giovedì 17 marzo 2016

Recensione: "Eternal War: Gli eserciti dei Santi" di Livio Gambarini



« Fu come essere trascinati giù da un precipizio: ruzzolò fuori, sul selciato delle lande dello Spirito. Alzò gli occhi su Guido e raggelò. La seconda anima, quella più determinata, aveva il torso girato verso di lui. Minuscoli occhi si erano aperti su tutta la sua forma, come nodi sul tronco di un albero. Lo fissavano. »



Quando si ha a che fare con un libro storico, lo scrittore ha il dovere di "informarsi per informare" nella lettura chi acquista la sua opera. Livio Gambarini, giovane scrittore emergente, ha tutte le carte in regola per farsi strada nel mondo dell'editoria e il suo libro historic fantasy, "Eternal War: Gli eserciti dei Santi", ne è la palese prova. Un romanzo autoconclusivo, ma che apre la strada ad una trilogia interessante e promettente.

Con una scrittura d'impatto e coinvolgente, Livio ci conduce indietro nel tempo, durante le guerre tra Guelfi e Ghibellini nella Toscana del Tredicesimo secolo. Le fazioni sono schierate ed impegnate nelle loro sfide terrene: a scuola abbiamo appreso come sia andata. 

Ma quella narrata non è altro che una guerra di copertura: la vera battaglia non è nella Materia, bensì nello Spirito, dove gli Ancestrarchi si affrontano e decidono le sorti dei casati agendo sulle anime dei Patres Familiae viventi.

Kabal, sfrontato guerriero d'altri tempi, è la guida della famiglia Cavalcanti. Quando Cavalcante muore, dovrà fare i conti con il discendente Guido, un giovane con propensione verso la poesia, avente in sé due anime contrastanti fra loro che non si piegheranno docilmente alla volontà dello spirito. Oltre al complesso compito, Kabal dovrà fare i conti con Chiaranima, guida degli Uberti, per tentare il più possibile di mantenere in piedi la sottile pace instaurata.

"Eternal War" è senza dubbio un libro innovativo e complesso. La dualità di cui si compone non appesantisce la scorrevolezza della storia: anzi, ne è il punto forte. Se il mondo terreno ha un tono più lineare anche perché vincolato dalla veridicità storica, il mondo spiritico mostra maggiormente il talento e la fantasia dello scrittore; la descrizione degli ambienti e la caratterizzazione dei personaggi rendono il tutto verosimile. Ho apprezzato molto il ruolo di Kabal e non ho potuto fare a meno di sorridere con l'entrata in scena di un giovane ed impacciato Dante Alighieri.

Guerra e magia si compensano a vicenda e l'immaginario si accosta alla realtà in maniera sorprendentemente intrigante ed originale. Ogni lettore appassionato del genere dovrebbe dare una possibilità a questa storia.

Il prossimo passo sarà recuperare il resto della bibliografia di questo scrittore, per apprendere e confrontarmi con la storia in un modo diverso dal consueto.

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