantenendo il solito lato divertente e umoristico, si
intravede tra le righe e i disegni una maturità più consapevole e salda
rispetto, ad esempio, a "Un polpo alla gola"; altra opera preferita per le
tematiche trattate.
Il dolore e l'angoscia vengono espressi in maniera tagliente
ed efficace, ma senza sfociare nella drammaticità. La storia lascia lo spazio giusto
per la riflessione e per arrivare a capire che non è il nome a dare l'identità. Nella vita puoi avere tanti nomi, ma sono i tuoi segreti che determinano ciò che sei.
In questo modo possiamo davvero diventare uomini, crescere
un po' come ha fatto Zerocalcare con quest'opera, lasciandoci trasportare tra
la forza dei disegni nero su bianco e quella sola e piccola macchia arancione.
L’importante è non scordarsi di salvare la partita.













